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leonardo sagnibene
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venerdì 7 novembre 2025
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"anna" il diamante nella polvere.
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?Anna? di Monica Guerritore ? un viaggio iniziato nella notte del 23 marzo del 1956 in cui l?attrice, tra solitudine, fragilit?, forza ed autenticit? aspetta di sapere se ha vinto il premio ?Oscar?, ?non sto dormendo, come potrei tutto pu? accadere, anche se nella mia vita tutto ? gi? accaduto? dice l?attrice in uno dei momenti iniziali del film che prosegue con una serie di ricordi della vita della ?Magnani?. La Guerritore nell?evocazione della scena di ?Roma citt? aperta?, dove la morte ripetuta tante volte rende pi? sopportabile la morte interiore, avvenuta la notte prima nell?apprendere della malattia del figlio, raggiunge il sublime. L?interpretazione ? toccante, vibrante emozionante: Monica Guerritore in alcune scene non recita ma ? Anna Magnani, trasuda dolore, raggiungendo livelli insuperati ed insuperabili di bravura.
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?Anna? di Monica Guerritore ? un viaggio iniziato nella notte del 23 marzo del 1956 in cui l?attrice, tra solitudine, fragilit?, forza ed autenticit? aspetta di sapere se ha vinto il premio ?Oscar?, ?non sto dormendo, come potrei tutto pu? accadere, anche se nella mia vita tutto ? gi? accaduto? dice l?attrice in uno dei momenti iniziali del film che prosegue con una serie di ricordi della vita della ?Magnani?. La Guerritore nell?evocazione della scena di ?Roma citt? aperta?, dove la morte ripetuta tante volte rende pi? sopportabile la morte interiore, avvenuta la notte prima nell?apprendere della malattia del figlio, raggiunge il sublime. L?interpretazione ? toccante, vibrante emozionante: Monica Guerritore in alcune scene non recita ma ? Anna Magnani, trasuda dolore, raggiungendo livelli insuperati ed insuperabili di bravura. L?idea della notte fuori a passeggio per Roma, forse mutuata dal documentario di Fellini e dall?immagine della Magnani per strada che poi sparisce chiudendo il portone, ? perfettamente riuscita perch? credibile, ma in pochi passaggi il filo narrativo si interrompe fino a spezzarsi, frantumarsi, dissolversi nel surreale colore dei capelli della prostituita dalla improbabile fisicit?, che troppo bella , troppo magra, troppo sofisticata, finisce per essere non veritiera ma assolutamente falsa, come tutti i personaggi del cast. La bravura eccelsa di Monica ed il soggetto, mirabilmente scritto, risultano opacizzati dall?interpretazione mediocre degli altri, nessuno ? chi dovrebbe essere, e nessuno riesce in nessun modo, in nessun momento del film, mai, a creare e rendere vivo il contesto storico di quegli anni, tutto sembra falso artefatto, ed il trucco di Anna, perfetto in ogni pi? piccolo dettaglio, diventa posticcio e carnevalesco negli altri attori invecchiati o per meglio dire imbiancati male. L?emozione della protagonista appare immersa in un ambiente ?televisivo? che finisce per essere didascalico, tra la malcelata necessit? di ripetere i nomi dei personaggi per creare un ambiente e un gioco imitativo fatto di maschere pi? che di attori, il film si muove come una sequenza di "figurine animate" che sembrano di carta, inespressivi, mentre Anna ? di carne viva. Le scene della protagonista con Roberto Rossellini, in camera da letto come quelle al mare, nonostante la bravura di Tommaso Ragno, che interpreta Rossellini, risultano false, ridicole, grottesche: fiction non cinematografia e la meravigliosa voce della Guerritore si perde e non dialoga con il resto del cast, male assortito, e di cui non resta nulla se non la gestualit? di Francesca Cellini e lo sguardo di Lucia Mascino. L?opera prima della Guerritore sembra inseguire, senza riuscirci davvero, il sogno di ridare vita a un mito ma la prova di Monica all?interno del film appare un diamante nella polvere. Leonardo Sagnibene
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fabriziog
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sabato 15 novembre 2025
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la bellezza di una vita tragica
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Film intenso, struggente, malinconico, commovente, a tinte variegate, “Anna”, di e con Monica Guerritore, ripercorre a macchie di leopardo la vita della immensa Anna Magnani, magnificamente interpretata da Monica Guerritore.
Più che la narrazione esistenziale della Magnani, la pellicola racconta le emozioni, i sentimenti, il volto, le “rughe”, gli sguardi della grande attrice romana. Il suo Popolo era quello di Roma: lo stagnaro, il netturbino, il vetturino, il pizzardone, la prostituta, il bottegaio, il fruttivendolo. Sono costoro che le teneva compagnia la notte, lei nottambula incallita. Erano coloro che la vedevano girovagare per le strade vuote, silenziose e incantevoli della Roma degli anni ’40, ’50 e ’60, loro che stavano sotto la finestra di Nannarella mentre moriva.
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Film intenso, struggente, malinconico, commovente, a tinte variegate, “Anna”, di e con Monica Guerritore, ripercorre a macchie di leopardo la vita della immensa Anna Magnani, magnificamente interpretata da Monica Guerritore.
Più che la narrazione esistenziale della Magnani, la pellicola racconta le emozioni, i sentimenti, il volto, le “rughe”, gli sguardi della grande attrice romana. Il suo Popolo era quello di Roma: lo stagnaro, il netturbino, il vetturino, il pizzardone, la prostituta, il bottegaio, il fruttivendolo. Sono costoro che le teneva compagnia la notte, lei nottambula incallita. Erano coloro che la vedevano girovagare per le strade vuote, silenziose e incantevoli della Roma degli anni ’40, ’50 e ’60, loro che stavano sotto la finestra di Nannarella mentre moriva.
Palma d’oro a Cannes nel 1946 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, per il quale provò per tutta la vita una inestinguibile fiamma di amore, un amore tragico e intramontabile.
Premio Oscar nel 1956 per “La rosa tatuata” di Tennessee Williams, che non le portò fortuna.
Una figura drammatica, sofferente, con un figlio poliomielitico lasciato spesso solo in una clinica di lusso.
Anna, sempre insoddisfatta e in contrasto con se stessa, i produttori e i registi.
Romana sanguigna e verace, la Magnani ha incarnato la vera Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini.
Fellini, De Sica, Totò, Carlo Ponti, Moravia, Montanelli, la rinuncia a “La ciociara”, il più fervido mondo culturale e cinematografico italiano.
Poi, il teatro con Zeffirelli e la sua Medea, che incarnava scenicamente il profondo e incessante dolore interiore della Magnani e, con Medea, la morte.
Una parte di Anna Magnani ve la porterete a casa.
Fabrizio Giulimondi
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