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massimo
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sabato 21 febbraio 2026
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travolgente
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Bellissimo film e ottime interpretazioni. Inquietudini e amori non si possono rinchiudere in categorie d'età, sono sempre esistiti e fanno parte dell'essere umano di entrambi i generi in ogni epoca; inutile negarlo e forse lo si comprende solo dopo una vita o quando, come in questo caso, un finale tragico costringe ad aprire gli occhi e a mettere tutto nel giusto ordine di importanza.
Film da vedere !
Bravi tutti
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mauridal
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giovedì 19 febbraio 2026
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tutti hanno detto fin troppo.
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Quando un film dice tante cose, anzi troppe, con un alto tasso di verbosità nei dialoghi serrati, e il regista lo intitola Le cose non dette, allora sorge il dubbio che si voglia giocare tra commedia e dramma. E che un regista esperto e navigato come Muccino voglia coinvolgere il pubblico in un’opera di cinema maliziosa e ironica, nonostante la trama e la sceneggiatura drammatiche, tratte dal romanzo Siracusa, la cui autrice ha collaborato al film. La trama e le storie riguardano il pieno e sperimentato mondo di personaggi e vicende di vita già ampiamente raccontato in altri film del regista. Bisogna quindi cercare di farsi coinvolgere da qualche novità. Carlo e Paolo, interpretati da Accorsi e Santamaria, sono i tristi e soliti maschi: mariti e padri inadeguati o inadempienti. Qui, dunque, niente di nuovo, anche se la buona interpretazione attoriale salva la pochezza delle figure narrate.La doppia coppia in crisi, invece di rimanere in casa, in Italia – a Roma, Palermo o Siracusa – decide di espatriare per una vacanza esotica: Tangeri, in Marocco. Magari con il sole e il mare africano le cose si mettono meglio. Ma qui nulla cambia: entra in gioco un facile psicologismo e tutti danno il peggio di sé, in scene di litigio fatte di parole dette e urlate.La coppia di amici Paolo e Anna ha una figlia tredicenne, mentre Carlo ed Elisa, pur meglio sistemati – lui docente universitario, lei giornalista avviata – sono in crisi per infertilità. Ovviamente le due coppie non si diranno mai, specie in vacanza, quali siano le vere cause della loro crisi o le reali difficoltà personali e di coppia. Ma chissà quale poteva essere il seguito del racconto delle cose indicibili, se non apparisse sulla scena una sorta di “sirenetta”: una giovane studentessa chiamata Blu, che altri non è che un’allieva dei corsi di Carlo e, manco a dirlo, ne diventa l’amante segreta per molto tempo. Tutto nascosto e non detto, come spesso accade nella vita comune.Ma addirittura Blu si presenta a Tangeri per sconvolgere Carlo e tutti quelli che gli ruotano intorno. A questo punto il film prende un’altra strada e si avvolge tra commedia, melodramma e psicodramma. La giovane figlia di Paolo, Vittoria, diventa il perno di una rappresentazione psicofisica di una nuova generazione compressa, in attesa di liberazione. Il tutto è raccontato attraverso sequenze che inseguono i personaggi, con inquadrature insistite su visi ed espressioni esasperate e urlanti.
Ma non è tutto. Muccino non ci risparmia neppure una virata verso il thriller: nelle scene finali scompaiono Blu e Vittoria che, diventate amiche (ipotesi già di per sé improbabile), si ritrovano sugli scogli vicino al mare a parlare, osservate da lontano da Elisa. Il finale thriller vede il rientro di Vittoria da sola dai genitori, mentre Blu viene ritrovata morta in mare. Una venatura di noir e giallo insieme.La chiusura del racconto è semplice: Elisa, durante le indagini, dichiara che Blu era da sola, scagionando così Vittoria come possibile esecutrice di una spinta in mare della rivale-amica.Cosa c’è da aggiungere,le figure femminili sono ben definite come donne, mogli e madri. I personaggi di Carlo e Paolo sono anch’essi ben delineati, ma in senso negativo: traditori, inconsistenti, in perenne crisi identitaria. I personaggi di Blu e Vittoria sono invece da apprezzare per la buona interpretazione delle giovani Margherita Pantaleo e Beatrice Savignani. Accorsi e Santamaria non si smentiscono.È detto tutto.(mauridal)
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athos
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sabato 14 febbraio 2026
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bello e intenso
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Fuori da tanto tempo nelle sale perchè è un bel film che non lascia nulla al caso. Spunto di riflessione sul comportamento sugli esseri umani, sulle loro paure, speranze e desiderio d'amore. L'attrice che impersona Blu è molto molto brava, farà strada.
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400colpi
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lunedì 9 febbraio 2026
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si torna alle corna
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Rospolveriamo i classici, diamo nuova vita al vecchio glorioso cinema di un tempo da Antonioni a Nando Cicero ,soggetto : cornetti alla crema . Si torna al canovaccio classico , lui di mezza età professionista, un tempo avvocato, architetto, quanti architetti, giornalista, si invaghisce di giovare gnocca sbarbata e finisce tutto in...... , Oltre al cinema non dimentichiamo la letteratura da domenica in , con il glorioso pippone Baudo, eutansia di un amore, qualche specie d'amore, insomma il nostro Muccino si dimostra ancora una volta saccheggiatore dei classici , la borghesia alienata di Antonioni e quella arrapata di Nando Cicero, dopo l'infausto i migliori anni torna sul luogo del delitto.
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folignoli
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sabato 7 febbraio 2026
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caducit? dei sentimenti
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L'inquietudine dei trentenni raccontata nella parabola mucciniana, ora trova spazio nei protagonisti ormai cresciuti con lui, passati attraverso i quarant' anni e oggi giunti nella maturità dei cinquant' anni, ovvero un po' più avanti della mezza età. Un' età che un tempo avrebbe significato raggiungere la pensione e la tranquillità di una vita, tutta dedita ai figli adolescenti. Ma il mondo cambia e i cinquantenni di oggi sono il ritratto di Dorian Gray, tra aperitivi, palestra, lampade, belle donne e Suv da sfoggiare come status simbol. Interprete di questa realtà è Carlo, il protagonista del film interpretato dall'attore (quasi) feticcio di Muccino, Stefano Accorsi.
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L'inquietudine dei trentenni raccontata nella parabola mucciniana, ora trova spazio nei protagonisti ormai cresciuti con lui, passati attraverso i quarant' anni e oggi giunti nella maturità dei cinquant' anni, ovvero un po' più avanti della mezza età. Un' età che un tempo avrebbe significato raggiungere la pensione e la tranquillità di una vita, tutta dedita ai figli adolescenti. Ma il mondo cambia e i cinquantenni di oggi sono il ritratto di Dorian Gray, tra aperitivi, palestra, lampade, belle donne e Suv da sfoggiare come status simbol. Interprete di questa realtà è Carlo, il protagonista del film interpretato dall'attore (quasi) feticcio di Muccino, Stefano Accorsi. Nella vita ha tutto; una moglie bellissima, un lavoro appagante e remunerativo (fa lo scrittore e professore universitario) e cura la sua immagine in maniera quasi ossessiva. C'è però qualcosa che manca: un figlio che non è riuscito ad avere con Giulia (Miriam Leone). E qui abbiamo il primo nucleo densissimo dal peso specifico enorme, da cui trae origine tutto lo sviluppo del film: il figlio. Sarà Anna (Carolina Crescentini) a dirlo a suo marito Paolo (Claudio Santamaria), proprio a metà film (la fine del primo tempo è stata messa proprio durante un dialogo intensissimo, interrompendolo) che una coppia senza figli è destinata a lasciarsi. Ma quel figlio, Carlo lo potrebbe avere dalla sua amante, la bravissima attrice esordiente Beatrice Savignani. Lei si chiama Blu ed è una ventenne che frequenta il corso di Laurea dove insegna Carlo. Tra i due nasce subito l'amore (nonostante la differenza di età di quasi 30 anni) e sarà quell'amore a condurre il film su uno stile "giallo" un patos nuovo per i film di Muccino. Tralasciando la trama spicciola che al critico cinematografico poco importa, è bene soffermarci sull'ennesimo film di Muccino su temi legati all'amore e soprattutto al tradimento. La poetica del regista romano è incentrata sul fatto che ogni rapporto d'amore - anche il più meraviglioso - è destinato a finire. Lo spiega bene all'inizio, quando la storia di Carlo e Giulia viene rappresentata come qualcosa di divino, in grado di regalare emozioni e felicità che sembrano eterni. Ma poi - appunto - anche il più grande amore inizia a zoppicare e questo succede ben prima che Carlo conosca Blu. Dopo un inizio leggermente sotto tono rispetto ai precedenti film, Muccino cambia passo e ci regala almeno 70 minuti di ritmo coinvolgente e - come anticipato - un racconto sullo stile noir. Tutto succede a Tangeri, dove Carlo e Giulia vanno in vacanza con Anna, Paolo e la loro figlia Vittoria (una sorprendente Margherita Pantaleo). Qui trovano Blu, che li ha seguiti a insaputa di Carlo e si presenterà ripetutamente ai 5 amici, instillando sospetti sulla sua presenza e su un libro raro che anche Carlo custodisce. La deflagrazione c'è una mattina, quando Carlo e Blu si baciano in piazza e vengono visti da Paolo. Da qui la storia prende un passo drammatico e porterà i 6 protagonisti dritti nell'abisso. Chiave di volta è la conturbante Blu, una ragazzina che non esiterà a sfidare Carlo anche di fronte a sua moglie. Ma qui evidentemente, dove ogni altro uomo si sarebbe fermato, il maschio alfa (come viene indicato Carlo nella recensione) si getta a capofitto, incurante di ciò che comporta una simile passione. Nessun matrimonio è al sicuro, nessuna unione è per sempre, questo ci dice Muccino. Anche l'amore più grande e trasparente, può crollare in un attimo, al sopraggiungere di una persona che rappresenta la freschezza ed il nuovo. In questo contesto, emerge la figura di Paolo (Santamaria), fino a quel momento un po' in ombra. La romanità e la recitazione più spontanea di quella di Accorsi, consente al pubblico di stemperare la tensione e a sorridere. Ma il baratro è vicino: i protagonisti, ognuno col suo carico di frustrazione, ipocrisia e insoddisfazione, non si fermano. Perpetrano nei loro comportamenti errati e conducono il finale verso la tragedia. Paolo è l'unico che prova a salvare il salvabile, affrontando Blu e dicendole che probabilmente si è sbagliata, riguardo all'amore dichiarato da Carlo. C'è da dire, onestamente, che Muccino è l'unico regista italiano che non sbaglia un film ed è strano che non rientri mai tra i vincitori di premi nei Festival. L'ultimo premio degno di nota è il David di Donatello nel lontano 2001 con L'ultimo Bacio. Nel 2021 infatti ha contestato i criteri di selezione dei premi, quando con "Gli anni più belli" non ottenne nessuna statuetta.
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nadia
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sabato 7 febbraio 2026
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uno spietato pugno in piena faccia
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Magistrale visione dell'epoca in cui viviamo, di dove stiamo andando e di quanto la nostra generazione sia intrinsecamente disfunzionale portando avanti ruoli in cui per prima non ha mai, in realt?, creduto, perch? appartenenti a generazioni precedenti. Grande Muccino.
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mercoledì 4 febbraio 2026
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quanto e' difficile campa'.
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Grazie , il suo commento mi ha aiutato a capire meglio.Muccino " sa raccontare " e anche questo film a me e a mia moglie ci e' piaciuto molto.Quando un film fa discutere,come questo,vuol dire che e' bello.Ci e' sembrato anche una sorta di thriller in un grovglio di sentimenti umani.Siamo usciti con un dubbio: ma , vista anche la pregressa , speciale e affettuosa relazione tra Paolo ed Elisa ( " cose non dette " neanche a Carlo ) ..ma i due alla fine si sono messi insieme? Lei che dice ? Oppure il suddetto nostro dubbio e' cosa voluta dal regista ? Cordiali saluti.Nedo Micci e Pirjoliisa Muttonen
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ivan il matto
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martedì 3 febbraio 2026
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segreti...segreti a tangeri
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Tratto dal sofisticato romanzo “Siracusa” (Fazi editore) scritto da Delia Ephron (sorella minore di Nora, regista di “C’è posta per te”), “Le cose non dette” è l’ultima fatica di Gabriele Muccino, qui anche sceneggiatore in coppia con la citata scrittrice statunitense. Ancora riferimenti letterari di livello se ci accorgiamo che la pellicola riprende temi da “Il rosso e il nero” di Stendhal, colori che compongono anche le tinte emotive ricorrenti del cinema di Muccino: desiderio e turbamento, melodramma e noir, entusiasmo e tormento. Nel bene o nel male “Le cose non dette” rappresenta un po' la summa di tutti i film del cineasta romano, la passione, la crisi di coppia si rincorrono dai tempi de “L’ultimo bacio” fino a “Gli anni più belli” e i segreti e bugie di “A casa tutti bene”.
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Tratto dal sofisticato romanzo “Siracusa” (Fazi editore) scritto da Delia Ephron (sorella minore di Nora, regista di “C’è posta per te”), “Le cose non dette” è l’ultima fatica di Gabriele Muccino, qui anche sceneggiatore in coppia con la citata scrittrice statunitense. Ancora riferimenti letterari di livello se ci accorgiamo che la pellicola riprende temi da “Il rosso e il nero” di Stendhal, colori che compongono anche le tinte emotive ricorrenti del cinema di Muccino: desiderio e turbamento, melodramma e noir, entusiasmo e tormento. Nel bene o nel male “Le cose non dette” rappresenta un po' la summa di tutti i film del cineasta romano, la passione, la crisi di coppia si rincorrono dai tempi de “L’ultimo bacio” fino a “Gli anni più belli” e i segreti e bugie di “A casa tutti bene”. Tra Roma e Tangeri seguiamo le giravolte sentimentali e professionali di due coppie, unite da sempre, ‘sull’orlo di una crisi di nervi’: Carlo ed Elisa (Stefano Accorsi e Miriam Leone) intellettuali in crisi creativa forse perché non riescono ad avere figli; Paolo e Anna dimessamente più borgatari, con tanto di figlia tredicenne (Margherita Pantaleo), insofferente delle ansiose attenzioni materne. Come in una maionese impazzita la resa dei conti avviene a Tangeri, meta classica per scrittori in cerca di nuova ispirazione, per i nostri personaggi solo un luogo esotico per resettare momentaneamente le rispettive esistenze. Ostinatamente e caoticamente corale, l’opera gode delle performance di attori veramente in gran spolvero (che scoperta la piccola Margherita Pantaleo!), anche dal punto di vista fisico. Poiché tutto ribolle allo spasimo, allora le corse si sprecano, Paolo insegue Blu, Anna insegue la figlia Vittoria, Carlo insegue Paolo, Elisa insegue Carlo..il tutto sotto gli occhi perplessi e a tratti preoccupati della concierge dell’albergo che finisce col provocare un inatteso effetto comico. La struttura narrativa, però, troppo spesso cede per eccesso o per difetto. Se il climax nel sottofinale risulta troppo prevedile e slabbrato, le battute del prof di filosofia sanno di banalità (“oggi s’impara, domani si vince”), mentre la Leone appare un po' troppo impalpabile e silente a fronte di una Crescentini votata all’esagerazione permanente. Come “In a broken dream” portato al successo da Rod Stewart nel 1970, in quegli anni voce degli australiani Python Lee Jackson, i sogni e le ambizioni dei nostri protagonisti dovranno fare i conti con un prima e un dopo Tangeri…troppi segreti per una sola città!
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martedì 3 febbraio 2026
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un filmetto
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Se sta scrivendo che il film ? proprio bruttino, concordo.
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stellab
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lunedì 2 febbraio 2026
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il solito film
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E' un film che ti sembra di aver già visto. Forse muccino dovrebbe provare ad evolversi, le sue storie non possono essere copia incolla delle precedenti, non possono sempre tutti urlare come ossessi
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