|
|
paola di giuseppe
|
martedì 8 dicembre 2009
|
la working class andrà in paradiso
|
|
|
|
La working class andrà in Paradiso, questo è certo, se solo darà retta a questa ricetta di vita che Loach affida a Eric Cantona, star del calcio, numero 7 del Manchester United pre-Beckham e mito personale di Eric Bishop, un cinquantenne depresso, prossimo al suicidio, che gira per un po’ contromano in una rotonda finchè la macchina finalmente si schianta e lui esce per fortuna solo con qualche bernoccolo.
Fa il postino, ha due odiosi figliastri a carico che gli ha mollato una ex che non si vedrà mai, una casa che sembra un deposito di bric à brac, un rifugio in camera da letto dove, tra una sigaretta e l’altra, trova conforto nel poster a grandezza naturale del calciatore.
Potenza della fede calcistica, Cantona all’improvviso si materializza e da questo momento diventerà il suo coach personale per una risalita spettacolare verso il senso della vita.
[+]
La working class andrà in Paradiso, questo è certo, se solo darà retta a questa ricetta di vita che Loach affida a Eric Cantona, star del calcio, numero 7 del Manchester United pre-Beckham e mito personale di Eric Bishop, un cinquantenne depresso, prossimo al suicidio, che gira per un po’ contromano in una rotonda finchè la macchina finalmente si schianta e lui esce per fortuna solo con qualche bernoccolo.
Fa il postino, ha due odiosi figliastri a carico che gli ha mollato una ex che non si vedrà mai, una casa che sembra un deposito di bric à brac, un rifugio in camera da letto dove, tra una sigaretta e l’altra, trova conforto nel poster a grandezza naturale del calciatore.
Potenza della fede calcistica, Cantona all’improvviso si materializza e da questo momento diventerà il suo coach personale per una risalita spettacolare verso il senso della vita.
Looking for Eric, cercando Eric, rende meglio del titolo italiano il plot, che scorre con piacevole e intelligente leggerezza tra reale e surreale, fra le secche della banalità quotidiana in cui Eric è intrappolato e il magico virare di questa verso esiti imprevedibili, addirittura drammatici, a volte, come accade quando figli incoscienti si cacciano nei guai.
Cantona, deus ex machina quanto mai in forma atletica (anche in questo il mingherlino Eric dovrà seguirlo, con severi step di fitness e jogging), procede sicuro sul nostro eroe con i suoi magici aforismi, concentrati di spinte vitali all’insegna del “Non ci sono parole per dire non lo so fare", pillole anabolizzanti per il superIo decisamente disastrato di Eric.
“Per difendere l’avversario devi innanzitutto sorprendere te stesso” è la regola aurea, quella che segnerà il goal della vittoria. In questo ci saranno gli amici di Eric a dare man forte, e sono anche loro grandiosi esemplari di una normalità eroica nel saper prendere la vita dal verso giusto: “ridere è la medicina migliore” è il loro motto, e cercano di tirar su con barzellette ed esilaranti sedute di autoscienza self help il povero Eric, il quale, tra le altre cose, ha un grosso gap di tipo sentimentale: ama Lily, la mogliettina, ancora molto carina, abbandonata con la figlia trent’anni prima.
Insomma, situazioni del genere prima di Ken Loach solo Frank Capra avrebbe potuto dirimerle!
L’angelo però c’è anche qui, è Cantona in persona, che appare e scompare, fuma le sigarette che gli passa Eric, tranquillamente seduto in poltrona o sul letto gli dà le dritte giuste da bravo personal trainer, gli dice di tagliarsi intanto la barba, se vuol riconquistare Lily, e, alla fine, che la vita sia meravigliosa arriveranno a pensarlo anche i nostri eroi postmoderni, protagonisti di una memorabile scena finale con maschere di Cantona sul viso e pistole lanciavernice, arrivati con i classici tre pullmann da tifoseria doc a dare una lezione al mafiosetto di quartiere.
Dosaggio perfetto di ingredienti, regia, interpretazione, sceneggiatura (un Laverty al meglio di sé stesso), Il mio amico Eric è un film che riesce a riportare in primo piano concetti superati come amicizia, solidarietà, coraggio di ricominciare soprattutto da sé stessi.
Ken Loach non ha abbandonato il suo impegno sociale, ha solo cercato una formula vincente e, merito anche del campionissimo, stavolta ha fatto un gran bel goal.
[-]
[+] frank capra..
(di mary22)
[ - ] frank capra..
|
|
|
[+] lascia un commento a paola di giuseppe »
[ - ] lascia un commento a paola di giuseppe »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
maria cristina nascosi sandri
|
lunedì 28 dicembre 2009
|
'un' ken loach val ben sempre la pena ...
|
|
|
|
'UN' KEN LOACH VAL BEN SEMPRE LA PENA…
di Maria Cristina Nascosi Sandri
Davvero val ben sempre la pena vedere un film di Kenneth Loach, anche se i suoi capolavori assoluti riguardano, per chi scrive, i suoi più ‘antichi’ come Poor Cow, sua opera prima del 1967 o Family Life, la sua terza, pellicole tuttora attuali, in ogni caso.
Loach ha, infatti, la grandezza di un classico e, come diceva T.S.Eliot, What’s a classic? – Cos’è un classico potremmo rispondere che è ciò che una volta approcciato non passa mai di moda, sia esso un libro, un’opera d’arte od un film, prodotto della Settima quintessenziale arte.
Ma anche Il mio amico Eric, film in uscita per le ultime feste natalizie si può guardare con intelligenza, con la larghezza di vedute e la delicatezza a cui Loach ci ha pian piano abituato negli anni, dopo i film ruggenti sulla classe operaia, sulle lotte sindacali e sulla condizione umana nel Regno Unito, cifre stilistiche, ma, soprattutto, contenutistiche, che mai mancano in ogni caso, nemmeno in quest’ultimo film, una lieve storia d’amore vissuta nel tempo, con tutte le sue vicissitudini, le sue sofferenze, le sua attese, troppo lunghe, ma che la dicono invece lunga sull’essere umano amato da Ken che non è mai privo/privato della solidarietà, della coralità, nemmeno nei dolori personali che divengono collettivi per esser meglio vissuti e sopportati.
[+]
'UN' KEN LOACH VAL BEN SEMPRE LA PENA…
di Maria Cristina Nascosi Sandri
Davvero val ben sempre la pena vedere un film di Kenneth Loach, anche se i suoi capolavori assoluti riguardano, per chi scrive, i suoi più ‘antichi’ come Poor Cow, sua opera prima del 1967 o Family Life, la sua terza, pellicole tuttora attuali, in ogni caso.
Loach ha, infatti, la grandezza di un classico e, come diceva T.S.Eliot, What’s a classic? – Cos’è un classico potremmo rispondere che è ciò che una volta approcciato non passa mai di moda, sia esso un libro, un’opera d’arte od un film, prodotto della Settima quintessenziale arte.
Ma anche Il mio amico Eric, film in uscita per le ultime feste natalizie si può guardare con intelligenza, con la larghezza di vedute e la delicatezza a cui Loach ci ha pian piano abituato negli anni, dopo i film ruggenti sulla classe operaia, sulle lotte sindacali e sulla condizione umana nel Regno Unito, cifre stilistiche, ma, soprattutto, contenutistiche, che mai mancano in ogni caso, nemmeno in quest’ultimo film, una lieve storia d’amore vissuta nel tempo, con tutte le sue vicissitudini, le sue sofferenze, le sua attese, troppo lunghe, ma che la dicono invece lunga sull’essere umano amato da Ken che non è mai privo/privato della solidarietà, della coralità, nemmeno nei dolori personali che divengono collettivi per esser meglio vissuti e sopportati.
Un film che si può serenamente definire educativo, pregnante, per adulti ed ancor più, forse, per giovani, perché una lezione di vero amore può sempre servire a tutti.
[-]
[+] anacronistico
(di mary22)
[ - ] anacronistico
[+] una storia d'amore?
(di francesco2)
[ - ] una storia d'amore?
|
|
|
[+] lascia un commento a maria cristina nascosi sandri »
[ - ] lascia un commento a maria cristina nascosi sandri »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
mahleriano
|
martedì 8 dicembre 2009
|
una commedia semplicemente fantastica!
|
|
|
|
"Qual è stato il momento più bello?" domanda il protagonista a Eric Cantona, elencando al calciatore una serie memorabile di sue reti. "Un passaggio..." la risposta inaspettata. E in questa risposta c'è tutta l'essenza del film: un passaggio a un altro calciatore, a sottolineare l'importanza del gioco di squadra, nel calcio come nella vita. E sarà proprio il gioco di una particolarissima e divertentissima "squadra" che risolverà una situazione intricata e apparentemente senza via d'uscita, legata a un brutto affare in cui il figlio del protagonista si era cacciato. Il film è una commedia brillantissima e decisamente originale, che non perde però occasione per sottolineare l'importanza dell'impegno collettivo.
[+]
"Qual è stato il momento più bello?" domanda il protagonista a Eric Cantona, elencando al calciatore una serie memorabile di sue reti. "Un passaggio..." la risposta inaspettata. E in questa risposta c'è tutta l'essenza del film: un passaggio a un altro calciatore, a sottolineare l'importanza del gioco di squadra, nel calcio come nella vita. E sarà proprio il gioco di una particolarissima e divertentissima "squadra" che risolverà una situazione intricata e apparentemente senza via d'uscita, legata a un brutto affare in cui il figlio del protagonista si era cacciato. Il film è una commedia brillantissima e decisamente originale, che non perde però occasione per sottolineare l'importanza dell'impegno collettivo. E la forza della proposta in fondo è anche il messaggio che ne deriva: la possibilità che chiunque possa realizzare qualcosa di simile nella realtà, a condizione di volerlo fino in fondo e di lavorarci sopra, aprendosi agli altri: non solo fantasia, dunque. È bello seguire l'evoluzione e lo sforzo personale di un uomo anonimo e ai margini della società, atto a recuperare il rapporto con la donna abbandonata trenta anni prima, da cui aveva avuto una figlia, e contemporaneamente notare la crescente forza che tutto ciò gli conferisce, fino a trovare una soluzione geniale a una situazione apparentemente impossibile da risolvere. Il tutto "aiutato" dal suo eroe sportivo di sempre, Cantona, che magicamente si materializza a dargli forza con "consigli e perle di saggezza" espresse in un francese che fa simpaticamente "chic", ma che stride con la condizione sociale dell'uomo e genera quindi un'ilarità sorniona nello spettatore... Ma alla fine il messaggio arriva, e anche lo spettatore diventa parte della "squadra" con una risata che è nello stesso tempo liberatoria e fonte di riflessione! E se il messaggio della commedia era lavorate per un impegno comune, direi proprio che più centrata di così era impossibile!
[-]
[+] noo..originale proprio no
(di mary22)
[ - ] noo..originale proprio no
|
|
|
[+] lascia un commento a mahleriano »
[ - ] lascia un commento a mahleriano »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
lore tore
|
domenica 20 dicembre 2009
|
"non sono un'uomo... io sono cantonà"
|
|
|
|
Qual migliore inizio per comprendere e descrivere la situazione di Eric, il protagonista della pellicola, se non trovandoci catapultati nel suon mondo fin dalle prime battute? Un quadro poco chiaro di una situazione turbolenta mentre il protagonista imbocca una rotonda contro mano accecato dalla rabbia, e la cinepresa, che quasi prende sembianze umane, cerca di corrergli dietro per metter a fuoco l’ansia e lo smarrimento di cui è succube. All’arrivo in ospedale una continua cantilena: “… Lily… devo andare a lavoro… Lily… scusa…”. Le cose di cui abbiamo più bisogno sono quelle che ci circondano tutti i giorni.
Eric, un postino, vede la sua vita, i suoi sogni, il lavoro e la famiglia andare alla deriva allontanandosi sempre più.
[+]
Qual migliore inizio per comprendere e descrivere la situazione di Eric, il protagonista della pellicola, se non trovandoci catapultati nel suon mondo fin dalle prime battute? Un quadro poco chiaro di una situazione turbolenta mentre il protagonista imbocca una rotonda contro mano accecato dalla rabbia, e la cinepresa, che quasi prende sembianze umane, cerca di corrergli dietro per metter a fuoco l’ansia e lo smarrimento di cui è succube. All’arrivo in ospedale una continua cantilena: “… Lily… devo andare a lavoro… Lily… scusa…”. Le cose di cui abbiamo più bisogno sono quelle che ci circondano tutti i giorni.
Eric, un postino, vede la sua vita, i suoi sogni, il lavoro e la famiglia andare alla deriva allontanandosi sempre più. I suoi amici (gli unici a sostenerlo), cercano in ogni modo, tra vane battute e buffe sedute di psicoterapia di rivitalizzare il suo animo e tirarlo fuori dal tunnel depressivo. Solamente con l’aiuto del suo idolo, l’ex calciatole del Manchester U., Cantonà, e il suo duro regime di vita, Eric riuscirà a credere di più in se stesso fino a trovarsi faccia a faccia con la dura realtà…
Lo scenario descritto dal regista britannico (impegnato politicamente e che nei suoi film non esclude il duro racconto della realtà) delinea alla perfezione i caratteri delle classi meno abbienti in una città ormai in mano ai ricchi capitalisti: problemi con l’ex moglie, un figlio cresciuto nella mala-vita di strada, un lavoro insoddisfacente, un mondo che cambia velocemente e che come il passato non tornerà più. Tutto sembra perduto, insensato,vuoto. Fino all’arrivo de “le Roi” (il re), o meglio The God come lo chiamavano a Manchester, che, presentandosi quasi miracolosamente agli spettatori come un poster a grandezza naturale (195cm – 93kg) in carne ed ossa buca lo schermo come un grande attore Hollywoodiano.
Cantonà è il pilastro portante dell’intero film, dà consigli, racconta i suoi sogni e problemi, filosofeggia e quando sei sazio di racconti o infastidito dalla sua arrogante ma saggia parlantina, sa anche rollare spinelli. Ciò non significa che in assenza dell’ex calciatore il film perda credibilità, Loach è riuscito a ricreare quasi lo storico rapporto comico-esistenziale instauratosi tra Bogart e Allen in “Provaci ancora Sam”, con una rinascita emotiva e morale che rimanda al film di Mendes “American Beauty”. Il nuovo regime ha inizio proprio quando Eric smette di cucinare a tutta la famiglia pensando solo a se stesso.
Ken Loach è tutto questo, ma per chi pensa di assistere ad una storia strappa-lacrime rimarrà deluso. L’opera non solo alterna fasi di tensione a scene comiche, ma è carico di ottimismo, parola quasi dimenticata in questo periodo ma di cui abbiamo assolutamente bisogno, anche senza far riferimento alla passata (?) crisi economica. Sin dall’inizio dimentichiamo il cinema contemporaneo fatto di Drammi Eastwoodiani, di maghi di Harry P. e degli sciagurati vampiri di New Moon.
Il mondo è un gran bel posto dove nascere, o meglio, come dice il n.7 più famoso della storia : “ogni uomo è libero di scegliere la strada che preferisce, basta volerlo”.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a lore tore »
[ - ] lascia un commento a lore tore »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
vipera gentile
|
giovedì 14 gennaio 2010
|
un altro fantasma
|
|
|
|
Come sempre, il regista ritrae situazioni di disagio sociale; in questo caso, come il collega Pieraccioni, risolve una situazione con l'evocazione della figura di un personaggio noto, il calciatore francese Cantona, che funge da coscienza dell'arreso protagonista, Eric. Questi è un postino depresso che vive in una casa sporca e disordinata stile pollaio con i figli della seconda moglie (il regista però non fornisce alcun indizio per spiegare come si è originata questa situazione anomala, tenendo conto che uno dei due ragazzi è nero). Comunque, il vero problema è l'apatia di Eric che non riesce ad accettare il passato e quindi a gestire la sua vita, in balia dei figli e di un lavoro che non gli interessa.
[+]
Come sempre, il regista ritrae situazioni di disagio sociale; in questo caso, come il collega Pieraccioni, risolve una situazione con l'evocazione della figura di un personaggio noto, il calciatore francese Cantona, che funge da coscienza dell'arreso protagonista, Eric. Questi è un postino depresso che vive in una casa sporca e disordinata stile pollaio con i figli della seconda moglie (il regista però non fornisce alcun indizio per spiegare come si è originata questa situazione anomala, tenendo conto che uno dei due ragazzi è nero). Comunque, il vero problema è l'apatia di Eric che non riesce ad accettare il passato e quindi a gestire la sua vita, in balia dei figli e di un lavoro che non gli interessa. Unica nota positiva i colleghi che sono dei veri amici. Un giorno, disperato, si rivolge a una fotografia gigante che ha in camera da letto di Cantona chiedendogli che cosa farebbe al suo posto; e ne evoca la figura e le parole. Battute importanti del calciatore:
"Se non affronti le difficoltà, non potrai superarle."
"Il momento più bello della mia vita non è stato un goal, ma un passaggio."
"Dì: NO! ma con le palle."
"Non c'è una sola risposta a un problema, ci sono sempre tanti modi per risolverlo."
"Tutto si risolve parlandone con gli amici."
Quando Eric gli dice:
"Facile per te che sei ricco e famoso!" lui risponde: "I miei amici sono come i tuoi, e anch'io ho delle difficoltà."
"Quando cerchi una soluzione, devi prima stupire te stesso."
Eric affronta finalmente i ricordi con grandissima titubanza. Poi Cantona gli suggerisce di curare il fisico ed Eric si allena e ritrova l'energia per gestire la sua vita, ripulire la casa e occuparsi dei figli e dei loro problemi. E diventa un uomo felice. Come diceva Tagore in una sua poesia "Nel mondo cerchi materiale di gioia ma solo in te stesso lo puoi trovare."
Da vedere. Per prendere in mano la propria vita.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a vipera gentile »
[ - ] lascia un commento a vipera gentile »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gabriella
|
domenica 28 marzo 2010
|
loach allo specchio
|
|
|
|
Ken Loach ci ha abituati a film più urlati, arrabbiati, contro le ingiustizie e i soprusi, contro le intolleranze, sempre schierato a fianco dei più deboli, la voce della povera gente, ma con questo film dimostra una riflessione e una moderazione un pò insolita, ma gradevole. E' la storia di un postino cinquantenne con le sue grane nel lavoro e nella vita privata, depresso al punto di non riuscire ad avere un rapporto decente con la donna dalla quale aveva avuto una figlia appena ventenne, solo che a questo punto non può più scappare, dovendo appunto accudire al bambino della figlia assieme alla sua ex moglie.
La passione di Eric è il calcio e il suo idolo si sempre è Eric Cantona, ex asso del calcio del Manchester United , tanto che il calciatore gli appare nella sua stanza e si mette a dialogare con lui.
[+]
Ken Loach ci ha abituati a film più urlati, arrabbiati, contro le ingiustizie e i soprusi, contro le intolleranze, sempre schierato a fianco dei più deboli, la voce della povera gente, ma con questo film dimostra una riflessione e una moderazione un pò insolita, ma gradevole. E' la storia di un postino cinquantenne con le sue grane nel lavoro e nella vita privata, depresso al punto di non riuscire ad avere un rapporto decente con la donna dalla quale aveva avuto una figlia appena ventenne, solo che a questo punto non può più scappare, dovendo appunto accudire al bambino della figlia assieme alla sua ex moglie.
La passione di Eric è il calcio e il suo idolo si sempre è Eric Cantona, ex asso del calcio del Manchester United , tanto che il calciatore gli appare nella sua stanza e si mette a dialogare con lui.
Eric si mette finalmente di fronte a sè stesso e alle sue responsabilità, riesce finalmente a raccontarsi la verità, a recuperare il rapporto con i figli che vivono con lui, ad essere finalmente quel padre attento e premuroso che tutti desiderano e piano piano riuscirà anche a parlare con le sue donne , capendo che le cose si risolvono solo affrontandole. Un bell'elogio anche all'amicizia, alla solidarietà, molto divertente la scena iniziale dei suoi colleghi che cercano di tirarlo su di morale.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a gabriella »
[ - ] lascia un commento a gabriella »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gabrjack
|
domenica 27 dicembre 2009
|
il tifo secondo ken
|
|
|
|
Un film del genere dovrebbero farlo vedere negli stadi italiani prima di ogni partita per far capire ai nostrani tifosi come si dovrebbe vivere la passione per il calcio. Allo stesso bar bevono pinte di birra i tifosi del City e dello United(Menchester). Si sfottono ovviamente ma tutto rientra in uno civilissimo scambio di ironiche opinioni, vorrei proprio vedere se in italia allo stesso bancone milanisti e interisti oppure romanisti e laziali con addosso le magliette della rispettive squadre riescono a berci la birra assieme, temo che a rimetterci sarebbe il povero barista che si ritroverebbe un giorno si e uno no con il locale sfasciato. E già questo è un buon motivo per vedere "il mio amcio eric".
[+]
Un film del genere dovrebbero farlo vedere negli stadi italiani prima di ogni partita per far capire ai nostrani tifosi come si dovrebbe vivere la passione per il calcio. Allo stesso bar bevono pinte di birra i tifosi del City e dello United(Menchester). Si sfottono ovviamente ma tutto rientra in uno civilissimo scambio di ironiche opinioni, vorrei proprio vedere se in italia allo stesso bancone milanisti e interisti oppure romanisti e laziali con addosso le magliette della rispettive squadre riescono a berci la birra assieme, temo che a rimetterci sarebbe il povero barista che si ritroverebbe un giorno si e uno no con il locale sfasciato. E già questo è un buon motivo per vedere "il mio amcio eric". Concordo con chi trova il film un pò troppo favolistico, in ogni caso i temi di base rimangono, nel cinema di Loach, immutati e chiari. Il tifo è un ingrediente importante nella vita della classe operaia, di tutte le classi operaie dove il calcio è sport di massa, però essendo manipolato dai padroni del vapore che impongono miti ed esaltazioni, favoriscono indubbiamente tutte le sue devianti ferneticazioni. In questo contesto il finale rappresenta secondo me un'idea del tifo violento e bullista sconfitto dall'ironia e dalla fantasia dei tifosi postini.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a gabrjack »
[ - ] lascia un commento a gabrjack »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
notedo
|
sabato 30 ottobre 2010
|
e'proprio all'altezza del k. loach che conosciamo?
|
|
|
|
ken Loach si è concesso una pausa dalla sua solita produzione cinematografica anche se in questo film compaiono ancora tutti i problemi del proletariato e sottoproletariato. I problemi sociali rimangono immutati ed immutabili,però questa volta,grazie all'intervento da favola del campione di calcio Cantonà vengono ad essere alleggeriti o meglio spariscono completamente convincendo lo spettatore che in definitiva ha assistito ad un buon film . NOTEDO
|
|
|
[+] lascia un commento a notedo »
[ - ] lascia un commento a notedo »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
davidestanzione
|
domenica 14 febbraio 2010
|
un loach delizioso e rinnovato, delicato e ironico
|
|
|
|
Il film che segna il ritorno di Ken Loach(un film puramente "intimo",dal retrogusto vintage e dalla fruizione quanto mai indie)è una commedia stucchevole e agrodolce, arguta e spigliata.La sceneggiatura di Paul Laverty è un gioiello dalla dirompente ironia e dall'amaro sentimentalismo e la sapiente mano registica di Loach costruisce intorno ad essa un film che è insieme sublimazione e (ri)innovazione dell'immaginario loachiano.Ancora una volta il regista inglese, l'autore "socialmente impegnato" per antonomasia,definitivamente consacratosi con "Il vento che accarezzava l'erba" nel 2006,ammanta il proprio protagonista di quel peculiare spirito operaio, rarefatto, malinconicamente uggioso e sempre pronto a fare a pugni col mondo tipico dei suoi personaggi a tratti combattivi("Riff Raff","Terra e Libertà")a tratti più dimessi(è questo il caso),ma,oltre all'aspra critica sociale come al solito tutt'altro che sottesa nei film di Loach,"Il mio amico Eric" è dal canto suo costellato da un'ironia a tratti irrefrenabile&irresistibile(vero punto cardine del film ed elemento in passato non facilmente rinvenibile nei film di Loach)e da una delicata e acuta introspezione sui personaggi, nonchè sugli squarci sociali e "d'ambiente" di un'Inghilterra(e nella fattispecie di una Manchester) dal sapore(ovviamente)operaio:il protagonista è infatti un disilluso uomo sulla mezza età, Eric, impiegato alle poste(un ottimo Steve Evets, il quale tratteggia l'uomo medio della provincia inglese con una prova "mascellare" e dal sapore naturalista)che vive con dirompente naturalezza un'ombrosa vita di provincia e un dissesto familiare che è poi alla base della sua spigolosità emotiva, ovvero l'insanabile frattura nel rapporto con la donna amata, Lily, con cui non ha rapporti da oltre trent'anni;La sua casa è ormai ridotta ad un porto di mare in balia dei suoi figliastri perdigiorno,il lavoro è immerso in una delirante ripetitività,gli amici sono sempre quelli che sono,sinceri ma immutabili nel loro esseri vitelloni e nel non ascoltare Eric e le sue problematiche con il giusto piglio che esse meriterebbero(affidandosi altresì a delle dubbie sedute psichiche.
[+]
Il film che segna il ritorno di Ken Loach(un film puramente "intimo",dal retrogusto vintage e dalla fruizione quanto mai indie)è una commedia stucchevole e agrodolce, arguta e spigliata.La sceneggiatura di Paul Laverty è un gioiello dalla dirompente ironia e dall'amaro sentimentalismo e la sapiente mano registica di Loach costruisce intorno ad essa un film che è insieme sublimazione e (ri)innovazione dell'immaginario loachiano.Ancora una volta il regista inglese, l'autore "socialmente impegnato" per antonomasia,definitivamente consacratosi con "Il vento che accarezzava l'erba" nel 2006,ammanta il proprio protagonista di quel peculiare spirito operaio, rarefatto, malinconicamente uggioso e sempre pronto a fare a pugni col mondo tipico dei suoi personaggi a tratti combattivi("Riff Raff","Terra e Libertà")a tratti più dimessi(è questo il caso),ma,oltre all'aspra critica sociale come al solito tutt'altro che sottesa nei film di Loach,"Il mio amico Eric" è dal canto suo costellato da un'ironia a tratti irrefrenabile&irresistibile(vero punto cardine del film ed elemento in passato non facilmente rinvenibile nei film di Loach)e da una delicata e acuta introspezione sui personaggi, nonchè sugli squarci sociali e "d'ambiente" di un'Inghilterra(e nella fattispecie di una Manchester) dal sapore(ovviamente)operaio:il protagonista è infatti un disilluso uomo sulla mezza età, Eric, impiegato alle poste(un ottimo Steve Evets, il quale tratteggia l'uomo medio della provincia inglese con una prova "mascellare" e dal sapore naturalista)che vive con dirompente naturalezza un'ombrosa vita di provincia e un dissesto familiare che è poi alla base della sua spigolosità emotiva, ovvero l'insanabile frattura nel rapporto con la donna amata, Lily, con cui non ha rapporti da oltre trent'anni;La sua casa è ormai ridotta ad un porto di mare in balia dei suoi figliastri perdigiorno,il lavoro è immerso in una delirante ripetitività,gli amici sono sempre quelli che sono,sinceri ma immutabili nel loro esseri vitelloni e nel non ascoltare Eric e le sue problematiche con il giusto piglio che esse meriterebbero(affidandosi altresì a delle dubbie sedute psichiche..):il calcio è insomma il suo unico rifugio,quella dolce evasione che solletica(e accarezza)il cuore di Eric,il suo unico appiglio,il suo unico barlume di speranza.Quand'ecco che dalle nubi un'apparizione onirica piomba nella vita di Eric:il suo più grande mito e punto di riferimento,lo storico centravanti del Manchester United(la squadra del cuore di Eric, manco a dirlo)Eric Cantona,con il cui poster Eric era intento a dialogare spesso,si materializza nella sua camera,divenendo di lì a poco la sua guida spirituale, il suo maestro di vita nonchè colui che nel finale giunge in suo aiuto con uno strabordante esercito di Cantona(dei veri e propri "cloni mascherati")che si scaglieranno contro il bulletto-boss che aveva contribuito rabbuiare non poco la vita familiare di Eric e a comprometterne l'integrità legale del figlio.Un film che si chiude con la delicatezza e la pacata (ma a suo modo "imponente")ironia che lo aveva contraddistinto, un esaltazione positiva del "mito" che è anni luce distante da implicazione sociologiche di matrice giovanile, devastanti e tenebrose, e un invito a vivere la vita con quell'onestà (soprattutto nei rapporti umani),naturalezza e semplicità che Cantona inculca al suo amico Eric quasi inconsciamente:colletto alzato, testa alta e pugno alzato, dunque, ora e per sempre.
[-]
[+] precisazioni dell'autore
(di davidestanzione)
[ - ] precisazioni dell'autore
|
|
|
[+] lascia un commento a davidestanzione »
[ - ] lascia un commento a davidestanzione »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
molenga
|
martedì 15 novembre 2011
|
eric le roi
|
|
|
|
Eric è un postino in crisi: vive con due figliastri che non lo rispettano, ricorda con amarezza la donna che amava e che, per paura, ha abbandonato 30 anni prima quando era incinta...caos. Eric è anche nonno ma la sua vita non va avanti: fan dello united non va più allo stadio dai tempi del suo grande idolo, Cantona che, nella disperazione più cupa, inizia ad apparirgli e ad aiutarlo raccontandogli le sue esperienze. appaiono i gol-come quello su angolo di beckham-la squalifica di sei mesi....le cose per l'eric postino si complicano quando uno dei due figliastri, finito in un brutto giro, porta a casa una pistola...
Pregevole commedia di formazione di ambientazione tipicamente loachiana, bravi tutti i protagonisti, anche il sorprendente-ma un po' attore lo era anche sul campo- cantona.
[+]
Eric è un postino in crisi: vive con due figliastri che non lo rispettano, ricorda con amarezza la donna che amava e che, per paura, ha abbandonato 30 anni prima quando era incinta...caos. Eric è anche nonno ma la sua vita non va avanti: fan dello united non va più allo stadio dai tempi del suo grande idolo, Cantona che, nella disperazione più cupa, inizia ad apparirgli e ad aiutarlo raccontandogli le sue esperienze. appaiono i gol-come quello su angolo di beckham-la squalifica di sei mesi....le cose per l'eric postino si complicano quando uno dei due figliastri, finito in un brutto giro, porta a casa una pistola...
Pregevole commedia di formazione di ambientazione tipicamente loachiana, bravi tutti i protagonisti, anche il sorprendente-ma un po' attore lo era anche sul campo- cantona.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a molenga »
[ - ] lascia un commento a molenga »
|
|
d'accordo? |
|
|
|