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figliounico
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domenica 24 settembre 2023
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il dramma di un popolo
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Un film scritto e diretto da David Mamet, egli stesso di origini ebraiche, sulla apolidia come destino del popolo di Israele, incarnata sulla scena da un poliziotto, Joe Mantegna, in crisi di identità, diviso tra la lealtà al distintivo ovvero ai valori della costituzione americana, per cui ha giurato fedeltà, e l’appartenenza al suo popolo d’origine; quasi mobbizzato dai colleghi per le sue origini ebraiche, non sarà nemmeno accettato dalla comunità giudaica, che gli chiede di commettere un illecito per il bene supremo della causa e per la quale, per senso di lealtà più che di appartenenza alla Nazione, non intende tradire il giuramento prestato. Un film che sotto le sembianze di un noir poliziesco rappresenta attraverso il dramma psicologico di un solo individuo quello di un intero popolo.
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ninomanfredi
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martedì 4 agosto 2009
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la musica del caso
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Ancora una volta Mamet mette al centro della narrazione il tema dell'inganno. In questo caso ad ingannare il protagonista (e lo spettatore) non sono gli intrighi di potere (Spartan) o abilissimi truffatori (La casa dei giochi), ma una serie di circostanze casuali che lo indurranno a vedere collegamenti che si riveleranno fatalmente inconsistenti. Ma è proprio questo meccanismo induttivo la parte più interessante del copione, perché in esso si innestano le motivazioni del protagonista, che dapprima per eccesso di zelo professionale e successivamente per senso di appartenenza e "di giustizia", commetterà tanti e tali errori che ne causaranno la propria inesorabile sconfitta finale. E questa volta la sconfitta è tanto più amara perché non c'è nessun altro da incolpare a parte se stessi.
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Ancora una volta Mamet mette al centro della narrazione il tema dell'inganno. In questo caso ad ingannare il protagonista (e lo spettatore) non sono gli intrighi di potere (Spartan) o abilissimi truffatori (La casa dei giochi), ma una serie di circostanze casuali che lo indurranno a vedere collegamenti che si riveleranno fatalmente inconsistenti. Ma è proprio questo meccanismo induttivo la parte più interessante del copione, perché in esso si innestano le motivazioni del protagonista, che dapprima per eccesso di zelo professionale e successivamente per senso di appartenenza e "di giustizia", commetterà tanti e tali errori che ne causaranno la propria inesorabile sconfitta finale. E questa volta la sconfitta è tanto più amara perché non c'è nessun altro da incolpare a parte se stessi. E qui torna alla mente una frase chiave di Val Kilmer in Spartan: "è quando si vuole essere utile che si fanno cazzate". Le buone intenzioni determinano a volte fallimenti irrimediabili e dolorosissimi.
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