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stefanocapasso
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sabato 16 dicembre 2017
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una lavanderia che lava via i conflitti
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Omar è un giovane di famiglia pakistana, che vive col papà che accudisce visto che è ormai un’alcolista.
Quando lo zio gli offre un lavoro nel suo garage, Omar entra subito nell’ottica capitalista di fare i soldi, e chiede allo zio la gestione di una sua lavanderia. Grazie all’aiuto di Johnny, che viene dalla classe proletaria londinese e col quale inizia una relazione, riesce ad avviare un business che si renderà appetibile agli altri membri della sua famiglia, causando gelosie e invidie dei vecchi amici punk di Johnny.
Stephen Frears in questa commedia drammatica ci pone di fronte ad una continua rappresentazione di opposti. Le questioni sul tavolo sono le dicotomie, borghesia-proletariato, immigrati-locali, omosessualità-etero, dicotomie tipiche del cinema queer, di cui Frears è esponente, e che rappresentano i conflitti tipici degli anni ’80.
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Omar è un giovane di famiglia pakistana, che vive col papà che accudisce visto che è ormai un’alcolista.
Quando lo zio gli offre un lavoro nel suo garage, Omar entra subito nell’ottica capitalista di fare i soldi, e chiede allo zio la gestione di una sua lavanderia. Grazie all’aiuto di Johnny, che viene dalla classe proletaria londinese e col quale inizia una relazione, riesce ad avviare un business che si renderà appetibile agli altri membri della sua famiglia, causando gelosie e invidie dei vecchi amici punk di Johnny.
Stephen Frears in questa commedia drammatica ci pone di fronte ad una continua rappresentazione di opposti. Le questioni sul tavolo sono le dicotomie, borghesia-proletariato, immigrati-locali, omosessualità-etero, dicotomie tipiche del cinema queer, di cui Frears è esponente, e che rappresentano i conflitti tipici degli anni ’80. L’integrazione sembra impossibile, le identità sono solo temporanee e la corsa sfrenata al successo economico alimenta l’egoismo di tutti i protagonisti.
Ma sarà solo passando attraverso i dolori dei conflitti che sarà possibile per ognuno aprire la strada nuove possibilità di vita, lavando via, è il caso di dirlo, le differenze e le asperità più grandi
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no_data
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mercoledì 16 novembre 2016
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scarso
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Sceneggiatura pessima, regia scadente; i personaggi sembrano tutti schizofrenici, in alcune scene si comportano in maniera assurda. Dopo venti minuti ho chiuso e ho cestinato il film.
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nicola1
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lunedì 30 luglio 2012
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bel film
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Al contrario di tutti coloro ce hanno scritto prima di me, lo ritengo un gran bel film che merita la visione. Tenendo conto che: 1) e' un film fatto in economia 2) e' una delle prime prove da regista di Fears 3) attori sconosciuti (Day-Lewis era alle prime armi) il risultato e' piu' che soddisfacente. Trovo obbrobrioso il fatto che venga paragonato a "Arancia meccanica" (!) ridicolo il paragone con opere piu' mature di Fears e ingenuo il fatto che venga considerato un film "datato". Non credo che nella Londra suburbana sia cambiato qualcosa dagli anni 80 ad oggi. Al di là della sua tematica sociale (e di sicuro Fears non puntava su quella) lo ritengo un film intelligente e genuino.
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Al contrario di tutti coloro ce hanno scritto prima di me, lo ritengo un gran bel film che merita la visione. Tenendo conto che: 1) e' un film fatto in economia 2) e' una delle prime prove da regista di Fears 3) attori sconosciuti (Day-Lewis era alle prime armi) il risultato e' piu' che soddisfacente. Trovo obbrobrioso il fatto che venga paragonato a "Arancia meccanica" (!) ridicolo il paragone con opere piu' mature di Fears e ingenuo il fatto che venga considerato un film "datato". Non credo che nella Londra suburbana sia cambiato qualcosa dagli anni 80 ad oggi. Al di là della sua tematica sociale (e di sicuro Fears non puntava su quella) lo ritengo un film intelligente e genuino. Sfido una opera prima italiana che sia originale come questa. Ottimi gli attori, tutti, compresi i caratteristi.
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paride86
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giovedì 26 gennaio 2012
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niente di che
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Un'idea di partenza interessante che però viene sviluppata in maniera superficiale, senza approfondire troppo tutti i temi e i personaggi presenti nella storia.
Probabilmente a metà degli anni '80 fece scalpore, ma adesso è poca cosa.
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francesco2
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venerdì 26 agosto 2011
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piccoli egrandi affari........già allora sporchi
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Una sequenza di "Piccoli affari sporchi"(2002), sempre di Frears, vuole -credo- introdurre alla dimensione dolceamara del film: una musica "sinuosa" che dice e non dice al contempo, delle inquadrature lente e suadenti che non svelano quasi nulla su quanto vedremo. Questo film, girato oltre quindici anni prima, si serve inizialmente di un analogo procedimento stilistico: prima di conoscere i personaggi assistiamo ad una presentazione sorniona(Più di ciò che sarà il film, purtroppo). L'ottimo Roberto Escobar, anziché celebrarlo come farà chi lo consideri una delle opere più significative di Frears, ha scritto che "Non è un film riuscito, ma contiene tre film interessanti". E anche secondo chi scrive il miglior Frears è senza dubbio un altro: forse anche perché disporrà di mezzi più adeguati.
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Una sequenza di "Piccoli affari sporchi"(2002), sempre di Frears, vuole -credo- introdurre alla dimensione dolceamara del film: una musica "sinuosa" che dice e non dice al contempo, delle inquadrature lente e suadenti che non svelano quasi nulla su quanto vedremo. Questo film, girato oltre quindici anni prima, si serve inizialmente di un analogo procedimento stilistico: prima di conoscere i personaggi assistiamo ad una presentazione sorniona(Più di ciò che sarà il film, purtroppo). L'ottimo Roberto Escobar, anziché celebrarlo come farà chi lo consideri una delle opere più significative di Frears, ha scritto che "Non è un film riuscito, ma contiene tre film interessanti". E anche secondo chi scrive il miglior Frears è senza dubbio un altro: forse anche perché disporrà di mezzi più adeguati. L'ironia crudamente tagliente di "Rischiose abitudini"(1991) non si pone cetamente (Certamente?) le stesse tematiche da un punto di vista sociale, ma si compone di una serie di ritratti sferzanti su un gruppetto di delinquentelli, dove non li si giudica ma si pongono in evidenza i raggiri che ne alimentano l'esistenza. E come dimenticare il Frears di "The Queen", così tagliente sui media come così poetico (!)in altri momenti.
Qui l'inizio lascerebbe sperare meglio: una serie di piccolia antieroi(Anche qui), che non si amano totalmente tra di loro(Anche qui), che non sono i cattivacci senza pieàt(Il regista non ha mai
quest'atteggiamento manicheo), ma non sono neanche dei veri poveracci: forse a volte, o spesso, personaggi(?) che cercano di bancare il lunario attraverso espedienti discutibili. Ma quando si scambia una certa rozzezza nel tratteggiare le situazioni per semplicità e provocazione, nel 2011 non mi sento in dovere di valutare questo film molto superiore a quello con la Taautou, che ho citato inizialmente. Anche quando vengano proposte figure più provocatorie, specie a livello femminile, si ha troppo spesso la sensazione di vedere storie sgraziate, che finiscono paradossalmente per commettere gli stessi errori dei personaggi che vorrebbero ritrarre. L'amore gay, se non si sapesse chi è Frears, potrebbe essere scambiato per una trovata che nell'85 faceva scandalo, e quanto all'argomento "Pakistani" la denuncia(?) appare un tantino supwerficiale, non andando oltre film come "East is East", nella migliore delle ipotesi appena simpatici.
Del regista comunque conservo un'immagine (Intra)vista in un anotte degli Oscar: lì, in prima fila, con quell'aria elegante ed al contempo sfrontata. Uno che SE la prende, come scrisse una volta Gianni Canova per altro cinema. Ed anche questo è cinema che se la prende, senza fare retorica abuon mercato sugli "Ultimi" ma facendosi carico delle loro piccole e grandi sofferenze.
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teofrasto
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giovedì 25 agosto 2011
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un'arancia meccanica in salsa pakistana
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Il padre di Omar vorrebbe mandare suo figlio in università, ma questi si perde all'interno di una carriera criminale seguendo la famiglia dello zio. Il film vorrebbe denunciare l'impossibilità di integrazione degli immigrati pakistani, ma il tema non viene indagato sufficientemente. Come non hanno alcuno spessore psicologico i personaggi, tutto è montato su per raccontare una storia che sembra più seguire una sorta di ispirazione surreale. Non è né ironico né impegnato. L'amore omosessuale tra i due protagonisti non viene mai alla scoperta e quindi non rappresenta nemmeno l'occasione per denunciare eventuali discriminazioni che subirebbero.
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Il padre di Omar vorrebbe mandare suo figlio in università, ma questi si perde all'interno di una carriera criminale seguendo la famiglia dello zio. Il film vorrebbe denunciare l'impossibilità di integrazione degli immigrati pakistani, ma il tema non viene indagato sufficientemente. Come non hanno alcuno spessore psicologico i personaggi, tutto è montato su per raccontare una storia che sembra più seguire una sorta di ispirazione surreale. Non è né ironico né impegnato. L'amore omosessuale tra i due protagonisti non viene mai alla scoperta e quindi non rappresenta nemmeno l'occasione per denunciare eventuali discriminazioni che subirebbero. Il rincontro finale tra i due fratelli anziani e il loro dialogo sulla impossibile condizione del Pakistan attuale ("c'è troppa religione nel nostro paese") vorrebbe essere significativo, ma rimane tutto in una superficialità irritante. Mentre in parallelo assistiamo al pestaggio di un pakistano da parte di un gruppo punk con movenze in stile "Arancia meccanica" ma in salsa pakistana. Insopportabile il finale tra i due giovani innamorati che si schizzano l'acqua addosso. Nonostante dal punto di vista registico sia girato molto bene (pieno di citazioni però e per nulla originale), il prodotto rimane decisamente mediocre per la sua incapacità di comunicare alcun interesse.
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[+] l'ironia è presente
(di francesco2)
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priscoma
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lunedì 11 agosto 2008
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"classica" storia di pakis in periferia a londra
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Da qualche parte nei sobborghi di Londra: un giovane pachistano, Omar, si prende cura del padre, ex giornalista e uomo di cultura pachistano caduto in disgrazia e alcolista, in un mini appartamento, dominato dal rumore dei treni. Prima di andare all'università secondo la volontà del padre, Omar comincia a lavorare con lo zio, pachistano di successo in varie attività, molte delle quali poco oneste. Emerge subito la sua volontà di emergere e far soldi. Presto riceve in gestione una vecchia lavanderia dismessa, che rimetterà in ordine con l'aiuto di Johnny, suo vecchio compagno di classe ed ex punk neo-nazista. Il loro rapporto è uno studio psicologico molto fine: Johnny, bianco e inglese, che ha deciso di rigare diritto, è un dipendente del suo vecchio compagno pachistano Omar.
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Da qualche parte nei sobborghi di Londra: un giovane pachistano, Omar, si prende cura del padre, ex giornalista e uomo di cultura pachistano caduto in disgrazia e alcolista, in un mini appartamento, dominato dal rumore dei treni. Prima di andare all'università secondo la volontà del padre, Omar comincia a lavorare con lo zio, pachistano di successo in varie attività, molte delle quali poco oneste. Emerge subito la sua volontà di emergere e far soldi. Presto riceve in gestione una vecchia lavanderia dismessa, che rimetterà in ordine con l'aiuto di Johnny, suo vecchio compagno di classe ed ex punk neo-nazista. Il loro rapporto è uno studio psicologico molto fine: Johnny, bianco e inglese, che ha deciso di rigare diritto, è un dipendente del suo vecchio compagno pachistano Omar. Contro i pachistani ha riversato il suo odio xenofobo in un passato recente che rinnega. Omar e Johnny sono omosessuali e si amano. Riusciranno a rimettere in sesto la lavanderia in modo brillante e a rilevare la gestione di altre lavanderie vicine. Il valore assoluto che sembra emergere dal quadro dell'Inghilterra della Thatcher è il successo ottenuto con i soldi, e non con la cultura. Interessante è il fatto che il valore sia incarnato da una famiglia di pachistani. Anche se lo zio di Omar alla fine del film cerca conforto dal fratello, dopo essere stato abbandonato dalla sua amante inglese, vittima di un sortilegio da parte della moglie.
La scenografia del film è di Hanif Kureishi, l'autore del romanzo The Buddha of Suburbia.
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