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astratto
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sabato 18 luglio 2026
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deprimente senza un perch
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Uno di quei film che non solo non vorrei aver visto ma che anche mi piacerebbe che nessuno mai producesse e girasse. L'ho visto senza sapere chi fosse il regista e poi, forse più adirato che depresso, ho pensato che dovesse trattarsi di un giovane alle prime armi. Oggi, approfondendo di chi si trattasse, ho visto che non mi sbagliavo.
Quello che viene qui definito il "cambio di marcia" a metà film circa, è solo un trito espediente narrativo in cui la storia raccontata, di punto in bianco, muta nel suo opposto divenendo improvvisamente ed implausibilmente melodrammatica. Però, lo fa in modo del tutto fine a se stesso, quasi ad esprimere una sorta di godimento sadico nel produrre sofferenza in chi guarda.
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Uno di quei film che non solo non vorrei aver visto ma che anche mi piacerebbe che nessuno mai producesse e girasse. L'ho visto senza sapere chi fosse il regista e poi, forse più adirato che depresso, ho pensato che dovesse trattarsi di un giovane alle prime armi. Oggi, approfondendo di chi si trattasse, ho visto che non mi sbagliavo.
Quello che viene qui definito il "cambio di marcia" a metà film circa, è solo un trito espediente narrativo in cui la storia raccontata, di punto in bianco, muta nel suo opposto divenendo improvvisamente ed implausibilmente melodrammatica. Però, lo fa in modo del tutto fine a se stesso, quasi ad esprimere una sorta di godimento sadico nel produrre sofferenza in chi guarda. infatti, di lì fino alla fine, costringe lo spettatore (che era stato attratto da una pretesa poeticità dell'opera), ad una sofferta sopportazione di incongruenze messe lì quasi a caso (il trombettista sulla riva del fiume le batte tutte) nonché di probabili utili adulazioni alle pro loco di quelle zone urbane (in questo caso sì, assai deprimenti). Dopo aver visto questo film, inserisco il regista in una mia personalissima lista nera e, se avete figli adolescenti di una certa sensibilità, fategli e fatevi il favore di risparmiagliene la visione. La loro percezione spirituale del mondo non potrebbe che trarne serio nocumento, in un momento così delicato della propria formazione interiore.
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cardclau
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sabato 19 ottobre 2024
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i ricordi di un tempo che fu
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Nel film Trifole - Le radici dimenticate il regista Gabriele Fabbro (cosceneggiatore con Ydalie Turk, anche attrice protagonista) ci presenta un dramma impunito dalla legge sulla proprietà privata: la rapina del territorio, stravolto sotto la pressione di una antropizzazione marcata di una monocoltura. Ricorda il paesaggio nei film The Mule di Clint Eastwood, o Finché c’è prosecco c’è speranza di Antonio Padovan. Chi rimane a difesa dell’indifendibile? Forse la figlia Marta che ha deciso di andare a lavorare a Londra, che non è sufficientemente ricca, e che di fronte alle difficoltà paterne può solo pensare di affidarlo ad una casa di riposo? Forse la nipote Dalia che mastica qualche parola d’italiano, che è ancora sulla strada di trovare il senso della sua vita, e che come tutti i post-adolescenti che non hanno dovuto lottare, non ha ancora compreso il vero valore del denaro? Solo il vecchio trifolau Igor (un magnifico Umberto Orsini) che vive su un fazzoletto di terra su cui è costruita la sua casa, completamente accerchiato dai potenti assalitori.
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Nel film Trifole - Le radici dimenticate il regista Gabriele Fabbro (cosceneggiatore con Ydalie Turk, anche attrice protagonista) ci presenta un dramma impunito dalla legge sulla proprietà privata: la rapina del territorio, stravolto sotto la pressione di una antropizzazione marcata di una monocoltura. Ricorda il paesaggio nei film The Mule di Clint Eastwood, o Finché c’è prosecco c’è speranza di Antonio Padovan. Chi rimane a difesa dell’indifendibile? Forse la figlia Marta che ha deciso di andare a lavorare a Londra, che non è sufficientemente ricca, e che di fronte alle difficoltà paterne può solo pensare di affidarlo ad una casa di riposo? Forse la nipote Dalia che mastica qualche parola d’italiano, che è ancora sulla strada di trovare il senso della sua vita, e che come tutti i post-adolescenti che non hanno dovuto lottare, non ha ancora compreso il vero valore del denaro? Solo il vecchio trifolau Igor (un magnifico Umberto Orsini) che vive su un fazzoletto di terra su cui è costruita la sua casa, completamente accerchiato dai potenti assalitori. Ma Igor è un perdente ed uno sconfitto, non solo a causa del fattore età, ma anche perché non ha capitali, risorse, non riesce a pagare il mutuo, ed è affetto da disturbi cognitivi che vanno e vengono, e che fanno traballare la sua autosufficienza. L’unica sua risorsa sono i ricordi di un tempo, che evaporano lentamente, il solo tesoro prezioso di un tempo che fu.
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