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lorenzodv
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giovedì 5 dicembre 2019
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futile descrizione di una mente allucinata
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Il film descrive Carol, una ragazza ossessionata dalla propria repulsione verso gli uomini (e gli oggetti maschili). E' un film di pazzia, non sulla pazzia, dove una Catherine Deneuve molto brava e poco utile interpreta scene sconnesse come la mente della protagonista, non descrive la schizofrenia, la pratica. Sicuramente il genio c'è ma è sprecato.
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rmarci 05
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martedì 16 luglio 2019
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onirico, inquietante, angoscioso ed introspettivo
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Al suo 2° lungometraggio, Roman Polanski dimostra già il suo straordinario talento realizzando un thriller psicologico che si configura sia come un’infernale discesa nel baratro della follia da parte di una mente irreversibilmente disturbata, sia come un viaggio compiuto dalla protagonista che la condurrà alla scoperta di sé stessa, della sua personalità indomita ed incontrollabile, la cui incapacità a relazionarsi e di avere rapporti con il sesso opposto è l’origine di una dilaniante malattia mentale (fino ad allora repressa) che sfocia in un epilogo dalle conseguenze tragiche. Lo straziante senso di malessere è perfettamente riassunto nello sguardo vuoto ed allucinato della bravissima Catherine Deneuve.
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Al suo 2° lungometraggio, Roman Polanski dimostra già il suo straordinario talento realizzando un thriller psicologico che si configura sia come un’infernale discesa nel baratro della follia da parte di una mente irreversibilmente disturbata, sia come un viaggio compiuto dalla protagonista che la condurrà alla scoperta di sé stessa, della sua personalità indomita ed incontrollabile, la cui incapacità a relazionarsi e di avere rapporti con il sesso opposto è l’origine di una dilaniante malattia mentale (fino ad allora repressa) che sfocia in un epilogo dalle conseguenze tragiche. Lo straziante senso di malessere è perfettamente riassunto nello sguardo vuoto ed allucinato della bravissima Catherine Deneuve. Nonostante i pochissimi dialoghi, il regista, grazie soprattutto ad una infallibile dose di suspense e ad una cifra stilistica di indiscutibile efficacia, riesce a far acquisire alle immagini una potenza espressiva veramente notevole. Lo stato d’animo della protagonista, infatti, si riflette perfettamente nella messa in scena e nella sinuosa fotografia, che crea delle atmosfere meravigliosamente angoscianti grazie all’accurato utilizzo del bianco e nero. A parte qualche piccola smagliatura dovuta, probabilmente, alla poca esperienza dell’autore, Repulsione è un film quasi perfetto, una parabola ascendente che getta le basi per molte delle opere successive di Polanski, grande esploratore dei meandri più nascosti della mente nonché attento studioso degli istinti più perversi ed imprevedibili della natura umana. In ultima analisi, probabilmente il più grande epigono di Alfred Hithcock.
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venerdì 9 novembre 2018
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per una volta nella mente del mostro
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Quella di Carol Ledoux non può essere una nevrosi, infatti è chiaramente una psicosi. La protagonista perde infatti il contatto con la realtà, come spiegato successivamente nell'articolo. In questa pellicola l'omicida, il folle dunque il "cattivo della storia" non viene colpevolizzato ma visto come vittima a sua volta di altro male.
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onufrio
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giovedì 7 giugno 2018
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angoscia e disagio
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Polanski naviga tra i meandri oscuri della mennte della bella e giovane Carole, donna affascinante quanto misteriosa e complessata, che vive insieme alla sorella e lavora come estetista in un grande centro di bellezza. Il suo disagio ed il proprio squilibrio mentale sino a quel momento tenuto in qualche modo a bada, si scatena dopo la partenza della sorella allontanatasi in vacanza per una decina di giorni con l'amante. In questi giorni, Carol si ritrova faccia a faccia con i propri mostri e le proprie paure con un epilogo angosciante.
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ediesedgwick
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domenica 6 maggio 2018
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capolavoro inconfondibile, magistrale..
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Potrà sembrare che mi stia già sbilanciando parecchio, ma ritengo che quest'opera seconda di Polanski possa vantare per certi versi l'onore del film più bello nella storia del cinema alla pari con "Persona" di Ingmar Bergman dell'anno successivo. Intimità e dis-senso, repressione, claustrofobia e noia, verginità, repulsione (ovvio), igiene nell'accezione più estesa plausibile del termine, difficilissimo da inquadrare, femminilità, introversione, assenza e solitudine, purezza, fissazione, alienazione, insufficienza anche, religione (da intendere come relegazione), interiorità, mente e senso, effetto, brivido depressivo, di incompatibilità, disagio, un bianco e nero letteralmente "passibile", "sensibile" di flettere ogni dettaglio, ogni più piccola inezia e finezza, a un certo punto vede la degenerazione profondamente intuitiva, suggestiva, con raffinatissimi particolari conturbanti da cineteca (la carcassa di un coniglio, il filo del rasoio che commette un'impressione psicofisica e anticipa l'affilatezza paranoica di 'Vestito per uccidere' di De Palma, come l'incubo della scena allucinante delle ragadi, ripresa poi invece ad esempio ne "Il Cigno Nero", ma questa "anabasi" del personaggio, questa discesa spelelologica, al suo interno recondito, è fonte infinite altre ispirazioni quali il contatto viscerale con le pareti, il sentimento di inanimato che sgorga alla mente, ripreso più recentemente nel sottovalutato "mother!" (ancora di Aronofsky).
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Potrà sembrare che mi stia già sbilanciando parecchio, ma ritengo che quest'opera seconda di Polanski possa vantare per certi versi l'onore del film più bello nella storia del cinema alla pari con "Persona" di Ingmar Bergman dell'anno successivo. Intimità e dis-senso, repressione, claustrofobia e noia, verginità, repulsione (ovvio), igiene nell'accezione più estesa plausibile del termine, difficilissimo da inquadrare, femminilità, introversione, assenza e solitudine, purezza, fissazione, alienazione, insufficienza anche, religione (da intendere come relegazione), interiorità, mente e senso, effetto, brivido depressivo, di incompatibilità, disagio, un bianco e nero letteralmente "passibile", "sensibile" di flettere ogni dettaglio, ogni più piccola inezia e finezza, a un certo punto vede la degenerazione profondamente intuitiva, suggestiva, con raffinatissimi particolari conturbanti da cineteca (la carcassa di un coniglio, il filo del rasoio che commette un'impressione psicofisica e anticipa l'affilatezza paranoica di 'Vestito per uccidere' di De Palma, come l'incubo della scena allucinante delle ragadi, ripresa poi invece ad esempio ne "Il Cigno Nero", ma questa "anabasi" del personaggio, questa discesa spelelologica, al suo interno recondito, è fonte infinite altre ispirazioni quali il contatto viscerale con le pareti, il sentimento di inanimato che sgorga alla mente, ripreso più recentemente nel sottovalutato "mother!" (ancora di Aronofsky). Isolamento e affezione, il progressivo inibirsi, senza mai rimarginarsi; la visione piomba nel vuoto incontrollabile della sensibilità ulteriore, come si trattasse di una pelle innata addosso, quella di Carole, di un'intensità irripetibile. Regia deliziosa con l'uso di una frequenza del buio, del respiro, e un commento sonoro dilaniante. Lentezza, poi assillo, luce del gesto o dell'immobilità. E' il film che avrei sempre voluto girare se mai fossi nato un regista, potete immaginarvi come sia stato scoprire che esisteva già così come sarebbe altrimenti impossibile anche solo concepire: sono caduto in adorazione infinita. Polanski mostra una cognizione del rilento intimistico grazie a cui poi divarica un diatrema, lesione d'animo. Capolavoro assoluto nella sua devitalizzazione, nella repulsione che è immotivabile perché connaturata "di dosso", inestinguibile, così l'oppressione sensuale, il senso trafelato a regime di sensi distorti è nel giaciglio stesso, colmo di impressione, rabbuiato in una 'regia', semovenza domestica ai limiti dell'innaturale, del collimare fra Carole è l'interno. Sono le primissime fauci dell'apatia esistenziale. Polanski 101%, a mio dire una pellicola tassativa per tutti gli appassionati del cinema di alta scuola, "d'alto bordo", più nello specifico sarà una rivelazione per i cultori del thriller dalle derive e turbolenze psicologiche estreme che se lo saranno perso sbadatamente (come anche io stesso), a culminare in ordine cronologico con lo sperimentalismo visivo del recente "mother!", che ne assume e mutua e rielabora a vero dire moltissimi tratti, ma 52 anni fa c'era già tutto qui. Caposaldo dello studio della sessualità e del contatto nella loro massima inibizione ed incubo, angustia, la follia psicotica si cela dietro un andamento tanto misterioso quanto riflessivo, flemmatico, scalzato dal brusio della violazione e in auge nell'espressività madreperlacea della giovanissima Deneuve, ciò in cui consta la vera, inesorabile attrazione ed un fascino irriducibile, onirico. Senz'altro il mio film preferito insieme a "Quinto Potere" di Lumet e al bergmaniano "Persona". Anche senza troppe pretese di obiettività... la tensione è superlativa, mai visto niente di così potente e angoscioso, in tralice a partire da premesse talmente modiche da poter dare l'idea di non esserci, di distillarsi, decantarsi il tutto scena per scena campato frescamente nella celluloide, sia negli sguardi (magnifico segmento di apertura con l'ingrandimento degli occhi della protagonista che saettano intorno) sia nei minimi particolari e invenzioni stilistiche. Ogni cosa di questo film influenzerà radicalmente la trattazione cinematografica successiva della psiche e dello stato, umore intraducibile, subconscio, l'individuo, l'Es avvilente, mortficante. Sbalorditivo, un inchino a Polanski e applausi ad libitum, degno di ovazione in un frangente preferenziale (a mio dire). Atmosfera, irrequietezza, "dis-amore". Le inquietudini del novello Polanski prima de "L'inquilino del Terzo Piano" appena sotto ai livelli di questo "Répulsion", in cui dissemina una confutazione psicotica nella bellezza vibrante, fragilità verginale, cosmetica in una sfumatura di significato eccelsa, che eccelle il contorno della trama/narrazione/approssimazione rendendola 'ambientale'. Voto 11/10
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tmpsvita
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venerdì 10 novembre 2017
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un film dal forte impatto visivo e psicologico
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Nel lontano 1965, un giovane Roman Polanski, realizza questo film, un horror/ thriller psicologico, che fa di tutto per non essere dimenticato dal pubblico una volta visto.
Uno dei più complessi, disturbanti, stranianti e originali film che abbia mai visto.
La regia di Polanski è davvero impressionante, in più di un'occasione sono rimasto a bocca aperta di fronte a delle inquadrature semplicemente geniali. Mentre la colonna sonora fornisce al film un accompagnamento ricco di tensione.
Probabilmente non l'ho neanche capito a pieno ma ciò che mi ha trasmesso, attraverso le sue criptiche e oniriche immagini, lo rende per me un ottimo film che per vari aspetti dovrebbe essere mostrato e studiato nelle varie scuole di cinema.
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Nel lontano 1965, un giovane Roman Polanski, realizza questo film, un horror/ thriller psicologico, che fa di tutto per non essere dimenticato dal pubblico una volta visto.
Uno dei più complessi, disturbanti, stranianti e originali film che abbia mai visto.
La regia di Polanski è davvero impressionante, in più di un'occasione sono rimasto a bocca aperta di fronte a delle inquadrature semplicemente geniali. Mentre la colonna sonora fornisce al film un accompagnamento ricco di tensione.
Probabilmente non l'ho neanche capito a pieno ma ciò che mi ha trasmesso, attraverso le sue criptiche e oniriche immagini, lo rende per me un ottimo film che per vari aspetti dovrebbe essere mostrato e studiato nelle varie scuole di cinema.
Un film molto lento, in alcuni momenti anche troppo, che non si basa tanto sulla trama ma più che altro sull'atmosfera unica, un film non per tutti ma solo per gli amanti del genere e del cinema.
VOTO: 8/10
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emanuelemarchetto
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sabato 1 aprile 2017
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discesa verso la dissociazione psichica
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Carol (Catherine Deneuve), giovane manicure belga, vive a Londra con la sorella Hélène. Timida, impacciata e androfoba (ANDROFOBIA: paura del sesso maschile), Carol viene lasciata sola in casa per qualche giorno e il suo equilibrio psichico si incrina sempre di più, fino a sfociare nella violenza e nella paranoia.
DISSOCIAZIONE: " in psicopatologia e in psichiatria si intende un meccanismo di difesa con cui alcuni elementi dei processi psichici rimangono "disconnessi" o separati dal restante sistema psicologico dell'individuo: tale condizione si può ritrovare in molte reazioni psicologiche" (Wikipedia).
Il primo film in lingua inglese di Polański descrive "la lenta discesa di Carol Ledoux verso la dissociazione psichica".
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Carol (Catherine Deneuve), giovane manicure belga, vive a Londra con la sorella Hélène. Timida, impacciata e androfoba (ANDROFOBIA: paura del sesso maschile), Carol viene lasciata sola in casa per qualche giorno e il suo equilibrio psichico si incrina sempre di più, fino a sfociare nella violenza e nella paranoia.
DISSOCIAZIONE: " in psicopatologia e in psichiatria si intende un meccanismo di difesa con cui alcuni elementi dei processi psichici rimangono "disconnessi" o separati dal restante sistema psicologico dell'individuo: tale condizione si può ritrovare in molte reazioni psicologiche" (Wikipedia).
Il primo film in lingua inglese di Polański descrive "la lenta discesa di Carol Ledoux verso la dissociazione psichica". L'immagine dell'occhio iniziale della protagonista, su cui scorrono i titoli di testa, sottolinea fin da subito la soggettività della vicenda: il film ci mostra la realtà deformata attraverso gli occhi di Carol, una realtà che, fin da subito, ci appare repellente. Londra viene vista come una città caotica ed alienante; il lavoro è poco stimolante; i rapporti familiari ridotti al minimo. Tutto questo mondo borghese viene percepito dalla protagonista come opprimente e insensato, e quando rimane a casa da sola l'isolamento mentale si completa.
"Polański impone alla macchina da presa l'obbiettivo deformante della fantasia della protagonista"(Stefano Rulli).
Il regista si serve infatti di ottiche deformanti e di immagini evocative, con un certo gusto espressionista: l'abitazione si adatta allo stato d'animo della protagonista, per poi diventare un rifugio dal mondo esterno. Ma quando i due uomini fanno irruzione forzando la porta, la realtà raggiunge Carol, quasi aggredendola, spezzandole anche quell'ultimo brandello di equilibrio mentale che gli era rimasto. A questa aggressione, la ragazza non può far altro che rispondere con la violenza, commettendo così un'omicidio.
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noia1
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giovedì 18 febbraio 2016
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polanki che deforma la realtà
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Una ragazza, sola nel proprio appartamento, si lascia andare alle proprie nevrosi.
Polanski, sempre e comunque inventivo, anche stavolta ha un modo diverso di rappresentare l’angoscia della quotidianità. Si entra nella vita di questa ragazza, non che fin da subito non si metta in chiaro il fatto che abbia dei problemi, interessante è infatti analizzare tutte le conseguenze che questa mente malata porta con sé.
Non tanto propriamente la trama quanto la telecamera è ciò che fin da subito colpisce, un film espressionista, una realtà alterata attraverso l’occhio che tutto deforma. Non tanto la frenesia quando la dinamicità degli spostamenti, sequenze da capogiro per il semplice fatto che, malgrado succeda semplicemente ciò che succede nella realtà di tutti i giorni, è una realtà ambigua, perché così la vede la povera Carole.
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Una ragazza, sola nel proprio appartamento, si lascia andare alle proprie nevrosi.
Polanski, sempre e comunque inventivo, anche stavolta ha un modo diverso di rappresentare l’angoscia della quotidianità. Si entra nella vita di questa ragazza, non che fin da subito non si metta in chiaro il fatto che abbia dei problemi, interessante è infatti analizzare tutte le conseguenze che questa mente malata porta con sé.
Non tanto propriamente la trama quanto la telecamera è ciò che fin da subito colpisce, un film espressionista, una realtà alterata attraverso l’occhio che tutto deforma. Non tanto la frenesia quando la dinamicità degli spostamenti, sequenze da capogiro per il semplice fatto che, malgrado succeda semplicemente ciò che succede nella realtà di tutti i giorni, è una realtà ambigua, perché così la vede la povera Carole.
Bello (anche se raccapricciante nella sostanza) è come tutto sia elegante. Non è solo una telecamera diversa dalle altre, è anche una telecamera sopra le altre, ciò che è già straordinario poi è reso inquietante da come questa raffinatezza è usata: per straniare, angosciare.
Prima di tutto è la quotidianità, le piccolezze di una bambina forse mai esistita e che cerca di ritrovarsi nel rapporto con la sorella, sembrano quasi inezie le sue piccole nevrosi. Poi, sola, ci si rende conto di quanto in realtà sia malata, succube del mondo circostante. Un personaggio tanto malato quanto insignificante.
Una conclusione da brividi, terrorizza, sembra più però che voglia quasi giocare con il nostro cervello. L’angoscia cresce, la realtà si deforma confondendosi con la mente e infine ci si rende conto che non siamo poi così la sicuro in un ritmo impossibile da frenare, che divora.
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tarantinofan96
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martedì 7 luglio 2015
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l'archetipo del cinema di polanski
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Alla sua seconda prova da regista Polanski realizza il suo primo capolavoro. Un film che è un archetipo del suo cinema, che contiene già i temi principali della sua filmografia: atmosfera claustrofobica e angosciante, delirio e degrado psicologico e tutto ciò che è il rapporto di una mente disturbata con la vita di un intera cittadina o semplicemente con quella di un piccolo condominio, come poteva essere per il Trelkowski de 'L'inquilino del terzo piano' o per Rosemary Woodhouse. [+]
Alla sua seconda prova da regista Polanski realizza il suo primo capolavoro. Un film che è un archetipo del suo cinema, che contiene già i temi principali della sua filmografia: atmosfera claustrofobica e angosciante, delirio e degrado psicologico e tutto ciò che è il rapporto di una mente disturbata con la vita di un intera cittadina o semplicemente con quella di un piccolo condominio, come poteva essere per il Trelkowski de 'L'inquilino del terzo piano' o per Rosemary Woodhouse.
La regia di Polanski è perfetta così come gli effetti visivi e la fotografia. In più ci sono un paio di scene che si avvicinano allo splatter. Non era da tutti osare così all'epoca.
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il befe
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sabato 28 febbraio 2015
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oltre il cinema
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