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gabriella
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venerdì 18 aprile 2025
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a testa bassa
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Sono molte le sale in Veneto che a undici anni dalla morte di Carlo Mazzucurati, ripropongono la visione dei suoi film, ed è stato un piacere per me rivedere in una versione restaurata "Il Toro", film del 94 premiato con il Leone d'argento a Venezia che è valso la Coppa Volpi a Roberto Citran, film che non invecchia, sorprendentemente attuale a distanza di trent’anni. Il suo è un cinema che amava definire parla di esseri umani, specie quelli più fragili, quelli mai da prima fila, storie marginali che trovano la loro ricchezza in una scrittura sensibile e profondamente umana. Franco ( bravissimo Diego Abatantuono)v iene licenziato dalla cooperativa per la quale lavora, per risarcirsi ruba Corinto, un toro da monta e decide di portarlo dal Veneto in Ungheria con l’aiuto di Loris ( Roberto Citran), un allevatore di vitelli in difficoltà.
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Sono molte le sale in Veneto che a undici anni dalla morte di Carlo Mazzucurati, ripropongono la visione dei suoi film, ed è stato un piacere per me rivedere in una versione restaurata "Il Toro", film del 94 premiato con il Leone d'argento a Venezia che è valso la Coppa Volpi a Roberto Citran, film che non invecchia, sorprendentemente attuale a distanza di trent’anni. Il suo è un cinema che amava definire parla di esseri umani, specie quelli più fragili, quelli mai da prima fila, storie marginali che trovano la loro ricchezza in una scrittura sensibile e profondamente umana. Franco ( bravissimo Diego Abatantuono)v iene licenziato dalla cooperativa per la quale lavora, per risarcirsi ruba Corinto, un toro da monta e decide di portarlo dal Veneto in Ungheria con l’aiuto di Loris ( Roberto Citran), un allevatore di vitelli in difficoltà. I due, diversissimi per carattere , si mettono in viaggio fino a raggiungere la ex Jugoslavia, un’avaria al motore del camion li conduce da una famiglia con un anziano che ha un figlio al fronte e vive con la nuora e il nipotino, le differenze linguistiche ( non tradotte), ci immergono nel loro mondo e uno spaesamento che scopre però di avere lo stesso cuore, la stessa sorte che li unisce e diventa voce. Poi l’attraversamento della frontiera, i paesaggi innevati, il freddo, il confronto scontro tra i due amici , Franco, l’uomo cinico, distaccato , un po' spaccone, per lui Corinto è solo un buon affare e cerca di guadagnarci il possibile, per Loris invece, uomo mite, abituato a faticare, che sa prendersi cura di persone e animali con la stessa cura e dedizione, scoprire che le cose non rimangono immutate, l’amico Sandor con il quale l’idea di partenza era concludere l’affare, non si occupa più di allevamenti, il post comunismo l’ha privato del prestigio che aveva, verso un finale speranzoso, la vita che ricomincia, dalla terra, dal lavoro. Il ritmo lento, la malinconia e la desolazione della guerra di un paese vicino, la narrazione intensa, il viaggio, l’amicizia aggiungono valore , ancora oggi al talento di uno dei registi più schivi e autentici del cinema italiano.
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toty bottalla
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martedì 19 aprile 2011
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favola borghese a lieto fine
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Il lieto fine, durante la visione del film, non sembra auspicabile, La bella scena della chiesa di ABBATANTUONO verso il finale, fa intuire la fine di un bel film, pieno di angoscia, rabbia e speranza. Saluti.
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alessione
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domenica 7 novembre 2010
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buon film.
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Film molto ben fatto, semplice, da vedere.
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gianpaolo
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lunedì 14 novembre 2005
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il toro
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Questo bel Film del bravo Carlo Mazzacurati,...può a tutti gli effetti essere considerato una sorta di favola neorealista.
Componente questa dalla quale affiora il fascino, e al tempo stesso la malinconica crepuscolarità del mondo contadino, i cui valori messi a confronto con quelli della società consumistica sono stati quasi involontariamente scherniti, considerandati come un qualcosa di obsoleto.
Ottime le prove di Citran, e Abatantuono.
A mio giudizio il lavoro più riuscito del regista italiano.
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