Serpenti |
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Un film di Roberto De Paolis.
Con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino.
continua»
Drammatico,
durata 88 min.
- Italia 2026.
- Europictures
uscita giovedì 10 settembre 2026.
MYMONETRO
Serpenti
valutazione media:
3,46
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Delitto senza castigo?
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| domenica 20 settembre 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Un piccolo film che cita l’aggettivo di un noto scrittore di Praga. Assurdo? Acqua, andiamo con qualcosa di più aulico: tocca le vene di ciascuno di noi. Un delitto confessato ma rimasto impunito. Questo fa Leonardo Lidi in Serpenti. Il suo protagonista, Paolo Marra, si costituisce dopo aver ucciso, per ragioni poco chiare, sua moglie. Solo che nessuno lì dentro sembra credergli o almeno prenderlo sul serio. Ma col cadavere fumante, direte voi? Ebbene sì, peccato però che Paolo voglia espiare il senso di colpa, cerchi un castigo, mentre il delitto, ahimè, non porta che scetticismo. L’apertura è la frase di Ennio Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Caustico Serpenti, ma non velenoso, ci racconta un’Italia empia di burocrazia, che dà più cura alla forma che alla sostanza, che gira attorno a sciocchezze e irrilevanze elevate a questione di principio. Ne sono esempio le figure che Paolo incontra in commissariato, specchio di un inferno distorto: il poliziotto, interpretato da Borghi, che “finché non si acclara l’esistenza del cadavere, non esiste colpa”; l’avvocato dal volto di Pietro Castellitto, pronto a confutare l’accusa del suo imputato ribaltandone la colpa sulla moglie e annichilendo il suo senso di colpa; e infine la cartomante (Valeria Golino), capace di instillare nel protagonista un remoto sopruso represso, deviando sempre la sua attenzione verso altri scopi. L’impianto è teatrale, ma statico solo in apparenza: il regista ha un controllo pieno e preciso di ciò che la macchina da presa può fare, decorando il minimalismo dominante con momenti di composta, elegante e azzeccata deviazione. Il punto di forza sta comunque nei dialoghi, potenti e asciutti, spesso paradossali, come esemplificato dal poliziotto interpretato da Borghi. Nessuno crede all’uxoricida e in fondo, cui prodest? L’importante è parlare di leggerezza anche se si parla di assassinio. Il finale lavora proprio su questa sospensione grottesca: non scioglie davvero il paradosso, lo lascia sedimentare. La colpa non trova un tribunale, la confessione non produce verità, la giustizia resta impigliata in una rete di esitazioni, formalismi e rimozioni. È come se il film suggerisse che l’assurdo più feroce non sia l’omicidio, ma l’incapacità collettiva di riconoscerlo fino in fondo. Paolo cerca una pena che gli restituisca un’identità morale; intorno a lui, però, il mondo preferisce neutralizzare tutto, trasformando persino il sangue in un equivoco amministrativo. In questo senso il finale non chiude: inchioda lo spettatore davanti a una società che non sa più distinguere tra colpa, responsabilità e convenienza. Amaramente assurdo.
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Uscita nelle sale
giovedì 10 settembre 2026 Distribuzione Il film è oggi distribuito in 99 sale cinematografiche: |
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