Con Little Trouble Girls, opera prima della regista slovena Urška Djukić, si racconta il delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza attraverso lo sguardo di Lucija, una ragazza slovena che frequenta il coro di una scuola cattolica.
Un giorno incontra Anna Maria e tra le due si instaura subito un legame intimo. È chiaro fin dall’inizio che questa nuova amicizia rappresenterà per Lucija — alle prese con la scoperta di sé e della propria identità — una sfida ma anche una tentazione.
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Con Little Trouble Girls, opera prima della regista slovena Urška Djukić, si racconta il delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza attraverso lo sguardo di Lucija, una ragazza slovena che frequenta il coro di una scuola cattolica.
Un giorno incontra Anna Maria e tra le due si instaura subito un legame intimo. È chiaro fin dall’inizio che questa nuova amicizia rappresenterà per Lucija — alle prese con la scoperta di sé e della propria identità — una sfida ma anche una tentazione. Divisa tra il desiderio di conoscersi davvero e il bisogno di restare fedele ai rigidi principi cattolici imposti da una madre severa e iperprotettiva, la protagonista si trova a vivere un conflitto interiore profondo e lacerante.
Dopo un’introduzione che ci mostra il contesto familiare e sociale di Lucija, il film si sposta in un convento dove le ragazze del coro preparano un concerto. È proprio in questo spazio chiuso e simbolico che prende forma una ricerca intensa e sofferta: tra pulsioni, attrazioni verso ragazzi e ragazze, dubbi e sensi di colpa, Lucija tenta disperatamente di preservare una purezza religiosa che sente costantemente minacciata.
Il film è un ritratto intimo, sensibile e delicato. Il ritmo è lento, contemplativo: la regista si prende il tempo necessario per osservare, ascoltare e accompagnare la trasformazione della protagonista. Colpisce la forza visiva con cui viene rappresentata la religione, in una forma quasi evocativa, che in alcune sequenze richiama per stile e suggestioni il cinema di Paolo Sorrentino.
È un continuo oscillare tra passione e repressione, desiderio e senso di colpa, innocenza e tentazione. Una religione — e una madre — che cercano di arginare uno sviluppo naturale e inevitabile.
Ottima la performance della giovane Jara Sofija Ostan, capace con il suo volto insieme innocente e inquieto di farci entrare silenziosamente nei pensieri più intimi di Lucija, rendendo il suo percorso di crescita autentico e profondamente umano.
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