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sydbarrett94
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mercoledì 2 marzo 2011
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haneke è da rinchiudere!
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Glaciale e surreale. Questo è il genere di film che mi fa impazzire. Benny's video vuole rappresentare il vuoto dell'esistenza e la ricerca di emozioni forti di un ragazzo che, non sententosi pago della monotonia di una vita borghese, ricerca estremi distruttivi in grado di farlo sentire vivo. Proprio per questo motivo il giovane Benny si rifugia tra le sue violente videocassette. Tuttavia, non soddisfatto, mette in pratica ciò che tanto lo affascina nei video. Uccide una sconosciuta solo per il gusto di farlo e riprende l'accaduto con la sua fidata telecamera. Le scene principali sono cariche di pathos e lo spettatore non può non immedesimarsi ora nella madre durante la visione del video, ora nell'apatico Benny.
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Glaciale e surreale. Questo è il genere di film che mi fa impazzire. Benny's video vuole rappresentare il vuoto dell'esistenza e la ricerca di emozioni forti di un ragazzo che, non sententosi pago della monotonia di una vita borghese, ricerca estremi distruttivi in grado di farlo sentire vivo. Proprio per questo motivo il giovane Benny si rifugia tra le sue violente videocassette. Tuttavia, non soddisfatto, mette in pratica ciò che tanto lo affascina nei video. Uccide una sconosciuta solo per il gusto di farlo e riprende l'accaduto con la sua fidata telecamera. Le scene principali sono cariche di pathos e lo spettatore non può non immedesimarsi ora nella madre durante la visione del video, ora nell'apatico Benny. Un film incredibile e un finale sorprendente. Se avete gustato Funny Games (quello del 1997) o La Pianista, questo film vi prenderà senz'altro. Come non si può non adorare quel pazzo di Haneke?
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guidobaldo maria riccardelli
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mercoledì 1 giugno 2016
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sull'osservazione di secondo ordine
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Tra le opere più importanti ed esplicative di Michael Haneke, illustra alla perfezione la sua visione della realtà sociale, ed in particolare il rapporto che intercorre realtà e rappresentazione della stessa, proponendo un'ipotesi volta all'appiattimento di questa distinzione, una corrispondenza perfetta ed automatica tra le due strutture, sostanzialmente equivalenti.
Il giovane Benny, difatti, si muove in un ambiente, sia esso quello della sua stanza o quello dell'amata videoteca, nel quale l'ossevazione diretta è subordinata, e sostituita, ad una ripresa già mediata, e quindi non propria, non originale; il ragazzo, come logico, ha pienamente interiorizzato questo meccanismo, venendo continuamente cullato su di un mezzo che fa da sfondo alle sue attività, venendo, di fatto, a configurarsi come la sua compagnia più assidua e fedele, vero riferimento per la sua formazione.
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Tra le opere più importanti ed esplicative di Michael Haneke, illustra alla perfezione la sua visione della realtà sociale, ed in particolare il rapporto che intercorre realtà e rappresentazione della stessa, proponendo un'ipotesi volta all'appiattimento di questa distinzione, una corrispondenza perfetta ed automatica tra le due strutture, sostanzialmente equivalenti.
Il giovane Benny, difatti, si muove in un ambiente, sia esso quello della sua stanza o quello dell'amata videoteca, nel quale l'ossevazione diretta è subordinata, e sostituita, ad una ripresa già mediata, e quindi non propria, non originale; il ragazzo, come logico, ha pienamente interiorizzato questo meccanismo, venendo continuamente cullato su di un mezzo che fa da sfondo alle sue attività, venendo, di fatto, a configurarsi come la sua compagnia più assidua e fedele, vero riferimento per la sua formazione. Lo vediamo perciò impegnato in varie attività, con il consueto accompagnamento in sottofondo, tra analisi socio-politiche sulla guerra nei Balcani e fatti di cronaca, in un ascolto più o meno consapevole.
Nemmeno gli avvenimenti vissuti in prima persona sfuggono a questa logica, immortalati in filmati morbosamente amatoriali, pezzi di vita virtuali ma stimolanti, occasioni di sprone per Benny, per vedere l'effetto che fa. Replicati in prima persona (ma mostrati abilmente con il filtro della videocamera) questi non saranno fonte di particolare disagio per il giovane, incapace di fornirne una spiegazione quantomeno plausibile, almeno ad uno sguardo disattento: a ben guardare, al contrario, appare limpido come egli non afferri, non concependola, la distinzione tra realtà e finzione, e, di conseguenza, tra i protagonisti stessi dei due accadimenti.
Fermo e freddo, ammetterà candidamente l'assenza di un qualsivoglia disagio per la situazione, certo di poter prendere sonno senza remore alcune.
In seconda battuta, occorre rilevare come Haneke riproponga la sua critica alla famiglia borghese, già abilmente indebolita nel precedente, ed ottimo, Der Siebente Kontinent (1989): imperniata su logiche di apparenza, e legata da un'applicazione ritualistica di meccaniche sicure, finisce per rivelarsi come formazione debole e vuota, priva di connessioni sincere ed incapace di costruire relazioni di vicinanza affettiva; lo svilupparsi dei fatti nella pellicola sarà paradigmatico a riguardo.
Opera come detto sopra importante ed attuale, si avvale delle asciutte e precise interpretazioni del cast, facendone, senza dubbio alcuno, uno dei lungometraggi migliori del grande cineasta austriaco.
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