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giovanni morandi
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domenica 15 ottobre 2023
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sette oscar sono troppi
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La Stangata di G.R.Hill-1973.
Un film che ricorda, pur nell'originalita' della sceneggiatura, un vecchio stile, ricco di atmosfere del cinema classico americano, (ricorda da una parte storie classiche noir di gangsters e dall' altra commedie del tipo di "Prima Pagina" di Billy Wilder, ma rispetto a quest'ultima pellicola ebbe la fortuna di precederla di appena un anno...), rivisitato da parte del regista con una buona dose di ironia. Il risultato è una commedia, tra humor e suspense, che deve molto all'impagabile interpretazione, passata alla "storia del cinema" dei due protagonisti, Robert Redford e Paul Newman, (perfetti nei panni dei due simpatici imbroglioni), impegnati ad organizzare una truffa da 500.
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La Stangata di G.R.Hill-1973.
Un film che ricorda, pur nell'originalita' della sceneggiatura, un vecchio stile, ricco di atmosfere del cinema classico americano, (ricorda da una parte storie classiche noir di gangsters e dall' altra commedie del tipo di "Prima Pagina" di Billy Wilder, ma rispetto a quest'ultima pellicola ebbe la fortuna di precederla di appena un anno...), rivisitato da parte del regista con una buona dose di ironia. Il risultato è una commedia, tra humor e suspense, che deve molto all'impagabile interpretazione, passata alla "storia del cinema" dei due protagonisti, Robert Redford e Paul Newman, (perfetti nei panni dei due simpatici imbroglioni), impegnati ad organizzare una truffa da 500.000 dollari ai danni di un boss della malavita, Doyle Lonnegan (Robert Shaw-il grande Quint di Lo Squalo-, ecc.). Il film ci descrive dettagliatamente tutte le diverse fasi di preparazione del piano architettato da Gondorff e Hooker, con la creazione di una finta agenzia di scommesse sulle corse ippiche, seguendo un ritmo narrativo fluido ma non sempre coinvolgente. che trascina lo spettatore in un intreccio di "imbrogli" un po' troppo complesso, ma devo ammettere che si riscatta, con un finale, che lascia tutti senza fiato.
Con La Stangata, George Roy Hill confeziona un raffinato film, da riguardare ogni volta con identico piacere, impreziosito per di più da un'eccellente ricostruzione d'epoca (le scenografie sono di Henry Bumstead, i costumi della mitica Edith Head). Indimenticabile la colonna sonora del film, costituita prevalentemente da una selezione di pezzi ragtime di Scott Joplin riarrangiati dal compositore premio Oscar Marvin Hamlisch (che quello stesso anno vinse altre due statuette per le musiche di Come eravamo). Fra i brani di Joplin inclusi nella soundtrack c'è anche il celeberrimo The entertainer, diventato da allora un vero e proprio successo da riascoltare con piacere.
Per quel che mi riguarda, però, ma è un mia personale impressione, alcune parti della pellicola andavano tagliate, la storia sarebbe stata meno ridondante e noiosa, con un successo anche maggiore: a mio avviso l'Academy Award è stata un po' troppo generosa, nell'elargire al film ben 7 Oscar.
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La Stangata di G.R.Hill-1973.
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Un film che ricorda, pur nell'originalita' della sceneggiatura, un vecchio stile, ricco di atmosfere del cinema classico americano, (ricorda da una parte storie classiche noir di gangsters e dall' altra commedie del tipo di "Prima Pagina" di Billy Wilder, ma rispetto a quest'ultima pellicola ebbe la fortuna di precederla di appena un anno...), rivisitato da parte del regista con una buona dose di ironia. Il risultato è una commedia, tra humor e suspense, che deve molto all'impagabile interpretazione, passata alla "storia del cinema" dei due protagonisti, Robert Redford e Paul Newman, (perfetti nei panni dei due simpatici imbroglioni), impegnati ad organizzare una truffa da 500.
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La Stangata di G.R.Hill-1973.
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Un film che ricorda, pur nell'originalita' della sceneggiatura, un vecchio stile, ricco di atmosfere del cinema classico americano, (ricorda da una parte storie classiche noir di gangsters e dall' altra commedie del tipo di "Prima Pagina" di Billy Wilder, ma rispetto a quest'ultima pellicola ebbe la fortuna di precederla di appena un anno...), rivisitato da parte del regista con una buona dose di ironia. Il risultato è una commedia, tra humor e suspense, che deve molto all'impagabile interpretazione, passata alla "storia del cinema" dei due protagonisti, Robert Redford e Paul Newman, (perfetti nei panni dei due simpatici imbroglioni), impegnati ad organizzare una truffa da 500.000 dollari ai danni di un boss della malavita, Doyle Lonnegan (Robert Shaw-il grande Quint di Lo Squalo-, ecc.). Il film ci descrive dettagliatamente tutte le diverse fasi di preparazione del piano architettato da Gondorff e Hooker, con la creazione di una finta agenzia di scommesse sulle corse ippiche, seguendo un ritmo narrativo fluido ma non sempre coinvolgente. che trascina lo spettatore in un intreccio di "imbrogli" un po' troppo complesso, ma devo ammettere che si riscatta, con un finale, che lascia tutti senza fiato.
Con La Stangata, George Roy Hill confeziona un raffinato film, da riguardare ogni volta con identico piacere, impreziosito per di più da un'eccellente ricostruzione d'epoca (le scenografie sono di Henry Bumstead, i costumi della mitica Edith Head). Indimenticabile la colonna sonora del film, costituita prevalentemente da una selezione di pezzi ragtime di Scott Joplin riarrangiati dal compositore premio Oscar Marvin Hamlisch (che quello stesso anno vinse altre due statuette per le musiche di Come eravamo). Fra i brani di Joplin inclusi nella soundtrack c'è anche il celeberrimo The entertainer, diventato da allora un vero e proprio successo da riascoltare con piacere.
Per quel che mi riguarda, però, ma è un mia personale impressione, alcune parti della pellicola andavano tagliate, la storia sarebbe stata meno ridondante e noiosa, con un successo anche maggiore: a mio avviso l'Academy Award è stata un po' troppo generosa, nell'elargire al film ben 7 Oscar.
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Con La Stangata, George Roy Hill confeziona un raffinato film, da riguardare ogni volta con identico piacere, impreziosito per di più da un'eccellente ricostruzione d'epoca (le scenografie sono di Henry Bumstead, i costumi della mitica Edith Head). Indimenticabile la colonna sonora del film, costituita prevalentemente da una selezione di pezzi ragtime di Scott Joplin riarrangiati dal compositore premio Oscar Marvin Hamlisch (che quello stesso anno vinse altre due statuette per le musiche di Come eravamo). Fra i brani di Joplin inclusi nella soundtrack c'è anche il celeberrimo The entertainer, diventato da allora un vero e proprio successo da riascoltare con piacere.
Per quel che mi riguarda, però, ma è un mia personale impressione, alcune parti della pellicola andavano tagliate, la storia sarebbe stata meno ridondante e noiosa, con un successo anche maggiore: a mio avviso l'Academy Award è stata un po' troppo generosa, nell'elargire al film ben 7 Oscar.
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Con La Stangata, George Roy Hill confeziona un raffinato film, da riguardare ogni volta con identico piacere, impreziosito per di più da un'eccellente ricostruzione d'epoca (le scenografie sono di Henry Bumstead, i costumi della mitica Edith Head). Indimenticabile la colonna sonora del film, costituita prevalentemente da una selezione di pezzi ragtime di Scott Joplin riarrangiati dal compositore premio Oscar Marvin Hamlisch (che quello stesso anno vinse altre due statuette per le musiche di Come eravamo). Fra i brani di Joplin inclusi nella soundtrack c'è anche il celeberrimo The entertainer, diventato da allora un vero e proprio successo da riascoltare con piacere.
Per quel che mi riguarda, però, ma è un mia personale impressione, alcune parti della pellicola andavano tagliate, la storia sarebbe stata meno ridondante e noiosa, con un successo anche maggiore: a mio avviso l'Academy Award è stata un po' troppo generosa, nell'elargire al film ben 7 Oscar.
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elgatoloco
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domenica 24 aprile 2022
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cinicamente geniale
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"THe Sting"(George Roy Hill, sceneggiatura di David S.Ward, autore anche del soggetto, musiche assemblate e rielaborate da Marvin Hamlisch, ma sono ragtimes anni 1930). Nel 1936, quqndo la crisi del 1929 e'ancora presente per tutti, negli States e non solo, due truffatori di piccolo calibro si mettono contro, involontariamente, un gangster pericoloso e dunque si rifugiano a Chicago affidnandosi a una protezione"importante", anche se il "gangster protettore" sembra un po'in crisi, progettando varie truffe e soprattutto l'inganno di false scommesse ai danni del gantster rivale, promettendo informazioni sicure. Dopo una"lotta senzq quartiere"la spunteranno, riuscendo a metterlo in cirisi, decisamente e soprattutto a portare "a casa la pelle", dove uno dei due decide di non sperperare piu' il"guadagno"in quell'improvvida lotta con il destino che e'sempre stato il gioco d'azzardo, cruccio gia'dostoeviskijano.
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"THe Sting"(George Roy Hill, sceneggiatura di David S.Ward, autore anche del soggetto, musiche assemblate e rielaborate da Marvin Hamlisch, ma sono ragtimes anni 1930). Nel 1936, quqndo la crisi del 1929 e'ancora presente per tutti, negli States e non solo, due truffatori di piccolo calibro si mettono contro, involontariamente, un gangster pericoloso e dunque si rifugiano a Chicago affidnandosi a una protezione"importante", anche se il "gangster protettore" sembra un po'in crisi, progettando varie truffe e soprattutto l'inganno di false scommesse ai danni del gantster rivale, promettendo informazioni sicure. Dopo una"lotta senzq quartiere"la spunteranno, riuscendo a metterlo in cirisi, decisamente e soprattutto a portare "a casa la pelle", dove uno dei due decide di non sperperare piu' il"guadagno"in quell'improvvida lotta con il destino che e'sempre stato il gioco d'azzardo, cruccio gia'dostoeviskijano. Con la musica fomirdabile del regtime firmato Scott Joplin, che non si limit ad"accompagnare"il film, ma lo sorre3gge sempre per tutto il tempo e ne e'chiave protante, "The Sting"ha un ritmo implacabile, oltre a un"tema ritornante"da sempre nel cinema holluwoodiano, la corruzione della polizia(Charles Durning ´e'inteprete eccelso, in questo senso), dove lo scambio di colpi e'feroce e implcabille, il gioco anche "cinico e baro"(credo siano state usare, queste espressioni, da un fmaoso politico italiano, gia'´residente della repubblica, in altri anni) ma simpaticamente, dato che il gangster"vilain"e'veramente il pi} cattivo, il peggiore in assoluto, dunque da demolire, da distruggere, da mettere fuori gioco in ogni modo possibile. La coippia Robert Redford-Paul Newman, amici piu' che altro "di comodo", opprtunisticmanewte, sono eccelsi come la regia di George Roy Hill, denotando e connotando ancora una volta il grande cinema USA dei Seventies, non a caso molto premiato anche dagli Oscar. Da notare ancora la bravura di Robert Shaw, decisamente noteovlissimo nella parte del supervilain e ancora una caratteristica di questo film, di "gangsterismo comico"(deifnizione parzlale e oltremodo riduttiva, me ne rendo conto gia' usandola), ossia la scarsa presenza femminile, dove le interpreti, peraltro brave, sono sottoutilizzate in ruoli oltremodo secondai e sacfiricati, perch¨e' non funzionali all'economia del racconto.... El Gato
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gcannata
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sabato 4 gennaio 2014
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redford strepitoso,newman in forma, ottimo film
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Con due attori di quel calibro non è stato difficile per George Roy Hill realizzare un gran film che è tutto da vedere.
L'aspetto della truffa d'altronde è uno di quelli che colpisce di più,soprattutto se la storia è architettata così bene,tanto da lasciare al finale quel giusto sapore che fa combaciare tutte le tessere del puzzle.
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matteo bettini corinaldo
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venerdì 27 dicembre 2013
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se non ha una cravatta gliela possiamo rimediare..ah,gentile da sartre sua,dobberman..!
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la Stangata è un film,bello,intelligente,forse un po' sopravvalutato(otto Oscar sono tanti..e,secondo me,non è un capolavoro ma,cmq,un ottimo film)ma,sopratutto,pieno di battute ironiche..Newman,più di Redford(cmq bravo,assieme alla Breinnan e ad altri co-protagonisti)è un grande,divertente,irresistibile e impagabile quando è protagonista della partita a poker sul treno(strepitosa l'entrata e la storpiatura del cognome del boss interpretato da Shaw,anche lui ottimo).Musiche eccelse,fotografia e montaggio idem.ultimo particolare:il titolo originale("The Sting")implica proprio una stangata da parte di due "con-men"(imbroglioni)nei confronti del malcapitato(che cmq si merita;-)
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gipinna
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giovedì 3 novembre 2011
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inutile
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Un film sopravvalutato ed inutile, Paul Newman non è mai stato Marlon Brando....e si vede!
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(di coch_98)
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mondolariano
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martedì 24 maggio 2011
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gira un po' a vuoto
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Questa famosa pellicola resta in bilico tra dramma e commedia mancando di personalità. La vicenda vorrebbe essere seria ma è troppo stemperata nella farsa, pena un risultato godibile e ben confezionato ma che gira a vuoto. La colonna sonora ha contribuito alla celebrità del film assai più di tutto il resto, compresa la recitazione di un Redford inespressivo, che a mio parere si fa notare solo nella scena dell’inseguimento a piedi. Newman senza infamia e senza lode. Ottimo il boss mafioso di Robert Shaw, perfettamente calato nei panni del suo personaggio e protagonista di una partita a poker tutta da ricordare.
Poteva essere meglio.
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lorenzo pisano
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venerdì 25 marzo 2011
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un gioco di specchi
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“La Stangata” non è un semplice film. Al pari di film come “Rear Window”, esso è una finestra sul mondo del cinema, della meraviglia e dello stupore, e prende per mano lo spettatore conducendolo dove la magia stessa dello spettacolo è creata.
Ambientato in un’America del 1936 tanto chiassosa e colorata quanto dura e crudele, narra la storia di Johnny Hooker(Robert Redford), che insieme a Luther Coleman è un ladruncolo che tira a campare con piccole truffe. I due fanno il colpaccio ma inconsapevolmente pestano i piedi al boss locale Doyle Lonnegan(Robert Shaw). Luther sconta il prezzo, e Hooker decide di vendicarsi organizzando una grande truffa ai danni del boss con l’aiuto di Henry Gondorff (un Paul Newman dal sorriso beffardo in ogni inquadratura).
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“La Stangata” non è un semplice film. Al pari di film come “Rear Window”, esso è una finestra sul mondo del cinema, della meraviglia e dello stupore, e prende per mano lo spettatore conducendolo dove la magia stessa dello spettacolo è creata.
Ambientato in un’America del 1936 tanto chiassosa e colorata quanto dura e crudele, narra la storia di Johnny Hooker(Robert Redford), che insieme a Luther Coleman è un ladruncolo che tira a campare con piccole truffe. I due fanno il colpaccio ma inconsapevolmente pestano i piedi al boss locale Doyle Lonnegan(Robert Shaw). Luther sconta il prezzo, e Hooker decide di vendicarsi organizzando una grande truffa ai danni del boss con l’aiuto di Henry Gondorff (un Paul Newman dal sorriso beffardo in ogni inquadratura).
Johnny Hooker è un vero e proprio artista di strada, di raro talento. Astuto, imbroglione, scapestrato, faccia di bronzo: un giovane e talentuoso istrione. Henry Gondorff invece si improvvisa capocomico di una compagnia di reietti della società, ma dotati di meraviglioso talento recitativo, tanto da far parte del “giro grosso”, le grandi truffe, che altro non sono se non grandi e spettacolari allestimenti teatrali mirati a derubare il prossimo.
Il film gira preciso come un orologio ben oliato, diviso in sette atti, come si conviene ad uno spettacolo a metà tra il teatro ed il cinema. Ricco di scene e dialoghi brillanti e mai banali, conditi da un’altissima qualità degli interpreti, incorniciato da una colonna sonora circense e burlesca, vincitrice del premio oscar.
Il vero soggetto del film è lo spettacolo in se, la voglia di stupire, ammaliare, mostrarne i retroscena. Ma anche in questo, il film non è onesto con noi fino all’ultimo. La finzione nella finzione, come in un gioco di scatole cinesi, contiene a sua volta altre finzioni, fino a rendere indistinguibile la realtà. Henry Gondorff, attore della “rappresentazione” della quale è anche consumato regista, crea un inganno che sembra quasi contorcersi su se stesso e duplicarsi all’infinito: un gioco di specchi dove ovunque si riflette il sottile compiacimento della truffa. La verità scompare eclissata dalla ragnatela di miraggi creati dal giostraio Gondorff che manipola il malcapitato come vuole, rendendolo inconsapevole primo attore nella sua tragicommedia. I meccanismi e gli allestimenti dietro la macchina da presa ci sono disvelati, ma non per questo perdono il loro fascino, anzi si fanno elemento narrativo e contribuiscono a creare l’atmosfera “teatrale” che domina gran parte del film. Mentre Fellini avrebbe mostrato le stesse macchine da presa riprendere altre macchine da presa creando un effetto poetico di eco infinito, “La Stangata” si fa beffe del pubblico, pur mostrandogli la sua ossatura.
Hooker e Gondorff sembrano quasi essere due versioni dello stesso personaggio, la loro differenza si palesa solo nel diverso stile e modo di porsi nei confronti della vita, dovuto alla maggiore maturità di Gondorff, che avvolge, comprensivo, Hooker sotto la sua ala protettrice, divenendone mentore e guida. Tra i due si instaura un rapporto inizialmente di compassione reciproca, Gondorff appare al principio come un uomo finito, e Hooker è un fuggitivo con una taglia sulla testa; successivamente questo si convertirà in rispetto, stima “professionale”, sorrisi sardonici.
Vincitore di sette oscar in totale e candidato a dieci, sbancò anche ai botteghini.
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