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mondolariano
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sabato 23 aprile 2011
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un'analisi psicologica
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Uno dei classici bei film di una volta, che si riguardano sempre volentieri. Uno di quei drammi che con la massima sobrietà riescono ad esprimere tutto il fascino possibile. Non occorre alcun effetto speciale, infatti, per descrivere il cittadino comune, l’uomo metropolitano che all’improvviso si trova a vivere un incubo mortale. Il grande Edward G.Robinson tratteggia un uomo dai modi cortesi, molto garbato anche per merito del doppiatore italiano: un uomo in balia degli eventi che, dopo aver commesso un omicidio per legittima difesa, premedita il successivo con una tal leggerezza da creare un capolavoro di ambiguità, un ibrido tra senso di coscienza e volontà di cedere al male. Queste sottigliezze psicologiche (che denotano la regia tedesca di Fritz Lang, memore di Freud e della Vienna dell’anteguerra) fanno dimenticare alcuni errori come la ricostruzione dei fatti ad opera dell’amico ispettore, troppo facile e precisa nel calare immediatamente il protagonista nei panni del sospettato.
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Uno dei classici bei film di una volta, che si riguardano sempre volentieri. Uno di quei drammi che con la massima sobrietà riescono ad esprimere tutto il fascino possibile. Non occorre alcun effetto speciale, infatti, per descrivere il cittadino comune, l’uomo metropolitano che all’improvviso si trova a vivere un incubo mortale. Il grande Edward G.Robinson tratteggia un uomo dai modi cortesi, molto garbato anche per merito del doppiatore italiano: un uomo in balia degli eventi che, dopo aver commesso un omicidio per legittima difesa, premedita il successivo con una tal leggerezza da creare un capolavoro di ambiguità, un ibrido tra senso di coscienza e volontà di cedere al male. Queste sottigliezze psicologiche (che denotano la regia tedesca di Fritz Lang, memore di Freud e della Vienna dell’anteguerra) fanno dimenticare alcuni errori come la ricostruzione dei fatti ad opera dell’amico ispettore, troppo facile e precisa nel calare immediatamente il protagonista nei panni del sospettato. Ma sono errori davvero minimi.
Incredibile colpo di scena finale.
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lisbeth
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giovedì 1 ottobre 2009
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…………e sogno
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La storia, tutta in chiave onirica, decolla a questo punto e fra i due poli reali dell’inizio e dell’epilogo, prenderà quella consistenza narrativa che ne mimetizzerà con abilità sorprendente la virtualità agli occhi dello spettatore, realmente sorpreso dal finale che Lang traghetta senza stacchi dal sogno alla realtà, solo stringendo e allargando l’inquadratura. Il Cantico dei cantici fa da viatico quanto mai opportuno verso il sogno al professore che, seduto in poltrona dopo aver salutato gli amici, chiede al cameriere di avvertirlo alle 10,30: “….a volte leggendo perdo la nozione del tempo”. E infatti da questo momento le due dimensioni si fondono e l’incontro con la donna del ritratto, materializzatasi nel riflesso della vetrina in un magico sdoppiamento, metterà in moto il meccanismo del noir, con tutti gli ingredienti del genere: femme fatale, caduta in tentazione del professore, omicidio per legittima difesa dell’amante geloso, occultamento del cadavere, inchiesta condotta proprio dall’amico procuratore, indizi sempre più probanti per errori d’ingenuità commessi dal professore, omicida per caso, ricatto, fallita eliminazione del ricattatore, tentativo di suicidio del professore disperato, colpo di scena tardivo perché Richard ha ormai preso i barbiturici, primo piano del suo volto morente …… ma ecco entrare nel campo visivo una mano che gli scuote la spalla, l’obiettivo della camera si allarga, è il cameriere del club che lo sveglia, come concordato, perché sono le 10,30.
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La storia, tutta in chiave onirica, decolla a questo punto e fra i due poli reali dell’inizio e dell’epilogo, prenderà quella consistenza narrativa che ne mimetizzerà con abilità sorprendente la virtualità agli occhi dello spettatore, realmente sorpreso dal finale che Lang traghetta senza stacchi dal sogno alla realtà, solo stringendo e allargando l’inquadratura. Il Cantico dei cantici fa da viatico quanto mai opportuno verso il sogno al professore che, seduto in poltrona dopo aver salutato gli amici, chiede al cameriere di avvertirlo alle 10,30: “….a volte leggendo perdo la nozione del tempo”. E infatti da questo momento le due dimensioni si fondono e l’incontro con la donna del ritratto, materializzatasi nel riflesso della vetrina in un magico sdoppiamento, metterà in moto il meccanismo del noir, con tutti gli ingredienti del genere: femme fatale, caduta in tentazione del professore, omicidio per legittima difesa dell’amante geloso, occultamento del cadavere, inchiesta condotta proprio dall’amico procuratore, indizi sempre più probanti per errori d’ingenuità commessi dal professore, omicida per caso, ricatto, fallita eliminazione del ricattatore, tentativo di suicidio del professore disperato, colpo di scena tardivo perché Richard ha ormai preso i barbiturici, primo piano del suo volto morente …… ma ecco entrare nel campo visivo una mano che gli scuote la spalla, l’obiettivo della camera si allarga, è il cameriere del club che lo sveglia, come concordato, perché sono le 10,30. La realtà torna, rassicurante, sottolineata dal tema sonoro, ora brillante, vitale. Il cameriere e il lift del club hanno il volto dei protagonisti del sogno, la vita riprende il suo ritmo febbrile, il traffico scorre come sempre per le strade di New York. La donna che chiede di accendere la sigaretta al professore che scappa inorridito non somiglia affatto a quella del ritratto.
Resta allora da chiedersi cosa si agita nei labirinti dell’es, quali pulsioni ci rivelano nel sogno parti di noi che non sospettiamo, che ci terrorizzano, che potremmo essere. Prima di trasferirsi in Germania e poi negli Stati Uniti in fuga dal nazismo, Lang aveva respirato l’aria della Vienna d’inizio secolo, sopravvissuta alle macerie dell’impero absburgico, città che fu in quegli anni il vero “laboratorio sperimentale della fine del mondo”, secondo la celebre definizione di Karl Kraus. Della cultura viennese fra ottocento e novecento Freud era stata la personalità più rappresentativa e importante e Schnitzler aveva pubblicato nel ’26 la sua Traumnovelle, la novella del sogno, che rivela quanto di noi venga pietosamente sepolto nel profondo Lete, il fiume dell’oblio del nostro inconscio, per esplodere poi nella valvola di sfogo del sogno. Tempo reale e tempo virtuale, realtà e immaginazione, il volto reale e il suo doppio si propongono nel film come temi di riflessione inesausta e inesauribile, oggetto di una narrazione composta e avvincente, costruita con un montaggio sobrio, meticoloso e sapiente nel tenere alta la soglia dell’attenzione. La finzione è magistralmente orchestrata fino al margine estremo, il confine tra sogno e realtà non verrà colto se non quando il regista/demiurgo deciderà che ciò debba avvenire, al novantunesimo minuto.Il film dura 95 minuti.
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gianpaolo
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lunedì 27 marzo 2006
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il lato oscuro langhiano
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Ricordiamoci nell'ineguagliabile "M" la memorabile sequenza in cui l'ombra di Peter-Lorre, oscurando un manifesto approccia la bambina,.... imminente sua vittima.
Lang mostrando l'ombra,...mostrò in realta il vero assassino,..il grande cineasta tedesco (non fù l'unico) utilizzava le scenografie con il gioco di luci ed ombre, non solo in funzione decorativa ma soprattutto attribuiva alle stesse una funzione espressiva,...in particolare l'ombra
era vista da Lang come una sorta di proiezione del lato oscuro dell'essere umano.
Su "La donna del ritratto",....si è (ho letto)
già scritto abbastanza,...ovvio che anche,
io penso che questo sia uno dei migliori prodotti del Lang americano,....
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Ricordiamoci nell'ineguagliabile "M" la memorabile sequenza in cui l'ombra di Peter-Lorre, oscurando un manifesto approccia la bambina,.... imminente sua vittima.
Lang mostrando l'ombra,...mostrò in realta il vero assassino,..il grande cineasta tedesco (non fù l'unico) utilizzava le scenografie con il gioco di luci ed ombre, non solo in funzione decorativa ma soprattutto attribuiva alle stesse una funzione espressiva,...in particolare l'ombra
era vista da Lang come una sorta di proiezione del lato oscuro dell'essere umano.
Su "La donna del ritratto",....si è (ho letto)
già scritto abbastanza,...ovvio che anche,
io penso che questo sia uno dei migliori prodotti del Lang americano,....vorrei solo segnalare una sequenza che per certi versi avalla quanto ho scritto.
Un uomo verso il finale del Film viene colpito a morte,.......l'uomo cade sulla sua ombra come se fosse stato assorbito dalla stessa o viceversa.
Morendo con lui è morta anche la sua ombra,...ossia il suo nefasto alter-ego.
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lisbeth
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giovedì 1 ottobre 2009
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il confine incerto tra realta’ ……..
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Tratto dal racconto di J.H.Wallis, Once Off Guard, The Woman in the Window appartiene a quella serie giallo/thriller a cui Lang si dedicò negli anni quaranta, creando autentici capolavori del genere noir. Nella prima scena il prof. Richard Wanley dell’Università di Gotham sta tenendo una prolusione su “Considerazioni sulla psicologia dell’omicidio”. Partendo dalla Bibbia, rivisita il “non uccidere” in chiave psicanalitica e giurisprudenziale, tenendo d’occhio “le moderne cognizioni sugli impulsi che conducono all’omicidio” e il criterio relativistico che la legge assume nel contemplare e distinguere “varie categorie di omicidio, categorie che corrispondono a certi gradi di colpa, considerati in funzione degli impulsi che hanno preceduto il delitto”.
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Tratto dal racconto di J.H.Wallis, Once Off Guard, The Woman in the Window appartiene a quella serie giallo/thriller a cui Lang si dedicò negli anni quaranta, creando autentici capolavori del genere noir. Nella prima scena il prof. Richard Wanley dell’Università di Gotham sta tenendo una prolusione su “Considerazioni sulla psicologia dell’omicidio”. Partendo dalla Bibbia, rivisita il “non uccidere” in chiave psicanalitica e giurisprudenziale, tenendo d’occhio “le moderne cognizioni sugli impulsi che conducono all’omicidio” e il criterio relativistico che la legge assume nel contemplare e distinguere “varie categorie di omicidio, categorie che corrispondono a certi gradi di colpa, considerati in funzione degli impulsi che hanno preceduto il delitto”. La scena sfuma su parole chiave per la lettura della vicenda successiva: “la legittima difesa non può venir giudicata alla stessa stregua dell’uomo che uccide per lucro”. In una New York estiva, in cui mogli e figli partono per la villeggiatura, il mite Richard (un Edward G.Robinson della miglior specie),facendosi aria con l’immancabile cappello, viene folgorato dal ritratto di una splendida donna in vetrina, la “ragazza dei sogni”, come la chiamano, celiando, gli amici del circolo, dove le ore trascorrono pacate fra sigari e “bicchierini”. Già sulle prime Lang pone l’accento sul tema del “doppio”. A Richard che dice “è un ritratto delizioso”, l’amico procuratore distrettuale dall’occhio indagatore ribatte “è una donna deliziosa, vorrai dire”. Il colloquio successivo fra i tre amici al club è disteso, scherzoso ma denso di premonizioni, quello che sta per accadere rientra in una casistica che nelle procure ben conoscono: uomini di mezz’età che corrono la cavallina vanno spesso incontro a tragedie nate “da un attimo di sconsideratezza o di debolezza”. Il procuratore, con evidenti inclinazioni per l’indagine a colpi di psicanalisi (i suoi sguardi sul protagonista nelle scene chiave dell’inchiesta sono manuali di psicologia comportamentale e sembrano fatti apposta per produrre autentica inquietudine nello spettatore che, come sempre, sta dalla parte del colpevole) si produce dottamente sul tema “i guai nascono spesso da cose insignificanti create da inclinazioni naturali sconosciute a noi stessi”. Salutando gli amici che ancora giocano sulla possibilità che la donna del ritratto si materializzi, il nostro Richard anticiperà il finale del film dicendo: “tutto ciò che sarei capace di fare sarebbe di stringermi nel soprabito e fuggire come il vento”.
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samanta
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domenica 2 febbraio 2025
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quando il sogno diventa realt
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Film del 1944 con la regia di Fritz Lang, austriaco maestro del cinema muto (Metropolis, Il dr. Mabuse), con l'avvento di Hitler va in USA dove comincia l'attività di regia (Furia) personalità complessa non riducibile a pochi elementi, affronta vari generi: guerra (I guerriglieri delle Filippine, Anche i boia muoiono) , iwestern (Rancho Notorious), spesso affrontando il noir ma con caratteristiche proprie (Quando la città dorme, Gardenia blu, La bestia umana, Il grande caldo), ebbe la nomination all'Oscar con La donna del ritratto, nel 1956 ritornò in Europa dove diresse ancora (Il sepolcro indiano).
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Film del 1944 con la regia di Fritz Lang, austriaco maestro del cinema muto (Metropolis, Il dr. Mabuse), con l'avvento di Hitler va in USA dove comincia l'attività di regia (Furia) personalità complessa non riducibile a pochi elementi, affronta vari generi: guerra (I guerriglieri delle Filippine, Anche i boia muoiono) , iwestern (Rancho Notorious), spesso affrontando il noir ma con caratteristiche proprie (Quando la città dorme, Gardenia blu, La bestia umana, Il grande caldo), ebbe la nomination all'Oscar con La donna del ritratto, nel 1956 ritornò in Europa dove diresse ancora (Il sepolcro indiano). La sceneggiatura del film è stata scritta da un protagonista di Holllywood: Nunnally Johnson, produttore, regista ((L'uomo dal vestito grigio) e sceneggiatore (Le chiavi del Paradiso, La Sposa Bella).
Richard Wanley (Edward G. Robinson) è un tranquillo professoreuniversitario di psicologia, assente la moglie in vacanza con figlia la sera cena al circolo con 2 amici: il procuratore Lalor (Raymond Massey) e il dr. Barkstane (Edmund Breon), una sera Wanley nota nel negozio vicino al circolo un quadro esposto in vetrina che raffigura una bellissima ragazza. Dopo la cena si sofferma a leggere un libro si addormenta sulla poltrona, viene svegliato dal cameriere e quando esce mentre guarda il quadro, si materializza vicino a lui la ragazza del quadro che chiede se gli accende una sigaretta si chiama Alice (Joan Bennet) che lo invita a bere un bicchierino al bar, mezzanote gli propone di andare a casa sua per vedere gli schizzi del quadro e mentre lui li esamina prevedendo un incontro galante, lei va in camera, all'improvviso si apre la porta di casa ed entro un uomo grande e robusto che vedendolo si avventa su di lui cercando strozzarlo, mentre sta per soffocare accorre la ragazza, gli dà un paio di forbici con cui lui senza volerlo uccide l'uomo. Il morto si faceva chiamare Howard, era l'amante della ragazza che lo incontrava 2 volte la settimana ma non sa nulla della sua vera identità. I 2 decidono di fare sparire il corpo e di non chiamare la polizia perché pur essendo legittima difesa, non vogliono lo scandalo, il professore lo carica sulla sua auto e butta il cadavere nel parco. [Spoiler] La vicenda si aggroviglia in un crescendo di tensione, alla sera il procuratore aggiorno gli amici sulle indagini, il morto era un noto ed equivoco finanziere si chiama Mazar, narra gli indizi così che il professore ci pone un rimedio come i fili del suo vestito lasciati sulla scena del delitto bruciano il vestito; mentre la polizia brancola nel buio si fa vivo un ex poliziotto Heidt (Dan Duryea) che sorvegliava Mazard per conto dei suoi avversari e ricatta la donna, Walsey gli dà del denaro e un veleno per ucciderlo, ma Heidt prende il denaro subdora la trappola e avverte che ritornerà perch vuole altro denaro. Wanley avvisato da Alice decide di suicidarsi con il veleno, nel frattempo Heidt sceso sulla via è fermato dalla polizia che lo seguiva fugge e spara e viene ucciso, Alice che ha visto la scena telefona a Walsey che è sulla poltrona è morto o dorme? In quel momento si ritorna al circolo con Walsey svegliato dal cameriere che esce dal circolo e davanti al negozio vede una donna che gli chiede di acccendere la sigaretta e lui sconvolto fugge!
Il film è un capolavoro, supportato da un'ottima e robusta sceneggiatura con dialoghi intelligenti, Lang va a fondo della psicologia dei protagonisti è meglio dire la verità e accettare lo scandolo, ovvero nascondere il fatto? Ma fino a che punto può arrivare la menzogna, certo Heidt è una figura violenta e volgare, ma questo può legittimare l'omicidio? Lang con abilità racconta la vicenda in modo che lo spettatore in un crescendo di suspense e di tensione per i continui colpi di scena s'identifichi con Walsey o Alice: noi al loro posto come ci comporteremmo? Lang era un regista che faceva rendere al massimo gli attori: Edward G. Robinson è perfetto nel ruolo del professore che perfetto teorico quando cade nella realtà vacilla, anche Joan Bennet era un'attrice brava e recita bene la parte della maliarda, la Bennet era nata nel 1910, iniziò la carriera negli anni '30 diventando presto una star (Mondi privati, La maschera di ferro, La strada scarlatta, Il padre della sposa) facendo prima la ragazza della porta accanto e poi diventò maliarda fascinosa, sposata più volte, il suo marito di allora il noto produttore Wanger nel 1951 la sorprese dopo un incontro galante con il suo agente e amante che ferì con 2 colpi di pistola, lo scandalo di fatto distrusse la carriera della Bennet; Dan Duryea è bravo nella parte di cattivo come spesso gli successe come attore.
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il cinefilo
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martedì 14 settembre 2010
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uno dei capolavori del cinema noir
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TRAMA:Un professore di criminologia rimane invischiato,insieme a una ragazza,in un omicidio e tenteranno di evitare di essere arrestati ma compare un ricattatore...COMMENTO:Si tratta indubbiamente di uno dei migliori film del regista tedesco Fritz Lang e una pietra miliare del cinema noir.
La storia viene raccontata con le cadenze oniriche di un incubo confermandogli una notevole"originalità di stile"per il genere di cinema scelto dal regista e Edward G.Robinson è assolutamente perfetto nel ruolo di un uomo annoiato di mezza età che si ritrova,di colpo,a dover fuggire dalla giustizia.
Il colpo di scena finale è effettivamente(forse)imprevedibile e stupefacente ma potrebbe anche essere,peraltro comprensibilmente,oggetto di varie critiche e non è detto che possa soddisfare tutti.
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TRAMA:Un professore di criminologia rimane invischiato,insieme a una ragazza,in un omicidio e tenteranno di evitare di essere arrestati ma compare un ricattatore...COMMENTO:Si tratta indubbiamente di uno dei migliori film del regista tedesco Fritz Lang e una pietra miliare del cinema noir.
La storia viene raccontata con le cadenze oniriche di un incubo confermandogli una notevole"originalità di stile"per il genere di cinema scelto dal regista e Edward G.Robinson è assolutamente perfetto nel ruolo di un uomo annoiato di mezza età che si ritrova,di colpo,a dover fuggire dalla giustizia.
Il colpo di scena finale è effettivamente(forse)imprevedibile e stupefacente ma potrebbe anche essere,peraltro comprensibilmente,oggetto di varie critiche e non è detto che possa soddisfare tutti.
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fedeleto
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sabato 18 settembre 2010
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il cinema-ritratto di lang
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Lasciata la tematica antinazista presente nei film DUELLO MORTALE e ANCHE I BOIA MUOIONO,lang ritorna al tema dell'apparenza e del doppio,dirigendo probabilmente il suo capolavoro.La storia racconta la disavventura di un criminologo che colpito da una donna in un ritratto non crede ai suoi occhi quando la vede apparire nella realta'.Passando la notte con lei ,si trova coinvolto in un omicidio commesso da lui stesso per legittima difesa a casa della donna,d quel momento provera' a far sparire il corpo ma forse non ha calcolato che la polizia ha metodi molto particolari per risolvere il caso,ma se in realta' tutto cio' non fosse mai accaduto?Film eccellente che possiede delle sequenze spetacolari(il finale in cui il professore esce dal sogno e torna nella realta',oppure magistrale la fuga con il morto in macchina ed i continui impedimenti) ma di estremo fascino e' la protagonista femminile che incarna il "il parto"della notte ,e fa perdere l'innocenza del professore ,ma il doppio del medesimo e' una possibilita' che si precipita nella dimensione ontologica ,e raggiunta la morte del sogno,partorisce al vita' della realta'.
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Lasciata la tematica antinazista presente nei film DUELLO MORTALE e ANCHE I BOIA MUOIONO,lang ritorna al tema dell'apparenza e del doppio,dirigendo probabilmente il suo capolavoro.La storia racconta la disavventura di un criminologo che colpito da una donna in un ritratto non crede ai suoi occhi quando la vede apparire nella realta'.Passando la notte con lei ,si trova coinvolto in un omicidio commesso da lui stesso per legittima difesa a casa della donna,d quel momento provera' a far sparire il corpo ma forse non ha calcolato che la polizia ha metodi molto particolari per risolvere il caso,ma se in realta' tutto cio' non fosse mai accaduto?Film eccellente che possiede delle sequenze spetacolari(il finale in cui il professore esce dal sogno e torna nella realta',oppure magistrale la fuga con il morto in macchina ed i continui impedimenti) ma di estremo fascino e' la protagonista femminile che incarna il "il parto"della notte ,e fa perdere l'innocenza del professore ,ma il doppio del medesimo e' una possibilita' che si precipita nella dimensione ontologica ,e raggiunta la morte del sogno,partorisce al vita' della realta'.Unico,magistrale,magnifico,come del resto lo e' sempre stato il cinema di Lang ,fatta eccezione per alcuni film in cui mancava questo tocco da maestro.
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luca scialò
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domenica 4 settembre 2011
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l'occasione fa l'uomo assassino
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Il professor Richard Wanley, dopo essere uscito dal circolo esclusivo che frequenta spesso, nota un bel quadro in vetrina. Un attimo dopo compare proprio la donna in esso ritratta. L'uomo ne è affascinato e la donna, molto accattivante, lo invita a casa sua. Mentre quest'ultima gli mostra delle bozze dell'autore di quel quadro, irrompe un uomo di cui la donna è l'amante. L'uomo, preso dalla gelosia, si butta su Richard tentando di strangolarlo. La donna gli passa una forbice e Richard così lo colpisce più volte fino ad ucciderlo. Ecco che, un uomo mite e tranquillo come il professor Wanley si è trasformato in un efferato assassino, al quale non resta che occultare il cadavere per tornare alla sua solita vita.
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Il professor Richard Wanley, dopo essere uscito dal circolo esclusivo che frequenta spesso, nota un bel quadro in vetrina. Un attimo dopo compare proprio la donna in esso ritratta. L'uomo ne è affascinato e la donna, molto accattivante, lo invita a casa sua. Mentre quest'ultima gli mostra delle bozze dell'autore di quel quadro, irrompe un uomo di cui la donna è l'amante. L'uomo, preso dalla gelosia, si butta su Richard tentando di strangolarlo. La donna gli passa una forbice e Richard così lo colpisce più volte fino ad ucciderlo. Ecco che, un uomo mite e tranquillo come il professor Wanley si è trasformato in un efferato assassino, al quale non resta che occultare il cadavere per tornare alla sua solita vita. Ma non essendo pratico di queste cose, troverà non poche difficoltà...
Un giallo con i fiocchi, di quelli che solo Hitchcock sa fare. Ma qui il regista è il tedesco Fritz Lang, che traspone egreggiamente un romanzo di J.H. Wallis. Finale a sorpresa. Ottima la prova di Edward G. Robinson nei panni di Richard Wanley, i cui primi piani carichi di espressività trasmettono al meglio le ansie e le paure del protagonista.
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dario
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martedì 28 aprile 2015
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geniale
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Un gioiello grazie alla regia di Lang e agli attori che si prestano al gioco. Tiene con il fiato sospeso e fa gridare al miracolo per certe trovate, semplici quanto efficaci perché presentate con garbo ed intelligenza. Ritmo incalzante, sceneggiatura perfetta. Finale strabiliante. Film senza tempo, geniale.
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figliounico
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giovedì 17 ottobre 2024
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la fabbrica dei sogni
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Nel La donna del ritratto del 1944 di Fritz Lang, commedia, thriller, dramma e noir si alternano sequenza dopo sequenza in una armoniosa composizione, che ricorda quella di un ikebana, completata elegantemente da un finale ironico ed inaspettato. La storia è costruita con i sogni e gli incubi del protagonista, ossia con la materia prima con cui è intessuta la trama della vita di tutti noi. Gli attori principali sono gli stessi de’ La strada scarlatta che Lang girerà appena l’anno dopo. Simile è la relazione dinamica dei tre personaggi principali nei due plot, ovvero l’uomo comune, Edward G. Robinson, invaghitosi della donna fatale, Joan Bennett, sarà ricattato da un piccolo criminale, Dan Duryea.
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Nel La donna del ritratto del 1944 di Fritz Lang, commedia, thriller, dramma e noir si alternano sequenza dopo sequenza in una armoniosa composizione, che ricorda quella di un ikebana, completata elegantemente da un finale ironico ed inaspettato. La storia è costruita con i sogni e gli incubi del protagonista, ossia con la materia prima con cui è intessuta la trama della vita di tutti noi. Gli attori principali sono gli stessi de’ La strada scarlatta che Lang girerà appena l’anno dopo. Simile è la relazione dinamica dei tre personaggi principali nei due plot, ovvero l’uomo comune, Edward G. Robinson, invaghitosi della donna fatale, Joan Bennett, sarà ricattato da un piccolo criminale, Dan Duryea. Un’altra analogia tra le due opere sta nel ritratto della donna esposto in vetrina che compare in ambedue i film nella scena finale e che potrebbe essere interpretato anche come un omaggio indiretto alla settima arte, la fabbrica dei sogni, che crea illusioni che appaiono vere ingannando per la durata del film lo spettatore per poi alla fine del film rivelarsi per quelle che sono cioè semplici copie della realtà. Dal punto di vista sociologico, infine, sembra quasi che Lang volesse che lo spettatore medio americano dell’epoca, un piccolo borghese tutto casa, lavoro e famiglia, si identificasse con le ansie e le paure del protagonista per poi tirare un sospiro di sollievo alla fine del film così da ritornare più sereno e pacificato al suo modesto tran tran quotidiano, ovvero, morale della favola, chi si contenta gode.
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