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rongiu
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mercoledì 29 giugno 2011
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meritiamo tutto questo?
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Italienische Politik: Dreigroschenoper / Politica italiana: opera da tre soldi
A tutti quei signori che girano nelle auto blu e non, onnipresenti alle prime di teatro e cinema/ alle inaugurazioni importanti/ che salutano il tricolore e sanno leggere discorsi solenni nei luoghi più svariati/ vicini, nelle chiese, ai familiari delle vittime illustri e non della criminalità organizzata/ che giurano fedeltà alla Repubblica davanti al Capo dello Stato e non/ che amano apparire. Insomma, ai grandi e meno grandi del nostro Stato, che hanno momentaneamente smarrito il senso del loro impegno, solo a queste persone io dedico il presente lavoro.
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Italienische Politik: Dreigroschenoper / Politica italiana: opera da tre soldi
A tutti quei signori che girano nelle auto blu e non, onnipresenti alle prime di teatro e cinema/ alle inaugurazioni importanti/ che salutano il tricolore e sanno leggere discorsi solenni nei luoghi più svariati/ vicini, nelle chiese, ai familiari delle vittime illustri e non della criminalità organizzata/ che giurano fedeltà alla Repubblica davanti al Capo dello Stato e non/ che amano apparire. Insomma, ai grandi e meno grandi del nostro Stato, che hanno momentaneamente smarrito il senso del loro impegno, solo a queste persone io dedico il presente lavoro.
Das Theater der Politik / Il Teatro della Politica
Un teatrino. Questa è la nostra Nazione. Un teatrino dove, alcuni burattinai molto ma molto famelici, muovono sapientemente fili e marionette. “Politica” è il titolo del copione che i burattini recitano sapientemente, rispettando metrica, prosodia e livelli gerarchici. Non è dato sapere chi è l’Autore Primo dello scritto; mi par di capire trattasi di un’opera a più mani; silentemente collaborativa, si avvale infatti di aiuti-estensóri sparsi un po’ dovunque; l’intero territorio nazionale è così coperto. A giudicare dai plàusi nazionali ed esteri, è una mal riuscita opera e, per giunta, da tre soldi.
Politische Analyse / Una vera analisi politica. Le camarille.
Ho il dovere ed il piacere, di presentarvi un grande palermitano. E’ stato un giurista, uno storico ed un teorico della politica. Presso l’Università di Torino fu professore di Diritto Costituzionale. Il periodo che va dal 1924 al 1933 lo vide impegnato come docente di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Roma; deputato al Parlamento (1909-1919) e successivamente senatore. Fondatore della Politica come Scienza il suo nome è GAETANO MOSCA (Palermo 1858 – Roma 1941). Leggete cosa scrive in “Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare” trattasi di riflessioni sui criteri elettorali, cioè di quello che deve essere il mezzo di partecipazione del cittadino al potere e che invece, spiega il prof. Mosca, si trasforma nello scontro riguardante “un nuvolo dicamarille \ una camarilla è un gruppo di persone che hanno influenza su esponenti politici e che la usano per scopi di vantaggio personale /e combriccole illegali ma potentissime, una forza occulta ma letale che toglie ogni vigore e porta alla scomposizione dell’unità e della compattezza dello Stato”. La figura del deputato, dopo questa spietata ed attenta analisi, viene sminuita come persona degna ed investita solo di compiti non istituzionali. Infatti, invece di rappresentare la nazione, diventa nel miglior dei casi “il mandatario di un gruppo di persone influenti” e nel peggiore dei casi “lo strumento di un pugno di intriganti coalizzati”. Nei governi predomina la più decisa e schiacciante mediocrità, tanto degli intelletti come dei caratteri”.
Invito alla lettura. Interessante, ai nostri fini, anche il discorso tenuto da Craxi alla Camera dei Deputati. E’ il 3 luglio 1992. Cosa è cambiato dopo più di 70/20 anni? Perché è stata data la possibilità alle camarilledi moltiplicarsi. La criminalità organizzata di chi è figlia? Si nasce o si diventa criminali? Una mamma vuole che il suo figlio diventi criminale? Cosa fare per preverire tutto ciò?
An die Politik. Lernen aus dem Theater / Alla Politica. Imparare dal Teatro.
La vera “Opera da tre soldi.”
Brecht/Strehler/Ronfani ovvero Autore\Regista\Critico. Questi tre personaggi non ci sono più, ciò che segue è un omaggio piccolo e scapigliatiello al loro lavoro; l’ho estratto da - Io, Strehler, Conversazioni con Ugo Ronfani”, Milano, Casa Editrice Rusconi, 1986
E’ noto l’Amore di Strehler per Brecht. Strehler e Ronfani discutono su Brecht e su L’Opera da tre soldi.
Strehler: Condivido lidea di Copeau… nota: \Jacques Copeau (Parigi, 4 febbraio 1879 – Beaune, 20 ottobre 1949) è stato un attore, regista teatrale, drammaturgo e critico francese./ “…quell'amore che le cose ci dimostrano quando operiamo in armonia con lo Spirito, bisognerebbe riuscire a farne la carne della nostra opera.”( Jacques Copeau) … di un teatro che sia impegno assoluto dono di sé agli altri e, anche quando esprime il comico, sia severo, esclusivo nella ricerca dell’ordine, dell’onestà, della verità. Unità tra parola scritta e sua rappresentazione, unità tra autori, attori, scenografi, musicisti, fino all’ultimo macchinista di palcoscenico.
Ronfani: Anche negli anni del più fervido engagement ideologico, il vostro spirito missionario – fare teatro per il popolo, pensare prima di tutto agli esclusi dalla “festa teatrale” – non ha mai assunto i toni del pedantismo didattico, o dell’arroganza politica. Credo proprio di poter osservare che, con tutti i suoi alti e bassi, la disciplina di gruppo, chiamiamola così del Piccolo Teatro ha sempre poggiato su due pilastri: uno spirito libertario nei rapporti associativi, un’attenzione ai valori umanistici nella scelta dei contenuti dell’azione teatrale.
Strehler: Che cosa mi ha insegnato Brecht? Mi ha insegnato semplicemente, a fare meglio di quanto non l’avessi fatto prima un “teatro umano”. Un teatro che, divertendo, aiutasse gli uomini ad essere migliori. Mi ha insegnato la dignità di lavorare nella società e per la società, dentro la storia e i problemi del mio tempo. Tutto questo, tu dirai, me lo avevano già insegnato Copeau e Jouvet. nota \ Jules Eugène Louis Uouvet (Crozon, 24 dicembre 1887 – Parigi, 16 agosto 1951) è stato un attore francese, una delle figure più importanti del cinema e del teatro francese./ E’ vero, ma in una dimensione che era ancora quella, circoscritta, del mondo del teatro. Mentre con Brecht la dimensione era quella del “teatro del mondo”.
Ronfani: Che ricordi hai delle prove – spossanti, secondo quanto mi hanno raccontato – e di quella “prima” trionfale, la sera di un freddo febbraio, presente Brecht?
Strehler: furono certamente le prove più impegnative che avessimo mai fatto. Notti insonni, attori e collaboratori sull’orlo del collasso nervoso. La nostra scommessa consistette nel voler dimostrare quanto fosse poetico e umano il teatro di Brecht nel suo impegno per il riscatto sociale, e come la sua posizione ideologica fosse completata, direi travalicata, dalla sincerità e della densità del messaggio poetico e umano. Eravamo convinti che la sua teatralità nascesse non da una dialettica delle idee, forzatamente inefficace sul piano artistico, ma dall’interno di autentiche situazioni drammatiche, dalla più profonda dialettica dei personaggi, colti nella loro umana verità. (stralci dell’intervista)
Die Rechtmäßigkeit von Don Ciotti und dem Wanderkino / La legalità per don Ciotti ed Il cinema itinerante.
Don Ciotti: Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. E’ un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune. Sono parole di un documento del 1991 della Chiesa Italiana. Legalità non sono quindi solo i magistrati e le forze di polizia, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi. La legalità è responsabilità, anzi, corresponsabilità. Legalità sono l’olio, il vino, la pasta e speriamo presto le mozzarelle che produciamo con cooperative di lavoro, nelle terre confiscate alle mafie. 3500 giovani, sono arrivati dall’Italia e dall’estero, durante le vacanze estive, per dare volontariamente una mano, per formarsi, per approfondire. Legalità è l’attenzione ai familiari delle vittime innocenti delle mafie e ai testimoni di giustizia. Sabato eravamo a Terrasini in provincia di Palermo con 400 familiari, persone che hanno avuto la forza di trasformare il dolore in impegno e chiedono tre cose: giustizia, verità, dignità. Con loro è nata nel 1995 “La giornata della memoria e dell’impegno”. Legalità sono quei percorsi che “LIBERA” anima in oltre 4500 scuole; quei protocolli firmati con circa il 70% delle Università; e poi i progetti con alcune Istituzioni e il Ministero; il concorso “Regoliamoci”; la collaborazione con la “Nave della legalità”; Si! La legalità teme la Scuola più della Giustizia, l’Istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa. Diceva il grande Nino Caponnetto – Allora parliamoci chiaro, non può esserci legalità senza uguaglianza; non possiamo lottare contro le mafie senza politiche sociali; diritto al posto di lavoro. Lavoro, lavoro, senza opportunità per le persone più deboli, per i migranti, per i poveri, le fasce deboli. Legalità sono i gruppi e le associazioni, le persone che si spendono ogni giorno per tutto questo. Legalità è la nostra Costituzione, il più formidabile dei testi antimafia, le mafie e ciò che le alimenta: le ingiustizie, i vuoti istituzionali, l’illegalità, la corruzione, gli abusi di potere, si sconfiggono solo costruendo una società più giusta. Legalità è speranza, e la speranza si chiama Noi. La speranza è avere tutti più coraggio, adesso, il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati, quello di rispondere alla propria coscienza. Forza, dobbiamo darci una mossa un po’ tutti.
Elisabetta Antognoni. Co-regista con Nello Ferreri e Walter Romeo di “Libero cinema in libera terra”.
“Libero cinema in libera terra è l’unico progetto che facciamo in Italia. Cinemovel nasce nel Continente Africano per portare il cinema nei villaggi; nei luoghi dove il cinema non c’è più e non c’è mai stato. Creare attorno al cinema e alla visione collettiva partecipata, una piazza universale di confronto, di dialogo, di discussione per mettere a confronto la campagna con la città; i paesi con altri paesi; le culture con altre culture. Continuando a fare quello che il cinema fa da quando è nato: raccontare storie. Dopo il Mozambico, Marocco, Etiopia, quest’anno abbiamo lavorato in Senegal con un progetto pilota per il sostegno all’educazione femminile “dalla parte delle bambine”. Nasce per parlare di diritti dell’infanzia.
Così come di legalità e diritti parlerà la carovana di “Libero cinema in libera terra” di quest’anno. Le storie che porteremo a luglio, sono storie che parlano di diritti universali, pace, legalità. Diritti che sono un bene fondamentale e indivisibile di tutta l’Umanità. E’ possibile scaricare il calendario sul sito cinemovel.tv
Conclusioni
Il Popolo Italiano merita tutto questo? Certamente no. I vostri 110 e lode e tutti i titoli accademici che avete, rivalutateli. La cultura può ristabilire l’orientamento e recuperare il senso del proprio impegno diventa più facile. Tutti possiamo smarrirlo, a me è capitato e parecchie volte.
Um den Geist zu erfrischen / Per rinfrancar lo spirito
L’unica, sostanziale differenza, è questa; non viaggio in auto blu e nemmeno in motorino, quindi i danni che derivano dalla momentanea perdita di coscienza sono irrilevanti. Se poi pensate in cuor vostro di non riuscirci… Passate la mano. Lasciatelo il Seggio. E… chi si è visto si è visto. Nemmeno questo riuscite a fare? Ma che ci sta in questo Parlamento, ‘o zucchero? Meno male che il Principe de Curtis con la sua saggezza è venuto, come suo solito, in mio soccorso. Mi ha suggerito di dirvi… No… Voi pensate che… così... E vva bbuò, ma vi assumete Voi la responsabilità del caso.
Invito alla lettura: ‘A livella.
Good Click!
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angelo umana
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venerdì 24 giugno 2011
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l'arte del cinema: sintesi tra etica e estetica
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Grazie a myMovies per questo documentario. Una voce lo definisce "prove per un film": l'ho trovato un inno alla bellezza, all'etica di tanti film che hanno parlato di mafie e malaffare. Fortapasc, Biutiful Cauntri, 100 Passi, Gomorra, Fine pena mai, Terra madre, Placido Rizzotto. Ha la forza delle testimonianze, del documentare. Una piccola carovana che percorre l'Italia per mostrare questi film e far discutere gli spettatori nelle piazze o, come dice Marco Risi, per portare il cinema dove non c'è più (fa pensare a Splendor, il cinema di paese con Mastrojanni e Troisi) e mostrare film che parlano di cose che gli spettatori conoscono, perché accadute nel loro territorio.
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Grazie a myMovies per questo documentario. Una voce lo definisce "prove per un film": l'ho trovato un inno alla bellezza, all'etica di tanti film che hanno parlato di mafie e malaffare. Fortapasc, Biutiful Cauntri, 100 Passi, Gomorra, Fine pena mai, Terra madre, Placido Rizzotto. Ha la forza delle testimonianze, del documentare. Una piccola carovana che percorre l'Italia per mostrare questi film e far discutere gli spettatori nelle piazze o, come dice Marco Risi, per portare il cinema dove non c'è più (fa pensare a Splendor, il cinema di paese con Mastrojanni e Troisi) e mostrare film che parlano di cose che gli spettatori conoscono, perché accadute nel loro territorio.
E' sempre Marco Risi a dire che se ognuno di noi si limitasse a fare normalmente bene il proprio mestiere oggi il Paese non starebbe nelle secche dove sta. Proprio in Fortapasc si parlava dei giornalisti-giornalisti e dei giornalisti-impiegati, esempi dei quali abbiamo a bizzeffe. Ancora Risi: si può morire di assenza di cultura. La mafia, ci viene detto dalle testimonianze dei registi intervistati, ha privato molti cittadini della capacità di condurre una vita reale; un ex carcerato che lavora i campi di Libera, sequestrati alle mafie, è meravigliato a ricevere lo stipendio e esclama "Si può vivere anche così!". A parlare nel documentario sono persone che non fanno solo teoria ma che si sono spese per realizzare condizioni di vita migliore in tanti luoghi avvelenati dalla malavita.
Una spettatrice, nella chat dopo la proiezione, è pessimista: a leggere e informarsi del Mal-Paese cadono le braccia. Ma i beni ora rimessi a frutto da Libera, l'aver realizzato un'altra economia, e la reazione stessa delle mafie (minacce di morte) sono i segni che tutto può cambiare. Saviano nel suo libro "vieni via con me" dice che "raccontare come stanno le cose vuol dire non subirle". Nello stesso libro è riportata nella prefazione una frase di Victor Serge: "Sin dall'infanzia ho avuto il doppio sentimento, quello cioé di vivere in un mondo senza evasione possibile dove non restava che battersi per una evasione impossibile".
La più bella frase che mi resta è di don Ciotti, fondatore di Libera: l'arte come sintesi tra estetica (il bello) ed etica, il bene, la dimensione della giustizia, la ricerca dell'umano, il prendersi cura della gente e dell'ambiente.
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