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aurelio
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mercoledì 7 gennaio 2026
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margherita spampinato promossa
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Delizioso. Una storia che sembra semplice, ma che ha un sottotesto molto più intrigante. e corposo Un esordio davvero fulminante, questo di Margnerita Spampinato. Il cast è fenomenale: Marco Fiore sembra un attore navigato e sgamato, di una bravura rara, espressivo come pochi suoi coetanei; Aurora Quattrocchi finalmente ha un ruolo da protagonista e può esprimere tutto il talento che il cinema, non solo italiano, le riconosce già da tempo; l'allegra brigata delle nonne che formano il coro è una pennellata di vita e di allegria. E poi quel personaggio che si impone lentamente: la casa. Anzi, il palazzo intero. Tutti bravi, comprso il direttore della fotografia.
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Delizioso. Una storia che sembra semplice, ma che ha un sottotesto molto più intrigante. e corposo Un esordio davvero fulminante, questo di Margnerita Spampinato. Il cast è fenomenale: Marco Fiore sembra un attore navigato e sgamato, di una bravura rara, espressivo come pochi suoi coetanei; Aurora Quattrocchi finalmente ha un ruolo da protagonista e può esprimere tutto il talento che il cinema, non solo italiano, le riconosce già da tempo; l'allegra brigata delle nonne che formano il coro è una pennellata di vita e di allegria. E poi quel personaggio che si impone lentamente: la casa. Anzi, il palazzo intero. Tutti bravi, comprso il direttore della fotografia. Film che merita di esser preso in seria considerazione per i premi più importanti del nostro cinema prossimi venturi.
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ralphscott
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lunedì 5 gennaio 2026
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l''estate che non ritorna
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Una storia costruita con poco, pochissimo, ma capace di rituffare indietro lo spettatore che ha trascorso l'infanzia in un tempo dilatato, quando sembrava non finire mai, la noiosa estate italiana della nostra gioventù. Un estate anche, però, rassicurante, di conoscenze e di conforto, quello dei passatempi semplici, lontani dallo strapotere del cellulare che qui c'è ma ben emarginato, tentazione a cui, infine, Niko volterà le spalle. Bei volti, occhi intensi, poche parole e tanti sguardi, anche di passione. Un'opera dal tocco lieve, dotata di grazia.
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aldot
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domenica 28 dicembre 2025
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un film delicato e profondo nello stesso tempo
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Un film sorprendente. Delicatezza, intelligenza, profondit? nel raccontare il mondo delle nonne e dei nipoti. E molto altro...la bellezza della semplicit? delle azioni del vivere quotidiano,
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marco
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domenica 21 dicembre 2025
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una bella storia,con i soliti messaggi woke
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Un'estate italiana vecchia maniera,due situazioni,due realtà agli antipodi
Il bimbo che vive al nord ipertecnologico e sprezzante
La zia anziana,siciliana che va in chiesa e che ha valori tradizionali
Si incontrano e nasce un bel legame
Peccato per la solita propaganda subliminale da cui ormai non si può più prescindere...la anziana zia amava un altra donna...gli uomini sono completamente estromessi dalla sceneggiatura,non ne compare uno...una tritata di cabasisi a cui ormai il cinema occidentale non rinuncia...
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ugothebest1990
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lunedì 15 dicembre 2025
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un film imbarazzante
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"Gioia mia"
90 minuti in cui:
I dialoghi parlano più di robot che di persone 🤖
I personaggi hanno la profondità di un bicchiere d’acqua 🥛
La trama è un labirinto senza uscita.
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"Gioia mia"
90 minuti in cui:
I dialoghi parlano più di robot che di persone 🤖
I personaggi hanno la profondità di un bicchiere d’acqua 🥛
La trama è un labirinto senza uscita.
Guarda se vuoi piangere, ridere o rimpiangere di avere un telecomando.
E poi ci sono i **dialoghi retorici**, quei monologhi appassionati che *dovrebbero* evocare emozioni… peccato che i personaggi li recitino come se li avessero letti cinque minuti prima in fila alla posta. Ti raccontano il loro “dolore”, il loro “amore”, le loro “ferite interiori”—ma non vivono nulla. È come guardare un navigatore che ti descrive un panorama: tecnicamente accurato, emotivamente morto.
**In breve:** il film promette "Gioia” e ti lascia con la testa tra le nuvole… ma non in senso poetico.
Una delusione epica.
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cardclau
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domenica 14 dicembre 2025
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un affresco
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Il film di Margherita Spampinato, Gioia mia, è un gioiellino, che dimostra come le idee non possono essere sostituite dagli effetti speciali, o dall’intelligenza artificiale, e come la vita com’è, è spesso molto più interessante e più vera, della valanga di horror movies che il cinema americano ci propina, per rendere incerti gli spettatori (con la scusa dell’adrenalina), testimonianza della tendenza della società a dicotomizzare il male (gli altri, i poveri, i perdenti, i palestinesi, …) dal bene (noi, i ricchi, e quelli che stanno dalla nostra parte: la polizia, l’esercito, la legge). È la storia di un incontro tra due generazioni, apparentemente molto distanti, accumunate però da un affetto comune: la necessità di elaborare un lutto.
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Il film di Margherita Spampinato, Gioia mia, è un gioiellino, che dimostra come le idee non possono essere sostituite dagli effetti speciali, o dall’intelligenza artificiale, e come la vita com’è, è spesso molto più interessante e più vera, della valanga di horror movies che il cinema americano ci propina, per rendere incerti gli spettatori (con la scusa dell’adrenalina), testimonianza della tendenza della società a dicotomizzare il male (gli altri, i poveri, i perdenti, i palestinesi, …) dal bene (noi, i ricchi, e quelli che stanno dalla nostra parte: la polizia, l’esercito, la legge). È la storia di un incontro tra due generazioni, apparentemente molto distanti, accumunate però da un affetto comune: la necessità di elaborare un lutto. Dell’anziana Gela (una sorprendente 83enne, Aurora Quattrocchi) che aveva perso in gioventù il suo casto amore lesbico, che comunque la società del tempo non le avrebbe mai consentito. Del preadolescente Niko (un bravissimo Marco Fiore) che, cresciuto, aveva dovuto abbandonare la babysitter Violetta (Camille Dugay Comencini). Una figura materna assai più importante dei genitori, troppo impegnati col lavoro. Non una critica dell’autosufficienza lavorativa, ma quanto della capacità di avere (e dal farglielo sentire) il figlio dentro la testa. Parcheggiato in Sicilia, dalla vecchia zia, per le vacanze estive. Circondati da molti personaggi minori, ne viene fuori la costruzione di una relazione significativa, di una crescita umana per entrambi. In una Trapani sfolgorante di tonalità dell’ocra. In un palazzo del ‘700 ricco di ricordi appesi alle sue pareti.
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dolli57
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mercoledì 10 dicembre 2025
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storia molto bella e delicata, musica stupenda
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La baby-sitter alla quale è molto legato si sposa... quale miglior soluzione per Nico se non passare parte dell'estate con un'anziana prozia in SIcilia? Catapultato nel medioevo... ma un po' alla volta si apre un mondo per Nico e Gela, la prozia. A. Quattrocchi e M. Fiore strepitosi — miglior interpretazione femminile al Festival di Locarno per lei. M. Ziami non da meno. Ottima fotografia (Claudio Cofrancesco), musiche meravigliose (Alice Zecchinelli) che seguono passo passo l'evolversi della storia che ruota attorno a Nico. Regista davvero brava, in grado di tirar fuori il meglio da tutti coloro che hanno concorso alla realizzazione del film, creando un piccolo capolavolo che scalda il cuore e ti fa sentr bene.
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La baby-sitter alla quale è molto legato si sposa... quale miglior soluzione per Nico se non passare parte dell'estate con un'anziana prozia in SIcilia? Catapultato nel medioevo... ma un po' alla volta si apre un mondo per Nico e Gela, la prozia. A. Quattrocchi e M. Fiore strepitosi — miglior interpretazione femminile al Festival di Locarno per lei. M. Ziami non da meno. Ottima fotografia (Claudio Cofrancesco), musiche meravigliose (Alice Zecchinelli) che seguono passo passo l'evolversi della storia che ruota attorno a Nico. Regista davvero brava, in grado di tirar fuori il meglio da tutti coloro che hanno concorso alla realizzazione del film, creando un piccolo capolavolo che scalda il cuore e ti fa sentr bene. Grazie!
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dolli57
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mercoledì 10 dicembre 2025
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storia bellissima e delicata, musica stupenda
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La baby-sitter alla quale è legatissimo si sposa... quale miglior soluzione per Nico se non passare parte dell'estate da una prozia in Sicilia? Catapultato nel medioevo... ma piano piano si apre un mondo per lui e l'anziana zia. A. Quattrocchi e M. Fiore strepitosi — miglior recitazione femminile al Festival di Locarno per lei. M. Ziami non da meno, fotografia splendida (C. Cofrancesco), musiche da urlo (Alice Zecchinelli), allineate a quel che succede a Nico. Regista veramente brava, ha saputo trarre il meglio da tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film, creando un piccolo capolavoro che va dritto al cuore e ti fa sentir bene. Grazie!
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giuseppe
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domenica 30 novembre 2025
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un film insulso e banale
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Un film mediocre, recitato male, pieno di banalit?. Perch? i bambini italiani sono cos? mal diretti? La sceneggiatura ? debole, senza intelligenza. A cosa serve un film cos?? Sono soldi buttati.
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maddy
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domenica 30 novembre 2025
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un ricordo struggente dell?infanzia
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Un film gioioso ma profondo sull?infanzia e gli anziani.Uno spaccato di vita che sa affrontare con leggerezza attraverso gli occhi di un bambino i complessi temi della vita del dolore e della perdita .Protagonisti e personaggi secondari bravissimi . Regia che accompagna la storia con maestria e delicatezza
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