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federinik
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sabato 8 aprile 2017
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scommessa vinta
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Dalle parti di Astrid è una fuga, un movimento al di fuori da una città che non riesce più ad essere una madre comprensiva, ma è piuttosto indifferente come quella Leopardiana, e la fuga è proprio verso quella natura (o è forse in quest'opera il sogno?) che Leopardi interpretò come indifferente. Un rovescio necessario per interpretare il presente capitalistico, rappresentato in Astrid dai rapporti familiari meccanizzati, dai gesti della vita comune, chiari rimandi a un certo realismo crudele come quello del miglior Bresson e dalla città stessa, che si nasconde dall'obiettivo. La protagonista, Astrid, è inevitabilmente un personaggio contemporaneo, i suoi silenzi rimandano alle scelte dell'industria videoludica di rendere i protagonisti dei suoi videogiochi quasi muti, così da permettere al giocatore (e allo spettatore in questo caso) di riempire i silenzi con la propria riflessione, e la sua fuga può così elevare i suoi motivi al di là della semplice confusione adolescenziale (la notevole scena del panino è un chiaro esempio della libertà che questo film ci dà nello scegliere un motivo nostro per fuggire).
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Dalle parti di Astrid è una fuga, un movimento al di fuori da una città che non riesce più ad essere una madre comprensiva, ma è piuttosto indifferente come quella Leopardiana, e la fuga è proprio verso quella natura (o è forse in quest'opera il sogno?) che Leopardi interpretò come indifferente. Un rovescio necessario per interpretare il presente capitalistico, rappresentato in Astrid dai rapporti familiari meccanizzati, dai gesti della vita comune, chiari rimandi a un certo realismo crudele come quello del miglior Bresson e dalla città stessa, che si nasconde dall'obiettivo. La protagonista, Astrid, è inevitabilmente un personaggio contemporaneo, i suoi silenzi rimandano alle scelte dell'industria videoludica di rendere i protagonisti dei suoi videogiochi quasi muti, così da permettere al giocatore (e allo spettatore in questo caso) di riempire i silenzi con la propria riflessione, e la sua fuga può così elevare i suoi motivi al di là della semplice confusione adolescenziale (la notevole scena del panino è un chiaro esempio della libertà che questo film ci dà nello scegliere un motivo nostro per fuggire). Si fugge anche il bisogno di spettacolarizzazione del cinema contemporaneo con una fotografia che riflette la chiusura della vita moderna nelle riprese urbane e il respiro delle immagini naturali, che strizza l'occhio al linguaggio poetico di opere di Tarkovskij come "Lo Specchio". E dalle parti di Astrid è proprio uno specchio della vita e del cinema di oggi, un'analisi critica nei contenuti, una sfida nella forma. Girato con un budget contenuto e impensabile che per chi (crede di) fa(re) cinema oggi, ci mostra che il vero budget di un autore è intellettuale, e spesso la sua capacità di interpretare il contesto sociale in cui vive.
Luca Birindelli
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federinik
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giovedì 22 settembre 2016
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dalle parti di astrid secondo il pubblico
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“Il primo impatto è di una forte espressività della Perrone nei diversi tentativi di liberarsi dei vari grovigli sociali ed esistenziali.
Indimenticabili i primi piani della sua disperazione mentre mangia e beve da sola e quelli della sua rinascita mentre guarda, tocca e respira l'aria fra gli alberi, le rocce e l'acqua. Veramente cinema dei sensi. Bravissimi soprattutto per la regia e l’interpretazione della protagonista”
Franco Piavoli
"L’opera approfondisce un complesso di conflitti interiori con specifico riferimento alle relazioni interpersonali e familiari; e si sviluppa attraverso una dialettica comunicazione / incomunicabilità che magnetizza la significatività delle componenti simboliche principali.
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“Il primo impatto è di una forte espressività della Perrone nei diversi tentativi di liberarsi dei vari grovigli sociali ed esistenziali.
Indimenticabili i primi piani della sua disperazione mentre mangia e beve da sola e quelli della sua rinascita mentre guarda, tocca e respira l'aria fra gli alberi, le rocce e l'acqua. Veramente cinema dei sensi. Bravissimi soprattutto per la regia e l’interpretazione della protagonista”
Franco Piavoli
"L’opera approfondisce un complesso di conflitti interiori con specifico riferimento alle relazioni interpersonali e familiari; e si sviluppa attraverso una dialettica comunicazione / incomunicabilità che magnetizza la significatività delle componenti simboliche principali."
Marco Scarnera
PROGETTO IRENEA CINEMA E ARTE PER LA PACE
"Un lavoro sottile e onirico, che non stucca, che confonde e al quale è un piacere assistere.. Un uso delle musiche che diventa un personaggio vero e proprio.. Riesce ad essere evocativo e reale al tempo stesso che è cosa alquanto delicata, sarebbe un attimo cadere nella banalità e invece finisce per stupire.."
Daniel De Rossi
"Un caos malinconico riorganizzato ad arte"
Claudio Losavio
"Poetico e visionario. Un cinema del sentire"
Federico Baldini
"Una soundtrack magistrale, un uso dei drones e delle frequenze quasi didattico."
Rosa Tosto
"Uno spaccato emozionale della vita di tutti noi.. Astrid siamo tutti noi, coi nostri tormenti, i nostri dubbi, le nostre insicurezze.. Film che sa condurre a profonde riflessioni"
Natascia Stella
"Non è necessario razionalizzare il tutto, meglio lasciarsi trasportare dal flusso. Ti arriva come un senso di quiete agitata. Decisamente un'esperienza sensoriale."
Marina Picardi
“Bellissimo film, psicologicamente intrigante. Un’atmosfera sospesa e incantata che ti mozza il fiato”
Assunta Federico
“Ha la capacità di lasciarti come in una trance creativa”
Valentina Faraoni
"Astrid è una profetessa di un nuovo mondo, ancella di un culto in divenire. Federico Mattioni ha cercato di fare un film senza parole, o quantomeno poche. In alcuni momenti il film diviene “lirico” e poetico e l'uso delle parole sarebbe stato solo superfluo. La fotografia è immensa, bellissima, vivida, tanto da sembrare di prendere forma aldilà dell'immagine.”
Orazio Ciancone
"Solo chi si rivede in lei, in Astrid, ed ha superato i propri tormenti adolescenziali, può capire il suo viaggio.
Chi invece non c'e' riuscito la osserva con violenta repulsione, la critica, la osteggia.
E' come non accettare se stessi.
Astrid e' bellissima nella sua fragilità, semplice, pura nella sua imperfezione."
Leonardo Ceccarelli
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