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laurence316
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lunedì 25 dicembre 2017
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la notte più lunga è quella dello spettatore
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Formalmente diretto da Yau (che nello stesso anno dirige anche Expect the Unexpected), che viene però ben presto sostituito dal produttore To, The Longest Nite, incomprensibilmente apprezzato da una parte della critica e del pubblico, si afferma invece come quanto di peggiore abbia mai regalato la Milkyway di To e Wai.
E’ un noir tedioso ed esasperante, che impiega un’infinità di tempo a partire e che, anche quando finalmente si decide a farlo, non arriva a regalare nessuna sequenza particolarmente memorabile (quella finale è buona, ma non è altro che una citazione de La signora di Shanghai), e riesce invece sorprendentemente nell’impresa di annoiare nonostante la durata stringata.
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Formalmente diretto da Yau (che nello stesso anno dirige anche Expect the Unexpected), che viene però ben presto sostituito dal produttore To, The Longest Nite, incomprensibilmente apprezzato da una parte della critica e del pubblico, si afferma invece come quanto di peggiore abbia mai regalato la Milkyway di To e Wai.
E’ un noir tedioso ed esasperante, che impiega un’infinità di tempo a partire e che, anche quando finalmente si decide a farlo, non arriva a regalare nessuna sequenza particolarmente memorabile (quella finale è buona, ma non è altro che una citazione de La signora di Shanghai), e riesce invece sorprendentemente nell’impresa di annoiare nonostante la durata stringata.
L’intreccio più che machiavellico e intricato volutamente ermetico e a tratti poco chiaro, non migliora di certo la situazione (e difatti la sequenza iniziale è stata inserita al solo scopo di tentare di rendere un po’ più comprensibile la vicenda, ed è per tale motivo che stona alquanto con ciò che segue).
E poi il clima da noir metropolitano (che tra l’altro non ha nulla di particolarmente innovativo), l’originalità di certe inquadrature così come il colpo di scena finale (comunque vagamente prevedibile), non bastano a risollevare le sorti di un film poco consistente e piuttosto frustrante, incapace di andare oltre gli stereotipi (i caratteri dei due protagonisti non hanno [tolto il look un po’ inusuale di Lau] nulla di così originale) e incapace di creare reale tensione.
Un film deludente, che nulla ha a che vedere né con i migliori noir hollywoodiani che vengono talvolta citati né tanto meno coi migliori noir hongkonghesi.
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dandy
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martedì 24 ottobre 2017
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running in the night.
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Iniziato da Yau ma completato da To e Ka-Fai,un noir fulmineo e travolgente,perfettamente bilanciato nella sua esigua durata(la vicenda si svolge nell'arco di una sola notte).I vari intrighi e le sottotrame lo rendono in parte ermetico(la sequenza iniziale fu aggiunta in seguito per renderlo più comprensibile)ma è impressionante la capacità del regista di rinnovare stereotipi tipici del cinema orientale quali i rapporti tra legge e criminalità,l'impossibilità di opporsi a un potere più grande,il gioco del gatto e del topo tra due personaggi-pedine, l'immancabile pessimismo di fondo e degrado metropolitano.Il ritmo è concitatissimo,e nello stile del regista anche le scene che precedono l'azione hanno un loro valore.
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Iniziato da Yau ma completato da To e Ka-Fai,un noir fulmineo e travolgente,perfettamente bilanciato nella sua esigua durata(la vicenda si svolge nell'arco di una sola notte).I vari intrighi e le sottotrame lo rendono in parte ermetico(la sequenza iniziale fu aggiunta in seguito per renderlo più comprensibile)ma è impressionante la capacità del regista di rinnovare stereotipi tipici del cinema orientale quali i rapporti tra legge e criminalità,l'impossibilità di opporsi a un potere più grande,il gioco del gatto e del topo tra due personaggi-pedine, l'immancabile pessimismo di fondo e degrado metropolitano.Il ritmo è concitatissimo,e nello stile del regista anche le scene che precedono l'azione hanno un loro valore.Notevoli certi sprazzi violenti,a volte conditi da humor nero,a tratti quasi horror:si vedano i trattamenti che subisce e l'agghiacciante fine che fa l'unico personaggio femminile.Memorabile la sparatoria tra gli specchi che omaggia "La signora di Shanghai,e spiazzante il colpo di scena finale.Leung in un ruolo negativo funziona egregiamente,ma Lau,antitesi del tipico killer hongkonghese,è superlativo.La colonna sonora di Raymond Wong scippa il brano di "Fuga di mezzanotte",che si adatta un pò malamente alle immagini.
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gianleo67
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sabato 19 dicembre 2015
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cercle rouge à...macau
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L'accordo tra due boss emergenti della Triade di Macau rischia di danneggiare gli interessi e l'influenza di un anziano leader ormai apparentemente fuori dai giochi. L'intraprendente e corrotto detective Sam, al soldo di uno dei primi due, capirà troppo tardi ed a sue spese che l'arrivo di un misterioso ed irreprensibile killer appena sbarcato sull'isola rappresenta l'inizio della fine di un consolidato ed immutabile sistema di potere.
Accreditato al giovane Patrick Yau, ma diretto nella sostanza dal suo maestro e mentore Johnnie To, rappresenta uno degli esiti più felici del nuovo corso della New Wave honkongese sotto l'egida della rinomata casa Milkway, fondata solo un paio di anni prima dallo stesso To insieme al fidato Wai Ka-fai.
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L'accordo tra due boss emergenti della Triade di Macau rischia di danneggiare gli interessi e l'influenza di un anziano leader ormai apparentemente fuori dai giochi. L'intraprendente e corrotto detective Sam, al soldo di uno dei primi due, capirà troppo tardi ed a sue spese che l'arrivo di un misterioso ed irreprensibile killer appena sbarcato sull'isola rappresenta l'inizio della fine di un consolidato ed immutabile sistema di potere.
Accreditato al giovane Patrick Yau, ma diretto nella sostanza dal suo maestro e mentore Johnnie To, rappresenta uno degli esiti più felici del nuovo corso della New Wave honkongese sotto l'egida della rinomata casa Milkway, fondata solo un paio di anni prima dallo stesso To insieme al fidato Wai Ka-fai. Action-noir dai toni cupi e dalla claustrofobica ambientazione nella baia di Hong Kong, questo piccolo saggio sulla mefistofelica ineffabilità del potere rappresenta una efficace contaminazione tra l'estetica più classica del poliziesco cantonese con le istanze di un irriducibile nichilismo di ispirazione melvilliana, riproducendo un microcosmo di ambizione e cupidigia dove le pedine del gioco non hanno fatto i conti con le oscure trame e con le insinuanti macchinazioni di chi muove veramente i pezzi sulla scacchiera. Dietro le ingannevoli apparenze di un gioco delle parti in cui le normali relazioni di subordinazione assecondano il mantenimento dello status quo (con tanto di prembolo iniziale votato alla civetteria di una sceneggiatura apparentemente banale), emerge con prepotenza la frammentazione di un linguaggio filmico che, tra virtuosismi di macchina ed incastri di montaggio, finisce per condurci al di fuori delle normali regole del gioco, in una zona grigia governata da forze che nessuno sembra in grado di contrastare o comprendere fino in fondo e che attendono gli impassibili protagonisti nel cerchio rosso di un inevitabile rendez-vous di morte.
Non privo di un'artigianale ridondanza della costruzione narrativa insita nella sua natura di genere, il film di To procede nell'accumulo di una tensione emotiva che sembra iscritta nel volto e nelle movenze del suo straordinario e contraddittorio protagonista, in una ricerca della verità che si sposta sul filo del rasoio di uno spartiacque etico che confonde la legge con il profitto, il poliziotto col criminale, la vittima con il carnefice, incurante fino alla fine dell'implacabile dominio di una manipolazione del potere che farà calare su vincitori e sui vinti il suo inevitabile sipario. Se l'intuzione alla base di questa etero-direzione del processo narrativo non è certo nuova (Melville docet), con lo scrittore che sembra ritrovare nell'alter ego di una luciferina ed incanutita presenza in Changshan cremisi la sua ineffabile incarnazione, il film di To riesce a calarne l'essenza nella pittoresca singolarità dell'ambientazione cantonese, tra colorate architetture coloniali e sfavillanti grattacieli del vizio, conducendo la singolar tenzone tra comprimari quale scontro tra subalterni per cui non ci può essere nessun vincitore, tranne che per il Deus ex Machina che gli ha messo la pistole in mano e gli ha ordinato di fare fuoco, in uno scontro finale che sembra frammentarne l'identità e confonderne i ruoli, nell'ultimo viaggio di una fuga senza speranza e di un destito già scritto all'approdo dell'imbarcadero. Protagonisti all'altezza dell'ambizione di un film che mantiene un'identità forte e duratura, tra la maschera sorniona e disillusa del killer di Lau Ching Wan e la romantica disperazione di un insuperabile Tony Leung. Riconoscimento di valore per la Hong Kong Film Critics Society Awards e cinque nomination agli Hong Kong Film Awards 1999. "Che peccato, quest'uomo era veramente qualcuno. Una persona può essere intelligente, ma non può essere più intelligente degli altri."
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molenga
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sabato 26 maggio 2012
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a tratti insopportabile
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In una macao piena del suo passato portoghese, un sicario s'inserisce nella lotta tra due capimafia. nella situazione resta più che convolto anche un poliziotto corrotto, che alla fine dovrà cercare di fuggire dall exclave.
Bell'intreccio, bravi gli attori-inutile citare Leung- ma la musica....a tratti è insopportabile, un trapano nei timpani.
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