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dreamers
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mercoledì 28 gennaio 2026
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ogni penitenza ha un limite
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Quando un giorno si studierà la fine dell'impero americano, le ultime stagioni degli Oscar verranno citate (e neppure analizzate, perché sarebbe dedicargli pure troppo impegno) come evidenti espressioni di una decadenza rabbiosa, virulenta, gratificata dall'incapacità di mettere insieme un discorso, un racconto, qualsiasi retaggio di quella che un tempo arcaico si chiamava cultura. Chi si troverà tra le mani questi reperti mostruosi che faccia farà? Concesso, a fatica, che dietro a I peccatori si possa nascondere anche una buona intenzione, un'ombra di senso (il razzismo è mortale contagio, anziché mera sopraffazione? la musica è la prima e ultima risorsa per dare spazio e voce alla libertà?), quello che allora viene da implorare è: la prossima volta risparmiateci soldi, tempo e fatica.
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Quando un giorno si studierà la fine dell'impero americano, le ultime stagioni degli Oscar verranno citate (e neppure analizzate, perché sarebbe dedicargli pure troppo impegno) come evidenti espressioni di una decadenza rabbiosa, virulenta, gratificata dall'incapacità di mettere insieme un discorso, un racconto, qualsiasi retaggio di quella che un tempo arcaico si chiamava cultura. Chi si troverà tra le mani questi reperti mostruosi che faccia farà? Concesso, a fatica, che dietro a I peccatori si possa nascondere anche una buona intenzione, un'ombra di senso (il razzismo è mortale contagio, anziché mera sopraffazione? la musica è la prima e ultima risorsa per dare spazio e voce alla libertà?), quello che allora viene da implorare è: la prossima volta risparmiateci soldi, tempo e fatica. Scrivetecelo in una paginetta. La leggeremo tutta, promesso! Ma evitateci il supplizio di un film di centoquaranta minuti come questo. D'accordo, siamo tutti peccatori. Ma ogni penitenza ha un limite.
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[+] parole sante
(di michelerossi)
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felicity
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lunedì 21 luglio 2025
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scritto e diretto con poca abilit
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I peccatori spreca un grandissimo capitale di idee in un film che si fa prendere dalla pigrizia.
È una storia di due fratelli che hanno fatto la prima guerra mondiale, sono tornati praticamente gangster e ora vogliono aprire un locale per fare i soldi. E ce l’hanno coi bianchi, ovviamente. Siamo in quella parte dell’America in cui se vuoi suonare bene ti devi associare con il diavolo, e I peccatori dice il contrario, che i neri non si sono mai associati con il diavolo, è il diavolo che sente quella musica e si manifesta. E' il diavolo che desidera la cultura nera, essere nero, possedere i neri, acquisire i neri.
Ma non stiamo parlando veramente del diavolo, ma dei bianchi e sapete da cosa lo capiamo? Dal fatto che i diavoli evocati sono bianchi e prendono possesso di gente con il cappuccio del Ku Klux Klan in casa.
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I peccatori spreca un grandissimo capitale di idee in un film che si fa prendere dalla pigrizia.
È una storia di due fratelli che hanno fatto la prima guerra mondiale, sono tornati praticamente gangster e ora vogliono aprire un locale per fare i soldi. E ce l’hanno coi bianchi, ovviamente. Siamo in quella parte dell’America in cui se vuoi suonare bene ti devi associare con il diavolo, e I peccatori dice il contrario, che i neri non si sono mai associati con il diavolo, è il diavolo che sente quella musica e si manifesta. E' il diavolo che desidera la cultura nera, essere nero, possedere i neri, acquisire i neri.
Ma non stiamo parlando veramente del diavolo, ma dei bianchi e sapete da cosa lo capiamo? Dal fatto che i diavoli evocati sono bianchi e prendono possesso di gente con il cappuccio del Ku Klux Klan in casa.
I peccatori è un film che funziona malissimo, in cui regna Michael B. Jordan, privo di carisma, mai credibile come personaggio dotato di cattiveria, con in repertorio una gamma espressiva cortissima.
Quando arrivano i vampiri e tutto si trasforma lui rimane uguale. Quando ce ne sono due di lui in scena, i gemelli, sono impossibili da distinguere perché li recita alla stessa maniera. Quando è il momento di sporcarsi la canottiera tira fuori una muscolatura perfetta ma non sa che farci, con tutta quella mole lo stesso non è credibile come uomo d’azione.
Michael B. Jordan è un attore mediocre e qui lo si vede anche più che altrove.
Un film scritto e diretto con poca abilità, pieno di convenzioni mal messe in scena, come nel più pigro dei film di serie B, pieno di frasi convenzionali senza alcun vero significato, pieno di svolte di trama abituali e recitato senza alcuna enfasi.
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jonnylogan
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mercoledì 28 gennaio 2026
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dal tramonto all''alba. ma con pi? mezzi
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Il trentanovenne regista e sceneggiatore Ryan Coogler chiama al suo fianco per la quinta volta, ovvero il totale delle sue pellicole, il suo attore feticcio Michael B. Jordan, obbligandolo a sdoppiarsi in una coppia di gemelli immersi nel sud degli States degli anni della depressione. Dando vita a un blockbuster che fa il verso a Dal Tramonto all’Alba (From Dusk till Dawn; 1996) scritto da Quentin Tarantino e diretto da Robert Rodriguez, riproponendo parte della medesima visione del film del 1996, ma questa volta decisamente in grande stile. Perché anche in tal caso capace di mixare diversi generi; dal film d’ambientazione politica, sociale, con abitanti di colore che sulle rive del fiume Mississippi devono schivare orde di adepti del Klan debitamente incappucciati.
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Il trentanovenne regista e sceneggiatore Ryan Coogler chiama al suo fianco per la quinta volta, ovvero il totale delle sue pellicole, il suo attore feticcio Michael B. Jordan, obbligandolo a sdoppiarsi in una coppia di gemelli immersi nel sud degli States degli anni della depressione. Dando vita a un blockbuster che fa il verso a Dal Tramonto all’Alba (From Dusk till Dawn; 1996) scritto da Quentin Tarantino e diretto da Robert Rodriguez, riproponendo parte della medesima visione del film del 1996, ma questa volta decisamente in grande stile. Perché anche in tal caso capace di mixare diversi generi; dal film d’ambientazione politica, sociale, con abitanti di colore che sulle rive del fiume Mississippi devono schivare orde di adepti del Klan debitamente incappucciati. Fino ad arrivare a una deriva grandguignolesca fatta di maledizioni, inseguimenti e vampiri.
Ma se nel caso del film di Rodriguez ci riferiamo a un B - Movie divenuto cult per passaparola. In tal caso stiamo parlando di una pellicola salita alla ribalta della cronaca perché divenuta la più seria, e inattesa, candidata alla corsa agli Oscar 2026, a fronte di ben 16 candidature.
L'America depressa dei primi anni '30 dello scorso secolo è esaltata dalla capacità di tutto il cast di muoversi fra traffici e armoniche a bocca. Tra campi di cotone, coltivati ancora a mano, e la cultura hoodo – ovvero le pratiche magiche che hanno avuto origine dal mondo degli schiavi - e la voglia di lasciarsi alle spalle i problemi del giorno al suono di un Blues del delta. Poi, quasi senza un motivo, la pellicola si trasforma in altro. La catarsi si verifica nel corso di una serata trascorsa nel Juke Joint - locale del sud degli States a gestione abitualmente di persone afro – di proprietà dei fratelli Moore, e che vede un'invasione di vampiri che la trasformano in un batter d’occhi in un film horror.
E quindi quando il film sembrava diventare un’opera di denuncia, che il cambio di direzione coglie gli spettatori impreparati. In uno spostamento di genere che l’imprigiona in un limbo di nonsense che ne sminuisce tutto il lavoro costruito a priori; fra cui le ricostruzioni d’ambiente e la capacità del cast di dare vita a un mondo, quello della grande depressione USA, decisamente ben ricreato.
Vedremo se a metà marzo Coogler riuscirà a vincere una o più statuette Oscar, ciò nonostante la scelta di creare una crasi fra due generi fra loro così distanti non ci sembra assolutamente ben riuscita.
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dandy
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domenica 1 febbraio 2026
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vampirazzismo.
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Dopo i due "Black Panther" e "Creed" il talentuoso Coogler (che cura anche soggetto e sceneggiatura e co-produzione)si cimenta in un horror ambizioso che guarda in primis a "Dal tramonto all'alba" ma anche a "Django" e altro cinema impegnato recente (Peele,i Coen)e non (Carpenter,il romanzo "Le notti di Salem").Il vampirismo diventa metafora del razzismo e la cultura musicale liberazione ma anche "dannazione"(i contrasti tra Sammie e il padre pastore ,le digressioni musical come la suggestiva sequenza dove Sammie suona ed evoca gli spiriti passati e futuri ,la ballata irlandese dei vampiri).Interessante per come privilegia quasi in toto il punto di vista dei neri a favore dei bianchi(e in un periodo storico in cui cominciavano ad avere più libertà),non manca di ritmo per tutta la durata(e trattandosi di 2 ore e un quarto mi sembrano eccessive le proteste di chi lamenta una lunghezza spropositata),è confezionato con classe(la fotografia di Autumn Durald accentua i toni del nero come a ribadirne la forza e il contrasto)ben interpretato(con una menzione per Delroy Lindo nel ruolo del vecchio ubriacone orgoglioso Delta Slim)e con buoni dialoghi a tratti smargiassi alla Tarantino,nonchè una discreta dose di sangue e un pizzico di sesso.
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Dopo i due "Black Panther" e "Creed" il talentuoso Coogler (che cura anche soggetto e sceneggiatura e co-produzione)si cimenta in un horror ambizioso che guarda in primis a "Dal tramonto all'alba" ma anche a "Django" e altro cinema impegnato recente (Peele,i Coen)e non (Carpenter,il romanzo "Le notti di Salem").Il vampirismo diventa metafora del razzismo e la cultura musicale liberazione ma anche "dannazione"(i contrasti tra Sammie e il padre pastore ,le digressioni musical come la suggestiva sequenza dove Sammie suona ed evoca gli spiriti passati e futuri ,la ballata irlandese dei vampiri).Interessante per come privilegia quasi in toto il punto di vista dei neri a favore dei bianchi(e in un periodo storico in cui cominciavano ad avere più libertà),non manca di ritmo per tutta la durata(e trattandosi di 2 ore e un quarto mi sembrano eccessive le proteste di chi lamenta una lunghezza spropositata),è confezionato con classe(la fotografia di Autumn Durald accentua i toni del nero come a ribadirne la forza e il contrasto)ben interpretato(con una menzione per Delroy Lindo nel ruolo del vecchio ubriacone orgoglioso Delta Slim)e con buoni dialoghi a tratti smargiassi alla Tarantino,nonchè una discreta dose di sangue e un pizzico di sesso.Ma quando la carne a fuoco è tanta puntualmente non tutto è efficace al 100%:per il valore metaforico che dovrebbero avere i vampiri restano abbozzati e schematici a partire dal loro capo,e la battaglia nel prefinale è sbrigativa e raffazzonata,con classico momento cruciale dilatato eccessivamente per fare succedere determinate cose in extremis.Fortunatamente ciò che segue si rissolleva abbastanza(ma bisogna proseguire sui titoli di coda ed oltre,dove si trova un'ultima sequenza non indispensabile).Non parliamo certo di un capolavoro,ma è senza dubbio capace di intrattenere,far riflettere e sfruttare bene cose già stra abusate.Gran successo di pubblico e critica,e il record per un horror di ben 16 nominations agli Oscar(film,regia,attore e attrice non protagonisti[Jordan,Lindo e Musaku],sceneggiatura originale,fotografia,scenografia,costumi,trucco,effetti speciali,montaggio,sonoro,colonna sonora originale e canzone originale).Un esagerazione?Forse,ma per me ben venga visto che lo trovo alquanto valido.
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imperior max
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mercoledì 23 aprile 2025
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blues, pupe, pallottole e sangue made in mississippi.
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I PECCATORI. Ryan Coogler ? certamente un buon regista che, alla stregua di un Jordan Peele o di uno Spike Lee, mette al centro l?afroamericano in contesti di stampo razziale, ma soprattutto sociale. Gi? con un buon esordio come FRUITVALE STATION, un CREED ben messo in scena e due BLACK PANTHER decisamente tanto su commissione quanto orrendi, qui Ryan torna pi? nelle sue corde senza troppi paletti e sforna un buon thriller horror particolare.
La trama ricopre esattamente le 24 ore in cui il giovane musicista Sammy Moore, prima di tornare sfregiato e con la chitarra rotta nella sua chiesa di paese nel Mississippi del 1932, prende parte alla preparazione di un grande evento musicale notturno in una vecchia segheria allestita dai suoi cugini Smoke e Stack Moore, veterani di guerra ed ex gangster di Al Capone.
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I PECCATORI. Ryan Coogler ? certamente un buon regista che, alla stregua di un Jordan Peele o di uno Spike Lee, mette al centro l?afroamericano in contesti di stampo razziale, ma soprattutto sociale. Gi? con un buon esordio come FRUITVALE STATION, un CREED ben messo in scena e due BLACK PANTHER decisamente tanto su commissione quanto orrendi, qui Ryan torna pi? nelle sue corde senza troppi paletti e sforna un buon thriller horror particolare.
La trama ricopre esattamente le 24 ore in cui il giovane musicista Sammy Moore, prima di tornare sfregiato e con la chitarra rotta nella sua chiesa di paese nel Mississippi del 1932, prende parte alla preparazione di un grande evento musicale notturno in una vecchia segheria allestita dai suoi cugini Smoke e Stack Moore, veterani di guerra ed ex gangster di Al Capone. Tra vecchi musicisti, baristi, buttafuori, molti invitati, vecchie fiamme, tanti balli e tantissimo blues nel frattempo si insidieranno figure oscure e assetate di sangue.
Ora, va detto che Coogler gioca molto di contesto e se non altro la figura folkloristica delle musiche dei popoli antichi che attirano gli spiriti benevoli e non, ma appunto in un contesto pi? aggiornato al blues ? veramente azzeccato. Infatti tutto il piano sequenza della festa con gli invitati, la musica, i balli e che piano piano si mescolano l?hip hop, il rap, il funk, ma anche il ritmo tribale e antico coi vari costumi che cambiano nella storia come a simboleggiare l?unione del passato, presente e futuro ? la parte migliore di tutto il film. Senza contare un ritmo curato, dei bei movimenti, una fotografia calda e una colonna sonora bella ricca e mai invasiva. Le interpretazioni sono molto buone, dal doppio ruolo di Michael B. Jordan sfaccettato il giusto a Hailee Steinfeld finalmente in una parte decente in un prodotto decente. Ottimi gli effetti speciali analogici e dei bei stacchi di montaggio. Perci? il lato tecnico ? decisamente promosso.
Riguardo alla storia si mescolano dal gangster movie al classico film sui vampiri in stile home invasion con varie sequenze horror e almeno due o tre momenti thriller belli tesi. Il tutto condito con una buona salsa blues che ? parte integrante alla narrazione e una bella ironia divertente. Un po? come Dal Tramonto all?alba di Robert Rodriguez, dichiaratamente ispirato e con una tematica sociopolitica dove il vampirismo diventa il nuovo antirazzismo tra bianchi, neri e asiatici, col prezzo per? della libert?. Tranne gli indiani, consci della situazione, ma che arrivati ad una certa scelgono di lasciarla sbrigare a loro. Senza contare l?ancora ben nascosta e presente discriminazione razziale col ku klux clan, dei personaggi s? protagonisti, ma non sempre del tutto puliti, degli antagonisti s? sanguinari, ma comprensibili e forse meno peggio di quelli reali e xenofobi. Tutti quanti con dei rapporti ben delineati tra loro. Inoltre il sesso non ? nascosto ed ? messo in scena in maniera elegante e bella erotica.
Ogni tanto c?? da tenere conto che si scade nella retorica, che nella seconda parte si rischia di cadere nella caciara pi? totale, a volte il ?paletto? folkloristico del vampiro che non pu? entrare se non invitato si poteva gestire un po? meglio e il prefinale ? decisamente troppo precipitoso. Tranne l?ultima sparatoria e il vero finale, quelle invece sono notevoli, liberatori e melodiosi.
Insomma, tutto sommato un Ryan Coogler che si ? ripreso dalla Disnei e i risultati si vedono, ma soprattutto si ascoltano?
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