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umberto
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giovedì 6 agosto 2026
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la vera essenza di spider-man
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SPIDER-MAN - BRAND NEW DAY
Come avevo scritto al termine di Spider-Man: No Way Home, l'aspetto che più mi aveva colpito all'epoca era il ritorno alla vera essenza di Spider-Man. Per questo guardavo con grande fiducia al nuovo capitolo, convinto che quella fosse la strada giusta da seguire. E devo dire che le aspettative sono state pienamente ripagate.
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SPIDER-MAN - BRAND NEW DAY
Come avevo scritto al termine di Spider-Man: No Way Home, l'aspetto che più mi aveva colpito all'epoca era il ritorno alla vera essenza di Spider-Man. Per questo guardavo con grande fiducia al nuovo capitolo, convinto che quella fosse la strada giusta da seguire. E devo dire che le aspettative sono state pienamente ripagate.
Spider-Man: Brand New Day rappresenta, per me, la vera essenza del personaggio con un ritorno alle ambientazioni urbane con il nostro eroe che dondola da un grattacielo all'altro indossando un costume classico (a parte gli occhi) che non lo rende più la brutta copia di Iron Man. A questo si aggiunge una sceneggiatura solida, costruita con grande equilibrio e senza sbavature, con la regia di Destin Daniel Cretton, dinamica, curata nei minimi dettagli e capace di regalare sequenze spettacolari. Le riprese sono davvero mozzafiato e gli effetti speciali, pur essendo di altissimo livello, non risultano mai invasivi: si integrano perfettamente con la narrazione, rendendo tutto più naturale e credibile.
Ma il vero punto di forza del film è Tom Holland che compie il definitivo salto di qualità, offrendo probabilmente la sua migliore interpretazione di Peter Parker e Spider-Man. Per la prima volta riesce a fondere perfettamente le caratteristiche che hanno reso iconiche le precedenti incarnazioni del personaggio: da un lato il Peter Parker di Tobey Maguire, con la sua goffaggine, la sua timidezza, l'introspezione, la solitudine e i continui dubbi interiori; dall'altro lo Spider-Man di Andrew Garfield, agile, dinamico, ironico e spettacolare nelle scene d'azione. Il risultato è uno Spider-Man che sembra davvero uscito dalle pagine del fumetto.
Ottima anche la scelta del cast. Jon Bernthal, nei panni del Punitore, è semplicemente mastodontico e regala una presenza scenica molto impattante. Devo ricredermi su Zendaya: pur continuando a considerarla distante dall'immagine classica di Mary Jane Watson, in questo film dimostra di essere pienamente a suo agio nel ruolo e offre una prova convincente.
Avevo molti dubbi su Sadie Sink nel ruolo di Jean Grey, perché quest'ultima è un personaggio con caratteristiche fisiche molto diverse da quelle dell'attrice. Eppure, nel contesto della storia e della trama, la scelta si è rivelata assolutamente azzeccata. Il personaggio funziona perfettamente e Sadie Sink offre un'interpretazione convincente, dimostrando che, al di là delle perplessità iniziali, era la scelta giusta. E poi c'è il gran ritorno di Hulk, quello vero!!!
In conclusione, Spider-Man: Brand New Day è un film che considero quasi perfetto. Mi ha sorpreso dall'inizio alla fine e mi ha lasciato davvero a bocca aperta. Pur senza puntare tutto su un singolo grande villain, riesce a costruire una successione di eventi coinvolgente e perfettamente concatenata, anche con gli eventi narrativi che ci stanno portando a Doomsday, mantenendo altissima la tensione narrativa.
Se questo è l'inizio della nuova trilogia, non posso che essere entusiasta. E, soprattutto, non vedo l'ora di vedere i prossimi 2 capitoli.
Voto: 10
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imperior max
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martedì 4 agosto 2026
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meglio dei tre precedenti, ma lontano da raimi.
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SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY.
38esimo film del Marvel Cinematic Universe e il quarto stand alone sull’arrampicamuri interpretato da Tom Holland. Premetto che per me i primi tre film diretti da Jon Watts erano uno più brutto dell’altro, nei cross over non era mai stato tutto sto’ granché e con No Way Home si era toccato veramente il basso in un fanmade con i soldi. Perciò l’unica aspettativa che avevo per Brand New Day era soltanto il cambio di regia con Destin Daniel Cretton che aveva diretto il mediocre Shang Chi. E devo ammettere che almeno lì le cose sembrerebbero essere migliorate…
Sono passati ben quattro anni da quando l’incantesimo del Dottor Strange ha cancellato dalla memoria di tutti il ricordo di Peter Parker, durante i quali ha vissuto il suo anonimato vestendo i panni dell’Uomo Ragno, sgominando orde di criminali, sconfiggendo superesseri del calibro di Scorpion, Lapide, Tarantola, Boomerang e i Ninja della Mano.
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SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY.
38esimo film del Marvel Cinematic Universe e il quarto stand alone sull’arrampicamuri interpretato da Tom Holland. Premetto che per me i primi tre film diretti da Jon Watts erano uno più brutto dell’altro, nei cross over non era mai stato tutto sto’ granché e con No Way Home si era toccato veramente il basso in un fanmade con i soldi. Perciò l’unica aspettativa che avevo per Brand New Day era soltanto il cambio di regia con Destin Daniel Cretton che aveva diretto il mediocre Shang Chi. E devo ammettere che almeno lì le cose sembrerebbero essere migliorate…
Sono passati ben quattro anni da quando l’incantesimo del Dottor Strange ha cancellato dalla memoria di tutti il ricordo di Peter Parker, durante i quali ha vissuto il suo anonimato vestendo i panni dell’Uomo Ragno, sgominando orde di criminali, sconfiggendo superesseri del calibro di Scorpion, Lapide, Tarantola, Boomerang e i Ninja della Mano. Questo gli ha permesso di avere l’approvazione della gente e la completa collaborazione con la polizia e l’ispettrice Jean DeWolff. Di contro però vive in solitudine e vede sui social i suoi amici Ned e MJ entrare all’MIT e ad un passo dalla laurea senza mai però entrarci in contatto in quanto non possono ricordarsi di lui. Le cose cambiano quando Spiderman riesce a fermare un auto carro blindato impazzito che sgomina disastri in città fino a schiantarsi in una prigione del Damage Control, un’organizzazione governativa col compito di contenere i supercriminali, per poi scoprire al suo interno un’entità telepatica misteriosa in grado di passare di persona in persona e possederle fino a parlargli del VMAX e il collegamento con l’organizzazione.
Parallelamente Peter, dopo essersi imbucato ad una festa a casa di Ned e MJ, scopre che lei ha un altro, entra in depressione e scopre di stare cambiando in quanto il suo organismo sta’ sviluppando ormoni ragneschi che lo rendono più forte, più veloce, con ragnatele organiche che gli escono dai polsi e un senso di ragno più sviluppato, ma senza averne il pieno controllo. Le due svolte si intrecceranno più volte fino a coinvolgere svariati personaggi newyorkesi, scoprire l’identità del telepate, le sue vere intenzioni e di come Peter cercherà di superare la sua situazione esistenziale, con o senza i suoi vecchi amici.
Sebbene Cretton avesse fatto un lavoro poco ispirato con Shan Chi, salvo però delle scene d’azione anche buone, in questo film riesce ad avere una marcia in più con una regia molto più quadrata e creativa rispetto a Jon Watts. Innanzitutto i toni sono più maturi, a tratti pure cupi e l’ambientazione urban riesce a mantenersi bella salda. Una fotografia molto più elaborata dove il colorato teen fumettoso viene eliminato lasciando spazio a contrasti più impattanti e leggermente desaturati dove i rossi e blu vengono molto bene e i gialli delle luci metropolitane notturne creano un bel contorno. Spettacolari le scene d’azione, molto leggibili con i giusti rallenty, lodevoli le acrobazie, le coreografie dei combattimenti e le scene panoramiche con i dondolamenti e le scene di inseguimenti in strada. Traendo spunto anche dai videogiochi per Playstation. Non da poco sono le scene introspettive con alcune dal sonoro bello impattante. Un uso ben dosato della cgi e con notevole analogico bello tangibile e amalgamato, come nel costume dell’Uomo Ragno e in alcune scene d’azione.
Ottime le musiche di Michael Giacchino che riarrangia il motivo dello Spiderman dell’MCU in maniera più matura e meno scanzonata. In alcune situazioni si creano delle belle tensioni come nelle possessioni telepatiche in strada, ma anche in alcuni dialoghi. Inutile dire che l’ironia stavolta è ben dosata e non più da siparietti comici a tratti irritanti. Davvero buone le interpretazioni tra i quali spiccano Tom Holland che si dimostra più calato del solito e senza sembrare sopra le righe, ma molto più coi piedi per terra e una Sadie Sink che riesce a donare delle buone espressioni. Nella norma Zendaya e Jacob Batalon, Jon Bernthal che fa’ un Punitore più comico del solito, ma sempre posato, una Florence Pugh da comprimaria, idem per Mark Ruffalo come Bruce Banner.
La storia, per quanto mi riguarda, vive di uno yin e yang che a ripensarci non la rende proprio del tutto riuscita. I punti di forza sono sicuramente i rapporti tra i personaggi, soprattutto tra l’Uomo Ragno e il Punitore in quanto affrontano delle situazioni insieme tra molti contrasti con il primo che è più pacifista e il secondo più armaiolo e reazionario. Hanno entrambi dei trascorsi simili e arrivano ad una conclusione più che degna del loro arco narrativo insieme. Le tematiche come la solitudine, la depressione, il coraggio di voltare pagina e di andare avanti vengono ben trattate nella parte centrale attraverso dei bei dialoghi tra Peter Parker, MJ e il personaggio della Sink. All’inizio i personaggi principali sono tutti ben caratterizzati ed esplorati senza sensazioni di piattezza e anzi addirittura si arriva ad una sequenza dove un po’ tutti hanno avuto quel cuoricino spezzato e che serve appunto come molla per poter finalmente maturare e riplasmarsi la vita. Inutile dire che la nuova condizione di Peter mostra luci ed ombre belle contrastanti.
Ma ahimè comincia lo yang. E’ in tutto per tutto un tassello dell’MCU, stand alone, ma molto collegato. I vari avversari come Scorpion, Hulk e la Mano non sono null’altro che degli ingranaggi per farli combattere o interagire con l’Uomo Ragno, dopo di che vengono liquidati. Idem per Ylenia Belova e l’ispettrice. Peter Parker ha dei gadget e una tecnologia con IA non da poco, ma non si vede mai come fa’ a permettersela in quanto parrebbe disoccupato. Man mano che si va avanti non si capisce perché Peter interagisce con Ned e MJ in maniera significativa solo ora e non prima che quattro anni non sono davvero pochi. La relazione di MJ col nuovo ragazzo è molto sbrigativa e poco trattata. Il resoconto decisivo tra Peter ed MJ viene affievolito dopo poco tempo. Ogni tanto ci sono delle ingenuità di scrittura, come la tecnologia di tracciamento dell’Uomo Ragno aperta al pubblico che non è proprio furba come cosa, il cupo e il marciume degli ambienti urbani non sono proprio ben trattati, ma soprattutto è il personaggio di Sadie Sink ad essere il peggiore. Ha un background definito, dei trascorsi belli interessanti, un determinato sviluppo (anche bello ragguardevole) e compie delle azioni precise, ochèi, ma fa’ giri a vuoto almeno un paio di volte allungando il brodo.
Alla fine, per l’obiettivo che aveva, non le conveniva più di tanto fare i salti telepatici con l’Uomo Ragno se non per la sua caratterizzazione e quando arriva al Damage Control lo fa’ in maniera troppo carica e troppo esagerata quando bastava veramente poco e in maniera più discreta e sottile, viste le sue abilità. Poteva semplicemente concentrarsi solo con il capo dell’organizzazione fin dall’inizio, ma così facendo però il film sarebbe durato mezz’ora di meno. C’è un ribaltamento di ruoli un po’ telefonato e scontato. Si arriva al finale con tutti i nodi venuti al pettine, combattimenti corali a raffica con tanto di scontro alla messicana, la tensione a mille, una città tenuta in scacco, per poi risolvere tutto a tarallucci e vino e con una morale retorica un po’ debole e contradditoria rispetto ai traumi e alle difficoltà affrontate prima. E con l’ultimo gesto di Peter con un determinato personaggio prima dei titoli di coda, la sensazione del “nulla di fatto” è bella che ceralaccata vanificando tutte le interazioni e le elaborazioni brillanti precedenti. Una postcredit che presagirà un prossimo ritorno dell’Uomo Ragno.
Sicuramente migliore dei tre precedenti, ma bello lontano nell’accostarsi ai film di Raimi, persino a Spiderman 3. Di fatto nessun villain, ma nessun coraggio di andare veramente fino in fondo.
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giusian
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lunedì 3 agosto 2026
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il ritorno di peter parker tra luci e ombre
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Il ritorno di Peter Parker sul grande schermo con Spider-Man: Brand New Day si presenta come un’operazione coraggiosa e ambiziosa, capace di alternare momenti di assoluto valore autoriale a evidenti incertezze di scrittura e di messa in scena.
Analizzando l'opera, emergono innanzitutto i grandi pregi che ne giustificano ampiamente la visione, a partire dalla sterzata netta e necessaria rispetto al recente passato del Marvel Cinematic Universe. Accantonati i gadget ipertecnologici ereditati da Tony Stark e chiuso definitivamente il caotico capitolo del multiverso, l'intenzione di riportare l'arrampicamuri a una dimensione intima, urbana e focalizzata sulle conseguenze emotive delle sue scelte si rivela una scelta vincente.
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Il ritorno di Peter Parker sul grande schermo con Spider-Man: Brand New Day si presenta come un’operazione coraggiosa e ambiziosa, capace di alternare momenti di assoluto valore autoriale a evidenti incertezze di scrittura e di messa in scena.
Analizzando l'opera, emergono innanzitutto i grandi pregi che ne giustificano ampiamente la visione, a partire dalla sterzata netta e necessaria rispetto al recente passato del Marvel Cinematic Universe. Accantonati i gadget ipertecnologici ereditati da Tony Stark e chiuso definitivamente il caotico capitolo del multiverso, l'intenzione di riportare l'arrampicamuri a una dimensione intima, urbana e focalizzata sulle conseguenze emotive delle sue scelte si rivela una scelta vincente. C'è una ricerca di autenticità nel raccontare il peso dell'isolamento che restituisce finalmente a Peter il suo smalto classico, riportandolo a essere il ragazzo di quartiere che il pubblico ama. A sostenere questa visione contribuisce un comparto attoriale di altissimo livello, capace di elevare il film ben oltre i suoi difetti di scrittura. Tom Holland compie un lavoro straordinario, offrendo una prova rigorosa in levare: abbandonati gli entusiasmi adolescenziali, il suo Peter è stanco, segnato dal lutto e schiacciato da un anonimato che pesa come un macigno, restituendo la fragilità psicologica di un eroe costretto a cavarsela da solo. Accanto a lui, Sadie Sink rappresenta la vera, luminosa rivelazione dell'intero progetto, firmando la performance migliore del film. Con un magnetismo inquietante e stratificato, l'attrice dà vita a un'antagonista ambigua e profondamente affascinante, capace di passare da una vulnerabilità disarmante a una minaccia psicologica strisciante senza quasi sforzo, dimostrando una maturità attoriale straordinaria che riempie lo schermo e oscura i comprimari più blasonati.
Nonostante queste ottime premesse, la pellicola inciampa inevitabilmente in diverse zone d'ombra e in dinamiche narrative che lasciano l'amaro in bocca. Il confronto con pietre miliari del passato, come il perfetto equilibrio tra il dramma interiore del protagonista e l'ascesa tragica e complessa di un grande villain visto in Spider-Man 2 di Sam Raimi, evidenzia l'assenza di un antagonista principale davvero memorabile capace di fare da specchio speculare alla crisi di Peter. La gestione di alcune figure di peso della continuity risulta del tutto sprecata, dato che The Punisher viene inspiegabilmente ridotto a una sagoma marginale ed edulcorata, privata della sua proverbiale spietatezza e di una vera funzione morale all'interno della storia, mentre la partecipazione di Bruce Banner si rivela accessoria, un innesto di puro marketing incapace di apportare linfa vitale o coerenza alla trama. Sul piano formale si avverte una certa ambivalenza visiva perché, se la regia sa valorizzare la fisicità e l'ambientazione newyorkese, alcune sequenze d'azione, come l'inseguimento del carro armato o certi combattimenti ravvicinati, finiscono per strizzare troppo l'occhio alle logiche, alle inquadrature e alle dinamiche dei videogiochi di casa Insomniac, rischiando di far perdere al film quell'autonomia espressiva che la sala cinematografica richiederebbe. A tutto ciò si unisce un ritmo narrativo marcatamente discontinuo: se la prima parte del film gode di una spinta propulsiva notevole, capace di catturare lo spettatore con la tensione dell'isolamento e la ridefinizione dello status quo, il secondo atto e il finale accusano un brusco calo di tensione, con la narrazione che si arena e si dilunga in passaggi che rallentano la progressione drammatica proprio nel momento in cui l'intreccio avrebbe dovuto esplodere, lasciando la sensazione di un minutaggio non perfettamente calibrato.
In definitiva, Brand New Day non è un film perfetto, ma resta un'opera affascinante che vale la pena vedere in sala. Paga lo scotto di un'esecuzione a tratti disomogenea e di scelte di sceneggiatura rivedibili, ma brilla di luce propria grazie al coraggio tematico e alla straordinaria intensità dei suoi protagonisti.
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jonnylogan
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mercoledì 29 luglio 2026
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gente che (non) dimentica
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A distanza di un lustro Tom Holland torna a vestire i panni dell’eroe più iconico del mondo Marvel e questo nonostante un contratto che si era esaurito al termine della precedente pellicola, ma con l’attore britannico possibilista in merito al tessere nuove ragnatele e a far ancora parte del franchise che lo ha reso celebre. A dimostrazione che un arco narrativo si era esaurito con Spider-Man: No Way Home (id.; 2021), ultima fatica dell’arrampica muri, il cambio in cabina di regia, con Jon Watts che dopo tre pellicole viene sostituito dietro la macchina da presa da Destin Daniel Cretton già visto alle prese con l’MCU in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli (Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings; 2021).
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A distanza di un lustro Tom Holland torna a vestire i panni dell’eroe più iconico del mondo Marvel e questo nonostante un contratto che si era esaurito al termine della precedente pellicola, ma con l’attore britannico possibilista in merito al tessere nuove ragnatele e a far ancora parte del franchise che lo ha reso celebre. A dimostrazione che un arco narrativo si era esaurito con Spider-Man: No Way Home (id.; 2021), ultima fatica dell’arrampica muri, il cambio in cabina di regia, con Jon Watts che dopo tre pellicole viene sostituito dietro la macchina da presa da Destin Daniel Cretton già visto alle prese con l’MCU in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli (Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings; 2021).
Come detto le vicende del tessi ragnatele si muovono su nuovi presupposti; Peter Parker è ormai cresciuto, protetto da un anonimato che ha portato la sua vita a essere un tutt’uno con il lavoro da guardiano mascherato, e a tempo pieno, della Grande Mela. Nessuno si ricorda più di lui: Non M.J. impegnatasi con un altro ragazzo e nemmeno il suo amico fraterno Ned. Senza l’aiuto di Tony Stark (Iron Man) e degli Avengers. E con Zia May ormai scomparsa da tempo. Peter vede un solo obiettivo capace di condizionare la propria vita: La promessa fatta da sempre di usare i propri poteri per cercare di aiutare quante più persone in difficoltà. Questo lo porterà a sviluppare una forma di stress per il quale solo il Professor Banner, alias di Hulk, può essergli d’aiuto.
Senza svelare ulteriori dettagli su una trama avvincente, ma che per essere completamente apprezzata necessita della visione delle precedenti uscite cinematografiche dell’arrampica muri, possiamo dire che il cambio di regista non ha variato minimamente la qualità del prodotto finale, grazie anche alla continuità creativa data dalla cabina di sceneggiatura, composta come sempre da Chris McKenna, Erik Sommers, ai quali per l’occasione si è aggiunto Justin Kuritzkes. Un prodotto impreziosito da una trama che sa pescare a piene mani nel mondo dei super eroi con super problemi, tanto cari al mondo Marvel, approfondendo i tormenti di un poco più che ventenne che si sente per la prima volta solo contro tutti e abbandonato da chi gli è sempre stato vicino. E al tempo stesso mettendo al centro della narrazione gli abitanti di New York per sempre grati a chi li protegge senza domandare nulla in cambio.
Oltre al già citato Holland, il cast delle precedenti pellicole è stato confermato in blocco, con l’aggiunta di Jon Bernthal, nei panni del vendicativo Punisher, con il quale Spidey cementerà una collaborazione che sfocerà in un legame di amicizia. Mark Ruffalo, che nel mondo dell’MCU è il ‘mite’ professor Bruce Banner e soprattutto Sadie Sink, già vista nel ruolo di Max Mayfield nella serie Stranger Things (id.; 2016 - 2025), qua nei panni della letale Jane Grey.
Meno effetti speciali, più dialoghi e altrettanti dubbi per l’eroe più newyorchese di tutti. Film che piacerà, e decisamente molto, a chi ama i super eroi Marvel della prima ora. Ancor meglio se conosciuti sugli albi della Editoriale Corno, sbarcati nella nostra penisola in un caldo aprile di quasi sessant’anni fa.
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