Adele H., una storia d'amore

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Un film di François Truffaut. Con Isabelle Adjani, Bruce Robinson, François Truffaut, Sylvia Marriott, Roger Martin, Ruben Dorey, Joseph Blatchley, Carl Hathwell, Ivry Gitlis, Cecil de Sausmarez, Raymond Falla, Madame Louise, Jean-Pierre Leursse, Louise Bourdet, Clive Gillingham, Ralph Williams, Thi-Loan Nguyen, Edward J. Jackson, Aurelia Mansion, David Foote, Jacques Fréjabue, Chantal Durpoix, Geoffrey Crook Titolo originale L'histoire d'Adèle H.. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 110 min. - Francia 1975. MYMONETRO Adele H., una storia d'amore * * * 1/2 - valutazione media: 3,82 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Adele H Valutazione 2 stelle su cinque

di piovani84


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giovedì 2 ottobre 2008

Un film tratto dalle lettere di Adele Hugo, scoperte nel 1955, che scriveva di lei al fratello lontano e dalle quali Truffaut ha tratto un film aggiungendo delle variazioni e delle invenzioni personali che non hanno nulla a che a fare con la realtà storica. Adele è la secondogenita di Victor Hugo che intraprende un viaggio transoceanico per ritrovare il tenente Pinson, un soldato inglese che in passato era stato il suo unico amante. I libri di storia ci dicono che Adele era una donna fragile e malata di mente, mentre il film omette questo particolare non irrilevante in quanto Truffaut centralizza le sue immagini nel mostrarci come si può impazzire per amore. Adele aveva vissuto di un amore totale la sua relazione con il tenente Pinson, ma per questi era solo una delle tante belle conquiste che aveva fatto in giro per il mondo. Il film comincia con una sequenza di immagini di ritratti dell’800 con una musica orchestrale triste e lenta. Poi, come ormai siamo abituati a scoprire, una voce narrante spezza l’atmosfera che si crea con le prime immagini, aiutata da un planisfero che mostra il percorso che Adele ha fatto per raggiungere Halifax, un’isola della nuova Scozia, dove ritroverà il bel tenente Pinson. Le informazioni storico-geografiche non sono mai irrilevanti nei film di Truffaut, anche se sono solo mezzi. Un inizio del genere lo ritroviamo in “La mia droga si chiama Julie”. “Le immagini iniziali de L'histoire d'Adèle H. alludono, con rinvio evidente, ad un vecchio film di Hawks, Barbary Coast (La costa dei Barbari, 1935), come al proprio passato. Un battello che scivola nella nebbia di una notte esotica, la scialuppa che sbarca i passeggeri, la gente sul molo, che attende... Individui dai trascorsi incerti che hanno abbandonato domicili più ospitali in cerca di fortuna e di una nuova vita. In mezzo a loro, una donna.” Dopo questo omaggio a Hawks, si vede la bella e giovane Adele scendere da una barca e prendere una carrozza che la porterà in una locanda tra la nebbia e i fari accesi della notte. L’atmosfera è da film da terrore degli anni ’60. Si vede subito che Adele, dal volto angelico e dagli occhi affranti, interpretata da Isabelle Adjani, sta cercando qualcosa o qualcuno. Le notti in locanda sono spesso insonni: fa brutti sogni. Incubi in cui qualcuno annega. Chi vedesse il film per la prima volta fino a questo punto potrebbe solo sospettare che Adele è la figlia di Victor Hugo. Fino ad’ora è una bella ragazza a modo dell’800. Invece non vede l’ora di rincontrare il tenente Pinson del quale è perdutamente innamorata. Gli scrive una lettera che il padrone della locanda gli farà recapitare, ma lui la ignora nonostante lei le abbia scritto di volerlo sposare e di voler stare con lui visto che ormai non li separa più l’oceano. Adele è disperata, ma fa di tutto per non dimostrarlo. Vede il tenente Pinson da tutte le parti. Scambia un altro ufficiale per lui (quando questi si gira appare il volto di Truffaut che mette dunque così la sua firma) e scrive ai genitori che sta bene e che presto si sposerà. Un giorno Pinson va a trovarla in locanda con un’aria arrogante e un atteggiamento di durezza e freddezza che scoraggerebbe anche una madre. Le dice di non amarla, di essere una delle sue tante amanti e di non volerla sposare anche perché non vuole mettersi contro la famiglia Hugo. Adele le prova tutte: dice di avere il consenso dei genitori, di rispettare le sue sbandate, di volerlo amare anche non essendo corrisposta, ma lui va via. “Anche se non mi ami, lasciati amare” Adele soffre e l’unico suo interlocutore al quale confidare il suo dolore è la carta. Né compra moltissima ogni settimana, tanto da fare amicizia con il libraio. Adele ama scrivere, non potrebbe essere altrimenti vista la sua discendenza, ma la sua non è una scrittura creativa, bensì una scrittura terapeutica. E’ una ragazza chiusa nel suo mondo e in questo ricorda molto Muriel (Le due inglesi) dalla quale ha anche ereditato la fragilità fisica che deriva da una debolezza d’animo. Con Muriel condivide la passione per la scrittura soprattutto di lettere, d’amore si intende, dove riportare tutte le sue sensazioni ed emozioni. Lo stesso Truffaut dirà: “Non posso disfarmi della scrittura. In tutti i miei film ci sono personaggi che si mandano lettere, che scrivono diari...E’ una presenza quasi continua, sintomo di una propensione personale, di suggestioni biografiche.” “Muriel scrive lettere che non spedirà (ma lo spettatore nè sa il contenuto), Bertrand non vedrà stampato il suo libro, a conoscerlo però è una donna, l’oggetto del desiderio. Questo può non essere raggiunto, restare continuamente insoddisfatto, o essere perduto.” Ma nel caso di Adele la scrittura non è solo espressione dei sentimenti, ma è anche autoconvinzione. Infatti Adele scrive ai suoi genitori delle lettere bugiarde in cui mente spudoratamente su di lei e sulla sua relazione con il tenenente, pur di convincerli a mandarle altri soldi. Scrive loro che è felice, che presto si sposeranno, ma è un’azione di auto convincimento, in fondo tutto ciò che scrive è tutto ciò che lei vorrebbe che accadesse. Adele si umilia davanti a Pinson: gli dà del denaro, gli mostra la lettera dove i suoi genitori le danno il permesso di sposarlo, contatta un ipnotizzatore per farlo innamorare di lei, gli manda le donne a casa per appagare i suoi bisogni, lo insegue, lo spia mentre va con altre donne. Con una scena Truffaut ha voluto mostrarci l’inizio di una fase che vedrà Adele sempre più distaccarsi dalla realtà, una realtà che lei non accetta a costo di perdere la sua dignità. Pinson non vuole stare con lei e dopo averlo seguito nascostamente scoprendo le sue amanti, Adele lo spia dalla finestra mentre fa l’amore. Il primo piano è poi puntato sui suoi occhi che dovrebbero essere affranti, ma in realtà sono soddisfatti. Con questo straniamento cinematografico Truffaut ha voluto lanciarci qualche informazione sulla piega che stava prendendo Adele, ovvero il distacco totale della realtà, l’immersione in un mondo interamente costruito che lenisce il suo dolore ed in cui Pinson è visto come il principe azzurro. “Albert, sei così bello che meriti tutte le donne che vuoi…” Ad un certo punto Adele si sente male, forse un colpo di freddo o forse un dolore troppo grande. La malattia la costringe a rinchiudersi in casa a scrivere e sognare e a mentire ai loro genitori. Scrive una lettera al padre ed incarica il dottore di imbucarla e questi si accorge che Adele sta scrivendo a V.Hugo e capisce che lei è sua figlia. Fino ad allora nessuno lo sapeva, lei andava sotto falso nome. Le menzogne di Adele continuano fino ad arrivare a quella più grave: scrive al padre che si è sposata e che è felice con Albert così il padre fa pubblicare la notizia sul giornale. Qualche settimana dopo Albert Pinson dovrà smentire il tutto ai suoi superiori e decide di scrivere a V. Hugo negando di essere sposato con la figlia, né di averne alcuna intenzione. Adele continua tormentata la sua vita ad Halifax, tra un incubo e l’altro, che adesso sappiamo rinviarsi alla morte per annegamento della sorella maggiore Leopoldine, e tra un sogno ad occhi aperti ed un altro, in cui lei è felice con Albert. Adesso lo strazio è anche maggiore viste le sue condizioni di salute, la delusione del padre che si è accorto delle sue menzogne, la lontananza da casa che comincia a farsi sentire e l’assenza totale di persone fidate alle quali affidarsi. Adele non aveva mai conosciuto l’amore prima di innamorarsi di Albert. Forse qualcuno avrebbe dovuto spiegarle che in amore le cose non sono così semplici come può pensare un’adolescente. Adele crede nell’amore totalizzante, duraturo, unico. Scrive di non poter mai dare il suo corpo senza la sua anima e viceversa, pensa che il primo amore sia quello definitivo e che solo il matrimonio sia il giusto riconoscimento dei sentimenti. Lei per lui lascia tutto e intraprende da sola un lungo viaggio che non risolverà i suoi problemi, ma li aggraverà. Il rapporto con la sorella è un mistero che Truffaut non vuole risolvere per inserire un po’ di fascinazione in un contesto un po’ insipido e uniforme come quello della storia di Adele. La odia? La ama troppo da avere gli incubi sulla sua morte dopo tanti anni? O forse anche lei avrebbe voluto morire per risparmiarsi i tanti dolori patiti? Forse era gelosa di lei, invidiosa delle attenzioni che il padre avesse per sua sorella? Anche il rapporto con il resto della famiglia non è approfondito. Dalle lettere traspare un padre affettuoso, preoccupato per la figlia, disposto a fare qualunque cosa purchè lei sia felice ad Halifax o perché torni a casa una volta per tutte. Anche la madre, lasciata un po’ ai margini della storia, appare come una donna talmente disperata per le sorti della figlia tanto da ammalarsi e poi morire. Ma Adele, pur confidando molto sulla sua famiglia, non vuole mai fare il nome del padre, agisce sotto falso nome e ripete in continuazione a se stessa di essere figlia di un padre sconosciuto. C’è qualcosa che non va tra di loro, non si tratta di mancanza di affetto, ma probabilmente qualcosa legato all’infanzia, in fondo Victor Hugo è un uomo celebre e con tanti problemi legati a la sua celebrità, non ultimo l’esilio, ed essere sua figlia non è facile in quanto la pressione e l’attenzione che ci sono su di lei possono anche essere troppo per una ragazza ingenua come Adele. Per questo, forse, si butta ad occhi chiusi su di una storia d’evasione che la porta a trasgredire le regole di famiglia, infatti Adele avrebbe dovuto avere un matrimonio combinato che solo grazie alla sua caparbietà ed al suo amore per Albert è riuscita ad evitare, ma da questa evasione Adele non ne esce vincitrice. Sono due gli episodi che Truffaut ha voluto inserire nella pellicola per drammatizzare la storia di Adele e il suo rapporto col padre. Il primo vede Adele rifiutare un libro che il suo amico libraio le voleva regalare per farle capire che era consapevole di chi fosse lei. Il il libro era “Les miserables” di V.Hugo. Nel secondo episodio vediamo Adele promettere del denaro all’ipnotizzatore al quale comunica di essere ricca e potente in quanto la figlia di V.Hugo, ma non lo fa a parole, bensì scrivendolo con le dita su di un vetro appannato. Lei è figlia di un padre sconosciuto, il nome del padre non vuole nominarlo. Adele non si sente la figlia di V.Hugo, non vuole che la gente la riconosca come una semplice figlia. Vuole essere rispettata e amata come qualunque altra donna. Essere la figlia di un celebre scrittore non vuol dire automaticamente essere felici e Adele ne è la prova vivente; lei vuole bene al padre, ma il suo amore per Albert è più importante di tutto, anche della sua stessa vita. Lei, che con il cognome che porta potrebbe avere tutti gli uomini che vuole, non vuole quel cognome e non vuole tutti gli uomini, ne vuole solo uno che non accetta di non avere. Sa benissimo che Albert Pinson è una persona squallida e senza cuore e lo dice anche al padre della nuova fidanzata di lui affinchè protegga la figlia da quest’uomo e soprattutto lo lasci libero. Adele sempre più disperata lascia anche la locanda, dove era stata accolta con affetto e senza più un briciolo di denaro va a dormire in una pensione per poveri. Non è più bella e vivace come prima; sta perdendo tutte le sue forze. L’amore che prima era la sua energia adesso è il suo sforzo. La notizia della morte della madre pubblicata sul giornale la fa crollare a terra. Si prenderà cura di lei una signora di colore che le darà da mangiare, un letto e scriverà al padre dicendole che la rimanderà a casa. Adele ormai non è più se stessa; in realtà anche prima non lo è stata sempre: si era creata un mondo sognato per sfuggire a un dolore troppo forte, talmente forte da infrangere spesso il sogno e riportarla alla sofferenza reale, ma ora si è sfibrato anche l’ultima corda che legava Adele al mondo vero. A segnarne l’ufficialità è una scena che Truffaut, insieme alla sua fedelissima sceneggiatrice Suzanne Schiffmann, ha studiato per renderla il più straziante, ma nello stesso tempo romantica possibile. Albert incrocia per strada Adele, la segue (ribaltamento dei ruoli): una carrellata segue il passo di Adele in posizione prima diagonale, poi frontale, ma mai in soggettiva su Albert. Lei non si ferma, non lo vede, lui continua a seguirla, poi la chiama per nome e a voce alta, ma lei non si accorge di nulla. Ha lo sguardo perso, dietro degli occhiali che prima non portava, la musica non invade lo spazio sonoro lasciando dei silenzi che riproducono il vuoto dentro di Adele, il suo delirio ha preso il sopravvento, neanche la voce della persona che ha amato al punto di uccidere la sua stessa anima sembra risvegliare in lei delle reazioni. Ha smesso di lottare, Adele non c’è più. Tornerà dal padre il quale la farà rinchiudere in una casa di riposo, mentre lui morirà tornato a Parigi dopo l’esilio morirà nel 1885. Al suo funerale accorsero tre milioni di persone, mentre la povera Adele morirà sola in una casa di riposo nel 1915. Il film si conclude con l’immagine della Adele giovane e bella, su di una scogliera osservando il mare che la divideva dal Albert. La giovane piena di speranze e d’amore scrisse in una lettera in cui diceva che avrebbe attraversato quel mare per lui. L’ultima immagine è un primo piano in bianco e nero ai suoi occhi innamorati uniti ad’una colonna sonora che adesso si fa più gloriosa e pacata. Questo, come abbiamo visto, non è l’unico primo piano che Truffaut ci regala di Adele, altre volte nel corso dei film ci aveva mostrato i suoi occhi come prova del suo amore. Forse non sarà uno dei film più riusciti di Truffaut, in quanto mancano diversi elementi caratterizzanti del suo cinema, come le scene fisiche, dialoghi originali, quel pizzico di ironia sul mondo e dei personaggi non protagonisti intensi che facciano da contorno alla storia, ma certamente chiude un cerchio in quanto Adele era l’unico personaggio femminile che mancava al suo cinema: “Isabelle Adjani è una Adele H. stupenda, apparizione inquietante al pari di tutte le donne di Truffaut. Ha gli stessi occhi penetranti e malati di Muriel, l'ostinazione dura e senza incrinature della sposa in nero, la sensualità profonda e mutevole di Julie-Marion. Se il film affascina e costringe ad’una rapita adesione, il merito è anche del potere emotivo che emana dalla sua interpretazione” . Stiamo parlando di un personaggio totalizzante che ruba la scena a tutti gli altri personaggi del film compreso il padre che non viene mai mostrato da Truffaut. Il dramma della solitudine non deve far pensare ad un programmato effetto di pietà da parte di Truffaut il quale badava sempre bene a che i suoi film non fossero mai volutamente compassionevoli (“Una volta finiti mi accorgo che i miei film sono sempre più tristi di quanto non avessi voluto.” ), ma malgrado la tragedia e la violenza psicologica presenti nel film, si tratta di un film romantico sull’amore e la sua ultima sfaccettatura: l’amore che diventa follia, delirio incurabile per mezzo della scienza, tema ripreso da “ Il ragazzo selvaggio”. Truffaut lascia i tempi morti e non riempie i momenti di silenzio per dare quella sensazione di vuoto e solitudine attorno ad Adele. La sua morte è più triste della sua stessa vita: il padre, uomo conosciuto e rispettato in tutto il mondo, ha avuto una vita difficile, ma piena di soddisfazioni ed Adele sapeva benissimo che il suo cognome non l’avrebbe di certo aiutata a vivere la vita che lei voleva. Truffaut compara le due morti come se fossero due vite: quella del padre Victor onorata con un funerale grandioso e quella di Adele, la cui tomba viene messa accanto al padre e ripresa da Truffaut come metafora del loro legame tanto forte quanto divergente. Dal punto di vista estetico Adele H. appare colorato come fosse un ritratto, con una scenografia pittoresca e un montaggio che tratta le immagini in modo freddo e distaccato. Si è detto di questo film che l’assenza di elementi biografici del regista ha prodotto un testo poco appassionato e intimista, che non tratta la storia né con ironia né con trasporto, in realtà pensiamo che questa sia stata una scelta ponderata, in quanto il regista parigino aveva pensato ad un film la storia alla finzione, l’amore alla solitudine, il coraggio alla morte. Impazzire d’amore si può, questo Adele e Truffaut ci insegnano.

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anita venerdì 25 febbraio 2011
impazzire d'amore
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0%

Mi sembra che adele sia impazzita d'innamoramento non corrisposto, d'illusione,l'amore si realizza nella reciprocita'... Ho visto il film vent'anni fa'e pensai si potesse impazzire d'amore,oggi no...,e semmai si soffre con dignita'.

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