Girato in Italia durante la seconda guerra mondiale e non sembra. Il regista è un artigiano dell’epoca, Poggioli, oramai dimenticato. Il cinema negli anni quaranta iniziava a prendersi sul serio. Il film, come altri in quel momento storico, rappresenta un elemento di rottura con il cinema dei telefoni bianchi, mette in scena un’opera letteraria, di Palazzeschi, si avvale di un cast formato da grandi attrici di teatro, le sorelle Gramatica e di nuove e giovani attrici emergenti, Paola Borboni e Clara Calamai. In quest’opera rimane evidente l’impronta di un genere, che fu etichettato, non del tutto a torto, con il termine spregiativo di calligrafismo, per la trasposizione troppo attenta ed al limite del pedissequo dell’omonimo romanzo di Palazzeschi ed un formalismo che stenta a ritrovare l’umanità dei personaggi al di là della descrizione patinata della pagina scritta, fatta eccezione per la serva Niobe impersonata dalla grande caratterista Dina Romano.
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Girato in Italia durante la seconda guerra mondiale e non sembra. Il regista è un artigiano dell’epoca, Poggioli, oramai dimenticato. Il cinema negli anni quaranta iniziava a prendersi sul serio. Il film, come altri in quel momento storico, rappresenta un elemento di rottura con il cinema dei telefoni bianchi, mette in scena un’opera letteraria, di Palazzeschi, si avvale di un cast formato da grandi attrici di teatro, le sorelle Gramatica e di nuove e giovani attrici emergenti, Paola Borboni e Clara Calamai. In quest’opera rimane evidente l’impronta di un genere, che fu etichettato, non del tutto a torto, con il termine spregiativo di calligrafismo, per la trasposizione troppo attenta ed al limite del pedissequo dell’omonimo romanzo di Palazzeschi ed un formalismo che stenta a ritrovare l’umanità dei personaggi al di là della descrizione patinata della pagina scritta, fatta eccezione per la serva Niobe impersonata dalla grande caratterista Dina Romano.
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