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hulk1
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lunedì 16 gennaio 2012
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lo hanno voluto lento
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La lentezza della prima mezz'ora non dipende dalla volontà del regista, ma dall'insulso Maurizio Bonuglia, da una posticcia storia d'amore, dalle inutili scene di sesso obbligatorie nei 70. Parole del regista, comprese nella bella edizione in DWD. Infatti al 31 minuto Bonuglia parte per il Guatemala. Dove si trova il confine tra psicosi 'L'ex marito della Farmer ha scritto diversi racconti con soggetto la sindrome di tourette' e la realtà?????? Il diavolo esiste, i cannibali sono intorno a noi, il vicino di casa, l 'amica, il portinaio? Un bel film, elegantemente feroce, avrebbe potuto esserlo maggiormente, ma la censura non volle.
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luciano
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sabato 25 ottobre 2008
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inguardabile
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E' un film semplicemente inguardabile: noioso, patetico nella trama, nei dialoghi, nella sceneggiatura
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giorgio berlusconi
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mercoledì 19 luglio 2006
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uno dei migliori spaghetti thriller degli anni '70
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Un bel film. Una pellicola che sicuramente deve molto a Rosemary's Baby (1968) sia nella storia che nell'aspetto e negli atteggiamenti di Mimsy Farmer, biondina carina e delicata come la Farrow (guardate la terza foto, sembra o no presa dal film di Polansky?!); nello stesso tempo, però, questo Profumo della signora in nero riesce ad essere più accattivante, più inquietante e più gore del suo predecessore ed ispiratore. Francesco Barilli (Pensione Paura, 1978), ex attore visto in Prima della Rivoluzione (1964) di Bertolucci, prende spunto da qualcosa di già visto (e potremmo citare anche A Venezia... un dicembre rosso shocking [1973] di Nicolas Roeg, Repulsion [1965] di Polansky, Operazione Paura [1966] di Bava, La corte notte delle bambole di vetro [1971] di Aldo Lado) e costruisce quello che soltanto superficialmente potrebbe essere definito un semplice giallo all'italiana poiché non ne soddisfa tutti i criteri.
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Un bel film. Una pellicola che sicuramente deve molto a Rosemary's Baby (1968) sia nella storia che nell'aspetto e negli atteggiamenti di Mimsy Farmer, biondina carina e delicata come la Farrow (guardate la terza foto, sembra o no presa dal film di Polansky?!); nello stesso tempo, però, questo Profumo della signora in nero riesce ad essere più accattivante, più inquietante e più gore del suo predecessore ed ispiratore. Francesco Barilli (Pensione Paura, 1978), ex attore visto in Prima della Rivoluzione (1964) di Bertolucci, prende spunto da qualcosa di già visto (e potremmo citare anche A Venezia... un dicembre rosso shocking [1973] di Nicolas Roeg, Repulsion [1965] di Polansky, Operazione Paura [1966] di Bava, La corte notte delle bambole di vetro [1971] di Aldo Lado) e costruisce quello che soltanto superficialmente potrebbe essere definito un semplice giallo all'italiana poiché non ne soddisfa tutti i criteri. Il regista sa mescolare con grande stile il thriller, l'horror più classico (ci sono tocchi gotici), così come, alla fine, lo splatter. Il film è impreziosito dalle musiche di Nicola Piovani (oscar nel 1999 per le musiche de La vita è bella di Benigni) il cui score è davvero ben riuscito, fra l'inquietante ed il nostalgico; certo uno dei migliori fra i gialli degli anni '70. La lenta discesa nel delirio di Silvia spiazza anche lo spettatore che confonde, come la donna, realtà e finzione tanto che alla fine del film tutti i pezzi del puzzle non riescono a comporsi in un disegno preciso e perfetto, cosa che da alcuni è stato visto come un difetto della pellicola, in effetti costellata da alcune incongruenze evidenti. Ma quella che può apparire come una certa vaghezza rende in vero la pellicola più eterea, più inquietante, immersa in un tempo imprecisato; questa atmosfera "sospesa nel tempo" è catalizzata dalle immagini di una Roma desolata ed estiva. La deliziosa Mimsy Farmer, un anno dopo ancora in un ruolo svarioneggiante con Macchie Solari di Crispino, riesce a dare il meglio tramite la sua fisicità leggera ed insicura come al tempo fece Mia Farrow per Polansky, e dimostra di essere un gradino sopra le tante attrici che nei prodotti del '70 comparivano solo per mostrare il seno. Fra i coprotagonisti quello che si fa notare, più che il fidanzato di Silvia (Roberto/Bonuglia), è il Sig. Rossetti (Mario Scaccia), il vicino di casa affabile ed invadente con un'espressione che nasconde qualcosa di malsano; da segnalare la presenza dell'inquietante bambina Daniela Barnes che reciterà in altre produzioni col nome di Lara Wendel (Maladolescenza, 1977; Tenebre, 1983; La casa 3 - Ghosthouse, 1988). In definitiva un horror definibile come un giallo all'italiana più che altro per il periodo in cui è stato prodotto e per il titolo, girato con eleganza (se fosse stato girato in widescreened avrebbe dato il massimo) ed attenzione allo sviluppo dei personaggi. Qualcuno ha voluto vederci anche degli spunti poi ripresi da Argento con Inferno (1980), probabilmente per le atmosfere; di certo la medium che legge nella mente di Silvia il suo passato fa tornare alla memoria, e non poco, Profondo Rosso (1975). Un ottimo film, lento ma non troppo, godibile anche dal mainstream e comunque un must per gli appasionati del thriller anni Settanta targato Italia. Occhio al finale, uno dei migliori e dei più macabri.
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uncino
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lunedì 12 dicembre 2005
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la storia più inquietante mai raccontata
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Silvia Hackermann è una giovane chimica dalla psiche assai fragile. Un episodio cui ha assistito durante l'infanzia - il suicidio di sua madre, che Silvia aveva scoperto a letto con un amante - impedisce alla ragazza di avere una normale vita sentimentale e sessuale. In più, Silvia è ossessionata da una serie di misteriosi segnali che coglie nelle persone con cui viene a contatto e che la convincono di essere al centro di una diabolica congiura...
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