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luca scialò
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lunedì 7 giugno 2010
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critica ad una societa ipocrita e arrivista
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Alfred Eaton è figlio di un industriale dell'acciaio che tornato dalla seconda guerra mondiale, e non contento delle ricchezze che ha già, tenta di sfondare ancora di più. Di qui una storia di tradimenti, "sgambetti" e pugnalate alle spalle.
Il regista Mark Robson riesce bene nella trasposizione cinematografica del voluminoso romanzo di John O' Hara, sebbene nel film ci siano tempi eccessivamente dilatati e troppa prolissità. Comunque l'obiettivo di criticare la società dei ricchi e degli arrivisti è raggiunto.
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esmeralda11028
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domenica 31 gennaio 2010
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filmone anni sessanta
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Questo film e' il classico "filmone"americano anni sessanta molto ben recitato da tutti gli interpreti,Paul Newman è perfetto nel suo ruolo di uomo in carriera dell'alta finanza , fa tenerezza quando lo si vede non accettato dal padre e spettatore impotente di una madre alcolizzata.Gli scenari e i luoghi esterni sono stati ben studiati e rappresentano lo stile di vita americano dell'epoca.La trama è piacevole e il finale appassionante visto che il protagoista sceglie l'amore al posto di una ricca carriera. E' uno di quei film da vedere anche più volte e che le reti televisive dovrebbero trasmettere frequentemente.
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paolodilautreamont
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lunedì 30 novembre 2009
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un piccolo capolavoro "quotidiano"
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Se è pur vero che nel film ci sono alcune sbavature, tuttavia ciò non deve far dimenticare l'oggetto della discussione. Sono reduce dalla lettura del commento di Mereghetti, col quale non sono mai d'accordo. Mereghetti poteva fare qualsiasi mestiere, nella vita, non quello del critico cinematografico, anche perché il suo ideologismo soffoca il suo occhio. Tornando a Dalla Terrazza, non si può prescindere dal fatto che è un "film di buoni sentimenti", il che non è un filone, ma uno dei due colori fondamentali del cinema americano (l'altro è il noir, importato dalla Francia). Per "cinema di buoni sentimenti" intendo -per fare un nome- John Ford. Parlo cioé di una filmografia che non si pone intenti educativi, che non diffonde melassa di buonismi farisei.
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Se è pur vero che nel film ci sono alcune sbavature, tuttavia ciò non deve far dimenticare l'oggetto della discussione. Sono reduce dalla lettura del commento di Mereghetti, col quale non sono mai d'accordo. Mereghetti poteva fare qualsiasi mestiere, nella vita, non quello del critico cinematografico, anche perché il suo ideologismo soffoca il suo occhio. Tornando a Dalla Terrazza, non si può prescindere dal fatto che è un "film di buoni sentimenti", il che non è un filone, ma uno dei due colori fondamentali del cinema americano (l'altro è il noir, importato dalla Francia). Per "cinema di buoni sentimenti" intendo -per fare un nome- John Ford. Parlo cioé di una filmografia che non si pone intenti educativi, che non diffonde melassa di buonismi farisei. Se ci si pensa, Dalla Terrazza non è per niente una narrazione moralista. L'ipocrisia del dirigente anziano di Alfred-Paul Newmann è messa a nudo esplicitamente. Il dramma della famiglia di Alfred è descritto con una ferocia insieme breve, delicata e profonda. Ciò che risalta su tutto è il tema dell'amore contrapposto alla convenienza, dell'amore contrapposto alla superficialità, dell'amore come forma di religione, contrapposto al materialismo. Si finisce per parteggiare per la coppia Alfred-Natalie, riedizione di altre coppie, come Paolo e Virginia di de Saint Pierre.
Poi c'è il realismo della scenografia, che non è pauperistico come nel cinema italiano del dopoguerra, ma è spesso e sofisticato come i quadri di Edward Hopper, e come impone l'appartenenza sociale dei protagonisti. La messa in scena ci cala con potenza nell'America del dopoguerra: le case pompeiane della top class, le strade eternamente postmoderne di New York, le auto che sono le statue di Fidia del '900 etc. Per non parlare degli stili di vita, così ben descritti a latere della trama: lo scorrere infinito di wisky e champagne (com'è fredda a impaurita -al confronto- la vita di oggi, piena di diet coke e di wine no wine, coi bar deserti, le strade vuote, le donne inaridite, gli uomini privi di denti e courage de vivre), la voglia di scalare la società e la capacità di lavorare giorno e notte. Poi il dualismo tra città e la campagna, col suo richiamo infinitamente americano (ricordiamo Thoreau, Emerson, Mark Twain, Steinbeck...), con quel messaggio profondamente divino ma senza passare da preti, pastori o chiese. Come si fa a non percepire che tutto ciò è presente in buone dosi in questo film? Certo, è "solo uno dei tanti" piccoli capolavori di vita quotidiana (della top class), ripresa dall'occhio di un film altrettanto "quotidiano". Ma la grandezza vera si trova nel minore, se il minore ha questo spessore.
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serpico
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domenica 8 marzo 2009
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capolavoro
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bel film newman meraviglioso,condivido la scelta finale.pensare solo alla carriera porta la fine di tutto,c'e la vita fuori..........
film da rivedere e rivedere.
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paolo ciarpaglini
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domenica 28 settembre 2008
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unforgetable, paul.
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Ho scelto uno, fra i tanti film, che nella lunga carriera, Newman, ha interpretato alla grande. Ed anche perchè, questo, è il set dove incontrò quella che, ancora oggi è sua moglie; Johanne Woodward. 35 anni in cui uno, fra i più acclamati divi, ha dimostrato di essere un'uomo. Sul set e nella vita privata. Mai pettegolezzi, ne copertine che ritraessero la coppia. Fatto, questo, che oggi invece determina il grado di successo, degli affamati di divismo. Al tempo per divenire qualcuno, era sì utile la bellezza, ma occorreva soprattutto tanta, tanta stoffa). Ma, e ci tengo a precisarlo, il mio non vuol essere un'omaggio alla fedeltà. Anche se la coerenza e forza di un essere umano, la si misura anche da ciò.
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Ho scelto uno, fra i tanti film, che nella lunga carriera, Newman, ha interpretato alla grande. Ed anche perchè, questo, è il set dove incontrò quella che, ancora oggi è sua moglie; Johanne Woodward. 35 anni in cui uno, fra i più acclamati divi, ha dimostrato di essere un'uomo. Sul set e nella vita privata. Mai pettegolezzi, ne copertine che ritraessero la coppia. Fatto, questo, che oggi invece determina il grado di successo, degli affamati di divismo. Al tempo per divenire qualcuno, era sì utile la bellezza, ma occorreva soprattutto tanta, tanta stoffa). Ma, e ci tengo a precisarlo, il mio non vuol essere un'omaggio alla fedeltà. Anche se la coerenza e forza di un essere umano, la si misura anche da ciò. Ma un accorato e sentito plauso, per un divo, che proprio ieri ci ha lasciati. All'età di 83 anni. Con lui, se n'è andato, non solo un grandissimo interprete, dei meravigliosi tempi d'oro di Hollywood. Ma un'icona del suo tempo. Che lottò non poco per distinguersi dall'allora già affermati clischè e sex simbol, James Dean e Marlon Brando. Come saprete, purtroppo, sarà proprio la morte prematura del primo, a determinare una svolta per Newman. L'occasione negatagli fin'allora la ottenne in 'Qualcuno lassù mi ama'. Il resto è storia, quella del cinema più bello. Ricordo del film, in modo particolare la scena in cui il giovane, Alfred Hiton, appena tornato dalla guerra, è gelidamente accolto da un padre che continua ostinatamente a preferirgli, il defunto fratello. Indimenticabile, lo scambio di opinioni, proprio quando suo padre, in un momento di rara intensità cinematografica, tenta di fargli comprendere cosa rappresentava il figlio perduto. E di spiegargli che purtropo, non può soffocare, questa voce, nonostante ammetta di aver sbagliato con Alfred. Il dolore di questa confessione, è tanto, da provocare una reazione di non belligeranza di Newman, toccato ma glaciale, che se ne va. "..Alfred..non te ne andare..", l'infarto gli sarà fatale.
Alfred è un giovane rampollo, ricco, e con un'avvenire già stabilito, a modo di vedere del padre. Ma lui, non la pensa affatto così. Come chiarisce a colazione, lui stesso: "non voglio diventare il tuo lacchè". Ad un party, incontra Mary S. Jhon (la Woodward), con 'l'amico'. Uno sguardo tra i due è sufficente, affinchè Alfred, scommetta con l'amico di riuscire a farla sua. Il fascino di Newman, in questo film, è prorompente. Pregno di un magnetismo che solo pochi attori, prima e dopo di lui, hanno posseduto. Il matrimonio con Mary, sarà un completo fallimento, a causa della frivolezza di una moglie che vorrebbe il marito, più presente. Il giovane Eaton, difatti, stà solo impegnandosi con tutte le forze per distinguersi dal padre, e costruire un futuro per loro due. Lei, tornerà fra le braccia del vecchio 'amico'. Lui troverà l'amore, in una donna di modesta famiglia. Unica pecca del film, il finale, un po compresso. Tagliato. Ma ciò non ne intacca più di tanto lo spessore ed il fascino.
'Lo spaccone', consacrerà Newman, fra i più indiscussi divi di Hollywood. Ma, e questo è un parere personale, è con "Nick mano fredda" che Newman, compie il suo capolavoro. Assolutamente indimenticabile. Come per sempre, indimenticabili, resteranno nell'immaginario collettivo, i suoi occhi leggendari. Ciao Paul.
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julian
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venerdì 6 giugno 2008
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desidero il dvd dalla terrazza
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Julian
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julian
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venerdì 6 giugno 2008
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Mi Piace quando me lo procuri? Anche usato.
Julian
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ez99
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sabato 10 maggio 2008
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g-r-a-n-d-i-o-s-o
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Un film grandioso. La più intensa interpretazione di Paul Newman. L'esito finale rimane incerto fino all'ultimo.
L'intelligenza e la poesia del simbolismo dell'ultima scena fa dimenticare i salti di sceneggiatura.
Frase celebre: "L'infedeltà riguarda soltanto il marito, la moglie e Dio".
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biola
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mercoledì 30 aprile 2008
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dalla terrazza
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LO ADORO!!
E' UNO DEI FILM CHE ADORO DIPIU' DEL GRANDE PAUL!
CON TUTTI I SUI DIFETTI DI SCENEGGIATURA (E CE NE SONO!)-
ME LO RIVEDO OGNI TANTO IN UNA VECCHISSIMA VIDEOREGISTRAZIONE DA RETE4.
E' UN MIO FILM DEL CUORE!
E SECONDO ME C'E' UNA STRAORDINARIA E ANCHE ODIOSA JOANNE WOODWARD!
BELLISSIMO!
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lodi
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giovedì 27 dicembre 2007
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straordinario
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Film che propone il miglior Paul Newman della storia, e una straordinaria Joanne Woodward, entrambi al massimo grado della forma. Geniale il titolo, "Dalla Terrazza", scelto non a caso dagli autori per manifestare non tanto un luogo, bensì quello stato indotto da un indicibile grado di ricchezza, perfezione e bellezza. Grande.
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