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felicity
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martedì 23 settembre 2025
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confuso e inconcludente thriller psicologico
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La tensione e la paura di Heretic non derivano da minacce palesi, ma dall'assoluta convinzione dell'ateo Hugh Grant nel presentare le sue teorie nello stesso modo con il quale i fanatici religiosi presentano le proprie.
La sue inamovibili certezze fanno ancora più paura perché è impossibile discuterci o farlo ragionare, in quanto incarna le aberrazioni del dogmatismo intellettuale.
È la caricatura dell'accademico compiaciuto che considera la sua logica infallibile e pertanto la sua volontà di spingersi ogni oltre limite morale per dimostrarla è incrollabile.
Nel secondo atto il film vacilla perché cede un po' troppo ai tropi dell'horror tradizionale, indulgendo nel gore e nei jumpscare.
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La tensione e la paura di Heretic non derivano da minacce palesi, ma dall'assoluta convinzione dell'ateo Hugh Grant nel presentare le sue teorie nello stesso modo con il quale i fanatici religiosi presentano le proprie.
La sue inamovibili certezze fanno ancora più paura perché è impossibile discuterci o farlo ragionare, in quanto incarna le aberrazioni del dogmatismo intellettuale.
È la caricatura dell'accademico compiaciuto che considera la sua logica infallibile e pertanto la sua volontà di spingersi ogni oltre limite morale per dimostrarla è incrollabile.
Nel secondo atto il film vacilla perché cede un po' troppo ai tropi dell'horror tradizionale, indulgendo nel gore e nei jumpscare. Se lo facesse un po’ meno, resistendo alla tentazione di ricorrere a colpi di scena forzate, e se il terzo non perdesse di mordente man mano che la verità si svela, Heretic sarebbe un capolavoro.
Partendo da un soggetto originale e da territori prevalentemente inesplorati nell’horror, forte di un ribaltamento degli archetipi sovversivo, la pellicola ha anche l’immenso pregio di essere intellettualmente stimolante.
Heretic è un horror psicologico, un perfetto dramma da camera con un’idea, due set e tre personaggi.
Ha un messaggio che più reazionario non si può, è scritto in modo competente da due miracolati, ma elevato da un’interpretazione magistrale di Hugh Grant.
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michael direnzo
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mercoledì 23 luglio 2025
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si fa cos?. un horror.
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Io anelo. E vi chiederete cosa. E d'altronde le domande spingono la trama di questo film fino alla sua conclusione. La curiosità è condanna? O la passione? Forse a mio avviso colei che uccide è la regina degli inganni; la convinzione.
Ahimè lasciate ogni speranza voi che entrate nel desiderio atipico di trovare l'ennesimo horror surrogato. Tra jumpscare e fantasmini insanguinati. Qui la mente umana raggiunge il suo apice. La sacralità incontra la razionalità che anela, oh si, anela un confronto logico alla religione. Io anelo signori conoscere chi, cinematograficamente parlando ha mai interrogato logicamente la religione come questa opera.
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Io anelo. E vi chiederete cosa. E d'altronde le domande spingono la trama di questo film fino alla sua conclusione. La curiosità è condanna? O la passione? Forse a mio avviso colei che uccide è la regina degli inganni; la convinzione.
Ahimè lasciate ogni speranza voi che entrate nel desiderio atipico di trovare l'ennesimo horror surrogato. Tra jumpscare e fantasmini insanguinati. Qui la mente umana raggiunge il suo apice. La sacralità incontra la razionalità che anela, oh si, anela un confronto logico alla religione. Io anelo signori conoscere chi, cinematograficamente parlando ha mai interrogato logicamente la religione come questa opera.
Che premessa. Una grande e meravigliosa premessa per introdurre un Hugh Grant Che fa scalpore, perché il mio Michey Occhi Blu, è pur sempre gentile, ma logicamente spietato.
Così due ragazze della chiesa mormonica entrano nella tana del lupo, e tra dialoghi e colpi di scena costruiti con una precisione che farebbe invidia ad un meccanismo della Rolex, il film trascina ad ogni suo ticchettio, il destino delle giovani ragazze un gradino sempre più in basso. Perchè giunti alla sottile linea di demarcazione tra ciò che sai e ciò che credi di sapere, aneli di risalire il baratro della tua mente nella speranza di una nuova visione per la tua vita e la tua esistenza.
L'incubo a volte lo si vive dentro. A volte lo si vive fuori. Ma pur sempre, rimane la sensazione di aver attraverso un lungo tunnel oscuro, senza apparente via di fuga. Questo è quello che vi aspetta nel guardare un'opera stilisticamente importante. Liricamente meravigliosa. Che non può piazzarsi tra i migliori 10 film del genere, ma che è in grado di insegnare ai posteri.
M.
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xerox
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venerdì 9 maggio 2025
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nel campionato
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... dei films più fuori di testa che abbia mai visto, questo è sicuramente in posizione onorevolissima. Architettare e realizzare un film così è per me il mistero dei misteri. E vedo che c'è gente che ne scrive come se fosse un film.... come tutti gli altri! Il mondo è bello perchè è vario. Una prece.
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astrea
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domenica 4 maggio 2025
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puerile
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Ingredienti classici, con tutto il prevedibile crescendo di pseudotensione che ormai può impressionare solo un bambino. Talmente visto e stravisto da diventare ridicolo. Davvero qualcuno si impressionerà di fronte alle due povere innocenti ragazzette cadute in mano.... a chi? Ecco questa è un'altra pecca : non si decodifica bene chi sia e cosa voglia rappresenare il personaggio di Grant. Un semplice maniaco, magari un po' più cervellotico? O un antireligioso che vuole sadicamente divertirsi alle spalle delle due ingenue "sorelle"? Insomma un pataracchio fuori tempo che ci saremmo volentieri risparmiato.
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jonnylogan
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venerdì 21 marzo 2025
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la forza della persuasione
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Il seducente ex protagonista di Quattro matrimoni e un funerale (Four Weddings and a funeral; 1994) Hugh Grant decide di far virare, alla soglia dei sessantacinque anni, la propria carriera in qualche cosa che vada ben oltre lo sbattere di ciglia e battute finto simpatiche e quindi, accantonate le commedie in rosa e brillanti, si cala anima e corpo nel ruolo di un ospite dai modi melliflui e fintamente gentili. Un uomo di mezza età desideroso di confrontarsi con due adepte del mormonismo, passate, è il caso di dirlo per loro sfortuna, presso la sua abitazione nel percorso di proselitismo che giornalmente viene loro imposto dalla loro confessione religiosa.
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Il seducente ex protagonista di Quattro matrimoni e un funerale (Four Weddings and a funeral; 1994) Hugh Grant decide di far virare, alla soglia dei sessantacinque anni, la propria carriera in qualche cosa che vada ben oltre lo sbattere di ciglia e battute finto simpatiche e quindi, accantonate le commedie in rosa e brillanti, si cala anima e corpo nel ruolo di un ospite dai modi melliflui e fintamente gentili. Un uomo di mezza età desideroso di confrontarsi con due adepte del mormonismo, passate, è il caso di dirlo per loro sfortuna, presso la sua abitazione nel percorso di proselitismo che giornalmente viene loro imposto dalla loro confessione religiosa.
La coppia di registi quarantenni Beck e Woods, esperti del genere horror, anche con derive slasher, vede nel tutt’altro che amichevole mister Reed, impersonato da Grant, un interlocutore spinto inizialmente da un sano interesse per la religione mormonica. Ma l’apparenza inganna e le due sorelle impersonate dalla ventiquattrenne Chloe East, già vista in The Fabelmans (id.; 2022) di Steven Spielberg. E la venticinquenne Sophie Thatcher, star della serie televisiva Yellowjackets (id.; 2021 – in produzione), saranno prima preda delle elucubrazioni del loro ospite, che non riesce a rinunciare alle proprie maniere decisamente molto british. Impossibile non notarle nel tono e nella tipologia delle battute, nello scherzo seducente, nell’ammiccare continuo. Fino ad assecondarne domande, osservazioni e logiche grazie alle quali Mister Reed vorrebbe persuaderle di rinnegare la veridicità di qualunque credo. E alle quali le due saranno incapaci di sottrarsi pur di avere salva la vita.
Soggetto e sceneggiatura, affidate alla coppia di registi, risultano almeno in parte solide e ben strutturate; al punto che il film potrebbe facilmente essere scambiato per una pièce teatrale girata quasi esclusivamente in interni e con l’ausilio di pochi interpreti; oltre ai già citati Mister Reed e le due sorelle Paxton e Barnes, si aggiunge il solo Topher Grace, nel ruolo (secondario) di un altro adepto che va alla ricerca delle due ragazze scomparse.
Nel complesso la pellicola ha il pregio di far riflettere lo spettatore grazie alle numerose nozioni storiche, e le derive intellettuali sulla veridicità del credo religioso, nelle quali s’inerpica il luciferino Mister Reed. Per l’interpretazione Grant ha ricevuto una candidatura sia al Golden Globe, sia ai BAFTA, l’equivalente inglese dei premi Oscar. Ma purtroppo la pellicola non riesce a decollare del tutto: forse causa la scelta di relegare la storia completamente all’interno di un ambiente che porta a non avere possibili biforcazioni narrative. Sia causa l’impasse nel quale a un certo punto rimane relegata la trama, con un’evidente difficoltà nell’essere portata a termine.
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fabio monellini
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lunedì 10 marzo 2025
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riuscito a met
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Il film merita di essere visto se non altro per la bella interpretazione di Hugh Grant, un film che nella prima parte riesce a creare una sottile tensione che cresce col passare dei minuti, si va per? ad aggrovigliate su se stesso dalla met? in poi, diventando poco credibile per cercare di tenere in piedi una situazione che stenta di logica. Comunque film che esce dagli schemi,fa riflettere, buone interpretazioni, ne consiglio la visione
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ergo
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domenica 9 marzo 2025
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sbilanciato e sconnesso
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Non è una visione malvagia alla fine, può anche esser passabile come pellicola... ma oltre a lasciare alquanto perplessi (che non è un male, viste le domande ataviche che si pone), il lavoro complessivo è troppo sfasato tra primo e secondo tempo.
Parte in modo riflessivo ed arcano, come un trattato di contro-teologia messo in scena dal sofista ateo H.Grant, con due contro-protagoniste spaurite ma indottrinate a sufficienza per tenergli testa dialetticamente (sul discorso religioso)...
... e poi sbrodola in un secondo tempo che si riduce ad una gara di velocità all'arma bianca, tra colpi di coltello, qualche dungeon a corredo, e presunte schiave di un profetismo senza meta.
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Non è una visione malvagia alla fine, può anche esser passabile come pellicola... ma oltre a lasciare alquanto perplessi (che non è un male, viste le domande ataviche che si pone), il lavoro complessivo è troppo sfasato tra primo e secondo tempo.
Parte in modo riflessivo ed arcano, come un trattato di contro-teologia messo in scena dal sofista ateo H.Grant, con due contro-protagoniste spaurite ma indottrinate a sufficienza per tenergli testa dialetticamente (sul discorso religioso)...
... e poi sbrodola in un secondo tempo che si riduce ad una gara di velocità all'arma bianca, tra colpi di coltello, qualche dungeon a corredo, e presunte schiave di un profetismo senza meta. Non c'è confronto, non c'è scontro. C'è solo un addentrarsi in segrete con segreti alquanto vacui alla fine.
Con qualche congegno più dinamico e complesso della trama ne avrebbe di sicuro tratto vantaggio.
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luca percival
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lunedì 3 marzo 2025
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monopoli
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Era pi? che lecito aspettarsi una conclusione meno sbruffona e pi? in linea alla prima met?, ma va sinceramente bene cos?. Si perch? ? vero: La prima ora di film ? praticamente oliata al minimo ingranaggio, precisa nella costruzione di un climax rivelatore e quasi totalmente sulle spalle di uno Hugh Grant brillante nella retorica (ma nemmeno troppo) teologica. E quanto ? vero che le stesse Thatcher e East si rivelano bravissime e quadrate, tanto lo ? che l?ultimo quarto di pellicola si lascia un tantino andare, prendendo per il naso lo spettatore sottoponendogli qualche ragionamento pindarico di troppo. Resta un pezzo di cinema non indifferente, composto da una fotografia e una scrittura dei dialoghi eccellenti, da interpretazioni convincenti e una serie di discussioni molto interessanti.
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Era pi? che lecito aspettarsi una conclusione meno sbruffona e pi? in linea alla prima met?, ma va sinceramente bene cos?. Si perch? ? vero: La prima ora di film ? praticamente oliata al minimo ingranaggio, precisa nella costruzione di un climax rivelatore e quasi totalmente sulle spalle di uno Hugh Grant brillante nella retorica (ma nemmeno troppo) teologica. E quanto ? vero che le stesse Thatcher e East si rivelano bravissime e quadrate, tanto lo ? che l?ultimo quarto di pellicola si lascia un tantino andare, prendendo per il naso lo spettatore sottoponendogli qualche ragionamento pindarico di troppo. Resta un pezzo di cinema non indifferente, composto da una fotografia e una scrittura dei dialoghi eccellenti, da interpretazioni convincenti e una serie di discussioni molto interessanti. Del protagonista soprattutto, ma anche dello spettatore una volta alzatosi dalla poltroncina. Il thriller a tinte horror new age (ben capitanato dalla A24 in questo caso) sta pian piano conoscendo nuovo spolvero, l?inserimento della narrazione al centro di tutto funziona e il costante declino dei jumpscare e di film standard per il genere, non potranno che favorire prodotti come questo. Con un minimo di riguardo in pi?, si poteva rischiare di combinarla grossa davvero.
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imperior max
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lunedì 3 marzo 2025
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qual'? infine l'unica, vera religione!??! eeehhh...
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HERETIC. Premetto che per i registi Scott Beck e Bryan Woods avevo alcuni timori, dato che 65 Fuga dalla Terra era venuto un ciofecone veramente mal scritto. Vista per? la presenza della A24 che ? una casa di produzione di qualit? ho voluto dare una chance. Una chance comunque ben ricambiata.
Paxton e Barnes, due sorelle della chiesa mormona in giro per le strade e in cerca di nuovi adepti da convertire, si recano nella villetta del signor Reed, un uomo di mezz?et? molto ospitale e gentile. Mentre attendono la torta ai mirtilli della moglie di Reed i tre cominciano a parlare di fede e religioni, ma man mano che si va? avanti i discorsi di Reed diventano sempre pi? invasivi, scomodi e controversi e mettendo sempre pi? a disagio le due ragazze.
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HERETIC. Premetto che per i registi Scott Beck e Bryan Woods avevo alcuni timori, dato che 65 Fuga dalla Terra era venuto un ciofecone veramente mal scritto. Vista per? la presenza della A24 che ? una casa di produzione di qualit? ho voluto dare una chance. Una chance comunque ben ricambiata.
Paxton e Barnes, due sorelle della chiesa mormona in giro per le strade e in cerca di nuovi adepti da convertire, si recano nella villetta del signor Reed, un uomo di mezz?et? molto ospitale e gentile. Mentre attendono la torta ai mirtilli della moglie di Reed i tre cominciano a parlare di fede e religioni, ma man mano che si va? avanti i discorsi di Reed diventano sempre pi? invasivi, scomodi e controversi e mettendo sempre pi? a disagio le due ragazze. Si ritroveranno con la porta d?ingresso bloccata, che il profumo di torta proveniva dalla candela davanti a loro e dunque saranno costrette a passare dalla porta sul retro. Per farlo per? dovranno vedersela con i trattamenti psicologici e disturbanti di Reed dove metter? a durissima prova la loro fede e forse la loro vita.
Detta cos? parrebbe un Jigsaw che prende di mira i testimoni di Geova, in un certo senso, ma fortunatamente il succo del film sta? tutto nella natura dei dialoghi, nel loro botta e risposta e nella percezione della fede. Comunque per almeno 4/5 il film funziona molto bene. La regia dei nostri riesce a dare molta forza alle immagini, alle inquadrature e ai movimenti, creano l?atmosfera giusta con l?uso dei sonori e delle musiche diegetiche e la tensione va? pi? in salendo grazie ai nostri personaggi. Tra l?altro interpretati benissimo. Hugh Grant che col suo lieve british humour, la sua faccia, le sue espressioni e i suoi dialoghi ci regala un personaggio enigmatico, pragmatico, a tratti nichilista e manipolatore. Sophie Thatcher in splendida forma gi? dal film Companion dove alterna la calma, l?inquietudine e il carattere deciso. Infine Chloe East, la pi? ?sempliciotta?, ma con una crescita caratteriale ben credibile. I momenti horror e thriller ovviamente non mancheranno.
La storia riesce benissimo nelle parti dialogate, nei monologhi, in elementi narrativi e in dettagli particolari sparsi qua e l? alcuni ripresi dopo poco tempo, altri dopo molto. Sicuramente le tematiche pi? importanti e toccate sono le religioni in generale, nella loro natura storico-sociale e culturale, nell?esistenza di Dio, la resurrezione e nella fede verso i loro dogmi e usanze. Dopo di che vengono messe parecchio in discussione, sviscerate, disossate e infine decostruite lasciandone solo frammenti che le mettono a nudo fino ad una considerazione finale molto interessante. Magari anche banale, ma che riflettendoci ha comunque senso ed ? la parte pi? bella del film. Per non buttarla nella retorica ovviamente Reed scender? nell?atto pratico e di l? entrer? in gioco anche la soggezione e la messinscena nella messinscena. Tutto per mettere alla prova la fede e le convinzioni delle due ragazze dove anche loro ribatteranno appunto con le loro antitesi contro le dimostrazioni di Reed. Si arriver? ad un finale in apparenza sospeso, ma che lascer? libera interpretazione allo spettatore. Che sia credente, ateo o agnostico, pu? trarne le sue conclusioni.
Quello che purtroppo comincia a stonare sono negli ultimi venti minuti prima del finale. Dal momento che si decide di ricorrere alla violenza, allo splatter e all?azione si ha s? pi? effetto, pi? coesione con le costruzioni precedenti e pi? gioco di mescolare le carte con lo spettatore, ma rischiano molto di essere troppo tirate via e di compromettere la sospensione dell?incredulit?; nonostante per? un contesto ben congegnato.
Diciamo che se si fosse scelto di rimanere nei binari pi? thriller, teorici e suggestivi e molto meno di pancia, sicuramente la A24 avrebbe sfornato un grande film. Cos? ? solo un buon film, ma con diversi picchi concettuali e spirituali decisamente non da poco.
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no_data
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lunedì 3 marzo 2025
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eretico anche pensare di andare a vederlo
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Imbarazzante, totalmente inutile, sconnesso, e a tratti noioso, soprattutto per l'elemento religione, che può non interessare a tutti...
L'unico richiamo è Hugh Grant, che francamente si poteva risparmiare un film così pessimo.
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