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guidobaldo maria riccardelli
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venerdì 8 aprile 2016
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era questo l'obiettivo?
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Pellicola senza dubbio interessante, dal taglio documentaristico e ben sostenuta da un ritmo alto, tant'è che le oltre 2 ore di durata scorrono senza problemi.
Ma, visto il tema, vista la sua natura sociale e di denuncia, ciò che preme indagare è il messaggio che passa attraverso la pellicola: ciò che se ne scorge è un panorama deprimente e senza troppe speranze in seno. Se la delicatezza e la difficoltà indubbie della professione, date da una realtà sempre più malata, rientrano a pieno negli obiettivi della regista, e, nei fatti, vengono adeguatamente trasmesse, d'altro canto stupisce la pochezza morale con la quale vengono dipinti questi operatori, capaci di scansare senza troppi patemi questioni strazianti, in favore di stupide querelle su argomenti di poco conto.
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Pellicola senza dubbio interessante, dal taglio documentaristico e ben sostenuta da un ritmo alto, tant'è che le oltre 2 ore di durata scorrono senza problemi.
Ma, visto il tema, vista la sua natura sociale e di denuncia, ciò che preme indagare è il messaggio che passa attraverso la pellicola: ciò che se ne scorge è un panorama deprimente e senza troppe speranze in seno. Se la delicatezza e la difficoltà indubbie della professione, date da una realtà sempre più malata, rientrano a pieno negli obiettivi della regista, e, nei fatti, vengono adeguatamente trasmesse, d'altro canto stupisce la pochezza morale con la quale vengono dipinti questi operatori, capaci di scansare senza troppi patemi questioni strazianti, in favore di stupide querelle su argomenti di poco conto. Leggerezza ed inadeguatezza, glaciali davanti ad una madre a cui la figlia ha appena confessato di essere stata abusata dal padre, sprezzanti alle prese con un'adolescente incapace di riconoscere una violenza subita.
Ora, nulla vieta di avanzare critiche di questo tipo, anzi, ma, a nostro parere, ciò non era nelle intenzioni di Maïwenn, desiderosa sì di fotografare con occhio distaccato questo ambito, ma senza attribuirle sfumature di tal fatta.
Di conseguenza, il giudizio sulla pellicola non può che risentirne pesantemente, al netto di interpretazioni di alta levatura, su tutte quelle di Marina Foïs e Frédéric Pierrot.
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rita branca
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venerdì 27 febbraio 2015
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le ferite dell’anima
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Polisse (2011) film di Maïwenn Le Besco con Karin Viard, Joeystarr, Marina Foïs, Nicholas Duvauchelle, Maïwenn, Riccardo Scamarcio, Karole Rocher, Emmanuelle Bercot, Frédéric Pierrot ed altri
Magnifico film sull’imperfezione umana e sulle doti straordinarie di alcuni, ciononostante.
La trama, incentrata sulla vita della sezione protezione minori della polizia parigina, offre una galleria di personaggi semplicemente adorabili perché simili a tanti di noi nelle problematiche della vita privata che li affliggono, ma straordinariamente umani ed empatici nello svolgimento della delicatissima professione che svolgono a contatto con bambini e ragazzi abusati ed i loro carnefici, che essi tentano appassionatamente di consegnare alla giustizia per salvarne le vittime, mettendo spesso generosamente a rischio la propria incolumità fisica e / o mentale.
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Polisse (2011) film di Maïwenn Le Besco con Karin Viard, Joeystarr, Marina Foïs, Nicholas Duvauchelle, Maïwenn, Riccardo Scamarcio, Karole Rocher, Emmanuelle Bercot, Frédéric Pierrot ed altri
Magnifico film sull’imperfezione umana e sulle doti straordinarie di alcuni, ciononostante.
La trama, incentrata sulla vita della sezione protezione minori della polizia parigina, offre una galleria di personaggi semplicemente adorabili perché simili a tanti di noi nelle problematiche della vita privata che li affliggono, ma straordinariamente umani ed empatici nello svolgimento della delicatissima professione che svolgono a contatto con bambini e ragazzi abusati ed i loro carnefici, che essi tentano appassionatamente di consegnare alla giustizia per salvarne le vittime, mettendo spesso generosamente a rischio la propria incolumità fisica e / o mentale.
Essi si aggregano fra loro, come succede nella realtà, scegliendosi istintivamente, proteggendosi, ironizzando, graffiandosi psicologicamente quando superano limiti di stress insopportabili, lottando strenuamente per la difesa dei più deboli, vincendo quindi le loro stesse fragilità.
Tenero, rude, tragico e appassionante insieme, questo meraviglioso film di Maïwenn Le Besco, in cui non solo dirige ma recita il personaggio di una fotografa a cui è permesso di unirsi ai poliziotti per raccogliere immagini sul servizio che svolgono, apre una finestra su un mondo non ben conosciuto e di cui talvolta ci giunge una vaga eco attraverso i media, sottolineando la possibilità, ma non la certezza purtroppo, che da certe ferite si possa guarire.
Fortemente suggerito anche a psicologhi e psichiatri.
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ed crane
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lunedì 10 settembre 2012
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cruda realtà che incalza
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In una Parigi dura e ben poco romantica, la squadra dell'unità di protezione dell'infanzia affronta ogni giorno un mondo perfido e tremendamente difficile. Gli agenti sono uomini e donne affiatati tra loro, che sudano lacrime nello sforzo di trovare un equilibrio tra le loro già complicate vite personali ed un lavoro che li costringe ad assistere ad ogni tipo di dramma infantile, dalla pedofilia alla prostituzione, dalla violenza allo sfruttamento.
Polisse è un film vivo che tiene incollati allo schermo grazie ad una regia (Maïwenn) abile nell’inanellare le vicende velocemente, non lasciando tempo allo spettatore per allentare la tensione ed immergendolo nella dura e delicata realtà dell'universo minorile sin dalla prima scena.
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In una Parigi dura e ben poco romantica, la squadra dell'unità di protezione dell'infanzia affronta ogni giorno un mondo perfido e tremendamente difficile. Gli agenti sono uomini e donne affiatati tra loro, che sudano lacrime nello sforzo di trovare un equilibrio tra le loro già complicate vite personali ed un lavoro che li costringe ad assistere ad ogni tipo di dramma infantile, dalla pedofilia alla prostituzione, dalla violenza allo sfruttamento.
Polisse è un film vivo che tiene incollati allo schermo grazie ad una regia (Maïwenn) abile nell’inanellare le vicende velocemente, non lasciando tempo allo spettatore per allentare la tensione ed immergendolo nella dura e delicata realtà dell'universo minorile sin dalla prima scena.
La squadra è il protagonista collettivo di questa pellicola e viene letteralmente fotografata dalla regista in tutte le sue dinamiche interne ed in tutti i suoi stati d'animo. I suoi componenti, costretti talvolta ad aggrapparsi ad un grossolano cinismo per non scivolare nel baratro dal quale devono salvare i violenti e soprattutto i violati, si rivelano umanamente incapaci di scindere la propria vita privata dal lavoro, mettendo in difficoltà ogni loro rapporto familiare. Proprio la famiglia, o meglio il sostegno che questa simboleggia, è l’elemento “salvifico” in grado di dare ai protagonisti il coraggio e le motivazioni per andare avanti nonostante le brutture di questo mondo; le ultime sequenze del film, con il ritorno a scuola dei loro figli, ed il finale parallelo che balza tra il piccolo Solal e la ormai troppo sola Iris (Marina Foïs) ne sono l'emblema evidente. Altro elemento fondamentale è l'elasticità, indispensabile per ammortizzare i colpi violenti della realtà. Anche in questo caso il finale è rivelatore: Iris rimane vittima della sua rigidità, divenuta patologica, mentre Solal riesce a sconfiggerla e ad atterrare salvo.
La forza di questa pellicola sta nell’onestà e nella lucidità con le quali viene spazzato via ogni sorta di moralismo ed ogni tentativo di semplificare presuntuosamente un problema la cui soluzione necessita un superamento delle idee assolutiste e bigotte in favore di una profonda relativizzazione dei valori sociali ed umani.
“Credi di essere in un film per caso?”, chiede l'agente Mathieu alla sua collega Chrys; ed infatti guardando Polisse, grazie ad attori che sembrano quasi non recitare ma piuttosto vivere, abilmente valorizzati da primi piani suggestivi, si ha la sensazione di essere nella realtà. Maïwenn, che non a caso interpreta la fotografa incaricata di fare un servizio sulla squadra, dirige un film (fotografa una realtà) sincero e coraggioso, che sfiora il documentario per veridicità e che non rinuncia ad evidenziare gli ingiustificabili cedimenti ed incongruenze delle dirigenze.
Ma Polisse va oltre questa già importante critica e pone lo spettatore di fronte ad amletici interrogativi capaci di venare le più solide certezze. “Ma allora se è malato perchè va in prigione e non in ospedale?”: a chiederlo è proprio un bambino abusato, Solal, che con l'onestà più genuina ed un sincero dispiacere lascia Iris, la più dura e convinta degli agenti, annichilita nel suo vuoto.
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an-3-a
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mercoledì 29 agosto 2012
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un mosaico di pietre preziose, incollato col fango
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"Potente" "Bellissimo" "Necessario"... Ma anche no!
Si intuisce che ci sia molto lavoro di documentazione, ma ahimè nn l'ho veramente visto.
Ho avuto l'impressione di un film fatto di sequenze e storie indipendenti le une dalle altre, spesso forzate e caricate gratuitamente come a voler commuovere a tutti i costi in pieno stile televisivo americano.
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"Potente" "Bellissimo" "Necessario"... Ma anche no!
Si intuisce che ci sia molto lavoro di documentazione, ma ahimè nn l'ho veramente visto.
Ho avuto l'impressione di un film fatto di sequenze e storie indipendenti le une dalle altre, spesso forzate e caricate gratuitamente come a voler commuovere a tutti i costi in pieno stile televisivo americano. Quando invece il tema è già di per sé drammatico, senza che ci debba per forza essere la scena del pianto a momenti patetica.
Per non parlare del finale che fa cadere le braccia tanto è fuori luogo! Invece la regia pare così fiera della trovata che ci mette pure il rallenty!
Recitazione scarsa e per lo più sopra le righe, ingentilita dal cammeo di Sandrine Kiberlain.
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francesco2
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mercoledì 8 agosto 2012
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un tourbillon
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La scena del ballo in discoteca, accompagnata da una musica ballabile, esprime bene il tourbillon di generi, situazioni e persone che è "Polisse". In una cultura pop postmoderna, ma al contempo drammatica e cruda (Appunto), è un cinema al contempo postmoderno e documentaristico (Certo Besson , al confronto, appare "Tradizione"), che riunisce echi dell'odio di Kassovitz, del tavernieriano "Ricomincia da oggi", e forse -Non sono affatto sicuro- di un altro film del regista "L-627".
In tale contesto didascalica, a chi scrive, è apparsa la trovata della regista di ritagliarsi il ruolo della fotografa, per quanto in "Disparte": A meno che.
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La scena del ballo in discoteca, accompagnata da una musica ballabile, esprime bene il tourbillon di generi, situazioni e persone che è "Polisse". In una cultura pop postmoderna, ma al contempo drammatica e cruda (Appunto), è un cinema al contempo postmoderno e documentaristico (Certo Besson , al confronto, appare "Tradizione"), che riunisce echi dell'odio di Kassovitz, del tavernieriano "Ricomincia da oggi", e forse -Non sono affatto sicuro- di un altro film del regista "L-627".
In tale contesto didascalica, a chi scrive, è apparsa la trovata della regista di ritagliarsi il ruolo della fotografa, per quanto in "Disparte": A meno che.
A meno che non ne diamo una lettura diversa: il poliziotto, mentre stanno ballando, con delicatezza le leva gli occhiali per contemplarne -O scorgerne- lo sguardo. Qual'è lo sguardo del cinema, e quale , forse, quello dellaf fotografia? Soprattutto, poi: in un presunto esempio di cinema documentaristico come questo, la regista deve "verganamente"ritrarre la realtà (Una fotografa,appunto), o avere un occhio partecipe rispetto aciò che descrive?
Tuttavia, come qualche ottimo recensore ha già scritto, l'occhio di Maiwenn può apparire fin eccessivamente partecipe, e l'"Insieme di storie" rischia talora di richiamare i serial televisivi. Comunque interessante.
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chiarialessandro
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martedì 7 agosto 2012
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dalla parte dei deboli
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Tendenzialmente veloce, spezzettato, frammentato, slabbrato, sfrangiato, sovrapposto ma ugualmente comprensibile nella trama complessiva. Film che affronta (in modo troppo veloce per sviscerarli sino in fondo ma abbastanza lento per denunciarli e gettare una pietra nell’acqua immobile di uno stagno invaso da una squallidissima amoralità) argomenti che molti considerano tabù (pedofilia, incesto, rapporti sessuali tra adolescenti, violenza, tratta dei minori e chi più ne ha più ne metta), cercando pure di mettere in risalto le difficoltà che i tutori della legge devono superare sia nei confronti di se stessi (matrimoni più o meno falliti, figli più o meno lontani) sia facendo i conti con superiori disinteressati, “distratti”, burocratici se non addirittura conniventi (più che un film potrebbe qui sembrare la rappresentazione della nostra realtà quotidiana).
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Tendenzialmente veloce, spezzettato, frammentato, slabbrato, sfrangiato, sovrapposto ma ugualmente comprensibile nella trama complessiva. Film che affronta (in modo troppo veloce per sviscerarli sino in fondo ma abbastanza lento per denunciarli e gettare una pietra nell’acqua immobile di uno stagno invaso da una squallidissima amoralità) argomenti che molti considerano tabù (pedofilia, incesto, rapporti sessuali tra adolescenti, violenza, tratta dei minori e chi più ne ha più ne metta), cercando pure di mettere in risalto le difficoltà che i tutori della legge devono superare sia nei confronti di se stessi (matrimoni più o meno falliti, figli più o meno lontani) sia facendo i conti con superiori disinteressati, “distratti”, burocratici se non addirittura conniventi (più che un film potrebbe qui sembrare la rappresentazione della nostra realtà quotidiana). Finale non consolatorio. Decisamente strano il suo arrivo nelle sale italiane; forse (tenendo conto del coraggio leonino che contraddistingue la distribuzione nostrana) si è trattato di un errore.
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barone di firenze
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martedì 15 maggio 2012
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splendido
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Che dire bello, ben recitato, ben costruito, insomma vero, si soffre assieme agli attori che interpretano i poliziotti della squadra minori, con le loro ansie e paure. raramente si vedono film che trattano temi cosi importanti e che riescono a non cadere nella retorica. Assolutamente da vedere purtroppo sparirà dalle sale per sempre e non credo che lo passeranno in Home video.
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gianleo67
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sabato 12 maggio 2012
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docu-fiction sociale di realismo antiretorico
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La quotidianità di una squadra di bravi e affiatati agenti della sezione protezione minori di un commissariato parigino. Tra testimonianze di indicibili abusi su minori indifesi e le difficoltà nella vita privata, una moderna epopea di anonimi eroi dei nostri tempi. Docu-fiction in 'presa diretta' che asseconda un realismo scabro e asciutto, ma che non manca di un intenso lirismo sotterraneo. Una fitta trama di immagini e parole che intessono un discorso su una realtà cruda e vera in moto perpetuo verso le impreviste derive di traiettorie individuali e collettive. Emerge da queste meccaniche di 'realismo sociale' un punto di vista distaccato ma non freddo, accorato ma non retorico su una società multietnica e interclassista dove le brutture e le vessazioni sull'infanzia sono solo un aspetto (certo il più drammatico) delle criticità nelle relazioni sociali e umane.
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La quotidianità di una squadra di bravi e affiatati agenti della sezione protezione minori di un commissariato parigino. Tra testimonianze di indicibili abusi su minori indifesi e le difficoltà nella vita privata, una moderna epopea di anonimi eroi dei nostri tempi. Docu-fiction in 'presa diretta' che asseconda un realismo scabro e asciutto, ma che non manca di un intenso lirismo sotterraneo. Una fitta trama di immagini e parole che intessono un discorso su una realtà cruda e vera in moto perpetuo verso le impreviste derive di traiettorie individuali e collettive. Emerge da queste meccaniche di 'realismo sociale' un punto di vista distaccato ma non freddo, accorato ma non retorico su una società multietnica e interclassista dove le brutture e le vessazioni sull'infanzia sono solo un aspetto (certo il più drammatico) delle criticità nelle relazioni sociali e umane. L'opera instancabile di questo gruppo di agenti è come un argine che si frappone tra il mantenimento di un livello di galleggiamento della convivenza civile e la marea soverchiante delle infinite problematiche di realtà di degrado sociele ed economico. Il film è a tratti crudo e disturbante (in una scena viene inquadrato, con un primo piano non del tutto a fuoco, il feto dell'aborto di una vittima di stupro) ma mai compiaciuto e assolve con rigore e onestà alla funzione di 'mostrare' e non 'dimostrare'. Toccante la scena finale allo stesso tempo realista e simbolica: ci ricorda che il mantenimento di questo ordine sociale reclama il suo inevitabile tributo di sangue.
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fabio2
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venerdì 30 marzo 2012
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sul filo del rasoio
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E' un film che non lascia soste. Sembra un documentario dal quale sono state tratte le scene più crude non ha la pretesa di approfondire e risolvere i drammi ma di presentarli in modo inequivocabile ad altri il compito di curarli.. La maladolescenza, la pedofila, l'incoscienza di scoprirsi donne solo attraverso il sesso e Internet sono tutte tematiche affrontate nei giorni della brigata antipedofilia di uno dei tanti commissariati di ogni città. Hanno scelto Parigi, ma di essa si vede solo il quartiere più difficile che paradossalmente si chiama Belleville. In lingua originale si accende dal primo all'ultimo minuto, non si sprecano mai l'argot il Verlan ovvero lo Slang transalpino.
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E' un film che non lascia soste. Sembra un documentario dal quale sono state tratte le scene più crude non ha la pretesa di approfondire e risolvere i drammi ma di presentarli in modo inequivocabile ad altri il compito di curarli.. La maladolescenza, la pedofila, l'incoscienza di scoprirsi donne solo attraverso il sesso e Internet sono tutte tematiche affrontate nei giorni della brigata antipedofilia di uno dei tanti commissariati di ogni città. Hanno scelto Parigi, ma di essa si vede solo il quartiere più difficile che paradossalmente si chiama Belleville. In lingua originale si accende dal primo all'ultimo minuto, non si sprecano mai l'argot il Verlan ovvero lo Slang transalpino. Ottime le prove di Karin Viard e Joey Starr da mostrare ai vostri figli adolescenti avendo un pò di pelo sullo stomaco! Potremo mai in Italia fare un film così "tosto"?
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marcoc
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venerdì 30 marzo 2012
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abbandonato prima della fine
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Unfilm orribile.
Pellicola basata su una trama inesistente, con personaggi dai profili scontati, dialoghi inconsistenti, zeppo di razzismo e luoghi comuni. Cerca il sensazionalismo con immagini di dubbio gusto e probabilmente scippate dalla vita reale di molti bambini e sbattuti sullo schermo. Uno spot per la polizia senza nessuna sensibilita nè psicologica nè sociologica.
Film che trasuda ignoranza e superficialità agghiaccianti.
Pensare che film come questi possano vincere premi di pubblico e di critica costringe a pensare al livello della sensibilità umana.
[+] libertà di pensiero
(di gianleo67)
[ - ] libertà di pensiero
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(di barone di firenze)
[ - ] de gustibus
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(di an-3-a)
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