Questo primo lavoro di Andrew Patterson ha l’apparenza di un saggio cinematografico con il quale l’autore si propone di dimostrare le sue capacità di regista, ed in questo caso anche di cosceneggiatore, nel riprodurre, con un basso budget, l’atmosfera di uno dei serial televisivi di fantascienza più famosi degli anni ’50 “Ai confini della realta”. In effetti, con qualche auto d’epoca, circa una ventina e quasi tutte ferme in un parcheggio, qualche capo di vestiario vintage che abbondano nei magazzini dei costumisti ed il filtro ocra applicato alla cinepresa o meglio alle immagini in sede di montaggio, il risultato si può dire raggiunto almeno dal punto di vista scenografico.
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Questo primo lavoro di Andrew Patterson ha l’apparenza di un saggio cinematografico con il quale l’autore si propone di dimostrare le sue capacità di regista, ed in questo caso anche di cosceneggiatore, nel riprodurre, con un basso budget, l’atmosfera di uno dei serial televisivi di fantascienza più famosi degli anni ’50 “Ai confini della realta”. In effetti, con qualche auto d’epoca, circa una ventina e quasi tutte ferme in un parcheggio, qualche capo di vestiario vintage che abbondano nei magazzini dei costumisti ed il filtro ocra applicato alla cinepresa o meglio alle immagini in sede di montaggio, il risultato si può dire raggiunto almeno dal punto di vista scenografico. Il saggio è riuscito formalmente, ma il film è bocciato. Fare cinema è un’altra cosa, significa catturare l’attenzione dello spettatore, appassionarlo, emozionarlo, coinvolgerlo in una storia in modo che empatizzi almeno con uno dei personaggi ed a un livello più alto spingerlo alla riflessione. In The vast of night non c’è nulla di tutto questo.
Uno dei due protagonisti, entrambi promettenti giovani attori, Sierra McCormick, suscita addirittura antipatia per il suo quasi monologo iniziale, un chiacchiericcio petulante ed ininterrotto che risulta un insulso, disturbante prologo all’azione. Il problema è che poi l’azione non c’è e i dialoghi si susseguono ai dialoghi senza sosta fino alla fine. Che sia anche questa una prova attoriale?
Inutile dire che il finale è di una banalità a dir poco imbarazzante e fa rimpiangere quella vecchia serie TV americana andata qualche anno dopo in onda anche in Italia e che rappresenta per gli amanti del genere fantascientifico un caposaldo dell’epoca ed un ricordo nostalgico insieme ad “A come Andromeda” col compianto Vannucchi.
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