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maugam
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sabato 16 giugno 2018
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disagio e deriva sociale.
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Il mio pensiero non riguarda tanto gli aspetti tecnici di realizzazione del Film, comunque discreti, ma l'aderenza alla realta' in cui viviamo, la veridicita' degli ambienti e la coerenza col mondo reale che ci circoda.
In linea generale, non e' un capolavoro ma, da questi punti di vista, invece, per me, e' un grande film, una bellissima rappresentazione di una delle ragioni per cui la societa' sta' andando alla deriva.
Poco noi possiamo fare, forse, per raddrizzare queste storture sociali se non prenderne coscienza e, nel nostro piccolo, cercare di non esserne generatori.
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Il mio pensiero non riguarda tanto gli aspetti tecnici di realizzazione del Film, comunque discreti, ma l'aderenza alla realta' in cui viviamo, la veridicita' degli ambienti e la coerenza col mondo reale che ci circoda.
In linea generale, non e' un capolavoro ma, da questi punti di vista, invece, per me, e' un grande film, una bellissima rappresentazione di una delle ragioni per cui la societa' sta' andando alla deriva.
Poco noi possiamo fare, forse, per raddrizzare queste storture sociali se non prenderne coscienza e, nel nostro piccolo, cercare di non esserne generatori.
La proiezione di questo film, negli ambienti giusti, potrebbe essere, di certo, d'aiuto, a qualche adolescente e/o giovane genitore, a crescere e ad aiutare a crescere nel modo migliore possibile.
Da sottolineare la prova interpretativa di Claudia Veronesi, una donna in panni maschili (alla faccia della commedia greca), la perla di Bebo Storti, e l'interpretazione della scena finale da parte di Gil Giuliani.
Dieci anni di preparazione ed impegno, bravo Fabio Martina !
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(di luigi della ragione)
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cheddire
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domenica 21 gennaio 2018
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il vuoto assoluto
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Argomento drammatico trattato in modo assolutamente superficiale. Sembra che il regista sia più impegnato ad affermarsi e ad affermare se stesso che a capire qualcosa di ciò di cui sta parlando. Traspaiono purtroppo grande presunzione e pienezza di sé.
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cheddire
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domenica 21 gennaio 2018
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film frettoloso e superficiale
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In un'epoca come la nostra e in un mondo come quello che TUTTI abbiamo contribuito a costruire, ciascuno con il proprio ruolo piccolo o grande che sia, è riduttivo parlare di società postberlusconiana, come nell'intervista rilasciata da Fabio Martina sulla Repubblica, e farne una questione casalinga. Questi fatti accadono in ogni parte del mondo e Berlusconi è solo una pedina di un disegno molto più ampio, nel quale rientriamo TUTTI, ciascuno, appunto, con il proprio ruolo. Il punto è che noi abbiamo la tendenza ad identificarci con il RUOLO, dimenticandoci di essere i piccoli e miseri esseri umani che siamo. I ragazzi della Milano-bene sono vittime e frutti amari del tipo di società che abbiamo voluto e continuiamo a volere.
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In un'epoca come la nostra e in un mondo come quello che TUTTI abbiamo contribuito a costruire, ciascuno con il proprio ruolo piccolo o grande che sia, è riduttivo parlare di società postberlusconiana, come nell'intervista rilasciata da Fabio Martina sulla Repubblica, e farne una questione casalinga. Questi fatti accadono in ogni parte del mondo e Berlusconi è solo una pedina di un disegno molto più ampio, nel quale rientriamo TUTTI, ciascuno, appunto, con il proprio ruolo. Il punto è che noi abbiamo la tendenza ad identificarci con il RUOLO, dimenticandoci di essere i piccoli e miseri esseri umani che siamo. I ragazzi della Milano-bene sono vittime e frutti amari del tipo di società che abbiamo voluto e continuiamo a volere. Nessuno sarebbe disposto a rinunciare a qualcosa di sé o di sua proprietà per iniziare un autentico cambiamento. È troppo facile additare i responsabili di un'azione deprecabile, senza voler andare molto più a fondo dei problemi sociali e dei "complessi" che ognuno si porta dentro. Se non siamo disposti ad iniziare onestamente da noi stessi, come pretendiamo di cambiare il mondo?! Finiremo solo per continuare a DENUNCIARE. La qual cosa, ahimè!...serve a poco...
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uppercut
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lunedì 15 gennaio 2018
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l'assoluto io
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E' il grande vizio del cinema milanese. E' il difetto di chi fa film e viene dalla teoria. Lontanissimo dalla pancia e quindi dalla realtà. Tutto mentale. Mentre giro mi faccio in testa il saggio critico sul mio film. Mentre compongo l'immagine, neppure "omaggio" Antonioni (che già non è che proprio ne sentissimo tutti il bisogno...), io lo sono. Io, io, io... E dei ragazzi, stesi a terra o sul divano o sull'asfalto, di fatto, non me ne potrebbe fregar di meno. Buono che ci siano così c'ho da mettere la musica cupa alla Twin Peaks, sulle camminate inseguite alla Van San, sullo sfondo dei grattacieli nel vuoto urbano alla Visconti. Io, io, io.
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E' il grande vizio del cinema milanese. E' il difetto di chi fa film e viene dalla teoria. Lontanissimo dalla pancia e quindi dalla realtà. Tutto mentale. Mentre giro mi faccio in testa il saggio critico sul mio film. Mentre compongo l'immagine, neppure "omaggio" Antonioni (che già non è che proprio ne sentissimo tutti il bisogno...), io lo sono. Io, io, io... E dei ragazzi, stesi a terra o sul divano o sull'asfalto, di fatto, non me ne potrebbe fregar di meno. Buono che ci siano così c'ho da mettere la musica cupa alla Twin Peaks, sulle camminate inseguite alla Van San, sullo sfondo dei grattacieli nel vuoto urbano alla Visconti. Io, io, io...a dire agli attori come dovranno dire esattamente la battuta, girare la testa, fare il fiatone. Perché anche loro sono lì mica per vivere ma per "fare cinema". E poi guardarsi allo specchio. Spudoratamente. Perché il male, il dolore, il nulla, il sangue e il vomito c'è tutto per davvero. E se la ride delle recensioni con le stelline.
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domenica 31 dicembre 2017
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fortemente esplicito e dimostrativo
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Se la condanna della violenza è sempre onorevole e condivisibile, le modalità con cui questa è rappresentata raggiungono negli spettatori sensibilità e aspettative diverse e possono quindi fare più o meno centro in termini di efficacia e profondità.
Riconosciamo senz'altro la bontà dell'intento, ma molti elementi basilari del film (personaggi, dialoghi, situazioni e dinamiche di scena) potevano essere affinati senza per questo mancare l’obiettivo, anzi, forse avrebbero colpito in modo più sottile. Dispositivi narrativi estremamente espliciti, raffigurazione plateale e linguaggio filmico piuttosto schematico non aiutano a modulare il messaggio e inducono di conseguenza un eccesso di zelo interpretativo.
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Se la condanna della violenza è sempre onorevole e condivisibile, le modalità con cui questa è rappresentata raggiungono negli spettatori sensibilità e aspettative diverse e possono quindi fare più o meno centro in termini di efficacia e profondità.
Riconosciamo senz'altro la bontà dell'intento, ma molti elementi basilari del film (personaggi, dialoghi, situazioni e dinamiche di scena) potevano essere affinati senza per questo mancare l’obiettivo, anzi, forse avrebbero colpito in modo più sottile. Dispositivi narrativi estremamente espliciti, raffigurazione plateale e linguaggio filmico piuttosto schematico non aiutano a modulare il messaggio e inducono di conseguenza un eccesso di zelo interpretativo. Un reale coinvolgimento, anche in senso oppositivo, da parte dello spettatore in una vicenda così esageratamente esemplare risulta arduo, nonostante l’impiego di accorgimenti formali quali soggettive, innumerevoli primi piani e addirittura un ralenti da film western decisamente fuori posto.
Spesso alle opere giovani si perdona volentieri l’imperfezione a fronte di vitalità e originalità espressiva, ma ciò appare difficile in questo caso sia a causa dell'innaturalezza percepita sia per via del tono fortemente dimostrativo dell’operazione in se’. Resta il merito della perseveranza nell’aver voluto lanciare il nobile j’accuse, ma il gap tra la precocità del progetto e la sua realizzazione fuori tempo massimo si avverte nettamente.
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