moonique
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mercoledì 5 ottobre 2011
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acqua, fuoco, fuochino.
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Ricordate il vecchio gioco? Bisognava scegliere tra tre risposte: "acqua" "fuoco" "fuochino".
La risposta era "acqua" se si era lontani dalla menta e "fuochino" se si era abbasta vicini e allora qui un benevolo "fuochino" ci sta.
Benevolo, appunto.
Ho trovato interessanti alcune scelte stilistiche, su tutte il sogno come elemento di contatto con le emozioni del protagonista. Un Riccardo Scamarcio che continua a migliorare ma è ancora troppo spesso "attore" e quindi poco convincente nei ruoli a differenza del suo antagonista Michele Riondino che, a mio avviso, ha spesso -a dispetto della sceneggiatura- rubato la scena ad Angelo; sempre diverso, sempre "meno" attore, sempre più convincente.
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Ricordate il vecchio gioco? Bisognava scegliere tra tre risposte: "acqua" "fuoco" "fuochino".
La risposta era "acqua" se si era lontani dalla menta e "fuochino" se si era abbasta vicini e allora qui un benevolo "fuochino" ci sta.
Benevolo, appunto.
Ho trovato interessanti alcune scelte stilistiche, su tutte il sogno come elemento di contatto con le emozioni del protagonista. Un Riccardo Scamarcio che continua a migliorare ma è ancora troppo spesso "attore" e quindi poco convincente nei ruoli a differenza del suo antagonista Michele Riondino che, a mio avviso, ha spesso -a dispetto della sceneggiatura- rubato la scena ad Angelo; sempre diverso, sempre "meno" attore, sempre più convincente. Buona prova della brava Valentina Lodovini con i colleghi della sua squadra.
Si lavorerà per raggiungere il "fuoco"?
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minnie
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lunedì 3 ottobre 2011
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ragazze, c'è un commissario imperdibile!!!
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Mi è piaciuta molto questa fiction! Bravo a Renato De Maria che sa fare dei primi piani quando si devono fare, la regia è stata impeccabile. La trama, in verità, era un po' complessa e di non facile ricostruzione. Poi c'era l'inverosimilità di alcune scene: nell'ultima puntata si buttano tutti in acqua, vestiti, senza sapere la profondità del bacino ma come sono belle, nella loro inverosimilità, queste scene girate sott'acqua, con quali effetti speciali non saprei e gradirei qualche intervista al proposito a questo grande, ribadisco, regista. Inutile dire che sono una fan di Riccardo Scamarcio, il nostro Clark Gable che nell'ombrosità del personaggio stava benissimo. Vogliamo poi parlare delle musiche stupende di Teho Teardo? Una fiction, insomma, fuori dai soliti schemi e con colpi di scena davvero adeguati al giallo.
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Mi è piaciuta molto questa fiction! Bravo a Renato De Maria che sa fare dei primi piani quando si devono fare, la regia è stata impeccabile. La trama, in verità, era un po' complessa e di non facile ricostruzione. Poi c'era l'inverosimilità di alcune scene: nell'ultima puntata si buttano tutti in acqua, vestiti, senza sapere la profondità del bacino ma come sono belle, nella loro inverosimilità, queste scene girate sott'acqua, con quali effetti speciali non saprei e gradirei qualche intervista al proposito a questo grande, ribadisco, regista. Inutile dire che sono una fan di Riccardo Scamarcio, il nostro Clark Gable che nell'ombrosità del personaggio stava benissimo. Vogliamo poi parlare delle musiche stupende di Teho Teardo? Una fiction, insomma, fuori dai soliti schemi e con colpi di scena davvero adeguati al giallo. Quindi w il commissario Angelo Caronia e la sua squadra!!!
Molti complimenti da Bari, Mariateresa
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unavitaazigzag
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martedì 13 settembre 2011
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polizieschi 'sociali' da export...
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Riuscire a tener viva l'attenzione, a intrigare nella storia, fino alla fine di OGNI puntata, senza una sparatoria, un inseguimento, e con dialoghi sia diretti che telefonici fra il commissario Caronia e lo psicoanalista, facendo pensare o esclamare, a fine puntata <> è proprio dei grandi serial polizieschi, con sfondi sociali non posticci, sforzatamente ideologici, buonisti o cattivisti, è segno di un riuscito, affascinante mix fra l'inventato e il documentario.
La regia, prima la sceneggiatura, il soggetto originale o i racconti o i romanzi dai quali è tratta l'opera - mi piacerebbe pèroprio avere, a fine serie, sia i testi che i filmati originali, pagando, la fotografia, il montaggio e, dulcis in fundo, o last but not least, la splendida recitazione così poco "recitante", interiorizzata, verosimile (ci si arriva se ce l'hai dentro in nuce) di Scamarcio, della Ludovini, due giovani belli che, per fortuna nostra, ma, alla lunga, anche loro, non si ricordano mai di essere (solo) belli, ma vogliono restituire la storia che incarnano al meglio, senza compromessi al ribasso, ma anche di tutti gli altri, azzeccatissimi, mi fanno sperare, in uno squallido tempo che dura da troppo, in uno spettacolo sempre più esportabile, che ci ridia i meritati fasti che avemmo dal 1945 al 1975 circa, per un trentennio, durante il quale reinventammo, in pratica, il cinema, quanto meno.
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Riuscire a tener viva l'attenzione, a intrigare nella storia, fino alla fine di OGNI puntata, senza una sparatoria, un inseguimento, e con dialoghi sia diretti che telefonici fra il commissario Caronia e lo psicoanalista, facendo pensare o esclamare, a fine puntata <> è proprio dei grandi serial polizieschi, con sfondi sociali non posticci, sforzatamente ideologici, buonisti o cattivisti, è segno di un riuscito, affascinante mix fra l'inventato e il documentario.
La regia, prima la sceneggiatura, il soggetto originale o i racconti o i romanzi dai quali è tratta l'opera - mi piacerebbe pèroprio avere, a fine serie, sia i testi che i filmati originali, pagando, la fotografia, il montaggio e, dulcis in fundo, o last but not least, la splendida recitazione così poco "recitante", interiorizzata, verosimile (ci si arriva se ce l'hai dentro in nuce) di Scamarcio, della Ludovini, due giovani belli che, per fortuna nostra, ma, alla lunga, anche loro, non si ricordano mai di essere (solo) belli, ma vogliono restituire la storia che incarnano al meglio, senza compromessi al ribasso, ma anche di tutti gli altri, azzeccatissimi, mi fanno sperare, in uno squallido tempo che dura da troppo, in uno spettacolo sempre più esportabile, che ci ridia i meritati fasti che avemmo dal 1945 al 1975 circa, per un trentennio, durante il quale reinventammo, in pratica, il cinema, quanto meno. Prima c'era il teatro, poi ci fu la televisione.
Renato (De Maria), Riccardo (Scamarcio), Valentina (Ludovini), mi fate sentire ancora orgoglioso di essere italiano, seite formidabili.
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