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felicity
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giovedì 7 agosto 2025
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famiglia, identita'' e liberta''
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Nightbitch è un film intenso e audace che esplora la maternità in tutta la sua complessità, abbandonando ogni filtro per raccontare il conflitto tra identità personale e ruolo genitoriale.
La regia di Marielle Heller, supportata dall'interpretazione di Amy Adams, dà vita a un viaggio surreale e primordiale, dove il desiderio di libertà si scontra con le aspettative sociali e personali.
Tra black comedy e accenni di body horror, il film affronta temi universali come la famiglia, il rapporto di coppia, i sacrifici della genitorialità e il bisogno di ritrovare se stessi, offrendo un’esperienza visivamente potente e ricca di significato.
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Nightbitch è un film intenso e audace che esplora la maternità in tutta la sua complessità, abbandonando ogni filtro per raccontare il conflitto tra identità personale e ruolo genitoriale.
La regia di Marielle Heller, supportata dall'interpretazione di Amy Adams, dà vita a un viaggio surreale e primordiale, dove il desiderio di libertà si scontra con le aspettative sociali e personali.
Tra black comedy e accenni di body horror, il film affronta temi universali come la famiglia, il rapporto di coppia, i sacrifici della genitorialità e il bisogno di ritrovare se stessi, offrendo un’esperienza visivamente potente e ricca di significato.
Nightbitch è una riflessione provocatoria e moderna sugli stereotipi e le sfide che ancora oggi accompagnano il ruolo materno.
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sabato 21 giugno 2025
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una dignit? non riconosciuta ad un film potentissimo.
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Mmm questo film non ? stato capito. Ci sono parecchie cose che mi disturbano della recensione. Prover? a darne una mia opinione. Scrive: "? la sua assenza di iniziativa nel procurarsi un aiuto, anche perch? la sceneggiatura non spiega come mai non ci sia un famigliare in vista, o perch? quella coppia benestante non possa permettersi una baby sitter ogni tanto, o un po' di assistenza psicologica." Primo: non ? il punto del discorso. Secondo: la situazione ? cos? 'non spiegata' perch? come la mancanza di nome proprio dei protagonisti rende universale l'esperienza, lo ? anche quella della situazione. Aiuta l'identificazione del maggior numero di spettatori in situazioni diverse ma accumulate dagli stessi sentimenti.
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Mmm questo film non ? stato capito. Ci sono parecchie cose che mi disturbano della recensione. Prover? a darne una mia opinione. Scrive: "? la sua assenza di iniziativa nel procurarsi un aiuto, anche perch? la sceneggiatura non spiega come mai non ci sia un famigliare in vista, o perch? quella coppia benestante non possa permettersi una baby sitter ogni tanto, o un po' di assistenza psicologica." Primo: non ? il punto del discorso. Secondo: la situazione ? cos? 'non spiegata' perch? come la mancanza di nome proprio dei protagonisti rende universale l'esperienza, lo ? anche quella della situazione. Aiuta l'identificazione del maggior numero di spettatori in situazioni diverse ma accumulate dagli stessi sentimenti. Non tutti hanno una rete famigliare vicina, presente, sana a cui appoggiarsi. Alcuni possono averla e trovarla soffocante. Alcuni ce l'hanno perfetta ma stanno male ugualmente. E va bene, succede, va ascoltato anche in situazioni di perfezione: questo ? il punto. Questo che ha dato ? un giudizio ingiusto e spietato di un racconto che giudizi non ne da. "Perch? se stai male non prendi iniziativa, ti fai curare, sostenere e chiedi aiuto?" Allarme spoiler: non sempre riesci a fare tutto quello che scrive. Ma non ? colpa di chi non riesce. Lo dice nel pezzo del "villaggio" E non c'entra il patrimonio, la volont?, il pensiero positivo "la felicit? ? una scelta". Col ca**o che ? una scelta, non lo ? quasi mai in quel frangente. Scrivere o dire ci? che ha scritto aumenta il senso di oppressione e colpa di chi non riesce a trovarla quella felicit?,di chi non riesce a chiedere aiuto "a prendere iniziativa" aumenta il biasimo, lo smarrimento, il rancore verso se stessi che diventa poi visibile all'esterno e allontana, ferisce... Non ti fa chiedere aiuto la consapevolezza di avere mancanze e stanchezze, la vergogna del malessere, il peso del giudizio altrui, la tradizione... Ecc. ? questo che sottolinea il film con il parallelismo con la madre di lei, che ha soffocato i suoi talenti per diventare madre e si prendeva solo dei momenti per s? stessa nel prato. Il tema dello spezzare il trauma generazionale ? molto presente in questo film. Lei si riconosce nella madre ma allo stesso tempo spezza la catena di sofferenza che le lega. A parte che ad onor del vero viene detto che la madre di lei ? morta.Ma non ? questo il punto. Questo film ti legittima ad ammettere finalmente che soffri e sentirti una dea allo stesso tempo. E questo racconto della maternit? non ? brutale per lo smarrimento fisico della protagonista, ma per il malessere psichico che vive. Ho pianto dal minuto 3 del film per tutti quei rospi ingoiati, per tutto quel malessere che sentivo potente e bestiale ma che non sapevo verbalizzare se non quando diveniva rabbia e urla. E come me tante. Senza contare che non ? vero che attorno hai gente che ti aiuta se chiedi aiuto. Attorno a te, molto spesso di quanto si pensi, c'? gente che si aspetta che tu chieda aiuto alle loro condizioni, nel modo che piace a loro, nei tempi loro, con le parole pi? congeniali.... E quando stai soffrendo semplicemente non riesci a soddisfare le aspettative ed ? pi? facile rinunciare che studiare un altro piano, prendere altre decisioni, valutare altre conseguenze, fare i conti con il senso di debito, misurare le parole, cercare di ricordare i tempi liberi di tutti. E non sai quante volte capita di chiedere aiuto perch? non puoi farne a meno e ti viene risposto picche o "devi saperti organizzare" o "sei pesante" o "non aiuto te ma tuo marito, tuo figlio". Perch? ? vero anche che nel post parto una donna subisce un processo di alienazione devastante, da s? stessa e dalla sua famiglia.
Lei che scrive, come tanti, si concentra sul figlio, sulla situazione economica, "sul marito volenteroso" e condannano lei per non avere una rete famigliare o non aver trovato una soluzione ai suoi problemi o essere malata o essere aggressiva. C'? comprensione per qualcuno che non ha dovuto cambiare in fretta come cambia una donna bella maternit?, dentro e fuori, ma non n? rimane per chi ha la parte pi? difficile del processo. Non ? il padre/marito che ha portato in grembo un altro essere umano, non et il corpo del marito che ha dovuto riorganizzare gli organi per fare spazio ad un'altra vita, non ? il marito che ha il cervello devastato dagli ormoni, o un corpo che et cambiato nel giro di una giornata e che non torner? pi? come prima. Con una gravidanza fai i conti in pochi giorni con cambiamenti enormi che i corpi in stato normale subiscono in anni. Viene affermato chiaramente sul finire.
Il litigio tra moglie e marito, l'ultimo, ? potentissimo e spiega perfettamente perch? lei ? cos? arrabbiata. Spiega perch? non riesce a dirlo e da una spiegazione ancora pi? potente quando lui le chiede che fine avesse fatto la donna che conosceva e si conosceva e lei risponde "? morta di parto". La donna intraprendente, intelligente, curiosa, brillante, che si lasciava scivolare le cose addosso ? morta di parto. E la morte ? definitiva. ? inevitabile. L? davanti ha una donna nuova che si sta ricostruendo daccapo, che deve e sta imparando a conoscersi come persona nuova. Che ? travolta dalla bestialit? della maternit?, divisa dalla gioia e dalla potenza che sente, e lo smarrimento, la rabbia, il rancore di non essere capita. E questo processo ? sacro e non tutte hanno la forza di non farsi sconvolgere.
"Anche pi? difficile da accettare risulta l'accanimento con cui la donna addossa al marito tutte le responsabilit? della sua scelta di rimanere a casa e abbandonare la sua arte, demonizzando un compagno tutto sommato volonteroso, anche se un po' duro di comprendonio" Ancora una serena difesa al maschio servito e riverito, che ci prova ma poveretto non ci arriva? Al povero maschio vessato dalla moglie aggressiva che gli d? le colpe? "Avanguardia pura" questa fine analisi. Poco poco sessista.
Quello stesso uomo che solo quando lei si sottrae comprende, quando per soli due giorni a settimana tutto il carico che per due anni ? stato della moglie diventa suo, e partorisce questo " Credo che nostro figlio pensi che sia il suo rapitore, glielo leggevo in faccia. Non so cosa fare. Lui vuole te." ? incredibile come in un film cos? chiaro nell'esposizione di questo specifico malessere, ci siano donne che biasimano lei e battono le mani a lui che fa il minimo indispensabile solo quando lei pensa a tutto, prende le decisioni prima che lui agisca e, se gli capita di lasciare o dimenticare qualcosa, viene duramente messa all'angolo "perch? non ci hai pensato al latte? Sei andata a fare la spesa oggi." La morte del gatto ? stata la morte della vita che era arrivata senza parlarne prima, in cui lei si occupava di tutti solo perch? ? donna e per il suo genere ? stato stabilito che ? l'unica a doverlo fare. ? stata la morte del legame con gli schemi del passato.
Questo film ? profondamente metaforico e allo stesso tempo profondamente reale. Il realismo magico "si perde"perch? lei fa pace con quella parte bestiale di s? stessa, non la spaventa pi?, ma la ingloba nella nuova s? stessa, la rende base della sua arte. Non ? pi? rabbia, ? potenza. Non le serve pi? in s? ma le serve fuori da s? per fare capire al mondo, per spiegarsi. Infatti dopo la mostra finale capisce il marito, gioiscono le nuove amiche, si congeda la mentore libraia. Mentre chi non ha capito schifa, insinua, guarda dall' alto in basso, si allontana ancora di pi? dopo aver giudicato con la puzza sotto il naso una cosa cos? intima e personale come le sue opere (i suoi vecchi amici della scuola d'arte).
Non ? un caso che lei sia un'artista e che sia poliedrica come artista. Anche questo abbraccia la linea narrativa della l'identificazione dello spettatore che pu? vivere cose diverse, ma che viene compreso nella diversit?.
Non giudicare, ascolta il grido di aiuto. ? il mantra di questo film. Dovreste tutti piantarvelo in testa senza presupporre di sapere sempre come gli altri dovrebbero comportarsi, soprattutto in momenti cos? delicati.
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venerdì 4 aprile 2025
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L'assenza di iniziativa nel chiedere aiuto, la rinuncia persino all'asilo nido e l'apparente scontro con il compagno rivelano un conflitto non con il mondo esterno ma con il personale (e aggiungere largamente condiviso sul piano sociale) e idealizzato modello di maternit?. La convinzione, che sta l? sedimentata dall'infanzia, ? che il lavoro, la cura di s?, e figuriamoci l'arte, non possono essere priorit? se confrontate con la presa in carico della cura della famiglia. La condizione di scarsi o inesistenti legami famigliari non stupisce: ? molto comune e poco risolverebbero se il presupposto ? che essere madre significa poter curare, gestire e sopportare veramente tutto. Lo scontro tra lo stereotipo inconsapevolmente acquisito e i reali bisogni della persona (prima ancora che madre) collidono generando un profondo malessere.
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L'assenza di iniziativa nel chiedere aiuto, la rinuncia persino all'asilo nido e l'apparente scontro con il compagno rivelano un conflitto non con il mondo esterno ma con il personale (e aggiungere largamente condiviso sul piano sociale) e idealizzato modello di maternit?. La convinzione, che sta l? sedimentata dall'infanzia, ? che il lavoro, la cura di s?, e figuriamoci l'arte, non possono essere priorit? se confrontate con la presa in carico della cura della famiglia. La condizione di scarsi o inesistenti legami famigliari non stupisce: ? molto comune e poco risolverebbero se il presupposto ? che essere madre significa poter curare, gestire e sopportare veramente tutto. Lo scontro tra lo stereotipo inconsapevolmente acquisito e i reali bisogni della persona (prima ancora che madre) collidono generando un profondo malessere. In questa prospettiva la ricerca di una dimensione della maternit? e della femminilit? ripulita e primordiale, anche grazie all'efficace metafora animale, ? il percorso pi? coraggioso e complesso che la protagonista possa intraprendere.
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L'assenza di iniziativa nel chiedere aiuto, la rinuncia persino all'asilo nido e l'apparente scontro con il compagno rivelano un conflitto non con il mondo esterno ma con il personale (e aggiungere largamente condiviso sul piano sociale) e idealizzato modello di maternit?. La convinzione, che sta l? sedimentata dall'infanzia, ? che il lavoro, la cura di s?, e figuriamoci l'arte, non possono essere priorit? se confrontate con la presa in carico della cura della famiglia. La condizione di scarsi o inesistenti legami famigliari non stupisce: ? molto comune e poco risolverebbero se il presupposto ? che essere madre significa poter curare, gestire e sopportare veramente tutto. Lo scontro tra lo stereotipo inconsapevolmente acquisito e i reali bisogni della persona (prima ancora che madre) collidono generando un profondo malessere. In questa prospettiva la ricerca di una dimensione della maternit? e della femminilit? ripulita e primordiale, anche grazie all'efficace metafora animale, ? il percorso pi? coraggioso e complesso che la protagonista possa intraprendere.
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