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elgatoloco
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domenica 30 aprile 2017
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grande gioco, in ogni senso
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"Man oft he Year"di Barry Levinson (2006), che non ha nessun riferimento alla vicenda di Ronnie/Ronald Reagan, che non risulta essere mai stato un comico, semmai a quella di Coluche(Michel Colucci, che si era candidato alla presidenza francese negli anni Ottanta, poi ritirandosi), che comunque è uno di quei film che riflettono sulla vexata querelle delle elezioni presidenziali negli States(ora con Trump chissà quali film e telefilm, forse dopo il suo mandato, visto che comunque negli States il rispetto per l'istituzione è garantita)e un film di per sé intelligente , anche se la commistione di elementi tra film"comico"(pur se sempre con tratti anche amari, di satira dove"si ride giallo", per dirla à la française, ossia amaramente)e la componente"thriller"o para-thriller, con quest'ultima componente che appare un po'forzata o posticcia sembra danneggiare il film nella sua seconda parte, pur se poi torna la situazione comica congeniale a un grande Robin WIlliams(la cui sorte rimarrà sempre un vero punto interrogativo, ma è inutile rifletterci in questa sede), a un ottimo Christopher Walken, che attore comico certo non è, ma sa far parte del play da grande attore qual è, a una Laura Linney comunque brava nella parte difficile che le tocca, sospesa com'è tra spionaggio(o comunque qualcosa di simile), situazione paradossale e altro ancora.
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"Man oft he Year"di Barry Levinson (2006), che non ha nessun riferimento alla vicenda di Ronnie/Ronald Reagan, che non risulta essere mai stato un comico, semmai a quella di Coluche(Michel Colucci, che si era candidato alla presidenza francese negli anni Ottanta, poi ritirandosi), che comunque è uno di quei film che riflettono sulla vexata querelle delle elezioni presidenziali negli States(ora con Trump chissà quali film e telefilm, forse dopo il suo mandato, visto che comunque negli States il rispetto per l'istituzione è garantita)e un film di per sé intelligente , anche se la commistione di elementi tra film"comico"(pur se sempre con tratti anche amari, di satira dove"si ride giallo", per dirla à la française, ossia amaramente)e la componente"thriller"o para-thriller, con quest'ultima componente che appare un po'forzata o posticcia sembra danneggiare il film nella sua seconda parte, pur se poi torna la situazione comica congeniale a un grande Robin WIlliams(la cui sorte rimarrà sempre un vero punto interrogativo, ma è inutile rifletterci in questa sede), a un ottimo Christopher Walken, che attore comico certo non è, ma sa far parte del play da grande attore qual è, a una Laura Linney comunque brava nella parte difficile che le tocca, sospesa com'è tra spionaggio(o comunque qualcosa di simile), situazione paradossale e altro ancora. Naturalmente il film non ha l'ambizione(né riuscirebbe in alcun modo a dirci quale sia)di spiegarci quale sia in effetti l'essenza del potere democratico etc., ma le continue, molto opportune citazioni di Mark Twain, come quella riferita all'irriverenza come sale della democrazia(ma nella clerodemocrazia italiana dei primi anni Sessanta del 1900 persino un innocuo Sketch di VIanello-Tognazzi sulla caduta dell'allora presidente Gronchi costò moltissimo a entrambi gli attori, come abbiamo appreso decisamente post factum), vanno senz'altro nel verso giusto, anche se poI(Hollywood comunque è nel mirino, dunque si tutela)il politically correct impedisce un finale"trasgressivo""... El Gato
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fabio1957
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giovedì 2 luglio 2015
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piacevole
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Ho letto molti anni fa un libro che portava lo stesso titolo,ma siccome è passato molto tempo e non ho ricordi del romanzo, non so se questa è la sua trasposizione cinematografica o solo un'omonimia.Comunque Il compianto Robin Williams ci regala un'altra perla con un'interpretazione istrionica, ma misurata rispetto agli standard cui ci ha abituato il nostro.La trama sembra inverosimile, ma le cronache degli ultimi anni ci hanno abituato a situazioni per così dire "sorprendenti"e allora gustiamoci questa pellicola buonista e improbabile soprattutto nella conclusione.
Piacevole
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alexander 1986
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martedì 6 maggio 2014
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bel film purtroppo superato dalla realtà
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Tom Dobbs (Robin Williams) è un celebre comico e anchorman televisivo, divenuto molto popolare per la sua satira graffiante contro i mali della politica. Un po' per gioco e un po' per chissà-cosa, decide di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti d'America. Roba inimmaginabile dalle nostre parti. Così come assurda è la sua vittoria. Esageriamo: sul risultato delle elezioni si muove addirittura l'ombra sinistra di possibili brogli.
Film arguto e intelligente, 'L'uomo dell'anno' pone una carrellata di spunti di riflessione: sul rapporto tra politica e media, sulla democrazia, sul rovesciamento dei ruoli e persino sul rapporto fiduciario tra le persone. Peccato che il suo messaggio venga superato, in Italia, dalla realtà stessa, e che il regista Levinson preferisca alla fine rifugiarsi in una conclusione troppo 'buonista'.
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Tom Dobbs (Robin Williams) è un celebre comico e anchorman televisivo, divenuto molto popolare per la sua satira graffiante contro i mali della politica. Un po' per gioco e un po' per chissà-cosa, decide di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti d'America. Roba inimmaginabile dalle nostre parti. Così come assurda è la sua vittoria. Esageriamo: sul risultato delle elezioni si muove addirittura l'ombra sinistra di possibili brogli.
Film arguto e intelligente, 'L'uomo dell'anno' pone una carrellata di spunti di riflessione: sul rapporto tra politica e media, sulla democrazia, sul rovesciamento dei ruoli e persino sul rapporto fiduciario tra le persone. Peccato che il suo messaggio venga superato, in Italia, dalla realtà stessa, e che il regista Levinson preferisca alla fine rifugiarsi in una conclusione troppo 'buonista'. Williams brillante come di consueto, capace di oscillare tra il comico e il dramma senza mai una sbavatura, insieme a un grande Christopher Walken nel ruolo della spalla.
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valerio c
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venerdì 21 ottobre 2011
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una buona idea sprecata
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il film sembra interessante,promette bene ma si sgonfia fino a sfioare il ridicolo.
L'ascesa e l'avventura politica di un comico che quasi senza volervo si ritrova in lizza per la poltrona più importante ,quella di presidente degli Usa,ofrre molti spunti,ma la sceneggiatura è improbabile,grossolana.
Robin Williams fa quello che può e dispiace bocciare un suo film,si tratta di un grande attore e lo dimostra nuovamente,salva il salvabile,se l'avesse interpretato un altro attore sarebbe stata una tragedia.
Ho visto di peggio,tutto sommato a tratti e scorrevole per cui se proprio non avete altro da vedere,si può guardare.
Voto da 1 a 10:5
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g2i3o4
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mercoledì 4 agosto 2010
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bello
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Io l'ho trovato un ottimo film. Mette in luce infatti i problemi del "sistema politico". Una ottima interpretazione di uno straordinario Robin Williams che non smette mai di stupire e di divertire. Una "commedia" che a tratti è un film comico e a tratti è un thriller. Consiglio la visione. Voto 7.5
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claudiorec
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domenica 21 febbraio 2010
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commedia ma non troppo
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Il film di Levinson ha l'appellativo di commedia... Ma ha troppe punte di "spionaggio" per essere una commedia pura. Nella scena in cui Eleanor Green è da sola nel suo appartamento si raggiunge la tensione di un thriller.
L'idea è stata poi scopiazzata nella realtà (più come provocazione che altro).
Le continue battute e la tebdenza al "clown" di Robin Williams sfociano a tratti nel ridicolo.
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fabrizio cirnigliaro
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martedì 2 febbraio 2010
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tapparsi il naso e cambiare pannolino
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L’anno successivo all’uscita de L’Uomo dell’anno, in America un comico televisivo, Stephen Cobert, si è veramente candidato alle elezioni presidenziali. La finzione che diviene realtà. Il film è uscito nelle sale italiane nel 2007, e furono in molti a pensare a Beppe Grillo come possibile comico candidato presidente: a pochi mesi di distanza si tenne il primo V-Day, durante il quale il comico Genovese promosse la raccolta di firme per un referendum elettorale. Il V-Day diede una scossa al dibattito politico in Italia, i media improvvisamente si accorsero dell’esistenza del comico genovese, che da quando era stato esiliato dalla televisione continuava a riempire palazzetti con i suoi spettacoli.
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L’anno successivo all’uscita de L’Uomo dell’anno, in America un comico televisivo, Stephen Cobert, si è veramente candidato alle elezioni presidenziali. La finzione che diviene realtà. Il film è uscito nelle sale italiane nel 2007, e furono in molti a pensare a Beppe Grillo come possibile comico candidato presidente: a pochi mesi di distanza si tenne il primo V-Day, durante il quale il comico Genovese promosse la raccolta di firme per un referendum elettorale. Il V-Day diede una scossa al dibattito politico in Italia, i media improvvisamente si accorsero dell’esistenza del comico genovese, che da quando era stato esiliato dalla televisione continuava a riempire palazzetti con i suoi spettacoli. Il suo era un linguaggio inappropriato per i classici mezzi di informazione.
A distanza di 2 anni Beppe Grillo ha scosso nuovamente la politica italiana, annunciando la sua candidatura alla presidenza del Partito Democratico. Grillo non è Tom Dobbs, non è un comico televisivo, non è il giullare del re. Qui siamo in Italia, non in America, ci saranno sicuramente dei “problemi burocratici “ che fermeranno la sua corsa alla presidenza del PdmenoElle prima ancora che inizi. “Un buffone non governa il regno, si prende in gioco del Re”. La sua candidatura ruota intorno all’assenza di una Leadership nella sinistra italiana.
In passato è stato accusato sia dai media che dai politici di fare demagogia, antipolitica. A dirlo sono le stesse persone che hanno nei loro partiti dei parlamentari che hanno festeggiato mangiando mortadella la caduta del governo Prodi, che dicono di andare a “cagare nelle moschee di questi islamici di merda”, che cantano napoletano terrone terremotato”, per non citare i vari reati con cui sono stati condannati altri colleghi. Nel parlamento italiano si sono seduti pornostar, calciatori, attrici, piduisti, presentatrici, veline e letteronze. Per queste categorie non si è mai alzato nessun “polverone”, tutto normale. La politica in Italia era una farsa già prima della candidatura di Grillo.
Negli ultimi anni in Italia spesso l’informazione l’hanno fatta i comici, gli attori, ma quasi sempre lontano dalla TV: Luttazzi, Guzzanti, Paolini. Il film si conclude con una battuta di Tom Dobbs ”I politici sono come i pannolini: bisogna cambiarli spesso, e per lo stesso motivo”. Da anni ormai,ogni volta che ci sono delle elezioni, molti dei sostenitori della sinistra italiana dicono che bisogna comunque votare, di scegliere il meno peggio, “Bisogna tapparsi il naso”, dicono.
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dja.c.
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domenica 19 aprile 2009
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recensione by dj a.c.
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Man of the Year ruota intorno alla storia di un semplice e "violento" comico. Presto però si candiderà alle elezioni presidenziali. Infine diventerà Presidente Designato degli Stati Uniti d'America. Robin Williams ci ha dato un'altra importante dimostrazione di saper recitare magistralmente, e la regia è indiscutibilmente sublime; Quello che molta gente che ha visto il film intende come Presidente comico è in realtà una facciata del Presidente attuale dell'America sotto una forma più soffice, volgare a volte ma vera, addirittura umana. I dialoghi a volte peccano, e finiscono nel ridicolo ma il ritmo con cui vengono diretti è impressionante e vengono mescolati ad un film che poteva essere uno dei migliori dell'anno ma che non lo è stato del tutto.
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Man of the Year ruota intorno alla storia di un semplice e "violento" comico. Presto però si candiderà alle elezioni presidenziali. Infine diventerà Presidente Designato degli Stati Uniti d'America. Robin Williams ci ha dato un'altra importante dimostrazione di saper recitare magistralmente, e la regia è indiscutibilmente sublime; Quello che molta gente che ha visto il film intende come Presidente comico è in realtà una facciata del Presidente attuale dell'America sotto una forma più soffice, volgare a volte ma vera, addirittura umana. I dialoghi a volte peccano, e finiscono nel ridicolo ma il ritmo con cui vengono diretti è impressionante e vengono mescolati ad un film che poteva essere uno dei migliori dell'anno ma che non lo è stato del tutto. Il caso L'uomo dell'Anno è in realtà una cosa semplice da spiegare, se una persona guarda una presentazione, o trailer, di un certo film con un certo personaggio allora il film farà ridere o piangere o disperare o sarà incomprensibile e perchè no anche incredibile. Questo prodotto risalta nel trailer il lato comico della cosa, non quello tragico. In effetti questo è un film tragicomico, ed è talvolta irreale e reale sotto molti aspetti ma nell'insieme Barry Levinson, il regista, ha saputo mescolarli a tal punto da renderli entrambi credibili. Questo non è un film che tende molto alla risata senza pudore, tipica dei comici, ma più a far riflettere ognuno di noi su quello che siamo, e quello che siamo è quello che noi scegliamo di essere ma come la storia ci insegna tutti farebbero di tutto per salire al governo, magari proprio quello Americano, il più potente e robusto governo mai visto prima. Lo svolgimento delle scene del film sembrano ballare con quella trama incalzante. Per molti non lo sarà stata ma è una delle più innovative trame/storie mai raccontate. In sè il film racchiude anche una ricchissima sezione di denuncie, sia sotto piccole forme che grandi, cioè rispettivamente: battute di Robin al "talk show comico" e alle elezioni della presidenza, dove il lato comico dell'attore si affianca a quello visto solo ne "L'Uomo Bicentenario". Una sottile felicità ogni tanto spezza la trama e la fa risultare quasi noiosa e non indispensabile. Tutto sommato L'Uomo dell'Anno è un titolo che richiede una certa attenzione e concentrazione per poter essere completamente capito e coinvolgervi in una improbabile ma non del tutto impossibile candidatura di un volgare ma simpatico comico. Voto conclusivo 4 stelle.
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ce
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domenica 6 aprile 2008
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good
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film bello che fa riflettere, soprattutto in questo periodo...
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franzi
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sabato 5 aprile 2008
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lenta caduta...
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il film parte bene, poi diventa gradevole, a metà ti fa ridere, ma poi rallenta, peggiora, per poi concludere a livelli di sufficienza appena accettabili... peccato, l'idea era davvero buona...
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