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psicosara
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lunedì 23 marzo 2020
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lo specchio: amico/nemico
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Titolo originale: Transfert
Regia: Massimiliano Russo
Anno: 2017
“Transfert” è un film di Massimiliano Russo, anzi, è la sua opera prima.
Il giovane regista catanese, in ‘Transfert’, oltre a debuttare come regista, si occupa anche della sceneggiatura, del montaggio, della fotografia e della produzione esecutiva, ricoprendo anche un piccolo ruolo nella storia stessa.
Per la sua opera prima, Massimiliano Russo sceglie il genere del thriller psicologico, cercando di mettere una lente sulla pratica terapeutica.
A qualcuno la scelta può sembrare insolita, considerato che Russo ha studiato lettere moderne all’Università di Catania, ma lui stesso, raccontando il suo film dice: «Transfert è un thriller psicologico, che fa uso della psicoterapia come mezzo per l’evoluzione e lo sviluppo delle vicende.
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Titolo originale: Transfert
Regia: Massimiliano Russo
Anno: 2017
“Transfert” è un film di Massimiliano Russo, anzi, è la sua opera prima.
Il giovane regista catanese, in ‘Transfert’, oltre a debuttare come regista, si occupa anche della sceneggiatura, del montaggio, della fotografia e della produzione esecutiva, ricoprendo anche un piccolo ruolo nella storia stessa.
Per la sua opera prima, Massimiliano Russo sceglie il genere del thriller psicologico, cercando di mettere una lente sulla pratica terapeutica.
A qualcuno la scelta può sembrare insolita, considerato che Russo ha studiato lettere moderne all’Università di Catania, ma lui stesso, raccontando il suo film dice: «Transfert è un thriller psicologico, che fa uso della psicoterapia come mezzo per l’evoluzione e lo sviluppo delle vicende. La psicoterapia mi ha sempre affascinato molto, e quello era un periodo della mia vita in cui il mio interesse per la psicoterapia era vivo come non mai».
Oltre alla scelta del thriller psicologico, il regista/produttore/attore ne fa un’altra abbastanza insolita ma che poi si rivelerà una scelta adeguata: l’ambientazione del film a Catania, città portuale ai piedi dell’Etna, città dallo stile Barocco, terra del sole e del mare, insomma una città difficile da immaginare come teatro di adrenalina e misteri. Ma anche in questo caso, motivando la sua scelta, Russo afferma con sicurezza: “È stata una scelta facile in realtà, né forzata, né ponderata. Credo sinceramente che Catania sia un ottimo set naturale per una moltitudine di generi cinematografici. Ed è stato molto interessante restituirne un’immagine atipica, innovativa, intrigante, grigia, cupa. Un’immagine che in molti non si aspetterebbero, ma Catania è molte cose, ed è anche questo.”
Chi può dargli torto.
Non si può dire che Massimiliano Russo non assomigli un po’ al dott. Stefano Belfiore (Alberto Mica), protagonista del film, psicoterapeuta di trentatré anni, accomodante e molto sicuro di sé che porta avanti la propria carriera con grande dedizione ed empatia nella sua città, proprio Catania.
Massimilianoe Stefano condividono sicuramente il carattere deciso, oltre che la stessa città.
Ma la caratteristica che salta più all’occhio è la molteplicità dei ruoli che Massimiliano svolge per il film e che Stefano interpreta nel film. Stefano Belfiore nel film è l’analista ma è forse plausibile pensare che sia anche quel bambino adottato che segue sin da piccolo la madre da uno studio di psicoterapia all’altro, origliando dietro le porte e facendo letture impegnate per la sua tenera età. Quel bambino che nei desideri della disturbata madre deve diventare analista così poi si prenderà cura di lei.
Il titolo del film diventa essenza stessa del film. E’ presente nella Locandina in maniera un po’ sfocata. Proviamo quindi a dare almeno una definizione precisa del termine, che ci chiarisca il contesto: "Il transfert (o traslazione) è un meccanismo mentale per il quale l'individuo tende a spostare schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione significante passata a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio ovvero il soggetto non comprende completamente da dove si originino tali sentimenti, emozioni e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra infanzia e le ricalca."
Contorta e di non facile interpretazione l’immagine di Locandina, almeno quanto la storia, che è narrata attraverso un altalenante passaggio tra presente e passato, tra vero e falso, deviando continuamente lo spettatore dalla strada della comprensione e dalla verità.
Il viso del protagonista (Stefano) è ben visibile nel poster, l’espressione del suo viso ci dice che è come se stesse ricordando, o immaginando. O pensando a cosa ha sbagliato e quando. Se ha sbagliato come analista, come marito, o come figlio.
Questi pensieri sembrano prendere forma, prendono forma i suoi ricordi, i suoi traumi.
Si intravede anche un molo, un uomo seduto su una panchina davanti al mare: anche questa immagine è altamente simbolica: l’acqua, il mare, è il simbolo dell’inconscio per eccellenza, con i contenuti rappresentati da tutti gli esseri che vivono nelle sue profondità. Noi tutti abbiamo navigato nel mare uterino delle nostre madri e l’acqua ci ricollega a uno stato in cui non ci sentivamo ancora separati dal grande universo.
Il mare anche se indomabile e in tempesta è fatto di acqua e l’acqua è un elemento fondamentale per noi esseri umani perché rappresenta la vita.
Proprio nella scena finale del film Stefano Belfiore si ritrova solo con sé stesso, a contemplare il mare in burrasca, a ripensare la sua vita.
In quel luogo trova rifugio, dopo aver perso l’equilibrio. Forse solo quel luogo dona a lui un po’ di serenità, la pace interiore che lungo tutto il film non ha trovato.
Ad uno sguardo più attento della Locandina, allontanando l’attenzione dal mare, si intravede in primo piano una strana figura, (quelle 4 ali bianche parallele e simmetriche): sembra proprio essere la Prima delle famose 10 tavole del test di Rorschach, il test proiettivo ideato dallo psichiatra svizzero Hermann Rorschach. Il test in questione è un noto test psicologico proiettivo utilizzato per l'indagine della personalità, composto da 10 ‘tavole’ o figure (5 monocromatiche, 2 bicolori e 3 colorate) da interpretare, con l’obiettivo di indagare il funzionamento del pensiero, l'esame di realtà, il disagio affettivo e la capacità di rappresentazione corretta di sé e degli altri nelle relazioni. Le macchie furono realizzate versando dell’inchiostro in fogli di carta opportunamente piegati. L’immagine prodotta con questo sistema, per quanto casuale e priva di una forma e un significato precisi, suscita diverse reazioni nei soggetti che la guardano. Il test sfrutta il meccanismo inconscio della proiezione, in base al quale, di fronte ad un’immagine appunto ambigua e poco strutturata, il soggetto, piuttosto che osservarla in maniera oggettiva, tende a proiettare su di essa il proprio mondo interno fatto da fantasie, ricordi, e significati personali.
Non ci stupisce che “Transfert” abbia una locandina che mostra uno strumento del mestiere, ma la domanda che potremmo porci è il perché della scelta di quella tavola su dieci possibili. La tavola n.1 del test su citato è indicata in ambito clinico come l’immagine che il soggetto ha di se stesso. E’ la prima tavola, il primo contatto con il test di personalità. E’ una macchia in cui compare il bianco all’interno del nero, per stemperare un po’ l’angoscia dell’avvio al test. E’ proprio concentrando lo sguardo su quei dettagli in bianco che, normalmente, si percepisce una maschera.
Possiamo ipotizzare che la tavola non sia scelta a caso per la Locandina, perché è del tutto coerente con la sinossi del film. La maschera è ciò che ogni paziente prova a dismettere di fronte al suo analista, alla ricerca della verità. E la particolarità del film sta nel paradosso che sia proprio l’analista, per tutto il tempo del suo lavoro, ad indossarla.
Apriamo una breve parentesi sul rapporto cinema e psicanalisi citando ad esempio i due thriller a sfondo psicanalitico protagonisti degli Anni ’90: “Analisi Finale” del 1992 diretto da Phil Joanou con Richard Gere, Kim Basinger, Uma Thurman e il film francese del 1996 “Transfert Pericoloso” (titolo originale Passage à l'act), di Francis Girod alla cui sceneggiatura tra l’altro, ha contribuito un vero psicanalista, Gerard Miller, anche se il film è tratto da un romanzo di Jean-Pierre Gattegno.
SeHitchcock cercava nella psicanalisi le motivazioni del crimine, un suo ammiratore, proprio il regista Girod, ha messo in scena la situazione rovesciata: il delitto che si serve della psicanalisi. Non è lo psicoanalista a influenzare e condizionare il paziente, ma è il paziente a ossessionare lo psicoanalista sino a fargli perdere il controllo e a renderlo assassino.
Ho citato questi due esempi di film perché entrambimettono in scena le criticità dei pazienti, le loro storie, le loro caratteristiche: psicosi plateali, mitomanie, violenza, ebbrezza patologica, uxoricidio.
Il film ‘Transfert’ si concentra piuttosto sull’approccio di Stefano Belfiore, nei confronti di coloro che varcano la porta del suo studio. Il film indaga più che altro le reazioni di Stefano di fronte ai loro input e, in un gioco di specchi, gioca col punto di vista, aderendo prima al suo sguardo per poi distaccarsene, rimescolando le carte in tavola e complicando sempre più la risoluzione del puzzle.
In Analisi Finale Isaac Barr (Richard Gere), psichiatra molto attraente, durante il trattamento analitico della sua giovane paziente Diana Baylor (Uma Thurman), per conoscere alcuni episodi del passato della donna, accetta di incontrarsi nel proprio studio con la sorella di costei, Heather Evans (Kim Basinger) una donna molto attraente che finisce per sedurlo.
Parallelamente, in “Transfert”, il giovane terapeuta Stefano, è così certo delle proprie capacità, da forzare le regole deontologiche, accettando come pazienti due sorelle, nonostante gli avvertimenti del suo supervisore. Ma il suo comportamento sicuro nasconde delle crepe e le stesse che emergeranno solo nella parte conclusiva del film quando Stefano accetta un nuovo paziente che emblematicamente si chiama proprio come lui, Stefano (lo stesso Massimiliano Russo).
Da quel momento tutto sembra cambiare. Il terapeuta si accartoccia, si incrina, crolla, o meglio tutto intorno a lui crolla. Anche le certezze dello spettatore cominciano a vacillare perché Transfert è un continuo e infinito confronto/scontro tra realtà e illusione, tra ciò che appare e ciò che è veramente.
Affascinante proprio per questo.
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martedì 18 giugno 2019
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Ma il Sig. Zappoli lo ha visto il film?
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gloria
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domenica 31 marzo 2019
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una pessima pubblicità alla psicoterapia
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Sono uscita dal cinema in uno stato d'animo che raramente ho avuto in precedenza: ho pensato che avevo visto un pasticcio pericoloso. Non dò opinioni sullo stile né sugli attori, ma sul contenuto che è lontano mille miglia dalla psicoterapia. Un giocane terapeuta con sdoppiamento di personalità non riconosciuta dal proprio psicoterapeuta anziano e navigato provoca il suicidio di una paziente presa in terapia con la sorella. Una serie di coincidenze che in una terapia mediamente decorosa non accadono mai e che portano verso un'unica direzione interpretativa: la psicoterapia è pericolosa, ci vanno solo i soggetti al limite della normalità o borderline e trovano terapeuti ancora più pericolosi perché schizzofrenici!! L'altro elemento pericoloso e fuorviante è.
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Sono uscita dal cinema in uno stato d'animo che raramente ho avuto in precedenza: ho pensato che avevo visto un pasticcio pericoloso. Non dò opinioni sullo stile né sugli attori, ma sul contenuto che è lontano mille miglia dalla psicoterapia. Un giocane terapeuta con sdoppiamento di personalità non riconosciuta dal proprio psicoterapeuta anziano e navigato provoca il suicidio di una paziente presa in terapia con la sorella. Una serie di coincidenze che in una terapia mediamente decorosa non accadono mai e che portano verso un'unica direzione interpretativa: la psicoterapia è pericolosa, ci vanno solo i soggetti al limite della normalità o borderline e trovano terapeuti ancora più pericolosi perché schizzofrenici!! L'altro elemento pericoloso e fuorviante è. il titolo: Transfert. Quello che viene rappresentato, nonostante il tentativo di vestirlo come una descrizione dal vivo di quello che succede in una terapia di sostegno, non ha niente a che fare con quell'esperienza. Il filo della pazzia collega tutti gli episodi, dal flash back del terapeuta da bambino, che assiste alle crisi psicotiche della madre, al terapeuta adulrto sdoppiato in un cliente che registra le sue sedute, alle sorelle che insieme si sottopongono alla terapia per competizione .reciproca, ma anche per seri distubi della personalità. Niente e nessuno si salva in questo gioco narcisistico non riuscito e che mette solo a disagio le persone, come me, non addette ai lavori, ma che hanno beneficiato del sostegno terapeutico.di una solida psicoterapeuta.
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fab_ch74
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sabato 29 dicembre 2018
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incommentabile
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Se potessi darei zero stelle e non perderei tempo a scrivere questa recensione. Mi chiedo come sia possibile fare, distribuire e recensire positivamente un disastro simile. Definire questa pellicola 'amatoriale' offende la larga schiera di amatori con competenze superiori nella regia, montaggio, fotografia, sceneggiatura, fonico e chi più ne ha più be metta. La recitazione è pietosa e penosa tanto da suscitare l'ilarità del pubblico in sala. Molti dei presenti sono usciti prima della fine e a 5' dalla fine ho ceduto anch'io per l'indignazione!
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morris
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martedì 4 dicembre 2018
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ancora non ci posso credere sia un film da cinema
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Indecente è riduttivo. Uno dei peggiori film mai visti. Recitazione da dilettanti, storia assurda, quasi ridicola.
I singoli attori sono teatranti di paese. Sono uscita dal cinema prima che finisse il film.
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no_data
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martedì 6 novembre 2018
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da perdere senza rimpianti
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Film da non rivedere. Appena sufficienti gli attori. I dialoghi delle sedute di terapia sono ridicoli e tal volta noiosi (meno male che la terapia e' ben altra cosa). Il finale potrebbe essere intrigante, degno di un bel thriller ma va raffinato.
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emanuelescarpa
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domenica 26 agosto 2018
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"transfert": consigliato.
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Il “transfert”, in psicanalisi, è un meccanismo di proiezione dei sentimenti di un soggetto analizzato sul suo terapeuta. Nel film di Russo, questo meccanismo assume validità metaforica e narrativa (estendendosi, peraltro, ad ambiti estranei al contesto terapeutico, vd. relazione fra le due sorelle): tutto si spiega nell'immagine sdoppiata e riflessa allo specchio. Trama contorta, disturbata e disturbante, che viviseziona la psiche di personaggi massacrati, costretti in interni claustrofobici; spazi di soffocamento che simbolizzano caos psichici, labirinti mentali privi di vie di fuga. In "Transfert", gli attori rispettano servilmente il proprio ruolo; a volte costretti all'impersonalità, interpretano e vestono i panni di personaggi le cui caratteristiche psicologiche sono già pedissequamente analizzate in sceneggiatura.
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Il “transfert”, in psicanalisi, è un meccanismo di proiezione dei sentimenti di un soggetto analizzato sul suo terapeuta. Nel film di Russo, questo meccanismo assume validità metaforica e narrativa (estendendosi, peraltro, ad ambiti estranei al contesto terapeutico, vd. relazione fra le due sorelle): tutto si spiega nell'immagine sdoppiata e riflessa allo specchio. Trama contorta, disturbata e disturbante, che viviseziona la psiche di personaggi massacrati, costretti in interni claustrofobici; spazi di soffocamento che simbolizzano caos psichici, labirinti mentali privi di vie di fuga. In "Transfert", gli attori rispettano servilmente il proprio ruolo; a volte costretti all'impersonalità, interpretano e vestono i panni di personaggi le cui caratteristiche psicologiche sono già pedissequamente analizzate in sceneggiatura. Regia, fotografia e colonna sonora estremamente essenziali, forse per lasciar spazio alla spregiudicata e labirintica tirannia della storia. Change of (he)Art, alla sua prima produzione, sembra voler scommettere sul talento di giovani artisti e tecnici, facendo ben sperare.
"Transfert": consigliato.
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lucyinthesky
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venerdì 24 agosto 2018
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il dramma di "transfert"
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Russo confonde lo spettatore, proiettandolo in un racconto labirintico e tortuoso, ansiolitico e sempre più soffocante; lo costringe, con fare quasi metateatrale, negli interni asfissianti di uno studio terapeutico: ignaro, lo spettatore assiste sadicamente al progressivo consumarsi di una psiche. Tutto si ferma sulla soglia dell'ambiguità fino al tragico finale, che piomba sulle coscienze attonite come un deus ex machina, pronto a sciogliere e disvelare, alla luce di un logos ritrovato, il dramma della verità. Russo ama giocare di echi e di richiami, facendo dell'intertestualità una cifra distintiva (in "Transfert" ho visto Fincher, De Palma, Hitchcock, per citarne alcuni); un'intertestualità, la sua, non solo cinematografica: molteplici sono i riferimenti letterari e, a buon ragione, scientifici (psicoterapeutici e psicologici) che vengono tuttavia abilmente rielaborati in una trama sconvolgente e mai scontata.
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Russo confonde lo spettatore, proiettandolo in un racconto labirintico e tortuoso, ansiolitico e sempre più soffocante; lo costringe, con fare quasi metateatrale, negli interni asfissianti di uno studio terapeutico: ignaro, lo spettatore assiste sadicamente al progressivo consumarsi di una psiche. Tutto si ferma sulla soglia dell'ambiguità fino al tragico finale, che piomba sulle coscienze attonite come un deus ex machina, pronto a sciogliere e disvelare, alla luce di un logos ritrovato, il dramma della verità. Russo ama giocare di echi e di richiami, facendo dell'intertestualità una cifra distintiva (in "Transfert" ho visto Fincher, De Palma, Hitchcock, per citarne alcuni); un'intertestualità, la sua, non solo cinematografica: molteplici sono i riferimenti letterari e, a buon ragione, scientifici (psicoterapeutici e psicologici) che vengono tuttavia abilmente rielaborati in una trama sconvolgente e mai scontata."Transfert", nei fatti, è un "dramma" , nell'accezione etimologica del termine ; è un film teatrale, che fa della sua teatralità una caratteristica peculiare: è un racconto in interni che "fa agire la parola sulla scena".
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giuseppelipresti
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giovedì 23 agosto 2018
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buon thriller: consigliato a chi ama il genere
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Buona opera prima: è un thriller coinvolgente, giustamente definito "psicologico". Sconsigliato a chi non ama il genere e per i distratti e i disattenti ai quali può risultare, a tratti, un po' lento.
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mario
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mercoledì 22 agosto 2018
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da leggere nella sua complessità
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A seguito di una proiezione cinematografica introdotta dal regista Massimiliano Russo e dall'attrice Paola Roccuzzo, accolgo con piacere l'invito ad esprimere opinioni e pareri sul film "Transfert". Ho visto un film complesso, a tratti un po' lungo ed arzigogolato, nel quale non è difficile rintracciare una profonda riflessione sull'approccio errato, precoce e sragionato ai metodi psicanalitici. Ma, più di ciò, mi ha colpito la visione assolutamente umana della figura del terapeuta, in preda a situazioni che non riesce a gestire in quanto egli stesso personalità traviata. Questo aspetto mi ha commosso perché c'ho intravisto la povertà e la miseria umane, l'inevitabile fallimento dell'uomo dinanzi al proprio destino; leggo in "Transfert" un grande "sogno" (freudianamente parlando) e un conseguente ritorno, forzato, alla volontà di natura.
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A seguito di una proiezione cinematografica introdotta dal regista Massimiliano Russo e dall'attrice Paola Roccuzzo, accolgo con piacere l'invito ad esprimere opinioni e pareri sul film "Transfert". Ho visto un film complesso, a tratti un po' lungo ed arzigogolato, nel quale non è difficile rintracciare una profonda riflessione sull'approccio errato, precoce e sragionato ai metodi psicanalitici. Ma, più di ciò, mi ha colpito la visione assolutamente umana della figura del terapeuta, in preda a situazioni che non riesce a gestire in quanto egli stesso personalità traviata. Questo aspetto mi ha commosso perché c'ho intravisto la povertà e la miseria umane, l'inevitabile fallimento dell'uomo dinanzi al proprio destino; leggo in "Transfert" un grande "sogno" (freudianamente parlando) e un conseguente ritorno, forzato, alla volontà di natura. Questi aspetti sono più interessanti di qualsiasi colpo di scena (ve ne sono tanti e spiazzanti, forse, per gli amanti del thriller) piazzato lì per stupire ed intrigare lo spettatore, ma sempre e comunque giustificati da una più "universale" e, forse, convincente riflessione sulla natura umana. E' il sottotesto fra le righe che mi ha colpito di questo film, ciò che va oltre la narrazione. Bello il continuo ritorno del tema dello specchio, legato a quello del transfert, che offre agli amanti del genere piccoli "spoiler" ai fini interpretativi. Bravo Russo!
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