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eugen
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lunedì 1 maggio 2023
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wolfgang amadeus mozart , ever, but...
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Ormai quasi quartant'anni fa Pupi Avati, uno dei registi.guida, da sempre, insieme con gli scomparsi Visconti, Antonioni, Fellini, Monicelli, Rosi etc,, dirige un film("Noi tre", scritto dallo stesso Avati con il fratello Anotnio); in cui il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart, ormai anche cantato, in quegli anni dal cantatuore austriaco ma decisamente americanggiante Falco come predecessore del rock("Rock me, Amadeus"), si era recato con il padre(musicista anch0egli, Leopold)nella dimora del conte Pallavicio, nella campagna bolognese, , per preaprarsi ad un esame da sostenere presso l'Accademia dei Filarmonici. Vi incontra un ambiente"strano(il cugino"folle"del conte, il figlo di questi, che dapprima lo cprovoca, poi gli diviene amico), strani culti e strane cerimonie, poi anche l0amore per una vicina quindicenne, nipote di una signora scomaprsa in quel periodo.
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Ormai quasi quartant'anni fa Pupi Avati, uno dei registi.guida, da sempre, insieme con gli scomparsi Visconti, Antonioni, Fellini, Monicelli, Rosi etc,, dirige un film("Noi tre", scritto dallo stesso Avati con il fratello Anotnio); in cui il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart, ormai anche cantato, in quegli anni dal cantatuore austriaco ma decisamente americanggiante Falco come predecessore del rock("Rock me, Amadeus"), si era recato con il padre(musicista anch0egli, Leopold)nella dimora del conte Pallavicio, nella campagna bolognese, , per preaprarsi ad un esame da sostenere presso l'Accademia dei Filarmonici. Vi incontra un ambiente"strano(il cugino"folle"del conte, il figlo di questi, che dapprima lo cprovoca, poi gli diviene amico), strani culti e strane cerimonie, poi anche l0amore per una vicina quindicenne, nipote di una signora scomaprsa in quel periodo. poi, pero'c'e'l'esame presso la severissima Accademia dei Georgofili, che ovviamente"va bene"... Avati , con la collaborazione di alcuni straordinari interpreti(Carlo DeLlle Piane, il conte, un fumabolico Gianni Cavina come"il matto", LIno Capolicchio Leopold Mozart, Christopher Davidson, Wolfgang Amadeus, Ida di Benedetto, moglie del conte, Barbara Rebeschini, l'"amata"di Mozart in giovanissima eta', Daio Parisini, figlio del conte, dapprima rivale ma poi amico del"young Mozart")ci da' 1700 tutt'altro che illlmunisitco(only raison, insomma)ma al contrario cuppo, con un bosco misterioso, il"matto"onnipresente, compagnie di govani musicisti che in realta'sono teppisti tanto da molestare lo stesso Mozart, cupe cerimoie funebri e ancora una carica di"susoense"nell'aria quando Mozart ein attesa di un responso dal cielo per la promessa della sua"amata", cui potra'fare la corte solo e soltanto se di notte, in una certa giornata, scendera'la neve... Decisamente un fillm intelligente, dove i toni di voce di tutti/e sono adeguamente bassi, volutamente, dove il mistero sembra avvolgere tuttto il contesto. Non c'e'da stupirsi se rectentemnete Pupi ha affrotnato un altro grandissimo della cultura , tale... Dante Alighieri, Eugen
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paola di giuseppe
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venerdì 21 maggio 2010
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amadé che voleva solo “pensare la musica”
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Estate 1770, è il primo dei tre viaggi di Mozart in Italia. Ospiti a Bologna del conte Pallavicini, il quattordicenne Amadè e il padre Leopold arrivano nella villa patrizia fuori Porta San Vitale.
Un esame di contrappunto all'Accademia dei Filarmonici dovrà consacrarlo compositore, l’attesa del severo Leopold è alta, Amadé la vive con dolcezza svagata e ubbidiente.
Povero Leopold, sembra suggerire Avati, Amadé vorrebbe “solo pensare la musica” e vivere la vita semplice di tutti i ragazzi.
Fedele alla sua cifra stilistica, qui più che mai in sintonia col clima della storia, Avati ricostruisce fatti, ambienti e personaggi con una leggerezza trasognata, che può sconfinare in debolezze di sceneggiatura ma che, forse, proprio per questa sua imperfezione, ci racconta da vicino, da un’ottica quotidiana, il destino di un genio che “fino a tardi - scrive Hildesheimer - troppo tardi nella sua vita non seppe chi era.
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Estate 1770, è il primo dei tre viaggi di Mozart in Italia. Ospiti a Bologna del conte Pallavicini, il quattordicenne Amadè e il padre Leopold arrivano nella villa patrizia fuori Porta San Vitale.
Un esame di contrappunto all'Accademia dei Filarmonici dovrà consacrarlo compositore, l’attesa del severo Leopold è alta, Amadé la vive con dolcezza svagata e ubbidiente.
Povero Leopold, sembra suggerire Avati, Amadé vorrebbe “solo pensare la musica” e vivere la vita semplice di tutti i ragazzi.
Fedele alla sua cifra stilistica, qui più che mai in sintonia col clima della storia, Avati ricostruisce fatti, ambienti e personaggi con una leggerezza trasognata, che può sconfinare in debolezze di sceneggiatura ma che, forse, proprio per questa sua imperfezione, ci racconta da vicino, da un’ottica quotidiana, il destino di un genio che “fino a tardi - scrive Hildesheimer - troppo tardi nella sua vita non seppe chi era. La sua solitudine era la più profonda ma anche la più discreta: non se ne rese conto, almeno fino agli ultimi mesi della sua vita”
Dissonanze, dunque, perché dissonante è il destino di un ragazzo che scopre l’amicizia, che stupisce dell’amore, che aspetta la neve per tutta la notte, e quando arriva attraversa il bosco correndo da Antonia perché ora la può corteggiare, e poi deve partire per non tornare mai più.
“Nessun Dio incaricò Mozart di esternare le sue sofferenze”, scrive ancora Hildesheimer, e allora Amadé ci piace immaginarlo come ce lo fa vedere Avati, fuori da tutte le oleografiche o stranianti ricostruzioni che un mito necessariamente fa fiorire.
Boschi che sfumano all’ocra mentre arriva l’autunno dopo l’estate lussureggiante, magnifici scorci di architetture rinascimentali che portano addosso il peso sfatto delle glorie passate, stanze in penombra popolate di personaggi normalmente strani, un conte malaticcio e lungimirante su Mozart, sufficientemente cinico per non diventare un insopportabile podagroso (alla vecchia signora vicina di latifondo, ormai cadavere sul feretro, sussurra all’orecchio “era ora che te ne andassi!”), che mangia a pranzo la terra della sua proprietà con l’aria del Titano che torna a riprendere vita dalla madre Gea (un vero pezzo di bravura nella carriera di Delle Piane), una moglie bella, giovane e vagamente inquietante, un cugino che si aggira per la proprietà immerso in una strana follia, malinconico “imperatore dell’inverno” che resta a guardia del palazzo avito quando tutti tornano in città, e ci par di capire che la solitudine è la sua follia, ma a quella non c’è rimedio e se lo porteranno via dopo l’ennesima crisi.
"Il bosco che cercavo per Leda, Giuseppe e Amadé - afferma l'autore - era il Bosco degli Addii. Un insieme di piante e di radure, una montagna di ombre e di tagli di luce, dentro la quale il vibrante cuore dei miei tre ragazzini potesse vivere il tremore e il trasalimento, l'emozione e l'incanto di quel loro brevissimo idillio. Un bosco dove il mio Amadé potesse nascondersi cercando di sottrarsi al mondo che lo attendeva, per sempre".
Ci piace pensare così Amadé, un folletto che corre nel bosco con il primo amico, Giuseppe, ruvido e un po’ ottuso con la sua parlata romagnola e Antonia, breve amore di adolescente prima di finire nelle mani di Constance, e la sua musica, quella che voleva “soltanto pensare”, e che ora tutti pensiamo, grazie a lui.
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gionni 47
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giovedì 25 febbraio 2010
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rivedere "noi tre"
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Questo splendido film andrebbe sicuramente rivisto. Ma dove? Quando? Ricordo che alcuni anni fà, passando da Padova, lo vidi in programmazione ,non ricordo per quale celebrazione di Mozart. Poi non ho più avuto occasione di sentir parlare di una riprogrammazione di questo capolavoro. Lancio un appello perchè si organizzi un passaggio nel circuito del film d'essai, in televisione, o si inserisca come DVD in vendita con i giornali. Insomma che si renda di nuovo fruibile la rivisitazione di questo film. Grazie a tutti coloro i quali mi faranno il regalo della possibilità di rivivere questa avventura fantastica.
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babs
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martedì 7 ottobre 2008
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peccato, non riesco a trovarlo!!!
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Ho un magnifico ricordo del film e dei suoi interpreti.
E'uno dei film più riusciti di Avati: poetico, lieve, elegante.
Non riesco a trovarlo in DVD e ne sono dispiaciuta.
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milomar
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giovedì 26 giugno 2008
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un film che mi accompagnerà per tutta la vita
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Pupi Avati è, forse, il regista italiano più altalenante per la qualità dei film girati. Alcuni sono davvero ottimi, altri da dimenticare ("Il nascondiglio" è davvero pessimo). Ma Pupi Avati è anche il regista italiano che più di tutti gli altri si è prestato a raccontare storie di tutti i tipi creando film horror, grotteschi, di costume, storici, biografici e quant'altro. Diciamo la verità, Pupi Avati è un regista "minore", non paragonabile ai grandi maestri come Fellini o Olmi ma neppure a solidi professionisti come Dino Risi. Pupi Avati è un artigiano che dirige un'azienda familiare (non solo per la collaborazione del fratello produttore e co-sceneggiatore ma anche per l'utilizzo dei collaboratori e soprattutto degli attori che spesso sono gli stessi nei vari film) che di tanto in tanto produce qualche "pezzo" degno di stare in vetrina accanto ai capolavori dei grandi artisti.
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Pupi Avati è, forse, il regista italiano più altalenante per la qualità dei film girati. Alcuni sono davvero ottimi, altri da dimenticare ("Il nascondiglio" è davvero pessimo). Ma Pupi Avati è anche il regista italiano che più di tutti gli altri si è prestato a raccontare storie di tutti i tipi creando film horror, grotteschi, di costume, storici, biografici e quant'altro. Diciamo la verità, Pupi Avati è un regista "minore", non paragonabile ai grandi maestri come Fellini o Olmi ma neppure a solidi professionisti come Dino Risi. Pupi Avati è un artigiano che dirige un'azienda familiare (non solo per la collaborazione del fratello produttore e co-sceneggiatore ma anche per l'utilizzo dei collaboratori e soprattutto degli attori che spesso sono gli stessi nei vari film) che di tanto in tanto produce qualche "pezzo" degno di stare in vetrina accanto ai capolavori dei grandi artisti. "Noi tre", assieme a "La casa dalle finestre che ridono", "Zeder", "L'arcano incantatore" e "I cavalieri che fecero l'impresa" appartiene a questi piccoli-grandi lavori. E' un film interessante e molto bello per tantissimi aspetti. Innanzitutto per la ricostruzione storica. Mai il '700 è stato così plausibile in un film. Ad aiutare quest'aspetto, oltre gli splendidi costumi, la scenografia e l'ottima fotografia, aiuta molto la visione del vivere quotidiano dei personaggi. Poi ci sono gli interpreti (Capolicchio, Gavina, Delle Piane e il compianto Nick Novecento), tra i suoi preferiti del "primo" e "secondo" periodo. Ma, la cosa che rende questo film meraviglioso è la sceneggiatura, liberamente tratta da un episodio vero della vita di Mozart. Sostanzialmente è la storia di un breve soggiorno di un ragazzo che, suo malgrado, è e sarà un genio riconosciuto. C'è tutto in qusto script capolavoro: la Storia, l'amore, l'amicizia, la morte, la nostalgia di ciò che potrebbe essere e che non sarà mai, la follia (alter ego dannato del genio), il mito, il potere e l'ingenuità. Le musiche di Ritz Ortolani fanno il verso a quelle di Mozart, in particolare al Divertimento K.136. Ortolani ha creato un bel "falso d'autore" che ben si apparenta alle idee di Avati per il film. Personalmente, avrei preferito quelle originali del grande Salisburghese. In definitiva, "Noi tre" è un film da vedere e rivedere e che occuperà un piccolo spazio nel cuore di tutti i cinefili. Il mio lo occupa da oltre vent'anni. milomar
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mari
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sabato 25 agosto 2007
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il più bel film di pupi avati
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"Noi tre" è forse il più bel film di Pupi Avati. Il soggetto è curioso, commuovente, sempre attuale (cosa prova un genio a quattordici anni?). Lo stile e l'atmosfera del film sono quelli poetici, suggestivi, tra surreali e fiabeschi, dei primi film di Pupi Avati; elegantissima la fotografia; struggente la conclusione della storia, quando Mozart è costretto a rinunciare all'amicizia per seguire il suo destino. Chissà perché Morandini e Farinotti sono così tiepidi. Magari Pupi Avati fosse ancora in grado di sfornare film di questo livello. Altro che "la cena per farli conoscere".
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(di amadé)
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