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mary22
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martedì 29 settembre 2009
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e aggiungo
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Le differenze col recente di Frears sono notevoli. In questo film del 1960 la sceneggiatura è intrisa del noto eloquio frizzante di Oscar Wilde..stringata ma anche ricca nel presentare gli eventi salienti.Eventi non chiaramente esaustivi ma tutti pregni di più contenuti. E' un film che riesce ad evocare, raccontando..anche il personaggio del suo fedele Maggiordomo è commovente. Nella versione moderna che ritengo molto più stagnante, si è voluto insistere troppo, a mio parere, sugli aspetti omosessuali..si è voluto ritrarre lo Wilde più nascosto con parecchi errori, presunzioni e sgradevolezze ( vedere la stessa scena di quando Wilde è a letto ammalato: la crudeltà di Boose emerge chiaramente ma in modi diversi.
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Le differenze col recente di Frears sono notevoli. In questo film del 1960 la sceneggiatura è intrisa del noto eloquio frizzante di Oscar Wilde..stringata ma anche ricca nel presentare gli eventi salienti.Eventi non chiaramente esaustivi ma tutti pregni di più contenuti. E' un film che riesce ad evocare, raccontando..anche il personaggio del suo fedele Maggiordomo è commovente. Nella versione moderna che ritengo molto più stagnante, si è voluto insistere troppo, a mio parere, sugli aspetti omosessuali..si è voluto ritrarre lo Wilde più nascosto con parecchi errori, presunzioni e sgradevolezze ( vedere la stessa scena di quando Wilde è a letto ammalato: la crudeltà di Boose emerge chiaramente ma in modi diversi.. più intensi e disperati in questa versione più vecchia) Anche se Frears è somigliante nella fisiognomica, Peter Finch riesce meglio ad infondere un'anima al personaggio..ad evocare... appunto le varie anime di Wilde in primis la sua profonda malinconia di fondo e l'altrettanta gentilezza di carattere. Il film finisce con una strofa della bellissima Ballata dal Carcere di Reading.Nella realtà Wilde ricontatterà ancora Boose e finirà la sua vita, alcolizzato e solo.
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mary22
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martedì 29 settembre 2009
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capolavoro
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Perfetta la caratterizzazione di Oscar Wilde con quell'attore dalla maschera complessa, triste e fascinosa di Peter Finch.
Due elementi sottolinea il film con grande pathos. La grande tragedia che visse quest'uomo e la rara nobilta d'animo che lo contraddistingueva.
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ciccio_54
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lunedì 22 gennaio 2007
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la natura non l'ha creato, così ci ho pensato io.
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"La natura non l'ha creato, così ci ho pensato io." Questa frase, che Oscar Wilde soleva dire del garofano verde sempre all'occhiello sella sua giacca, racchiude tutto il modo di essere e di agire del grande autore dell'800, diviso tra l'amore per la moglie e i figli e la passione per un giovanissimo nobile, figlio di un rude signorotto amante del pugilato, che nell'età vittoriana faceva il suo ingresso fra gli sport riconosciuti. La natura violenta e maschilista del padre gli impediva di capire o, quantomeno, accettare la diversità del figlio, diversità di cui incolpava Wilde, autore di commedie di successo e centro della vita mondana, sospettato di omosessualità (all'epoca gravissimo reato) ma accettato comunque nei migliori salotti, dove soleva farsi accompagnare dal giovane amico.
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"La natura non l'ha creato, così ci ho pensato io." Questa frase, che Oscar Wilde soleva dire del garofano verde sempre all'occhiello sella sua giacca, racchiude tutto il modo di essere e di agire del grande autore dell'800, diviso tra l'amore per la moglie e i figli e la passione per un giovanissimo nobile, figlio di un rude signorotto amante del pugilato, che nell'età vittoriana faceva il suo ingresso fra gli sport riconosciuti. La natura violenta e maschilista del padre gli impediva di capire o, quantomeno, accettare la diversità del figlio, diversità di cui incolpava Wilde, autore di commedie di successo e centro della vita mondana, sospettato di omosessualità (all'epoca gravissimo reato) ma accettato comunque nei migliori salotti, dove soleva farsi accompagnare dal giovane amico. Proprio per porre fine a questa situazione, il signorotto riesce a trascinare lo scrittore in ribunale dove, a causa del suo stesso spirito salace e sagace, Oscar Wilde viene condannato a una lunga e sofferta detenzione, durante la quale la mancanza del ragazzo che lui veramente ama lo porta quasi alla pazzia. Ma quando, scontata la pena, torna a Londra, sul marciapiede della stazione trova ad attenderlo da una parte la moglie e dall'altra il giovane, sorridente, sfrontato, vuoto ed egoistico amante. La scelta non sarà difficile e Wilde, voltata la schiena alla causa delle sue sofferenze, si allontana sostenuto dall'affettuosa moglie.
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