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stefano capasso
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sabato 14 agosto 2021
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una questione di prospettiva
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In un piccolo villaggio libanese vive da tempo e in pace una comunità mista di cristiani e musulmani. Nonostante alcune divisioni legate alle necessità della pratica del culto, vivono insieme senza problemi da tantissimo tempo. Ma nel resto del paese, e fuori dallo stesso, cominciano invece tensioni che spesso culminano in tragedia tra i due diversi gruppi religiosi. Così anche nel villaggio arriva la tensione che porta ad attribuire agli eventi quotidiani un significato diverso, che si rifà alle lotte religiose che incendiano la regione. Quando la situazione si fa insostenibile, le donne del villaggio, che non hanno perso la testa, si ingegnano a creare situazioni ed espedienti in grado di tenere a bada il crescente stato di agitazione.
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In un piccolo villaggio libanese vive da tempo e in pace una comunità mista di cristiani e musulmani. Nonostante alcune divisioni legate alle necessità della pratica del culto, vivono insieme senza problemi da tantissimo tempo. Ma nel resto del paese, e fuori dallo stesso, cominciano invece tensioni che spesso culminano in tragedia tra i due diversi gruppi religiosi. Così anche nel villaggio arriva la tensione che porta ad attribuire agli eventi quotidiani un significato diverso, che si rifà alle lotte religiose che incendiano la regione. Quando la situazione si fa insostenibile, le donne del villaggio, che non hanno perso la testa, si ingegnano a creare situazioni ed espedienti in grado di tenere a bada il crescente stato di agitazione.
Nadine Labaki mette in scena una storia drammatica raccontandola con toni divertenti, grotteschi, pescando nel genere del musical. Il tema è quello delle divisioni etniche, e più in genere di come il pregiudizio posso completamente stravolgere la percezione degli eventi fino a stravolgerne il senso. La soluzione sta nel sapersi reinventare, lasciando da porte le proprie questioni identitarie in nomi di un bene comune ben più grande. Uscendo dal gioco delle parti destinato al massacro, le protagoniste riescono a sorprendere i loro vicini, dimostrando che cambiando la prospettiva è possibile cambiare il corso degli eventi, altrimenti destinato in un vicolo cieco.
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shingo tamai
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venerdì 31 marzo 2017
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i tre messaggi
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Bella e brava Nadine Labaki.
Ottima l'ambientazione,buone le musiche e i costumi per un film sulla guerra tutto al femminile.
Nonostante una sceneggiatura che non sempre è a livelli strepitosi e qualche tocco in stile musical non troppo indovinato,credo che ci siano almeno tre Messaggi che valgono da soli il prezzo del biglietto.
Il primo è che la guerra è una delle cose più insensate e dannose che possano avvenire.
Il secondo è che fosse per l'intelligenza femminile non ce ne sarebbero proprio.
Il terzo è che gioie e dolori appartengono a tutti i tipi di individui, di qualunque religione,portando all'ovvia ,ma non scontata conclusione,che su questa terra siamo tutti uguali.
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Bella e brava Nadine Labaki.
Ottima l'ambientazione,buone le musiche e i costumi per un film sulla guerra tutto al femminile.
Nonostante una sceneggiatura che non sempre è a livelli strepitosi e qualche tocco in stile musical non troppo indovinato,credo che ci siano almeno tre Messaggi che valgono da soli il prezzo del biglietto.
Il primo è che la guerra è una delle cose più insensate e dannose che possano avvenire.
Il secondo è che fosse per l'intelligenza femminile non ce ne sarebbero proprio.
Il terzo è che gioie e dolori appartengono a tutti i tipi di individui, di qualunque religione,portando all'ovvia ,ma non scontata conclusione,che su questa terra siamo tutti uguali.
Originale e divertente,nonostante temi importanti ed accadimenti a volte tragici ,ne consiglio la visione a tutti.
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sergio dal maso
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domenica 28 giugno 2015
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e ora dove andiamo?
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“La storia che sto per raccontare la offrirò a chi la vuole ascoltare, su gente che digiuna che in preghiera si raduna, la storia di un villaggio isolato dalle mine circondato solo, tra cielo e terra sperduto nella guerra,
due gruppi dal cuore straziato sotto un cielo infuocato, con le mani che il sangue abbruna, in nome della croce o della mezzaluna …..è una lunga storia di ombre scure senza gloria senza, stelle scintillanti né fiori sfavillanti con occhi di cenere e lacrime cerchiati, le donne per proteggere i loro amati … di coraggio si sono corazzate”
Questi versi evocativi e malinconici narrati dalla voce fuori campo e uno struggente canto arabo accompagnano un corteo di donne vestite di nero.
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“La storia che sto per raccontare la offrirò a chi la vuole ascoltare, su gente che digiuna che in preghiera si raduna, la storia di un villaggio isolato dalle mine circondato solo, tra cielo e terra sperduto nella guerra,
due gruppi dal cuore straziato sotto un cielo infuocato, con le mani che il sangue abbruna, in nome della croce o della mezzaluna …..è una lunga storia di ombre scure senza gloria senza, stelle scintillanti né fiori sfavillanti con occhi di cenere e lacrime cerchiati, le donne per proteggere i loro amati … di coraggio si sono corazzate”
Questi versi evocativi e malinconici narrati dalla voce fuori campo e uno struggente canto arabo accompagnano un corteo di donne vestite di nero. Donne mussulmane e cristiane, unite dallo stesso dolore, con una mano sul cuore e nell’altra una foto del marito o di un figlio.
Sotto la calura dell’arido paesaggio libanese si dirigono con una ammaliante cadenza, quasi una danza, verso il comune cimitero, per poi dividersi tra la metà del cimitero cristiana e la metà islamica.
Con questa strepitosa sequenza, di grande cinema, inizia “E ora dove andiamo ?”, opera seconda della bella e talentuosa regista libanese Nadine Labaki, che interpreta anche Amale, una delle protagoniste principali della storia.
Come anticipato dalla voce narrante di apertura è la storia di un piccolo villaggio situato sulle colline libanesi, isolato dal mondo perché il ponte è stato semidistrutto dalla guerra, ma che proprio per questo isolamento riesce a mantenere una difficile seppur precaria pace tra le due comunità religiose. Anche se nel piccolo centro del paese convivono da secoli chiesa e moschea, il campanile cristiano quasi affianca il minareto islamico, i lutti e il sangue versato nella drammatica guerra civile hanno lacerato per sempre i sentimenti delle due comunità e l’odio e la violenza possono riesplodere da un momento all’altro. Se gli uomini del villaggio sono irascibili, ottusamente orgogliosi e guidati dall’istinto vendicativo, l’instabile pace tra cristiani e mussulmani sarà possibile solo grazie alla determinazione e alla saggezza delle donne, capaci di vero perdono e di trasformare il dolore in forza d’animo per preservare la convivenza pacifica a tutti i costi.
Quando la situazione sembra sfuggire di mano e il fragile equilibrio spezzarsi, Amale, Takla, Afaf , Yvonne e Saydeh, cinque straordinarie e indimenticabili amiche, dovranno far ricorso a tutto il loro coraggio e alla loro straripante fantasia per mantenere il controllo della situazione. Stratagemmi esilaranti e invenzioni spassosissime, come far piangere la statuetta della Madonna, ingaggiare ballerine ucraine o preparare dolci all’hashish per calmare i rancorosi mariti, danno al film un tocco ironico e delicato, da commedia agrodolce.
La bellezza e l’unicità di “E ora dove andiamo ?” sta però nell’essere indefinibile : a tratti sembra una favola moderna anche se realistica, in altri momenti è veramente drammatico, come quando la madre occulta il cadavere del figlio per non fare scoppiare il finimondo, ci sono anche scene di puro musical, in stile medioorientale naturalmente. E’ una commedia che sa commuovere ma anche far ridere, sfodera una ironia graffiante, ma soprattutto, con intelligenza e sensibilità, sa far pensare su temi difficili e complicati come la coesistenza di fedi diverse e l’uso della violenza per risolvere i problemi tra differenti gruppi etnici o religiosi.
Qualche critico non ha gradito la rappresentazione della storia definita troppo caricaturale, con il “bene” associato alla proverbiale saggezza femminile opposto al “male” dell’irruenza maschile, oppure per l’aver semplificato troppo le ragioni storiche del conflitto. Mi sembra evidente che si tratta di una “favola” allegorica, evocativa e poetica, che mira al cuore delle persone e che usa l’arma dell’ironia proprio perché, spesso, una durissima realtà creata da pregiudizi ancestrali e da odio reciproco antico è più facile scalfirla con un sorriso che con freddi ragionamenti. Non è un caso che in Libano “E ora dove andiamo ?” ha avuto un successo clamoroso, diventando il film più visto degli ultimi decenni. Teniamo presente che le bellissime figure del prete e dell’Iman che collaborano attivamente per preservare la pace, se per noi possono essere scontate, nel mondo arabo non lo sono altrettanto. Nadine Labaki, dopo il successo dell’altrettanto bello “Caramel”, ha centrato un altro capolavoro, dimostrandosi anche, nel ruolo di Amale, una ottima attrice, affascinane e sensuale come una diva italiana degli anni cinquanta. Il finale spiazzante e per nulla buonista è l’ennesima trovata geniale, è una domanda che non riguarda solo il medio-oriente o le diverse comunità religiose, il corteo di donne la pone a ciascuno di noi …già, e ora dove andiamo?
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gabriella
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mercoledì 10 aprile 2013
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donne oltre
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In “Volver” la scena iniziale vedeva un gruppo di donne intente a pulire le lapidi dei loro cari, mentre un vento dispettoso vanificava il lavoro svolto, cosicchè le protagoniste dovevano ricominciare il lavoro, e nel film della Labaki, un gruppo di donne cammina unito sotto il sole cocente fino al cimitero, e si dividono solo all’entrata, musulmane e cristiane, ma accumunate dallo stesso dolore, Sono madri, mogli,sorelle, che piangono mariti, figli, fratelli, uccisi da una guerra assurda e ingiustificata, frutto di un’intolleranza ottusa e insensata degli uomini del villaggio libanese dove sembra non possa coesistere una reciproca rispettabilità.
L’intuizione e la caparbietà femminile hanno il potere d’inventarsi l’impossibile, per questo il film si muove abilmente tra commedia, dramma e musical , perché è la capacità stessa delle donne a immedesimarsi e calarsi in qualsiasi situazione , in un perfetto esercizio di equilibrio e abilità .
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In “Volver” la scena iniziale vedeva un gruppo di donne intente a pulire le lapidi dei loro cari, mentre un vento dispettoso vanificava il lavoro svolto, cosicchè le protagoniste dovevano ricominciare il lavoro, e nel film della Labaki, un gruppo di donne cammina unito sotto il sole cocente fino al cimitero, e si dividono solo all’entrata, musulmane e cristiane, ma accumunate dallo stesso dolore, Sono madri, mogli,sorelle, che piangono mariti, figli, fratelli, uccisi da una guerra assurda e ingiustificata, frutto di un’intolleranza ottusa e insensata degli uomini del villaggio libanese dove sembra non possa coesistere una reciproca rispettabilità.
L’intuizione e la caparbietà femminile hanno il potere d’inventarsi l’impossibile, per questo il film si muove abilmente tra commedia, dramma e musical , perché è la capacità stessa delle donne a immedesimarsi e calarsi in qualsiasi situazione , in un perfetto esercizio di equilibrio e abilità . Sono le donne di Almadovar, che il vento della Mancia rende folli, sono le donne del sesto piano di Le Guay, sono le donne di Bertolucci, che in Novecento si stendono a terra sull’argine del Po davanti ai militari a cavallo, sono donne che non si arrendono e tengono accesa la speranza di un futuro migliore.
Nadine Labaki, che già ci aveva deliziato con “Caramel” e il suo salone di bellezza, riuscendo a caramellare il sogno d’amore di ogni donna in un elastico morbido da impastare,ma doloroso allo strappo, non riesce , pur con un buon lavoro, a eguagliare il film d’esordio. Non basta la passione, la partecipazione ad amalgamare tutti gli ingredienti per una pellicola di qualità , c’è qualche incertezza, lo sguardo a volte indugia un po’ troppo su alcuni aspetti, anziché scivolare, però ha il pregio di essere un lavoro fatto con il cuore e quando ci si mette troppo il cuore, l’emotività può giocare qualche scherzo, elemento questo perdonabile perché alla fine è un film gradevole, pieno di vigore e femminilità.
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luis23
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venerdì 5 aprile 2013
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l'irrazionalità delle donne : una "virtù"..
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Forse la chiave per interpretare il film è tutta nella scena più struggente, forse.
In un villagio muore un ragazzo colpito accidentalmente da una pallottola vagante e la causa è l'intolleranza religiosa.. cosa c'è di meglio dell'intolleranza religiosa per morire? Le religioni possono essere un mezzo per detenere ed esercitare il "potere" . Invece che portare la vita possono essere messaggere di morte . Ma non è questo il tema del film. Tema del film è la capacità di volontà delle donne di superare e rimuovere "qualsiasi" ostacolo alla realizzazione del loro ideale che, nella storia di questo film, è la pace.
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Forse la chiave per interpretare il film è tutta nella scena più struggente, forse.
In un villagio muore un ragazzo colpito accidentalmente da una pallottola vagante e la causa è l'intolleranza religiosa.. cosa c'è di meglio dell'intolleranza religiosa per morire? Le religioni possono essere un mezzo per detenere ed esercitare il "potere" . Invece che portare la vita possono essere messaggere di morte . Ma non è questo il tema del film. Tema del film è la capacità di volontà delle donne di superare e rimuovere "qualsiasi" ostacolo alla realizzazione del loro ideale che, nella storia di questo film, è la pace.
Se una donna, la madre del ragazzo che muore, riesce a nascondere la morte del proprio figlio per il terrore che l'altro suo figlio per vendicarlo rischi a sua volta la vita... se una madre, (genitrice, colei che ha generato) è capace di tanto... si capisce quanta fiducia nella donna Nadine Labaki ,regista e affascinante attrice del film, confidi verso l'universo femminile.
Il film è rocambolesco e buffo anche nel finale; vuole rimarcare fino alla fine quanto la volontà e la creatività della donna riesca a produrre dei risultati assolutamente imprevisti, assolutamente accettabili,quanto riesca a realizzare (rendere reali) quello che a nessun uomo medio potrebbe mai riuscire (per conformazione mentale dell'universo maschile) .
Un film che forse vuole parlare solo alle donne forse, ricordando loro che l'irrazionalità delle donne che gli uomini definiscono un difetto (poichè manca del tutto a loro probabilmente) nasconda invece in sè la salvezza di questo mondo e del genere umano che lo popola.
Chapeau!
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maria f.
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martedì 15 gennaio 2013
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evviva i buoni film!
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Un’intuizione strepitosa quella di miscelare nel film tante situazioni, ora drammatiche, un po’ grottesche e infilarci, perché no, anche alcuni momenti musicali, che a dir il vero mi sono apparsi molto ben riusciti, per le melodie, per i canti suadenti che ci hanno dato l’opportunità di ascoltare i suoni di un’altra lingua con fonemi molto carezzevoli, e infine i sottotitoli della parte cantata ci hanno restituito il significato intenso e tenero che i due innamorati avrebbero desiderato gridare al mondo.
Noi donne abbiamo sempre una marcia in più, e questo film lo dimostra nella sua semplicità e quotidianità.
Non avremmo il tempo di condurre operazioni belliche noi, abbiamo altro da fare, noi!
I nostri compiti, sia se si tratta di musulmane, cristiane o appartenenti ad altre religioni sono infiniti, passiamo la vita dal fare da balie a badanti, siamo le creature più democratiche, pronte ad ascoltare, a consolare, ad aiutare, siamo pratiche ed essenziali ma anche altruiste e generose con tutti, nel nostro vocabolario esiste il noi, l’individualismo non ci appartiene.
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Un’intuizione strepitosa quella di miscelare nel film tante situazioni, ora drammatiche, un po’ grottesche e infilarci, perché no, anche alcuni momenti musicali, che a dir il vero mi sono apparsi molto ben riusciti, per le melodie, per i canti suadenti che ci hanno dato l’opportunità di ascoltare i suoni di un’altra lingua con fonemi molto carezzevoli, e infine i sottotitoli della parte cantata ci hanno restituito il significato intenso e tenero che i due innamorati avrebbero desiderato gridare al mondo.
Noi donne abbiamo sempre una marcia in più, e questo film lo dimostra nella sua semplicità e quotidianità.
Non avremmo il tempo di condurre operazioni belliche noi, abbiamo altro da fare, noi!
I nostri compiti, sia se si tratta di musulmane, cristiane o appartenenti ad altre religioni sono infiniti, passiamo la vita dal fare da balie a badanti, siamo le creature più democratiche, pronte ad ascoltare, a consolare, ad aiutare, siamo pratiche ed essenziali ma anche altruiste e generose con tutti, nel nostro vocabolario esiste il noi, l’individualismo non ci appartiene.
Come la regista ci ha trasmesso, anche nel dolore siamo uniche e speciali, infatti, la mamma alla quale è stato ucciso il figlio pur di non fomentare altro odio è stata capace di soffocare e dissimulare il suo dolore al punto di gambizzare l’altro figlio quando si è resa conto che l’odio lo avrebbe portato a vendicare la morte del fratello.
La battaglia femminile sarà vinta del tutto quando riusciremo a trasmettere le nostre idee senza però sgomitare e senza ricorrere ad atteggiamenti mascolini.
Assumiamo, infatti ancora oggi, inconsapevolmente, e per avere un po’ di legittima visibilità, toni di voce che assomigliano a quello maschile, utilizziamo abiti simili ad armature, (o al contrario del tutto inesistenti), insomma dobbiamo abbandonare i panni camaleontici e avvalerci unicamente del nostro essere femminile, veste squisitamente appropriata, che indossiamo con grande regalità e che ci renderà egemoni nel diffondere quei sentimenti di giustizia, di equità, e di fratellanza interreligiosa, espressioni di un popolo che accoglie, anche se non sempre condivide.
Film da vedere e discutere .
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kondor17
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venerdì 13 luglio 2012
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decisamente inferiore al caramel
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Caramel me lo sono visto e rivisto.
Qui ci siamo addormentati in tre, per due sere di fila. Per guardare la fine, ho atteso poi la mattina, in ufficio. Personalmente, l'ho trovato eccessivamente sdolcinato e a tratti stucchevole, un misto tra musical, film drammatico e melodramma che a tratti sconcerta e (a me) decisamente stufa.
Sabine Labaki dimostra sempre e comunque la sua buona mano e la capacità interpretativa (oltre ad essere molto bella), ma credo dovrebbe lasciare la sceneggiatura a gente più del mestiere.
Non volermene, Sabine. Ma dirigere e recitare ogni volta, non è poco!
Scrivere, però, è un'altra parrocchia.
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Caramel me lo sono visto e rivisto.
Qui ci siamo addormentati in tre, per due sere di fila. Per guardare la fine, ho atteso poi la mattina, in ufficio. Personalmente, l'ho trovato eccessivamente sdolcinato e a tratti stucchevole, un misto tra musical, film drammatico e melodramma che a tratti sconcerta e (a me) decisamente stufa.
Sabine Labaki dimostra sempre e comunque la sua buona mano e la capacità interpretativa (oltre ad essere molto bella), ma credo dovrebbe lasciare la sceneggiatura a gente più del mestiere.
Non volermene, Sabine. Ma dirigere e recitare ogni volta, non è poco!
Scrivere, però, è un'altra parrocchia.
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g_andrini
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giovedì 17 maggio 2012
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"femminile"
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E' difficile da giudicare. E' una commedia molto sarcastica, sul potere delle donne sull'animo degli uomini. Le donne sono tutte uguali, hanno tutte un unico scopo, e, a differenza degli uomini, non hanno un partito preso. Personalmente mi sono divertito tantissimo.
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erostrato
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lunedì 23 aprile 2012
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andiamo ad approfondire
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Chi si aspetta un film che ci informi sulle dinamiche dei conflitti religiosi, vada pure a vedersi altro. Chi vuol sorridere ed esorcizzare l'argomento che provoca lutti e drammi in molte parti del mondo, qui troverà pane per i suoi denti. Bella la scena inziale e quella finale, ma durante tutto il film mancano davvero momenti dove lo spettatore possa sfuggire alla commedia brillante a cui si assiste e lo facciano tornare alla cruda realtà. Un punto in meno per il pessimo doppiaggio.
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bernardogentile
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mercoledì 29 febbraio 2012
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aria di danza
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Le religioni riaccendono le guerre. La mente libera delle donne è la premessa per superare gli schematismi del fanatismo religioso. E ora dove andiamo? Al Creatore!!!!!!!
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