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giovedì 3 aprile 2014
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un mockumentary metacinematografico
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Come è noto, negli ultimi anni la tecnica del found footage associata a prodotti di fiction è andata sempre più diffondendosi, soprattutto per gli ovvi vantaggi che offre a cineasti esordienti con scarsità di mezzi. Gli autori di quest’opera, tuttavia, hanno saputo sfruttare intelligentemente il genere, inscrivendo la storia in una tematica che, seppur non nuova, è di sicuro spessore ed interesse, ovvero la riflessione metacinematografica sull’atto del guardare/registrare.
Max, un giovane cineasta con difficoltà relazionali, compra degli occhiali con microcamera incorporata attraverso i quali riprenderà costantemente ciò che vede.
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Come è noto, negli ultimi anni la tecnica del found footage associata a prodotti di fiction è andata sempre più diffondendosi, soprattutto per gli ovvi vantaggi che offre a cineasti esordienti con scarsità di mezzi. Gli autori di quest’opera, tuttavia, hanno saputo sfruttare intelligentemente il genere, inscrivendo la storia in una tematica che, seppur non nuova, è di sicuro spessore ed interesse, ovvero la riflessione metacinematografica sull’atto del guardare/registrare.
Max, un giovane cineasta con difficoltà relazionali, compra degli occhiali con microcamera incorporata attraverso i quali riprenderà costantemente ciò che vede. Contemporaneamente, è alle prese con la realizzazione di un documentario su una cellula di anarco-insurrezionalisti i quali, a seguito di una serie di arresti, lo sospetteranno di essere un infiltrato.
Tutto ciò ci viene mostrato attraverso un documentario sul protagonista, motivato da eventi tragici che verranno svelati in seguito, nel quale si alternano immagini riprese da Max e pareri di esperti.
Facendo sapientemente tesoro dell’eredità di film come “L'occhio che uccide” (ma si potrebbero ravvisare attinenze anche con “Il cameraman e l’assassino”, “Tesis” e più in generale con tutto il filone che, in qualche modo, affronta il tema), i registi costruiscono un’opera nella quale il soggetto osservante diviene soggetto osservato attraverso il materiale registrato dal suo stesso “sguardo”.
Il personaggio, affetto da una patologica difficoltà a stabilire connessioni emotive con la realtà circostante, le riversa sul “girato”, operando una selezione dei momenti e delle inquadrature che desidera vedere, una sorta di traslato montaggio (“Cut” appunto) della vita. A questa alienazione affettiva si somma e sovrappone il “cannibalismo” di professionisti e parenti, che, attraverso le immagine riprese da Max, analizzano entomologicamente il ragazzo e l’accaduto.
Tra voyerismo, sessualità e politica, la storia, pur senza perdere ritmo, scorrevolezza ed intensità, è foriera di riflessioniprofonde e complesse.
Decisamente una buona prova, che ci fa ben sperare nei futuri progetti degli autori.
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matcagli
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mercoledì 26 marzo 2014
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l'idea del cinema nell'epoca dei google glass
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Il film è stato proiettato in concorso al RIFF, il festival di cinema indipendente romano.
Si tratta di un mockumentary, un finto documentario sulla scia di REC, The Blair Witch Project, Cloverfield, Troll Hunter e molti altri. Pur mancando evidentemente delle possibilità di mezzi delle precedenti opere (si tratta di una produzione ultra indipendente), la storia riesce a catturare lo spettatore dall'inizio alla fine, l'intreccio dei personaggi e delle vicende che ruotano attorno al protagonista è intelligente e mai pesante; a questo si sovrappone il piano narrativo dei commentatori della vicenda (è, per l'appunto, un finto documentario) che riesce a dare un significato intrigante al film, mostrando la sostanziale ipocrisia di tutti coloro che si relazionano con Max, l'uomo-ombra della vicenda.
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Il film è stato proiettato in concorso al RIFF, il festival di cinema indipendente romano.
Si tratta di un mockumentary, un finto documentario sulla scia di REC, The Blair Witch Project, Cloverfield, Troll Hunter e molti altri. Pur mancando evidentemente delle possibilità di mezzi delle precedenti opere (si tratta di una produzione ultra indipendente), la storia riesce a catturare lo spettatore dall'inizio alla fine, l'intreccio dei personaggi e delle vicende che ruotano attorno al protagonista è intelligente e mai pesante; a questo si sovrappone il piano narrativo dei commentatori della vicenda (è, per l'appunto, un finto documentario) che riesce a dare un significato intrigante al film, mostrando la sostanziale ipocrisia di tutti coloro che si relazionano con Max, l'uomo-ombra della vicenda. Uomo-ombra perché il protagonista non si rivela mai alla vista dello spettatore, in quanto tutta la storia è ripresa da una telecamera nascosta nei suoi occhiali, quasi a fare di questo lungometraggio un film antesignano di ciò che potrebbe divenire il cinema nell'epoca dei Google Glass. Qualche nota stonata viene dalla fotografia (un po' posticcia e poco realistica) e dalla recitazione di un paio di attori, ma nel complesso il trio di registi confeziona un prodotto originale e coinvolgente, lontano dai canoni della stanca commedia nostrana e dotato di ritmo crescente e colpi di scena che non deluderanno lo spettatore.
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mommola
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venerdì 21 marzo 2014
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pieno spirito indipendente e ritmo avvolgente
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Catturata in un primo momento dalla locandina, ho deciso poi di dare un'opportunità a questo lungometraggio concesso in anteprima diretta streaming ieri sera su questo sito.
Ho apprezzato il fatto che fosse stato realizzato da 3 registi diversi, cosa che traspare ma non incide in modo negativo.
Si nota la mancanza di budget ma lo hanno fatto diventare egregiamente il loro punto di forza, un po' grazie alla scelta registica e un po' grazie ad una buona colonna sonora e un montaggio fatto ad hoc.
Recitazione a tratti non convincente ma con buoni recuperi, narrazione in continuo sviluppo e incalzante.
Più fiducia nel genuino spirito indipendente italiano!
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