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signorbagheri
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mercoledì 23 luglio 2025
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di leo denucia intrattenendo
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La recitazione sopra le righe, quasi caricaturale a tratti, ed il tono perennemente rabbioso di tutti gli attori, eccetto Silva, come sempre impassibile, insieme alla macchiettistica interpretazione del questore di Palermo da parte di Caprioli, guastano un poco quello che resta comunque un ottimo gangster movie scritto e diretto da Di Leo, che, come dimostrato in altri film dello stesso periodo e del medesimo genere, attraverso opere di intrattenimento definite semplicisticamente poliziotteschi, ha denunciato il sistema di potere triangolare costituitosi nel belpaese fin dal dopoguerra grazie agli amici americani con ai tre vertici i mafiosi, i politici e gli uomini delle istituzioni corrotti, e tutto questo Di Leo lo diceva nel 1973.
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La recitazione sopra le righe, quasi caricaturale a tratti, ed il tono perennemente rabbioso di tutti gli attori, eccetto Silva, come sempre impassibile, insieme alla macchiettistica interpretazione del questore di Palermo da parte di Caprioli, guastano un poco quello che resta comunque un ottimo gangster movie scritto e diretto da Di Leo, che, come dimostrato in altri film dello stesso periodo e del medesimo genere, attraverso opere di intrattenimento definite semplicisticamente poliziotteschi, ha denunciato il sistema di potere triangolare costituitosi nel belpaese fin dal dopoguerra grazie agli amici americani con ai tre vertici i mafiosi, i politici e gli uomini delle istituzioni corrotti, e tutto questo Di Leo lo diceva nel 1973. che in una scena addirittura sembra anticipare gli ambigui rapporti di alcuni alti prelati con la mafia cosa che sarebbe saltata fuori molto ma molto tempo dopo. Ovviamente ben ripagato con un assoluto oblio.
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opidum
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martedì 23 settembre 2014
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averne oggi di fernando di leo
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film che consiglio caldamente a tutti.
un film che regge i tempi e che purtroppo non fanno più.
azione e violenza a badilate.
doppio gioco in ogni angolo.
henry silva straordinario .
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ralphscott
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lunedì 4 agosto 2014
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non fidarsi mai. di nessuno.
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Giustamente annoverato tra i migliori di Di Leo,questo film si segue con piacere ed ammirazione,sebbene non mi coinvolga quanto altri successi del maestro pugliese. Il pessimismo quì é assoluto ed il quadro che viene fatto della società mafiosa e del contesto in cui é radicata fa' davvero impressione. L'aspetto più inquietante é come la fiducia venga tradita ad ogni livello,anche quando la maschera di Henry Silva,Lanzetta,elimina quello che di fatto può dirsi il suo padre adottivo,don Giuseppe Daniello. In questa,tra le tante,fortissima scena gli interessi dell'organizzazione e l'istinto di sopravvivenza prevalgono sui più profondi affetti.
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Giustamente annoverato tra i migliori di Di Leo,questo film si segue con piacere ed ammirazione,sebbene non mi coinvolga quanto altri successi del maestro pugliese. Il pessimismo quì é assoluto ed il quadro che viene fatto della società mafiosa e del contesto in cui é radicata fa' davvero impressione. L'aspetto più inquietante é come la fiducia venga tradita ad ogni livello,anche quando la maschera di Henry Silva,Lanzetta,elimina quello che di fatto può dirsi il suo padre adottivo,don Giuseppe Daniello. In questa,tra le tante,fortissima scena gli interessi dell'organizzazione e l'istinto di sopravvivenza prevalgono sui più profondi affetti. Una commovente carezza sancisce l'ennesima esecuzione. L'uso delle luci e le inquadrature di scorci metafisici,soprattutto nella parte iniziale,richiamano echi del cinema espressionita tedesco. Molti i caratteristi da non dimenticare e,per alcuni di essi il termine potrebbe anche esser riduttivo. Su tutti ho ammirato il questore di Vittorio Caprioli qui in un ruolo a lui inusuale. Bello,fiero e talvolta pavido,irrimediabilmente corrotto Gianni Garko. Di Silva mi ha colpito il rapporto duro e tenero,al contempo,con la tossica e spregiudicata figlia del suo padrino. Volano schiaffi a più non posso,ma i gesti di affetto che Lanzetta riserva alla povera Rita parlano ben più di ogni insulto. Denominatore comune a tutti i personaggi del film,tutti davvero ottimamente rappresentati,é la disperazione del topo in trappola che sfocia in violenza inaudita (sino a bruciare vivi,nel forno,i propri antagonisti). Questo film di Mafia,materiale adatto a complessi approfondimenti,ci dice anche che Cosa Nostra non é un universo amniotico in cui sentirsi sicuri e protetti,ma una Cupola piena di incrinature che possono dare il là ai tormenti più atroci. Per sorridere,infine,mi piace evidenziare che il set era stipato al di là di ogni pudore di pubblicità di superalcolici:l'appartamento teatro della strage era una incredibile marchetta-tributo a Punt e Mes,Stock,Carpano,ecc.,mai visti trionfare così tutti insieme. Eccellente,e non é una novità per i film di Di Leo,l'accompagnamento musicale.
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paolo 67
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giovedì 15 marzo 2012
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"etica" del crimine
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Da “Il mafioso” di Peter Mc Curtin. Terzo e ultimo episodio della “Trilogia del milieu” di Ferdinando Di Leo, il più cinico, nichilista e senza speranza. Di Leo adotta uno stile semplice che si adatta bene alla storia. Formidabili come sempre le scene d'azione. Inusuali per l'epoca gli accenni alle collusioni tra mafia e politica. Il senso del finale aperto dei film di Di Leo, che nel precedente aveva un certo ottimismo, qua sembra solo destinato a perpetuare una visione dell'umanità tra le più ciniche che si siano viste sullo schermo.
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Da “Il mafioso” di Peter Mc Curtin. Terzo e ultimo episodio della “Trilogia del milieu” di Ferdinando Di Leo, il più cinico, nichilista e senza speranza. Di Leo adotta uno stile semplice che si adatta bene alla storia. Formidabili come sempre le scene d'azione. Inusuali per l'epoca gli accenni alle collusioni tra mafia e politica. Il senso del finale aperto dei film di Di Leo, che nel precedente aveva un certo ottimismo, qua sembra solo destinato a perpetuare una visione dell'umanità tra le più ciniche che si siano viste sullo schermo. La mafia è totalmente l'opposto di quella onorata società celebrata dai film hollywoodiani. Gli unici punti di riferimento sono il potere e il denaro (e salvare la pelle). Da segnalare la grande performance di Henry Silva, in uno dei suoi ruoli più memorabili.
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andreghost
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lunedì 16 giugno 2008
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ma il seguito?
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ma scusate il seguito di questo film esiste? voglio dire è stato mai girato?? perchè siceramente non l'ho mai reperito, dato che nel finale è vistosamente riportato "continua.."
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(di suogele)
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mauri 67
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domenica 4 novembre 2007
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ottimo mafia movie
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SEMPLICE ED EFFICACE IL FILM DI DI LEO CONQUISTA LO SPETTATORE DALL INIZIO ALLA FINE REGALANDO UN OTTIMO MAFIA MOVIE
DA SEGNALARE LE GRANDI INTERPRETAZIONI DI HENRY SILVA- IL SCHWARZENEGGER DEI POVERI - E VITTORIO CAPRIOLI
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alessandro chiappetta
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martedì 23 ottobre 2007
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cosa nostra e 'ndrangheta a confronto
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Il boss di Fernando Di Leo è solo apparentemente un film che parla di cosa nostra: contestualizzando il romanzo americano di Peter Mc curtin il regista pugliese riesce nel difficile intento di parlare in buona parte della 'Ndrangheta calabrese e della ferocia che caratterizzava il suo sviluppo in concomitanza con lo sviluppo menageriale di Cosa Nostra. In un'epoca in cui si sapeva poco sulle regole d'onore, Di Leo infonde nei personaggi delle differenze antropologiche che trovano un riscontro azeccato nella realtà.Pur spettacolarizzando le scene dei massacri, gli uomini d'onore ci appaiono come in realtà sono sempre stati: macellai disposti a tutto per ottenere il potere. Un potere orchestrato dalle istituzioni e da "uomini di cultura" ai quali il profitto interessa molto di più che la giustizia.
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Il boss di Fernando Di Leo è solo apparentemente un film che parla di cosa nostra: contestualizzando il romanzo americano di Peter Mc curtin il regista pugliese riesce nel difficile intento di parlare in buona parte della 'Ndrangheta calabrese e della ferocia che caratterizzava il suo sviluppo in concomitanza con lo sviluppo menageriale di Cosa Nostra. In un'epoca in cui si sapeva poco sulle regole d'onore, Di Leo infonde nei personaggi delle differenze antropologiche che trovano un riscontro azeccato nella realtà.Pur spettacolarizzando le scene dei massacri, gli uomini d'onore ci appaiono come in realtà sono sempre stati: macellai disposti a tutto per ottenere il potere. Un potere orchestrato dalle istituzioni e da "uomini di cultura" ai quali il profitto interessa molto di più che la giustizia. noir di grande interesse sociale.
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jd
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giovedì 4 ottobre 2007
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e vai silva!
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Terzo film della trilogia iniziata con "Milano calibro9"e "La mala ordina".DiLeo distrugge letteralmente il mito dell'"uomo d'onore" e delle regole di Cosa Nostra.Tutti tradiscono tutti e la corruzione non risparmia nessuno(famosa la querela presentata da Gioia),nemmeno la Chiesa.Belle scene d'azione violente,come il massacro iniziale nella saletta porno.Tipico stile nichilista del regista.Silva,soprattutto espressivamente parlando,in uno dei suoi ruoli migliori assieme al precedente "La Mala".Non convenzionale il personaggio della Santilli,una delle vittime più insolite di tutto il genere.Azzeccata l'idea finale.Conte e Gaipa,interpretavano rispettivamente Don Barzini e Don Tommasino nel "Padrino" di Coppola.
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germinal
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domenica 7 gennaio 2007
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romanzone di mafia molto avvincente
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L'ho visto anni fà su una tv regionale e devo dire che mi lasciò a bocca aperta, specie per quanto riguarda la messa in scena della violenza. Asciutto e amaro come un caffè, non privo però di ingenuità e di complicazioni erotico-sentimentali. Segnalo le scene dell'obitorio coi cadaveri carbonizzati e dilaniati.
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