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gianni lucini
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martedì 13 settembre 2011
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la morte di sardanapalo
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C’è un quadro che ha un ruolo importante nella sceneggiatura di Bandidos. Si tratta de “La morte di Sardanapalo” e raffigura il leggendario sovrano assiro nella sua reggia di Ninive nel momento in cui dopo aver deciso di suicidarsi per non affrontare da solo il viaggio nell’aldilà fa uccidere tutti i suoi schiavi e le sue donne. È appeso nel saloon dove Kramer, colpito da Billy Kane sta agonizzando. Il bandito, dopo aver chiesto e saputo quale sia il soggetto del quadro tenta di imitare il sovrano assiro minacciando di morte le ragazze del saloon prima di essere ucciso. Il quadro esiste veramente. È stato dipinto dal grande pittore romantico Eugene Delacroix nel 1827 e attualmente è conservato al Museo del Louvre di Parigi.
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C’è un quadro che ha un ruolo importante nella sceneggiatura di Bandidos. Si tratta de “La morte di Sardanapalo” e raffigura il leggendario sovrano assiro nella sua reggia di Ninive nel momento in cui dopo aver deciso di suicidarsi per non affrontare da solo il viaggio nell’aldilà fa uccidere tutti i suoi schiavi e le sue donne. È appeso nel saloon dove Kramer, colpito da Billy Kane sta agonizzando. Il bandito, dopo aver chiesto e saputo quale sia il soggetto del quadro tenta di imitare il sovrano assiro minacciando di morte le ragazze del saloon prima di essere ucciso. Il quadro esiste veramente. È stato dipinto dal grande pittore romantico Eugene Delacroix nel 1827 e attualmente è conservato al Museo del Louvre di Parigi.
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gianni lucini
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martedì 13 settembre 2011
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una regia che cura i dettagli
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Notevole è la cura con la quale Massimo Dallamano, l’ex direttore della fotografia dei primi film di Sergio Leone conduce in porto il suo primo film da regista. Le vicende che accompagnano la storia dell’ex pistolero privato dell’uso delle mani, disilluso e fondamentalmente pessimista, sono raccontate con un’alternanza intelligente e abile di piani-sequenza e riprese con grande profondità di campo. In linea con il suo passato da direttore della fotografia appare la scelta dei cromatismi delle scene, che in qualche caso si accendono di tonalità di grande suggestione. C’è un’attenzione per i dettagli e le sfumature che denota un inusuale approccio quasi pittorico.
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Notevole è la cura con la quale Massimo Dallamano, l’ex direttore della fotografia dei primi film di Sergio Leone conduce in porto il suo primo film da regista. Le vicende che accompagnano la storia dell’ex pistolero privato dell’uso delle mani, disilluso e fondamentalmente pessimista, sono raccontate con un’alternanza intelligente e abile di piani-sequenza e riprese con grande profondità di campo. In linea con il suo passato da direttore della fotografia appare la scelta dei cromatismi delle scene, che in qualche caso si accendono di tonalità di grande suggestione. C’è un’attenzione per i dettagli e le sfumature che denota un inusuale approccio quasi pittorico. Il richiamo alla pittura non appare poi tanto casuale se si considera la scena nella quale un quadro famoso di Eugene Delacroix diventa l’elemento fondante di un tratto della narrazione. In linea con questa impostazione è anche il lungo duello finale con la tensione che viene arricchita dall’ambientazione quasi barocca in un magazzino in cui abbondano cianfrusaglie d’antiquariato.
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martedì 13 settembre 2011
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la forza della vendetta
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È l’idea della vendetta la forza che muove l’intera storia raccontata da Bandidos. Per il film che segna il suo debutto alla regia Massimo Dallamano, direttore della fotografia di Sergio Leone con il nome di Jack Dalmas, cambia pseudonimo, diventa Max Dillman e sceglie di lavorare su un antieroe tormentato dal desiderio di una vendetta apparentemente impossibile. Richard Martin è lontano anni luce dal cinismo disincantato dei personaggi di Leone. In lui il disincanto non esiste e il cinismo è soltanto un atteggiamento esteriore. L’intera sua esistenza ha un solo obiettivo: vendicarsi di un uomo che lo ha privato per sempre dell’uso delle mani e, come si scoprirà alla fine del film, ha tradito e rinnegato un antico rapporto di complicità e amicizia.
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È l’idea della vendetta la forza che muove l’intera storia raccontata da Bandidos. Per il film che segna il suo debutto alla regia Massimo Dallamano, direttore della fotografia di Sergio Leone con il nome di Jack Dalmas, cambia pseudonimo, diventa Max Dillman e sceglie di lavorare su un antieroe tormentato dal desiderio di una vendetta apparentemente impossibile. Richard Martin è lontano anni luce dal cinismo disincantato dei personaggi di Leone. In lui il disincanto non esiste e il cinismo è soltanto un atteggiamento esteriore. L’intera sua esistenza ha un solo obiettivo: vendicarsi di un uomo che lo ha privato per sempre dell’uso delle mani e, come si scoprirà alla fine del film, ha tradito e rinnegato un antico rapporto di complicità e amicizia. Non c’è tradimento dei codici di genere e neppure una loro forzatura sostanziale nel film di Dallamano quanto un lavoro sulla definizione dei personaggi che finisce per introdurre interessanti elementi di novità nella struttura narrativa. Il più rilevante riguarda proprio l’antieroe, che deve convivere con due tormenti interiori: il desiderio di vendetta (già presente in molti film del genere, a partire dal Django di Corbucci) e la consapevolezza di non poterlo soddisfare in proprio. A complicare la sua vita arriva anche un personaggio come Philip Raymond o Ricky Shot, come viene chiamato per tutto il film, che finisce per deluderlo anteponendo i propri interessi personali al compito per il quale è stato preparato. La vendetta, sembra dirci il regista, è un tormento personale e non può essere trasferita. A confermarlo c’è l’epilogo con la morte dell’antieroe che non chiude la spirale ma trasferisce il tormento della vendetta al suo giovane allievo. Quest’ultimo, infatti, quando uccide finalmente Billy, non lo fa per compiere la vendetta del suo maestro ma per vendicare il suo assassinio. Il film è uscito nella sale anche con il titolo Crepa tu... che vivo io
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luigi wang yu
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sabato 10 gennaio 2009
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gran western
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da vedere!un gran western con una ottima interpretazione di enrico maria salerno
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