Peccato, perché in questo film volutamente incomprensibile (troppo insensibilmente trascolorante è il gioco tra fantasia e realtà) c'è più di una scena interessante e più di una situazione inquietante. Si veda ad esempo la scena in cui le protagoniste sparano a caso fra gli alberi, e poco dopo sentono lancinanti lamenti di un irriconoscibile animale ferito, che mai vediamo e che quindi risulta ancor più inquietante. Ma il girovagare delle cinque donne protagoniste (Celina e Delfina, Nenè e Maria e infine Paula) si risolve in una serie di scene slegate, in cui la narrazione si frange in mille rivoli che mancano di una chiara relazione.
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Peccato, perché in questo film volutamente incomprensibile (troppo insensibilmente trascolorante è il gioco tra fantasia e realtà) c'è più di una scena interessante e più di una situazione inquietante. Si veda ad esempo la scena in cui le protagoniste sparano a caso fra gli alberi, e poco dopo sentono lancinanti lamenti di un irriconoscibile animale ferito, che mai vediamo e che quindi risulta ancor più inquietante. Ma il girovagare delle cinque donne protagoniste (Celina e Delfina, Nenè e Maria e infine Paula) si risolve in una serie di scene slegate, in cui la narrazione si frange in mille rivoli che mancano di una chiara relazione. In nessun momento il film cerca di sdipanare la matassa ingarbugliata della sua narrazione. Anzi, si nega come narrazione per proporsi solo come esperienza depressiva inframezzata fra la verità e il sogno. Ma il tutto mescolato in forma di guazzabuglio. Troppo poco, perché il film invogli lo spettatore a seguirlo.
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