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luciano sibio
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venerdì 14 agosto 2026
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film decisamente brutto
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Film decisamente brutto che non consiglio. Per me i film biografici devono concetrarsi sulla storia cercando sempre un punto inesplorato della vita del personaggio che si vuole raccontare. Mai e poi mai bisogna cadere nel tranello di ricostruire visivamente e sonoramente il personaggio come elemento cardine del film. Perchè non ci si riuscirà mai, nè tantomento le sensazioni che da esso emaneranno verso il pubblico non saranno mai uguali a quelle originarie.In più stiamo parlando della Magnani e cioè di un personaggio enorme e inimitabile.Si può apprezzare lo sforzo della Guerritore ma si vede che non è una donna del popolo,una romanaccia autentica,il suo romano non va bene e si sente, non dico che è paragonabile al romano di Celentano, ma si capisce che lei tendenzialmente nella sua vita normale non parla così.
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Film decisamente brutto che non consiglio. Per me i film biografici devono concetrarsi sulla storia cercando sempre un punto inesplorato della vita del personaggio che si vuole raccontare. Mai e poi mai bisogna cadere nel tranello di ricostruire visivamente e sonoramente il personaggio come elemento cardine del film. Perchè non ci si riuscirà mai, nè tantomento le sensazioni che da esso emaneranno verso il pubblico non saranno mai uguali a quelle originarie.In più stiamo parlando della Magnani e cioè di un personaggio enorme e inimitabile.Si può apprezzare lo sforzo della Guerritore ma si vede che non è una donna del popolo,una romanaccia autentica,il suo romano non va bene e si sente, non dico che è paragonabile al romano di Celentano, ma si capisce che lei tendenzialmente nella sua vita normale non parla così.Sui gesti va un pò meglio anche se nel fisico non me la può ricordare,la Guerritore è sempre stata una donna sensuale, un'amante più che una Mamma, come invece rappresenta la femminilità della Magnani. Forse gli unici registi che sono riusciti a fare un film sulla Magnani rappresentandola per quello che è, sono stati Pasolini con Mamma Roma e Fellini nel film Roma in una breve sequenza in cui la segue di notte lungo i vicoli di Roma, ma loro ebbero il pregio di utilizzare direttamente l'originale.
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michele prencipe
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mercoledì 14 gennaio 2026
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anna monica
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Stasera ho visto Anna Magnani per la seconda volta, ma questa visione è nata prima del buio in sala. È cominciata nell’incontro con Monica Guerritore alla libreria Mondadori, durante la presentazione del suo libro. Non si è trattato di un evento formale, bensì di un momento di relazione autentica. Guerritore ha saputo creare da subito uno spazio condiviso, fatto di ascolto, di attenzione reciproca, di una naturalezza rara. Il suo modo di parlare, di sostare nelle parole, di accogliere le domande senza mai sovrapporsi, ha messo tutti a proprio agio, annullando la distanza tra chi racconta e chi ascolta.
In quel dialogo aperto si è percepita una qualità che va oltre il mestiere dell’attrice: una profonda capacità di relazione, che non è strategia ma disposizione interiore.
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Stasera ho visto Anna Magnani per la seconda volta, ma questa visione è nata prima del buio in sala. È cominciata nell’incontro con Monica Guerritore alla libreria Mondadori, durante la presentazione del suo libro. Non si è trattato di un evento formale, bensì di un momento di relazione autentica. Guerritore ha saputo creare da subito uno spazio condiviso, fatto di ascolto, di attenzione reciproca, di una naturalezza rara. Il suo modo di parlare, di sostare nelle parole, di accogliere le domande senza mai sovrapporsi, ha messo tutti a proprio agio, annullando la distanza tra chi racconta e chi ascolta.
In quel dialogo aperto si è percepita una qualità che va oltre il mestiere dell’attrice: una profonda capacità di relazione, che non è strategia ma disposizione interiore. È la stessa qualità che sembra guidare il suo rapporto con Anna Magnani. Guerritore non si pone davanti al mito con l’atteggiamento di chi conquista, ma con quello di chi si avvicina con rispetto, lasciando spazio, accettando il rischio del silenzio e dell’incompiuto.
Anna Magnani, del resto, è una figura che resiste a ogni tentativo di addomesticamento. È stata corpo, voce, ferita aperta nel cinema italiano. Interpretarla significa accettare il confronto con un’eredità ingombrante. La forza di Guerritore sta nell’aver compreso che l’unico modo possibile è quello dell’ascolto profondo. La sua interpretazione non cerca l’imitazione, ma l’adesione; non l’enfasi, ma la verità. Ogni gesto, ogni pausa, ogni incrinatura della voce diventa così un atto di relazione con il personaggio, prima ancora che una scelta attoriale.
Rivedere il film dopo averla incontrata ha reso evidente questa continuità: lo stesso sguardo che Guerritore rivolge al pubblico lo rivolge alla Magnani. Uno sguardo che non invade, non spiega, non semplifica. Il film si muove allora su un terreno intimo, dove il mito si lascia attraversare dall’umano e torna, per un momento, vicino.
Questa seconda visione è stata più consapevole, più partecipe. Non solo ho seguito il film con maggiore attenzione, ma ho sentito che l’esperienza del cinema si era estesa oltre lo schermo, trasformandosi in un incontro vero. Un incontro che continua a lavorare dentro, perché fondato sulla relazione, sull’ascolto e su una rara forma di rispetto.
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michele prencipe
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mercoledì 14 gennaio 2026
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anna monica
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Stasera ho visto Anna Magnani per la seconda volta, ma questa visione ? nata prima del buio in sala. ? cominciata nell?incontro con Monica Guerritore alla libreria Mondadori, durante la presentazione del suo libro. Non si ? trattato di un evento formale, bens? di un momento di relazione autentica. Guerritore ha saputo creare da subito uno spazio condiviso, fatto di ascolto, di attenzione reciproca, di una naturalezza rara. Il suo modo di parlare, di sostare nelle parole, di accogliere le domande senza mai sovrapporsi, ha messo tutti a proprio agio, annullando la distanza tra chi racconta e chi ascolta. In quel dialogo aperto si ? percepita una qualit? che va oltre il mestiere dell?attrice: una profonda capacit? di relazione, che non ? strategia ma disposizione interiore.
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Stasera ho visto Anna Magnani per la seconda volta, ma questa visione ? nata prima del buio in sala. ? cominciata nell?incontro con Monica Guerritore alla libreria Mondadori, durante la presentazione del suo libro. Non si ? trattato di un evento formale, bens? di un momento di relazione autentica. Guerritore ha saputo creare da subito uno spazio condiviso, fatto di ascolto, di attenzione reciproca, di una naturalezza rara. Il suo modo di parlare, di sostare nelle parole, di accogliere le domande senza mai sovrapporsi, ha messo tutti a proprio agio, annullando la distanza tra chi racconta e chi ascolta. In quel dialogo aperto si ? percepita una qualit? che va oltre il mestiere dell?attrice: una profonda capacit? di relazione, che non ? strategia ma disposizione interiore. ? la stessa qualit? che sembra guidare il suo rapporto con Anna Magnani. Guerritore non si pone davanti al mito con l?atteggiamento di chi conquista, ma con quello di chi si avvicina con rispetto, lasciando spazio, accettando il rischio del silenzio e dell?incompiuto. Anna Magnani, del resto, ? una figura che resiste a ogni tentativo di addomesticamento. ? stata corpo, voce, ferita aperta nel cinema italiano. Interpretarla significa accettare il confronto con un?eredit? ingombrante. La forza di Guerritore sta nell?aver compreso che l?unico modo possibile ? quello dell?ascolto profondo. La sua interpretazione non cerca l?imitazione, ma l?adesione; non l?enfasi, ma la verit?. Ogni gesto, ogni pausa, ogni incrinatura della voce diventa cos? un atto di relazione con il personaggio, prima ancora che una scelta attoriale. Rivedere il film dopo averla incontrata ha reso evidente questa continuit?: lo stesso sguardo che Guerritore rivolge al pubblico lo rivolge alla Magnani. Uno sguardo che non invade, non spiega, non semplifica. Il film si muove allora su un terreno intimo, dove il mito si lascia attraversare dall?umano e torna, per un momento, vicino. Questa seconda visione ? stata pi? consapevole, pi? partecipe. Non solo ho seguito il film con maggiore attenzione, ma ho sentito che l?esperienza del cinema si era estesa oltre lo schermo, trasformandosi in un incontro vero. Un incontro che continua a lavorare dentro, perch? fondato sulla relazione, sull?ascolto e su una rara forma di rispetto.
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claudia
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martedì 13 gennaio 2026
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grande interpretazione di m.gerritore commozione
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Film intenso dove vita e arte di Anna si intrecciano fino a diventare un tutt'uno. Il personggo emerge in tutta la sua complessità dando grande spazio ai sentimenti che hanno attraversato Anna in una vita che non ke ha risparmiato grandi dolori ma anche gioie e trionfi.. un'umanità strabordante fino al suo epilogo commovente. Ho pianto.
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enkelejda gjika
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lunedì 12 gennaio 2026
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film commovente e vero
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Mi ? piaciuto per come ? stata raccontata la storia. L'interpretazione di Monica Guerritore e la direzione del film. E stato un crescendo che alla fine ti fa scappare anche le lacrime. Scelta delle inquadrature e musica da brivido.
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anna rosa
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martedì 23 dicembre 2025
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ah?, 'anvedi questa, mannaggia ecc.
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Film ridondante, soprattutto di scene in cui la Magnani urla come un facchino o comunque ",fa" la donna del popolo, e per? anche frammentario ('sto figlio che lei al telefono "cci dice" "amore mio" tutta 'ntenerita e poi lui sembra completamente sparire dalla sua vita, nonch? alcune scene che sembrano incollate alla precedente in modo incomprensibile. Poi sembra che a Roma ci abitino solo lei e pochi altri, sempre del popolino, che la chiamano "Annar?" come fosse una di loro. Per? il capolavoro ? l'attore che interpreta il ruolo di Rossellini: ? Crozza sputato quando se non sbaglio imita Ron: uguali! ..
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franci caress
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lunedì 17 novembre 2025
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nobile intento ma
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Anna, il film di e con Monica Guerritore, non mi ha convinta. La Guerritore, pur generosa e tecnicamente solida, scivola in un registro eccessivamente teatrale, che schiaccia ogni possibile sfumatura emotiva. La storia resta in superficie, il trattamento appare un po? dilettantistico e i personaggi secondari risultano veramente inconsistenti. Discreto Ragno, ma lontano dalle sue prove migliori; ? conferma la sua consueta espressivit? da patata bollita, con condimento di smorfiette.
Si avverte il desiderio di evocare la grande Anna Magnani, ma l?operazione non decolla: la Guerritore gigioneggia, sovraccarica, e finisce per restare ? irredimibilmente ? solo Monica Guerritore.
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fabriziog
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sabato 15 novembre 2025
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la bellezza di una vita tragica
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Film intenso, struggente, malinconico, commovente, a tinte variegate, “Anna”, di e con Monica Guerritore, ripercorre a macchie di leopardo la vita della immensa Anna Magnani, magnificamente interpretata da Monica Guerritore.
Più che la narrazione esistenziale della Magnani, la pellicola racconta le emozioni, i sentimenti, il volto, le “rughe”, gli sguardi della grande attrice romana. Il suo Popolo era quello di Roma: lo stagnaro, il netturbino, il vetturino, il pizzardone, la prostituta, il bottegaio, il fruttivendolo. Sono costoro che le teneva compagnia la notte, lei nottambula incallita. Erano coloro che la vedevano girovagare per le strade vuote, silenziose e incantevoli della Roma degli anni ’40, ’50 e ’60, loro che stavano sotto la finestra di Nannarella mentre moriva.
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Film intenso, struggente, malinconico, commovente, a tinte variegate, “Anna”, di e con Monica Guerritore, ripercorre a macchie di leopardo la vita della immensa Anna Magnani, magnificamente interpretata da Monica Guerritore.
Più che la narrazione esistenziale della Magnani, la pellicola racconta le emozioni, i sentimenti, il volto, le “rughe”, gli sguardi della grande attrice romana. Il suo Popolo era quello di Roma: lo stagnaro, il netturbino, il vetturino, il pizzardone, la prostituta, il bottegaio, il fruttivendolo. Sono costoro che le teneva compagnia la notte, lei nottambula incallita. Erano coloro che la vedevano girovagare per le strade vuote, silenziose e incantevoli della Roma degli anni ’40, ’50 e ’60, loro che stavano sotto la finestra di Nannarella mentre moriva.
Palma d’oro a Cannes nel 1946 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, per il quale provò per tutta la vita una inestinguibile fiamma di amore, un amore tragico e intramontabile.
Premio Oscar nel 1956 per “La rosa tatuata” di Tennessee Williams, che non le portò fortuna.
Una figura drammatica, sofferente, con un figlio poliomielitico lasciato spesso solo in una clinica di lusso.
Anna, sempre insoddisfatta e in contrasto con se stessa, i produttori e i registi.
Romana sanguigna e verace, la Magnani ha incarnato la vera Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini.
Fellini, De Sica, Totò, Carlo Ponti, Moravia, Montanelli, la rinuncia a “La ciociara”, il più fervido mondo culturale e cinematografico italiano.
Poi, il teatro con Zeffirelli e la sua Medea, che incarnava scenicamente il profondo e incessante dolore interiore della Magnani e, con Medea, la morte.
Una parte di Anna Magnani ve la porterete a casa.
Fabrizio Giulimondi
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paolo cal
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giovedì 13 novembre 2025
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un film troppo vissuto
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Monica Guerritore ? tutto il film e a mio avviso, straborda. Non ? un ritratto di Anna Magnani, ma di Monica Guerritore che ci ricorda che grande attrice lei sia attraverso Anna Magnani. Tutto ? Monica e teatro, ma tutto il resto ? pallido: la storia, gli altri interpreti che, sovrastati non da una, bens? da due Divine, sfilano in secondo piano. E se Lascino e Ragno, seppure in tono minore, reggono la parte, Grann? scompare in un ruolo decisamente troppo complesso per le sue possibilit? interpretative.
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tony
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mercoledì 12 novembre 2025
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deludente da tutti i punti di vista
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Un film su Anna Magnani quello della Signora Guerritore che delude da ogni punto di vista, a cominciare dalla sceneggiatura sciatta, priva di contenuti, i dialoghi insignificanti, il casting modesto (fatta eccezione per l'ottimo Tommaso Ragno), una regia puerile - inesistente. Insomma un film di cui avrei fatto volentieri a meno amando il personaggio affascinante di Anna Magnani ed il neorealismo.
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