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francesco2
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domenica 27 marzo 2011
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arridatece guediguan
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Un'altro sguardo sulla Francia dei poveri, lontana dalla Parigi di "Amélie", del noioso "..Parigi" o di "Place Vendome". Dico un altro perché mi ricollego alla "Ville tranquille" di Guediguan. Apprendo adesso che i registi hanno un'origine televisiva, come quella dell'irrisolto ma curioso "Religolous". Ciò forse può aiutare ad analizzare meglio il film. Ma andando con "Ordine", bisognerebbe sottolineare come quest'opera si concentri su una storia specifica, per quanto coinvolga un gruppo di opraie, mentre "La ville est tranquille" è un film più marcatamentecorale.
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Un'altro sguardo sulla Francia dei poveri, lontana dalla Parigi di "Amélie", del noioso "..Parigi" o di "Place Vendome". Dico un altro perché mi ricollego alla "Ville tranquille" di Guediguan. Apprendo adesso che i registi hanno un'origine televisiva, come quella dell'irrisolto ma curioso "Religolous". Ciò forse può aiutare ad analizzare meglio il film. Ma andando con "Ordine", bisognerebbe sottolineare come quest'opera si concentri su una storia specifica, per quanto coinvolga un gruppo di opraie, mentre "La ville est tranquille" è un film più marcatamentecorale. Ma soprattutto che, complice la citata origine televisiva di Délepine e di De Gevern, la scelta adottata è quella di un registro grottesco che abbastanza, secondo me, deve al già citato Jeunet, forse soprattutto nella "Lunga domenica di passioni" ed in "Delicatessen".
Ma questo mi pone di fronte a due limiti del film. Intanto bisogna interrogarsi sul tipo di ironia. Che talvolta raggiunge livelli di autentica amarezza, più o meno sottileo più o meno plateale: nel primo caso penso a Louise che non sa leggere un avviso importante, nel secondo alla sorella "Strumentalizzata" che commette un omicidio prima di togliersi la vita, trovandosi fra l'altro in fase terminale. Il punto però è che l'ironia, specie se usata per soggetti così drammatici, non deve mai scadere nella caricatura, cosa che avviene in situazioni come la casa(Sic!)labirinto, dialoghi come quello che Julien fa sull'esercito di oggi, o l'ultima scena col "Capitalista" c pura macchietta sterminata insieme alla famiglia(Troppo caricato).. Qualcuno ha citato Kaurismaki: ma il miglior Kaurismaki non cerca di imitare lo stile di Jeunet, la sua è un'ironia velata che talora sceglie addirittura il bianco e nero per autospogliarsi degli eccessi visivi.
Ma il secondo limite forse è proprio la scelta di questo stile. Ridere del tragico, volendo essere esigenti, è una trappola facile in cui potrebbero e diovrebbero cimentarsi solo i grandi. Volendo essere meno esigenti, si può pensare ai nostri "Tano da morire" o a certi Ciprì e Maresco, che sembrano sarcastici su una realtà palermitana forse già "Morte al lavoro", irrimedibile; o al recente "Kill me Please", che peraltro sia vvale anch'esso del bianco e nero. "Una lunga domenica di passioni", a sua volta, usa l'umorismo che usa per spogliare il cinema "Jeunetiano" da un certo buonismo di cui si accusa, in un contesto ove al dramma si alteranche na la speranza. Qui, no. Si sceglie la sregolatezza, si fa morires empre il capitalista sbagliato per dare l'idea di un sistema foucaultiano, si realizza un film "Brutto" forse per dare un'idea del contesto greve in cui si muovono (O vorrebbero farlo) i protagonisti. Che avolte sono pure caricature, come quelle del sopravvalutatissimo "Concerto". Per questo, senza dimenticare i meriti di questo film, che si salva per la sua ironia gallica, andrebbe ancor più elogiato Guédiguan, nel film che ho citato come in "Al posto del cuore".
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jaky86
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mercoledì 23 febbraio 2011
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grottesca commedia francese
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Black comedy che segue i registri tipici del cinema francese interpretata fantasticamente dai due protagonisti, spontanei, surreali e divertenti. Forse il trailer illude di essere davanti a un capolavoro della comicità, mentre, tutto sommato, non si ride così tanto, alternando scene irresistibili a momenti di riflessione. Da non perdere comunque.
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ultimoboyscout
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domenica 24 ottobre 2010
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deliziosamente e barbaramente francese.
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Film strano, racchiude il meglio ma anche il peggio del cinema transalpino. Guardabile, a me tutto sommato è piaciuto, ma non dico altro. Troppo particolare per dare giudizi netti.
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nickolson
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giovedì 21 ottobre 2010
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gran film
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nalipa
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giovedì 7 ottobre 2010
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da vedere
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Una gradevole sorpresa questo film che mette in scena una disegno terribile con leggerezza e un feroce senso del'umorismo.
Benoìt Delépine e Gustave Kervern sono strepitosi.
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danascully
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lunedì 5 luglio 2010
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quant'è difficile ormai ...
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... uscire dal cinema dopo aver visto un film che non solo ci è piaciuto (e tanto!!!) ma che anche ci ha sopreso?? tutti i film anche oggettivamente belli hanno un non so che di già visto, questo invece riesce ad essere originale in ogni situazione, in ogni personaggio, in ogni battuta ... Niente va come ci si aspetta, le risate sono frequenti e mai banali nonostante il tema di partenza tutt'altro che allegro, e c'è perfino la ciliegina sulla torta del 'dopoititoli' ... Grande film!!!
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fabrizio cirnigliaro
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martedì 2 febbraio 2010
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se i poveri si arrabbiano un pò
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Autori di un programma televisivo di successo per la TV francese, decidono di realizzare una pellicola “politacamente scorretta”, inquietante, che esce nelle sale cinematografiche in piena crisi economica. In Francia nel frattempo alcuni operai stavano iniziando ad escogitare metodi diversi per far “sentire” la loro voce, per attirare l’attenzione dei media, iniziano infatti i primi sequestri dei “manager delle aziende”.
Questi fatti di cronaca sono stati un ottimo vettore per il lancio del film, una pubblicità del tutto inaspettata. Molti argomenti trattati nel film non risultavano niente affatto nuovi a chi segue da anni un certo giornalismo di inchiesta, quella che alcuni insistono a chiamare “disinformazione”, che poi non é altro che l’unica vera informazione.
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Autori di un programma televisivo di successo per la TV francese, decidono di realizzare una pellicola “politacamente scorretta”, inquietante, che esce nelle sale cinematografiche in piena crisi economica. In Francia nel frattempo alcuni operai stavano iniziando ad escogitare metodi diversi per far “sentire” la loro voce, per attirare l’attenzione dei media, iniziano infatti i primi sequestri dei “manager delle aziende”.
Questi fatti di cronaca sono stati un ottimo vettore per il lancio del film, una pubblicità del tutto inaspettata. Molti argomenti trattati nel film non risultavano niente affatto nuovi a chi segue da anni un certo giornalismo di inchiesta, quella che alcuni insistono a chiamare “disinformazione”, che poi non é altro che l’unica vera informazione.
i due registi francesi non hanno fatto altro che captare quello che era già nell’aria, aggiungendoci una buona dose di ironia e di battute al vetriolo.
Nella pellicola c’è chi decide di cambiare sesso per poter trovare un lavoro, ci sono i clandestini nelle imbarcazioni della disperazione, c’è chi, incapace di ripagare i debiti alla banca per poter mantenere viva la propria attività agricola, uccide in un momento di follia il funzionario della banca, c’è il complottista che simula con mezzi “poveri” l’attentato alle torre gemelli fornendo una ”teoria” sui fatti dell’11 Settembre che smentisce la versione ufficiale. Ma soprattutto ci sono gli operai, gli ultimi a sapere ma i primi a pagare, disposti, per poter vivere una vita degna di essere vissuta, a rinunciare al tetto delle 35 ore di lavoro, ai buoni pasto, agli aumenti del salario, perché c’è sempre un motivo per dover stringere i denti e piegare la schiena.
Una volta è una congiuntura negativa, un’altra un euro troppo forte.
Ogni volta si da via un pezzo della propria dignità, rinunciando ai propri diritti, continuando a lavorare per aziende che nel frattempo vengono assorbite,o prendono parte a della Joint venture. Non si ha più neanche la certezza di chi sia il proprio padrone, a chi è in mano il proprio destino, un rompicapo che erroneamente si associa al cubo di Rubik, in quanto non segue nessuna logica, se non quella del profitto.
Louise e Michel sono brutti, grassi, antipatici e scorbutici. Ciò nonostante sono degli eroi dei giorni nostri, proprio loro che ad un certo punto della propria vita decidono di ribellarsi a coloro che li hanno manovrati come marionette, e riescono a coinvolgere nelle loro azioni gli ultimi, gli altri “perdenti”, gli sconfitti, dimostrando che “se i poveri si arrabbiano un po’ non è un male”
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dario
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mercoledì 30 dicembre 2009
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sorprendente
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Spettacolare per cinismo e raccomandabile per intelligenza. Coraggiosamente demenziale, non perde un colpo, mettendo in piazza tutta l'attuale pochezza della società. Recitazione sontuosa, nella sua estrema lunarità, bruttura e cattiveria al calor bianco, ma con un risvolto di folle indulgenza.
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nicvas
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venerdì 30 ottobre 2009
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film lento e antipatico
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Forse non sono un amante di questo genere ma visto che risulta:
Consigliato: Sì e un mymonetro: 3,18
mi sarei aspettavo di più. L'inizio è abbastanza divertente ma piano piano comincia a rallentare i ritmi e fossilizzarsi su una storia (l'assassino del campo) per troppo tempo.
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gus da mosca
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lunedì 21 settembre 2009
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brutto, sporco e cattivo
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Film sulle apparenze che ingannano, sulle suggestioni che deludono, sui suggestivi e deludenti inganni dell'apparire. Una satira amara, nerissima, postmarxista ed antipopulista che irride al sociale militante ed irriverisce ai frivoli venditori di benessere apparente. Questo film francese non parla di benessere televisivo e neppure di lotte in piazza, ma letto da un punto di vista italiano (televisivo e manifestante) risulta lo stesso dirompente ed oltraggioso, per chiunque. La splendida scelta di una fotografica statica dove i protagonisti entrano ed escono dalla scena, senza essere seguiti dalle immagini, amplifica il disincantato modo di affrontare la vita dei 2 protagonisti, quasi asessuati nella loro insignificante bruttezza, sicuramente decisi ad apparire altro da quel che sono, solo per cercare di esistere, non per sopravvivere.
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Film sulle apparenze che ingannano, sulle suggestioni che deludono, sui suggestivi e deludenti inganni dell'apparire. Una satira amara, nerissima, postmarxista ed antipopulista che irride al sociale militante ed irriverisce ai frivoli venditori di benessere apparente. Questo film francese non parla di benessere televisivo e neppure di lotte in piazza, ma letto da un punto di vista italiano (televisivo e manifestante) risulta lo stesso dirompente ed oltraggioso, per chiunque. La splendida scelta di una fotografica statica dove i protagonisti entrano ed escono dalla scena, senza essere seguiti dalle immagini, amplifica il disincantato modo di affrontare la vita dei 2 protagonisti, quasi asessuati nella loro insignificante bruttezza, sicuramente decisi ad apparire altro da quel che sono, solo per cercare di esistere, non per sopravvivere. Nessuno sopravvive, chi lo fa e' meglio che acceleri la sua scomparsa con un gesto di esistenza apparente, con un suicidio. Tra reciproci scambi di sesso, condominii che crollano alle spalle appena si e' usciti di casa, uomini che partoriscono, guardoni che si portano dietro una maniglia per poter guardare sempre da un buco di serratura, stragi di massa di munifici imprenditori, il film semina panico piu' che divertimento nello spettatore schierato, donvunque si sia schierato. Grande recitazione, grande fotografia, grandissimo film francese, brutto, sporco e cattivo.
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