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chiarialessandro
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giovedì 24 novembre 2011
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il documentario non è un sottogenere del cinema
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Il documentario non è un sottogenere del cinema; è cinema a tutti gli effetti, al 100%. Spesso, parlando di una pellicola, si dice che le sue immagini “scorrono”; nel caso specifico la frase è assolutamente pregnante in quanto sono tutte immagini riprese in un treno in movimento; stupefacente il mivimento di macchina che si vede in una delle prime scene e chi mostra una zoomata la quale, invece di avvicinarsi al soggetto, se ne allontana. Immagini comunque evocative per chiunque abbia una pur minima esperienza di viaggi in treno, immagini che mi hanno subito riportato alla mente i miei viaggi, il caratteristico, inconfondibile, ipnotico e ripetitivo rumore delle ruote sulle rotaie, gli odori (spesso forti) che si respiravano (soprattutto una volta) all’interno delle carrozze, il graduale risveglio dei passeggeri alle prime luci dell’alba, la velocità forsennata con la quale si susseguivano concitati i finestrini dei treni che viaggiavano in senso opposto, i passeggeri (ospitati dagli strapuntini aperti), spesso inutilmente in cerca di un improbabile sonno ristoratore.
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Il documentario non è un sottogenere del cinema; è cinema a tutti gli effetti, al 100%. Spesso, parlando di una pellicola, si dice che le sue immagini “scorrono”; nel caso specifico la frase è assolutamente pregnante in quanto sono tutte immagini riprese in un treno in movimento; stupefacente il mivimento di macchina che si vede in una delle prime scene e chi mostra una zoomata la quale, invece di avvicinarsi al soggetto, se ne allontana. Immagini comunque evocative per chiunque abbia una pur minima esperienza di viaggi in treno, immagini che mi hanno subito riportato alla mente i miei viaggi, il caratteristico, inconfondibile, ipnotico e ripetitivo rumore delle ruote sulle rotaie, gli odori (spesso forti) che si respiravano (soprattutto una volta) all’interno delle carrozze, il graduale risveglio dei passeggeri alle prime luci dell’alba, la velocità forsennata con la quale si susseguivano concitati i finestrini dei treni che viaggiavano in senso opposto, i passeggeri (ospitati dagli strapuntini aperti), spesso inutilmente in cerca di un improbabile sonno ristoratore. Indimenticabili i nebbiosi paesaggi notturni caratterizzati da una grana enorme e malinconica.
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citibus72
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lunedì 7 aprile 2008
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mi sono ritrovata completamente......
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mi sono ritrovata completamente in arturo, il protagonista di questa storia che rompe gli schemi, gli spazi e i confini mentali. un treno come casa per dire no alla fissita' della vita, dei pensieri, per dare occasione allo sguardo di cambiare direzione, guardare altrove. arturo è vecchio, sta per completare la sua vita spostandosi su e giu per l italia piuttosto di rinchiudersi in una casa di riposo. nello stesso tempo si affida fiducioso ai binari su cui il treno corre perchè, come dice lui stesso, la strada è in qualche modo gia decisa. intanto le vite degli altri girano intorno a lui, i fotogrammi dei treni in corsa esprimono lo scorrere inesorabile del tempo, i paesaggi si susseguono, il giorno insegue la notte e viceversa.
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mi sono ritrovata completamente in arturo, il protagonista di questa storia che rompe gli schemi, gli spazi e i confini mentali. un treno come casa per dire no alla fissita' della vita, dei pensieri, per dare occasione allo sguardo di cambiare direzione, guardare altrove. arturo è vecchio, sta per completare la sua vita spostandosi su e giu per l italia piuttosto di rinchiudersi in una casa di riposo. nello stesso tempo si affida fiducioso ai binari su cui il treno corre perchè, come dice lui stesso, la strada è in qualche modo gia decisa. intanto le vite degli altri girano intorno a lui, i fotogrammi dei treni in corsa esprimono lo scorrere inesorabile del tempo, i paesaggi si susseguono, il giorno insegue la notte e viceversa.un modo estremo per dare senso alla vita oppure un modo per consegnarsi definitivamente al destino? sarà questa la vera libertà?
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