Tulpan - La ragazza che non c'era

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Un film di Sergei Dvortsevoy. Con Ondas Besikbasov, Samal Esljamova, Askhat Kuchencherekov, Tolepbergen Baisakalov, Bereke Turganbayev, Nurzhigit Zhapabayev, Mahabbat Turganbayeva Titolo originale Tulpan. Drammatico, durata 100 min. - Germania 2006. - Bim Distribuzione uscita venerdì 24 aprile 2009. MYMONETRO Tulpan - La ragazza che non c'era * * * - - valutazione media: 3,20 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
castalia mercoledì 29 aprile 2009
altre dimensioni Valutazione 3 stelle su cinque
93%
No
7%

Prima osservazione: non fidarsi del trailer. Il film ha poco o nulla della divertente storia d'amore che i due minuti di anteprima suggeriscono. Al contario, è una storia fatta di grandi orizzonti, di distese aride e polverose, di lunghi silenzi. E' un film che parla di un mondo altro dal nostro, in cui sposarsi con l'unica ragazza della steppa vuol dire poter avere un gregge, e avere un gregge significa ritagliarsi un piccolo angolo di paradiso e poter avere, perchè no, addirittura un televisore. Il protagonista, Asa, conduce lo spettatore nel suo mondo di pastori, facendogli sentire le sue contraddizioni, la sua crudele legge della sopravvivenza, la difficoltà di continuare ad esistere "malgrado" le comodità che la città lascia intravedere, che siano un pugno di caramelle o la foto del principe Carlo ritagliata da un giornale. [+]

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slowfilm.splinder.com martedì 3 novembre 2009
steppa da festival. Valutazione 3 stelle su cinque
63%
No
38%

Tulpan racconta la vita dei pastori kazaki, padroni e prigionieri del deserto, mentre cercano moglie (la sfuggente Tulpan, che non ama le orecchie a sventola del protagonista e aspirante marito), affrontano un’inattesa mortalità delle pecore, intonano con voce acuta canti tradizionali, sognano il mare. Tutto è ruvido, nel deserto kazako, la sabbia mossa dal vento in improvvisi mulinelli, che va a insinuarsi nel vello delle pecore, che sicuramente darà maglioni kazaki a loro volta maledettamente ruvidi. L’erba della steppa è sbiadita e pungente, le balle di fieno polverose, e quel che c’è da mangiare è inevitabilmente formaggio di pecora. Non è precisamente un film kazako, Tulpan, quanto piuttosto un film kazako per i festival internazionali, e possibilmente per il mercato estero. [+]

[+] concordo (di francesco2)
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francesco2 domenica 11 luglio 2010
la pecorella della steppa Valutazione 2 stelle su cinque
50%
No
50%

Di fronte a certo cinema, ostico per noi occidentali, si sono visti negli ultimi venti(circa)anni due tipi (Ma non sempre) di atteggiamenti. Indifferenza da parte del grande pubblico, divisioni nella critica. Se alcuni vedevano questi tempi dilatati e-Soprattutto- queste storie insolite come alternativa al film hollywoodiano, altri- Forse non molti, per la verità- hanno cominciato a parlare di mattoni sonnolenti quando non incomprensibili. Quest'ultimo atteggiamento, come ha rilevato qualcuno, non fa onore a un critico, la cui funzione dovrebbe essere hiarire allo spettatore o spettatrice ciò che lui eventualmente non capisce. Di fronte a film come "Tulpan", problemi come quelli accennati vengono amplificati dall'assenza (Ma è davvero così?. [+]

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olgadik venerdì 22 maggio 2009
nomadi si nasce e si rimane Valutazione 4 stelle su cinque
50%
No
50%

Si tratta del lavoro di un giovane regista kazako, proveniente da esperienze di documentari ma che mostra di sapersi districare bene nel ritmo e nella costruzione di una serie di quadri, creando una storia che è compatta più di quanto non sembri. Tale organicità deriva da due fattori. Uno, già detto, è l’abile costruzione narrativa, l’altro è la reale simbiosi dei vari protagonisti del racconto. In esso infatti esseri umani, paesaggio, animali, sono legati tutt’uno in una società di tipo patriarcale dalla necessità di sopravvivere, con la quale non si può scherzare troppo. In società pastorali attorniate da una natura ostile e nuda quale una steppa desertica, soggetta a trombe d’aria e polvere che tolgono il respiro, il pastore deve necessariamente avere un carattere forte e duro nonché esperienza. [+]

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francesca meneghetti lunedì 4 maggio 2009
canto diurno di un pastore errante dell'asia Valutazione 0 stelle su cinque
30%
No
70%

Non vada a vedere questo film chi adora il cinema, che potemmo definire “futurista”, pieno di ritmo, velocità, azione, colonne sonore rutilanti. E nemmeno chi pensa alla natura come uno scenario idilliaco e riposante. E nemmeno chi è delicato di stomaco, igienista, amante dei profumi (artificiali). Per scoraggiare ulteriormente gli spettatori incauti, è bene aggiungere che dovranno assistere a due parti veri,di pecore, e alla rianimazione degli agnellini (che naturalmente non hanno il pelo riccioluto e candido come nell’iconografia pasquale) con un bocca a bocca. Detto questo, restano gli avventurosi. Quelli che davvero possono assecondare “un certain regard”, come recita il premio che questo film ha ottenuto a Cannes. [+]

[+] leopardi non ci può essere; verga forse (di laulilla)
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