Perla scaramazza nel repertorio delle pellicole cinematografiche che pecca solo di una minima fama, Kung Pow! Enter the fist è un film americano di Steve Oedekerk, rilasciato nell’anno 2002 dalla casa di produzione 20th Century Fox. Trae la sua linfa vitale dalle proiezioni anni 70’ riguardanti le arti marziali di cultura orientale: da evidenziare l’evidente omaggio al Film “Bruce Lee la tigre indomabile” di Wang Yu, che viene totalmente ripreso in una chiave “apparentemente” parodica. Steve Oedekerk, oltre ad avere il ruolo di cineasta, ha anche scritto la storia ed interpretato come il personaggio principale della storia: “Il Prescelto”, mansione che gli è uscita splendidamente.
Questa commedia esordisce con la presentazione del cattivo chiamato Master Pain (poi vorrà essere chiamato Betty). Questo antagonista sarà sempre cercato dal nostro eroe per vendicarsi della morte della sua famiglia. Il protagonista sarà perseguitato tutta la vita per le sue “doti” sovrumane, solo grazie ad esse infatti riuscirà ad uscire da una mischia di cattivi che viene presentata all’inizio del film. La trama poi verrà sviluppata ma cercherò di rimanere vago per farvi avere la possibilità di perlustrala. Da citare la comparsa di diversi personaggi: il Maestro Tang che tiene una scuola dove il Prescelto si allena e prende riparo, nella quale conoscerà anche l’amata Ling; una donna “aiutante” che ha le sembianze della madre defunta e che lo guiderà verso il giusto cammino; il “segretario” di Betty, che è una mucca samurai con cui il protagonista ha un feroce combattimento alla Matrix.
L’eroe infine riuscirà a sconfiggere Master Pain, in una scena finale semi-apocalittica e forse leggermente utopica, riuscendo a portare la pace in tutto l’Oriente.
Questo film comico-demenziale ha modernizzato i tipici film di Kung Fu del secolo ventesimo, con una comicità fuori dal suo tempo. Dietro all’apparente stupidità e superficialità, c’è una critica alla società contemporanea, incapace di ribellarsi ad ingiustizie e a supremazie. Bisogna trarre imitazione da un eroe che ha avuto il coraggio di ribellarsi al male: nella nostra storia è spontaneo il riferimento a Gesù Cristo. Si riscontrano anche somiglianze: con le “Operette morali” di Giacomo Leopardi: entrambi hanno un’ironia amara e vogliono “smuovere il loro secolo”; ma anche con “1984” di George Orwell, in cui qui il protagonista non riesce a sconfiggere la tirannia ma viene sottomesso ad essa. Se consideriamo il protagonista come un “umile”, quale egli è dato che è nato da una famiglia di agricoltori, è interessante il confronto con i “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, dove i protagonisti, oppressi dai potenti, riescono comunque a salvarsi.
Potrei quindi valutare il film estremamente positivo: è riuscito infatti a strapparmi qualche mera risata. Inoltre, secondo il mio parere, è molto più complicato comporre un film demenziale che uno serio. Nei film seri sono la trama e le musiche a donare al film quella sacralità ed importanza. Anche nei film comici la trama è essenziale, perché è l’elemento che rende vivo il film, ma sono più leggeri e con una comicità che è in evoluzione (appartenente all’ironia del decennio di composizione e, passato quel decennio, perde la sua comicità). I film demenziali sono i più complessi da produrre, perché prevedono un'ironia estremamente superficiale e richiede un maggior livello di conoscenza e competenza per poter rendere goliardicamente burle cose “banali”, come il ridere di un personaggio o un dialogo tra due soggetti. Si potrebbe definire una sorta di banalità profondissima, un’ironia fuori dal tempo, perché non smetterà mai di far ridere, al contrario di altri film comici.
Se questa opera cinematografica venisse presentata a gente poco colta, risulterebbe estremamente noiosa. Per questo occorre un pubblico particolarmente “dotato” per comprendere ed immergersi completamente nella satira di questo film e lasciarsi immergere dalla catartica visione.
I pregiudizi negativi nei confronti di questo film ne hanno represso la notorietà. Tanto da svalutarlo e a fargli vincere lo “Stinker Award 2002” per la commedia più dolorosamente divertente, e la candidatura al “Worst Picture 2002”. Questo curriculum deludente ha spezzato le possibili speranze di volo futuro per l’opera; forse però sono stati proprio questi pregiudizi ad aumentare la demenzialità di questa opera e a far ridere ancor di più. Nonostante tutto, ad oggi, per me rimane un “completo” elegante da indossare in rade occasioni, in periodi estremamente "difformi", in cui rifugiarmi e deridere il mondo da lontano.
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