|
jonnylogan
|
venerdì 17 gennaio 2025
|
molto vuoto per nulla
|
|
|
|
Se Casanova, o Don Giovanni, fossero vissuti nella Londra della metà degli anni '60 avrebbero avuto quasi certamente il volto di Michael Caine nei panni di Alfie Elkins, ovvero quello di un egocentrico playboy privo di moralità. Fautore di scelte che lo portano sempre a giungere alla via più facile e veloce per placare il proprio ego e curarsi semplicemente di sé stesso.
Michael Caine, all’epoca trentatreenne semi sconosciuto, riuscì a portare sullo schermo tutte le idiosincrasie di un personaggio per mille motivi disprezzabile.
[+]
Se Casanova, o Don Giovanni, fossero vissuti nella Londra della metà degli anni '60 avrebbero avuto quasi certamente il volto di Michael Caine nei panni di Alfie Elkins, ovvero quello di un egocentrico playboy privo di moralità. Fautore di scelte che lo portano sempre a giungere alla via più facile e veloce per placare il proprio ego e curarsi semplicemente di sé stesso.
Michael Caine, all’epoca trentatreenne semi sconosciuto, riuscì a portare sullo schermo tutte le idiosincrasie di un personaggio per mille motivi disprezzabile. E per il quale è facile provare una profonda pena, per via dell'incolmabile vuoto che lo accompagna. Vuoto che viene enfatizzato dall’uso freddo e distaccato con il quale osserva l’obiettivo, sfondando la quarta parete e iniziando a descrivere le sue conquiste. Tecnica ripresa inizialmente da Woody Allen, in Io e Annie (Annie Hall; 1977) e che recentemente è stata riutilizzata in: M - Il Figlio del Secolo (id.; 2025) serie firmata da Joe Wright disponibile sul canale SKY Atlantic.
Nel caso del film di Gilbert, presente anche nel ruolo di produttore, l’escamotage è utilizzato dal protagonista, per spiegare come giudichi la propria vita affettiva. Infarcendo il discorso di frasi ripetute all’infinito in una forma intercalare volutamente insopportabile:
«…. non so se mi spiego»
Alfie Elkins
Questo in particolare è l’intercalare con il quale Alfie introduce ogni suo discorso sulle «picchie», termine gergale con il quale apostrofa le donne e che nella versione originale erano le «dolls» (Trad.: Bambole - nda).
Entro la fine del film però anche per quest’inguaribile e cinico donnaiolo vi sarà la peggiore delle leggi del contrappasso e contro la quale chiunque deve, prima o poi, misurarsi ovvero: una repentina presa di coscienza.
Completano una pellicola, premiata a Cannes e in seguito posizionatasi al 33°posto come film Britannico del XX secolo, sia una splendida colonna sonora Jazz, firmata da Burt Bacharach e Sonny Rollins, sia una serie di bellezze dell’epoca, fra le quali l’ex signora Gassman: Shelley Winters, e che di volta in volta si abbandonano fra le braccia del protagonista. E, ovviamente, Michael Caine, reso già celebre nella Londra dei '60ies per aver impersonato numerose volte, ma a teatro, il ruolo del proletario con grande voglia di riscatto: Alfie Elkis, che di recente è tornato a mietere conquiste sotto la direzione di Charles Shyer, in una pellicola del 2005 (Alfie; 2005) che vide Jude Law misurarsi con il personaggio interpretato da Caine, ma nel quale il senso primigenio dell'originale venne meno. Facendo virare il remake sulla simpatia del protagonista, ma che non era dotato minimamente del medesimo cinismo, della stessa spietatezza e di una sana dose di dandysmo proletario enfatizzate nel film di Gilbert, a dimostrazione che quando l’originale è un ottima pellicola, piena di significati e con perfetti tempi tecnici, non necessita di certo di essere riattualizzata.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a jonnylogan »
[ - ] lascia un commento a jonnylogan »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
nick castle
|
martedì 18 dicembre 2012
|
una grande prova d'attore...
|
|
|
|
Successone all'epoca sua questo "Alfie", che lancio Micheal Caine nell'olimpo degeli attori di serie A, definitivamente, carica che ancora oggi ricopre e sostiene attivamente. Alfred Elkins detto Alfie è un autista di lusso che tra una corsa e l'altra se la spassa con le picchie (ragazze facili nel senso stretto, ma esteso anche a tutte le altre donne nel film). Da un certo punto di vista, la trama non propone molta materia narrativa da "narrare", ma si fa apprezzare per un ottima carattetrizzazione dei personaggi, sia principali che non, definendone che infinita precisione le trasformazioni emotive in seguito ai fatti che si susseguono. Se pur attorniato da persone realmente o falsamente fedeli, Alfie è un putttaniere, rozzo, stronzo, egocentrico e nel senso più ampio del termine narcisista, che sfrutta le donne a suo piacimento per trarne piacere il più possibile, mantenendo costantemente la sua presenza al centro di tutte le attenzioni, dove ogni suo capriccio e umore è sempre posto al di sopra di tutto, succhiando la linfa vitale delle donne che frequenta e butta via come una sigaretta fumata fino al filtro.
[+]
Successone all'epoca sua questo "Alfie", che lancio Micheal Caine nell'olimpo degeli attori di serie A, definitivamente, carica che ancora oggi ricopre e sostiene attivamente. Alfred Elkins detto Alfie è un autista di lusso che tra una corsa e l'altra se la spassa con le picchie (ragazze facili nel senso stretto, ma esteso anche a tutte le altre donne nel film). Da un certo punto di vista, la trama non propone molta materia narrativa da "narrare", ma si fa apprezzare per un ottima carattetrizzazione dei personaggi, sia principali che non, definendone che infinita precisione le trasformazioni emotive in seguito ai fatti che si susseguono. Se pur attorniato da persone realmente o falsamente fedeli, Alfie è un putttaniere, rozzo, stronzo, egocentrico e nel senso più ampio del termine narcisista, che sfrutta le donne a suo piacimento per trarne piacere il più possibile, mantenendo costantemente la sua presenza al centro di tutte le attenzioni, dove ogni suo capriccio e umore è sempre posto al di sopra di tutto, succhiando la linfa vitale delle donne che frequenta e butta via come una sigaretta fumata fino al filtro. L'impianto prettamente teatrale (per meglio dire le troppe chiacchere) trova la sua spiegazione nell'opera da cui è tratto, il dramma omonimo scritto da Bill Naughton, lo stesso l'ha anche adattato per il cinema, ma ciò è sia un bene che un male, infatti con ciò Naughton dimostra chiaramente la sua padronanza verso la sua opera e il personaggio, divinamente incarnato in Michael Caine, ma qui dimostra anche il suo limite, il non sapersi staccare dalla sua forma originaria, di cui mantiene la componente più evidente, la rottura della quarta parete (il parlare direttamente con il pubblico). D'altronde però Lewis Gilbert, regista anche di qualche 007 di quegli anni, gestisce sapientemente la scena e i personaggi, donando comunque freschezza e modernità alla Londra pop degli anni '60, cosa che ha reso la vita semplice al lavoro fatto per il remake del 2004 con Jude Law nella parte di Alfie e Susan Sarandon nella parte di Ruby, che al secolo fu di Shelley Winters.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a nick castle »
[ - ] lascia un commento a nick castle »
|
|
d'accordo? |
|
|
|