E' un film di brutale linearità TWENTYNINE PALMS: contro la ricerca sconsiderata di significati, l'analisi esasperata che vuole scavare, sviscerare, rivoltare l'immagine, Dumont, nella consapevolezza dell'impossibilità di riprendere la profondità, preferisce essere diretto, semplice, di una immediatezza talmente spudorata da essere fraintesa. Spiazza un film che offre tutto in superficie, spiazza la coscienza di un regista che sa che la profondità è dietro l'evidenza, che si sottrae alla visione, che si percepisce (con lo stomaco e non col cervello) agitarsi sotto lo strato dell'ovvio (mai sottovalutare l'ovvio). TWENTYNINE PALMS, come il precedente, imprescindibile, L’UMANITA’, dimostra quanto poco il regista sia interessato a giudizi e ad analisi, a denunce e indagini (sociologiche, politiche, psicologiche): il protagonista è e rimane lo sguardo e l’autore decide di scommettere sullo spettatore azzerando la narrazione, concentrando l'attenzione sul film stesso.
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E' un film di brutale linearità TWENTYNINE PALMS: contro la ricerca sconsiderata di significati, l'analisi esasperata che vuole scavare, sviscerare, rivoltare l'immagine, Dumont, nella consapevolezza dell'impossibilità di riprendere la profondità, preferisce essere diretto, semplice, di una immediatezza talmente spudorata da essere fraintesa. Spiazza un film che offre tutto in superficie, spiazza la coscienza di un regista che sa che la profondità è dietro l'evidenza, che si sottrae alla visione, che si percepisce (con lo stomaco e non col cervello) agitarsi sotto lo strato dell'ovvio (mai sottovalutare l'ovvio). TWENTYNINE PALMS, come il precedente, imprescindibile, L’UMANITA’, dimostra quanto poco il regista sia interessato a giudizi e ad analisi, a denunce e indagini (sociologiche, politiche, psicologiche): il protagonista è e rimane lo sguardo e l’autore decide di scommettere sullo spettatore azzerando la narrazione, concentrando l'attenzione sul film stesso. Cinema puro, dunque, quello che manda in corto circuito l'amena dietrologia di tanta critica: una coppia attraversa il deserto e fa viaggiare un rapporto difficoltoso, a tratti istintivo e felicemente animalesco, a tratti più contrastato, ruvido, spigoloso. Lui e lei spesso non parlano della stessa cosa, fraintendono, ma sanno di vivere la stessa situazione, i sensi che non raggiungono con le parole li raggiungono col corpo. Intorno a loro una natura selvaggia immersi nella quale fanno l'amore, dormono, si parlano, si fermano, guardano, riprendono il viaggio. Litigano spesso, scopano spesso. Ma qualcosa di orribile sta per accadere, nel susseguirsi degli eventi banali di questa coppia itinerante si percepisce una tensione, una sospesa minaccia che porterà due puntini nel deserto dalla beatitudine più totale all'atrocità più raccapricciante. Spacca l'occhio dello spettatore, lo spiazza ancora una volta. Dumont ha il porco coraggio di spogliare la cinepresa e girare.
Cinema nudo, senza maschere.
Cinema candido. Virgineo.
Cinema intransigente di lacerante, violenta bellezza.
Cinema di cui si sente maledettamente bisogno.
Straordinario e terrificante. Una visione che resta dentro.
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[+] plagio
(di pocaoncia)
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