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valis.91
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sabato 10 marzo 2012
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un film quotidiano, ma non banale
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Difficile di questi tempi trovare un film giovanile che sfugga dalla rappresentazione dei nostri ragazzi come esseri il cui unico chiodo fisso è perdere la verginità prima dei sedici anni. Ancora più clamoroso è che nel momento in cui viene prodotto un lungometraggio che si avvicina per temi concreti e sensibilità al giovane pubblico, abbia una distribuzione pressochè nulla, nonostante abbia vinto nel 2008 a Cannes il premio della sezione giovanile del festival.
L'intreccio narrativo è piuttosto semplice: da una parte la storia di Leo e l'improvvisa ricomparsa del padre nella sua vita e dall'altra Alì che con la sua doppia identità virtuale conquista la ragazza più carina della scuola.
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Difficile di questi tempi trovare un film giovanile che sfugga dalla rappresentazione dei nostri ragazzi come esseri il cui unico chiodo fisso è perdere la verginità prima dei sedici anni. Ancora più clamoroso è che nel momento in cui viene prodotto un lungometraggio che si avvicina per temi concreti e sensibilità al giovane pubblico, abbia una distribuzione pressochè nulla, nonostante abbia vinto nel 2008 a Cannes il premio della sezione giovanile del festival.
L'intreccio narrativo è piuttosto semplice: da una parte la storia di Leo e l'improvvisa ricomparsa del padre nella sua vita e dall'altra Alì che con la sua doppia identità virtuale conquista la ragazza più carina della scuola. Le due vicende si intrecciano con quella di un signore anziano che non si rassegna alla perdita di un amore giovanile. Ecco tutto: squarci quotidani, non banali: niente suspance da gravidanze indesiderate, niente amori con uomini quarantenni, nessun catenaccio di troppo. A contrario, lo sguardo originale e realistico di una gioventù spensierata che Azzola coglie e racconta nel suo film, in Italia come al solito è stato ostracizzato ad una sorta di sottoscala cinematografico. Oltre il regista, sono meritevoli anche i giovani attori, provenienti da esperienze di laboratori teatrali sul territorio milanese, spigliati e spontanei davanti alla cinepresa.
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yris2002
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venerdì 10 luglio 2009
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intelligente, sensibile, allegro e per riflettere
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C'è da essere davvero orgogliosi di questo film, un po' meno della limitatissima distribuzione che ne è stata fatta e che lascia molte perplessità sulla cinematografia italiana, dominata da produzioni per giovani che, invece di mostrare attenzione e sensibilità sul piano dei contenuti e delle modalità di realizzazione, si è ormai ridotta a redditizie pseudo-commedie sentimentali, abili solo a sfruttare la vulnerabilità emotiva dei ragazzi. Ma lasciamo da parte le polemiche, questo film ci insegna anche questo, contraddistinto com'è da una tale onestà intellettuale e morale, da renderlo una preziosa rarità, da godersi senza lasciarsi prendere da polemiche sterili e disturbanti.
Abituati, purtroppo, ad una presentazione mediatica di un mondo giovanile distorto, disagiato, in cui episodi di bullismo, razzismo e feroce violenza vengono alla ribalta di una impietosa cronaca quotidiana, in “Diari” ci troviamo di fronte ad un'altra realtà giovanile, altrettanto vera, in cui gli adolescenti sanno trovare una costruttiva via di elaborazione del proprio disagio.
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C'è da essere davvero orgogliosi di questo film, un po' meno della limitatissima distribuzione che ne è stata fatta e che lascia molte perplessità sulla cinematografia italiana, dominata da produzioni per giovani che, invece di mostrare attenzione e sensibilità sul piano dei contenuti e delle modalità di realizzazione, si è ormai ridotta a redditizie pseudo-commedie sentimentali, abili solo a sfruttare la vulnerabilità emotiva dei ragazzi. Ma lasciamo da parte le polemiche, questo film ci insegna anche questo, contraddistinto com'è da una tale onestà intellettuale e morale, da renderlo una preziosa rarità, da godersi senza lasciarsi prendere da polemiche sterili e disturbanti.
Abituati, purtroppo, ad una presentazione mediatica di un mondo giovanile distorto, disagiato, in cui episodi di bullismo, razzismo e feroce violenza vengono alla ribalta di una impietosa cronaca quotidiana, in “Diari” ci troviamo di fronte ad un'altra realtà giovanile, altrettanto vera, in cui gli adolescenti sanno trovare una costruttiva via di elaborazione del proprio disagio. Un film, quindi, che non nega le difficoltà legate all'essere adolescente,come sempre ed oggi in modo particolare, ma che anzi se ne fa portavoce, e che, senza sublimazioni, e senza esasperazione del peggio, sa offrire uno spaccato di mondo giovanile altrettanto presente nella realtà odierna, ma di cui nessuno si fa vanto.
Un film di ragazzi, per ragazzi, ma non solo. Anzi, da adulta, credo che sappia con intelligenza offrire interessanti spunti di riflessione al mondo adulto. Primo, perché quel disagio lascia segni indelebili nel tempo, riaffiorando inesorabilmente nel corso della vita; secondo, perchè gli adulti non possono permettersi di essere così ingenui, illusi o stupidi da credere che dietro a quel mondo giovanile così corrotto e vuoto si nasconda un mondo di adulti sano e pieno di senso. Non conosco il mondo degli adolescenti da vicino, ma vivo quotidianamente in quello dei “grandi” (responsabili!?)spesso dominato da comportamenti egoisti, da indifferenza, troppo inclini al conflitto, alla paura di essere considerati dei deboli. Come inorridirsi, allora, di fronte a episodi di intolleranza o bullismo tra i ragazzi, se coloro che dovrebbero offrire i cosiddetti "modelli" offrono solo un desolante scenario di inciviltà e di adesione alla logica del più forte?
Ecco che “Diari”, offre, invece, una possibile via di senso: ci dice, senza mai cadere nel patetico o nel pedante didascalismo, ma al contrario con un tono divertente e divertito, che tra il mondo dei ragazzi, così pieno di energie spesso sprecate o mal direzionate e il mondo degli adulti, così vuoto e confuso, si può trovare un punto d'incontro da cui partire per costruire un percorso ricco di significato, fatto di gesti e azioni concrete, di attenzione e incontro con l'altro.
Significativo il fatto che l'idea del film e la sua sceneggiatura siano maturate e abbiano trovato compiutezza grazie alla collaborazione tra un giovane regista, un'educatrice e i ragazzi stessi, divenuti poi attori protagonisti, pur non essendo professionisti. Da qui l'autenticità del prodotto finale, che si contraddistingue per una realistica naturalezza nella recitazione tale da renderlo credibile e vero. Complimenti al regista e a tutti coloro che con lui hanno creduto in un progetto così coraggioso, dimostrando di voler credere nel desiderio dei giovani di lasciarsi stupire dalla vita, e di volare ben oltre “tre metri sopra il cielo”...
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giuli
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sabato 20 giugno 2009
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voglio i capelli rossi!!!!
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complimenti, poetico e realista, un film che merita più sale!!!
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