Una donna col tutto il suo malessere e rabbia sputato oltre i denti dinanzi alla famiglia, nel malcontento figlio di una socialità repressa. Pronta a insultare il prossimo, Pansy non ha remore nell'esternare al vetriolo ogni scomoda verità sulla sua vita, sull'esistenza. Vive giorno per giorno con un figlio sovrappeso che si trascina per strada senza meta, chiuso in una stanza a giocare ai videogames o a immaginare il volo pindarico oltre l'alienazione Di tutt'altro comportamento, la sorella Chantelle, fa del suo meglio per arginare la furia verbale ed emotiva di Pansy, comprendendo fino in fondo la fonte primaria della sua collera che ha radici profonde, un lutto, già. Riuscirà con l'affetto e comprensione a rompere la corazza della burbera Pansy? Mike Leigh gira un film profondamente intimo, di una donna ferita, sfruttando abbondantemente i primi piani della protagonista, in una sequenza di immagini dirette e quotidiane tra il sorriso e il pianto, a tratti umoristiche nel senso alto del termine. La disperata ricerca di sopravvivere al futuro giace tra i meandri di una nebbia emotiva di emozioni vere e potenti, inesorabilmente avvinte a un presente che ci vuole attivi e pronti e che sembra dirci il regista instabile e precario come la stessa umanità ego-ferita.
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