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danimani
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sabato 3 aprile 2021
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????
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Non ho capito granché ....ma scrivere in modo più semplice, no? Opinabile il suo giudizio (“ La suspense quasi sempre soppiantata dalla commedia degli equivoci è ben lontana dalle prove asfittiche del maestro del brivido nelle pellicole successive”)......
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paolp78
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venerdì 7 agosto 2020
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hitchcock gioca con la memoria
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Pellicola che risale al periodo britannico del maestro del brivido, quello più lontano nel tempo e con le opere meno note del grande regista.
In quest'opera Hitchcock si diverte con la memoria umana ed i suoi complicati meccanismi, riservandole un ruolo chiave nel districare l'enigma che sta alla base di questo film di spionaggio, in realtà non dotato di una trama eccezionale (almeno se paragonata ad alcune altre delle pellicole del regista inglese), ma comunque da vedere per la solita ottima regia e per la presenza di una coppia di attori che si rivelò molto affiatata, costituita da Robert Donat e Madeleine Carroll, due delle maggiori star dell'epoca, qui ancora nella parte iniziale della carriera.
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Pellicola che risale al periodo britannico del maestro del brivido, quello più lontano nel tempo e con le opere meno note del grande regista.
In quest'opera Hitchcock si diverte con la memoria umana ed i suoi complicati meccanismi, riservandole un ruolo chiave nel districare l'enigma che sta alla base di questo film di spionaggio, in realtà non dotato di una trama eccezionale (almeno se paragonata ad alcune altre delle pellicole del regista inglese), ma comunque da vedere per la solita ottima regia e per la presenza di una coppia di attori che si rivelò molto affiatata, costituita da Robert Donat e Madeleine Carroll, due delle maggiori star dell'epoca, qui ancora nella parte iniziale della carriera.
La sceneggiatura che, con riguardo all'aspetto cardine della storia di spionaggio, non convince a pieno, è però genialmente sviluppata nella parte in cui disegna una serie di situazioni decisamente non comuni nelle quali restano coinvolti i due protagonisti. Ciò che maggiormente appassiona è proprio il rapporto che si viene a creare tra questi ultimi, caratterizzato per il contrasto iniziale e per il carattere forzato che rende il rapporto stesso intrigante, fornendo le condizioni ottimali per far rendere al meglio i due grandi interpreti. Infatti, è proprio in questa situazione paradossale che, nello schermo, si crea magicamente la perfetta alchimia tra Donat e la Carroll, dovuta alla loro bella ed affascinante presenza scenica ed alle capacità interpretative assolutamente fuori dall'ordinario.
Una curiosità: come si è detto Donat e la Carroll fecero faville sullo schermo tanto che Hitchcock tentò di riaverli in una sua successiva pellicola, “Amore e mistero”, già l'anno dopo; tuttavia Donat, che aveva accettato, non poté prendervi parte per motivi di salute (venne sostituito da John Gielgud); pertanto nonostante il notevole successo riscontrato, questo resterà l'unico film in cui i due interpreti reciteranno insieme.
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daniele fanin
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sabato 30 maggio 2020
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un decisivo passo in avanti verso hollywood
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Quando, nel 1935, Alfred Hitchcock firma la regia de Il Club dei 39 il suo nome era gia’ ben affermato nel panorama cinematografico europeo e soprattutto inglese, grazie ad una regolare e solida produzione culminata ne L’Uomo che Sapeva troppo, buon film dell’anno precedente. Ma e’ il successo negli Stati UnIti de Il Club dei 39, liberamente tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1915 dallo scrittore e diplomatico scozzese John Buchan, che apri’ al regista di Leytonstone le porte di Hollywood che ne fara’, in pochi anni e molti film, uno dei registi di maggior successo della storia del cinema. Il film ha il merito, in retrospettiva, di codificare alcuni dei canoni narrativi di Hithcock, che si ritroveranno poi in moltissimi dei suoi film fino al termine della sua attivita’: la protagonista femminile bionda, bella e volitiva, il protagonista maschile quasi involontario, i dialoghi arguti e i battibecchi fra loro fino all’unione o riunione finale, gli inseguimenti ellittici, in cui l’inseguitore e’ a sua volta inseguito, il sapiente equilibrio fra giallo e commedia, la liberta’ quasi assoluta di riscrivere la storia rispetto alla fonte letteraria utilizzata.
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Quando, nel 1935, Alfred Hitchcock firma la regia de Il Club dei 39 il suo nome era gia’ ben affermato nel panorama cinematografico europeo e soprattutto inglese, grazie ad una regolare e solida produzione culminata ne L’Uomo che Sapeva troppo, buon film dell’anno precedente. Ma e’ il successo negli Stati UnIti de Il Club dei 39, liberamente tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1915 dallo scrittore e diplomatico scozzese John Buchan, che apri’ al regista di Leytonstone le porte di Hollywood che ne fara’, in pochi anni e molti film, uno dei registi di maggior successo della storia del cinema. Il film ha il merito, in retrospettiva, di codificare alcuni dei canoni narrativi di Hithcock, che si ritroveranno poi in moltissimi dei suoi film fino al termine della sua attivita’: la protagonista femminile bionda, bella e volitiva, il protagonista maschile quasi involontario, i dialoghi arguti e i battibecchi fra loro fino all’unione o riunione finale, gli inseguimenti ellittici, in cui l’inseguitore e’ a sua volta inseguito, il sapiente equilibrio fra giallo e commedia, la liberta’ quasi assoluta di riscrivere la storia rispetto alla fonte letteraria utilizzata.
Ben costruito, il film presenta alcune interessanti soluzioni cinematografiche, come il taglio d’immagine con cui si apre e si chiude il film, un uso quasi espressionistico del bianco e nero per gli esterni nella brughiera, l’alternanza di messe in scena tradizionali (il teatro, il ricevimento in Scozia, la locanda) con altre molto piu’ coraggiose (la brughiera, la casa dei contadini). Si avvale inoltre di una buona ed amalgamata interpretazione dei due personaggi principali: Robert Donat nella parte di Richard Hannay, canadese di passaggio a Londra che si trova suo malgrado coinvolto in un caso di spionaggio internazionale che risucira’ a risolvere brillantemente, e Madeleine Carroll, la bionda Pamela incatenata, prima coercitivamente e poi liberamente, a Hannay. Alcune semplificazioni, o illogicita’, evidenti nella costruzione della storia nulla tolgono al fascino e all’equilibrio del film, che presenta, rispetto al cinema inglese del periodo, un ritmo, sia narrativo che nei dialoghi, ben piu’ dinamico e si permette, come accadra’ 25 anni dopo con Psyco, di forzare non poco i limiti della censura con la scena in cui Pamela si sfila le calze ammanettata a Richard, che non pochi imbarazzi procuro’ nei cinema del 1935!
A titolo di curiosita’, vale la pena annotare come, nel racconto originale di Buchan, Richard Hannay sia scozzese come l’autore, mentre Hitchcock lo trasforma in canadese: il film verra’ rilasciato nelle sale inglesi nel giugno 1935, solo tre mesi dopo la nomina e cinque mesi prima che lo stesso John Buchan si insediasse come Governatore Generale del Canada a Quebec City!
Dopo Il Club dei 39, Hithcock girera’ solo pochi altri film in Inghilterra prima di trasferirsi definitivamente a Hollywood ed esordire con il suo primo film interamente USA, Rebecca, nel 1940.
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rmarci 05
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giovedì 2 maggio 2019
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opera sperimentale ricca di un'ironia brillante
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Il club dei 39, oltre ad essere uno dei film di Hitchcock più conosciuti del periodo inglese, è un'opera in cui il "maestro del brivido" unisce abilmente gli intrighi tipici dei suoi grandi capolavori thriller con una brillante e divertente ironia che alleggerisce la tensione, a volte azzerandola, e causando inevitabilmente la diminuzione dell'interesse da parte dello spettatore. Il risultato è un film sicuramente più che riuscito, con una trama originale ma dal ritmo altalenante, che molto spesso, nei pochi momenti "morti", si affida completamente all'espressività e alla bravura degli attori protagonisti, i cui siparietti comici risultano incredibilmente riusciti e divertenti.
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Il club dei 39, oltre ad essere uno dei film di Hitchcock più conosciuti del periodo inglese, è un'opera in cui il "maestro del brivido" unisce abilmente gli intrighi tipici dei suoi grandi capolavori thriller con una brillante e divertente ironia che alleggerisce la tensione, a volte azzerandola, e causando inevitabilmente la diminuzione dell'interesse da parte dello spettatore. Il risultato è un film sicuramente più che riuscito, con una trama originale ma dal ritmo altalenante, che molto spesso, nei pochi momenti "morti", si affida completamente all'espressività e alla bravura degli attori protagonisti, i cui siparietti comici risultano incredibilmente riusciti e divertenti. Alcune scene di inseguimento sono girate molto bene. La pellicola inoltre sembra un precursore di Intrigo Internazionale, per l'intrigo politico che coinvolge più Stati, e di Caccia al ladro, per il tono leggero e spensierato. 3 stelle e mezzo su 5.
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il befe
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domenica 1 febbraio 2015
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gianleo67
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martedì 20 marzo 2012
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summa compressa dei topoi del cinema di hitchcock
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Uomo anonimo ("Io non sono nessuno" dichiara programmaticamente all'inizio del film) ingiustamente accusato di omicidio è braccato e costretto ad una fuga rocambolesca nel tentativo di discolparsi. La verità e l'amore alla fine, con un coup de théâtre, trionfano. E' un film veloce e leggero dove l'autore sembra mettere alla berlina le tematiche ed i modi piu' ricorrenti nella sua futura filmografia. Ad una prima parte più convincente e coinvolgente segue una seconda parte che soffre eccessi di inverosimiglianza e di un finale precipitoso. Nei movimenti di macchina e nei dettagli lo stile di un autore gia' maturo.
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Uomo anonimo ("Io non sono nessuno" dichiara programmaticamente all'inizio del film) ingiustamente accusato di omicidio è braccato e costretto ad una fuga rocambolesca nel tentativo di discolparsi. La verità e l'amore alla fine, con un coup de théâtre, trionfano. E' un film veloce e leggero dove l'autore sembra mettere alla berlina le tematiche ed i modi piu' ricorrenti nella sua futura filmografia. Ad una prima parte più convincente e coinvolgente segue una seconda parte che soffre eccessi di inverosimiglianza e di un finale precipitoso. Nei movimenti di macchina e nei dettagli lo stile di un autore gia' maturo.Attori di estrazione teatrale per una ambientazione che omaggia il teatro ed il varietà.Omaggiato da Truffaut nel suo 'Tirate sul pianista'. Per gli appassionati di cinema.
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il cinefilo
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mercoledì 10 novembre 2010
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il club dei trentanove
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Alfred Hitchcock,qui ancora legato al suo periodo cinematografico in Inghilterra prima della sua carriera negli Stati Uniti,racconta una vicenda(ispirata a un romanzo di John Buchan)in cui l'abilità a mescolare spy-story e umorismo suona ottimamente riuscita grazie anche all'ottima recitazione degli interpreti.
La storia possiede un ritmo piacevolmente coinvolgente(perfettamente degno dello stile di sir Alfred)mentre l'accoppiata Robert Donat-Madelaine Carrol sprizza divertimento da tutti i pori e rende il film degno di essere visto e rivisto più volte.
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germi86
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giovedì 17 giugno 2010
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grande alfred
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Semplicemente Alfred Hitchcok..film del 1935,genere spionaggio,molto utilizzato dal maestro del brivido..film da vedere..
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