L'estate di Martino

Un film di Massimo Natale. Con Treat Williams, Luigi Ciardo, Matilde Maggio, Pietro Masotti, Matteo Pianezzi.
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Drammatico, durata 90 min. - Italia 2010. - Movimento Film uscita venerdý 19 novembre 2010. MYMONETRO L'estate di Martino * * * - - valutazione media: 3,03 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Quando la Storia si piega alla Favola Valutazione 4 stelle su cinque

di Kiarasko


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martedý 16 novembre 2010

L'estate di Martino è quella decisiva, ovvero quella in cui - perché sempre d'estate accade - l'adolescente che conserva ancora le sembianze di bambino, si confronta da pari con tutto ciò che riguarda l'età adulta. Una delle tante spiagge vergini salentine è recintata in quanto appartenente alla Nato, e dietro alla rete metallica alcuni militari americani fanno surf, incantando le femmine del gruppo del fratello maggiore di Martino, Massimo. Tra queste ragazze vi è la bellissima Silvia, una ragazza del nord, appena più grande di Martino, ma che però per l'età che ha può già permettersi di stare nel giro dei grandi, al contrario di Martino. Un giorno Martino riesce a sconfinare oltre la rete, trainando, senza volerlo, il gruppo di suo fratello che godrà della conquista territoriale di Martino senza coinvolgerlo nelle loro serate di chitarra in spiaggia intorno al fuoco. La poca differenza d'età tra Martino e suo fratello è presa in quel periodo in cui i corpi sono quelli di un bambino e di un uomo, i pensieri quelli fantastici e quelli politici, l'amore quello ideale e quello sensuale. In pratica Martino non ha nulla da condividere con suo fratello e con il suo gruppo, a parte l'intesa con Silvia, la quale si dimostra attratta da Martino. In un'avanscoperta nella spiaggia proibita Martino viene sorpreso dal capitano Clark, che non sa respingerlo, e cede subito alle richieste fermissime dell'adolescente di insegnarli ad andare sul surf - probabilmente per conquistare Silvia. Tra il capitano Clark e Martino nasce un rapporto sincero e necessario, dettata da motivi psicologici di sostituzione: il capitano Clark ha perso il rapporto con suo figlio, il rapporto di Martino con il proprio padre si esaurisce nel riconoscimento dell'autorità. Sarà proprio durante le lezioni di surf che il capitano Clark capirà gli errori fatti con suo figlio, errori dovuti proprio all'autorità, e Martino maturerà l'emancipazione da quella di suo padre. Nel frattempo Silvia cade nella trappola e osserva tutto e scatta fotografie da dietro la rete, fino al raggiungimento dell'obiettivo narrativo, che è la nascita di un'intimità tra i due adolescenti, prima della partenza della ragazza.
Questa trama è raffinata da una voce fuori campo, la voce della Madre deceduta di Martino, che, fin dall'inizio del film, accompagna lo svolgersi della vicenda di questo amore estivo raccontando la favola di Dragut, un principe che per amore sfida il mare. Con un fine uso della tecnica cinematografica del flash-back, la voce della Madre è evocata come se passasse dalla memoria stessa di Martino, come se fosse lui a ripercorrere mentalmente le parole di quella favola che la mamma gli raccontava da bambino, favola che suggestiona le scelte di Martino e influenza lo svolgersi della sua vicenda. Vicenda che appartiene tanto ai protagonisti quanto al mare, protagonista assoluto del film nella veste di luogo da domare e rifugio uterino.
Infine tutto è incastonato in un preciso contesto storico, il 1980, con il sospetto dell'influenza americana sulla strage di Ustica, l'attentato di Bologna a venire in pochi giorni, la guerra fredda nella dicotomia ideologica tra pensiero capitalistico e pensiero comunista.
La vicenda di Martino (la sua avventura estiva) è scandita da una favola (la storia di Dragut) che fa intuire una tragedia (la morte violenta) ma la conclusione della favola raccontata dalla voce narrante, e l'ultimo atto di Martino, dimostrano come il sacrificio di un principe liberi l'umanità da tutto il dolore del mondo e possa quindi cambiare la Storia.
Così come Tarantino in Bastardi senza Gloria fa morire Hitler per mano di un pistolero ebreo, Natale non fa esplodere la bomba a Bologna, seppure nelle primissime due scene egli ci faccia credere il contrario (scene da oscar alla regia: Silvia scende alla stazione di Bologna e l'inquadratura indugia su una valigia abbandonata, si sente uno schianto, ma lo spettatore impiega qualche millesimo di secondo a rendersi conto che quello non è lo scoppio della bomba, ma il fragore delle onde sugli scogli, come mostra l'immagine. Un perfetto inganno al meccanismo di anticipazione che attua il nostro cervello), piegando la Storia alle necessità della Favola, così come Tarantino la piegò alle necessità del cinema, e facendo di Martino il nuovo Cristo che si sacrifica per l'umanità.
Il tema puramente di formazione affrontato da Natale (che può ricordare in qualche modo il toccante Anche libero va bene dell'ormai maturo Kim Rossi Stuart) sfocia nel simbolico, ha delle altissime aspettative intellettuali ed è impreziosito da importanti rimandi religiosi. Natale sarebbe potuto incombere in un'infinità di errori ed eccessi, ma è riuscito invece a confezionare una perfetto, equilibrato mito giudaico-mediterraneo, grazie all'indugio sulla personalità di Martino, interpretato da un Luigi Ciardo che commuove, grazie ad una scenografia ed ad una fotografia da paradiso terrestre (Sabrina Balestra; Vladan Radovic) e ad un montaggio sartoriale (Paola Freddi), come solo una donna poteva fare.
Film eccellente, che dimostra un'Italia ormai lontanissima da quella crisi che colpì il cinema sulla soglia degli anni '80, e che per almeno quindici anni lo piegò ai dettami della televisione commerciale. 

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