Retribution si dipana con una certa prevedibilità in uno scenario europeo, ma la storia ha poco da raccontare, anche se questo non incide sulla qualità del girato e sulla vis drammatica di Liam Neeson.
Che siate o meno estimatori di Neeson, il suo carisma e la presenza scenica riescono a nobilitare qualsivoglia pellicola in cui l’attore fa capolino, e in questa l’attore diventa protagonista assoluto grazie alla storia che ci porta in macchina con Neeson per circa un’ora e venti minuti, tolti il veloce prologo e i titoli di coda. Un lasso di tempo che vola via grazie ad un discreto livello di tensione e ad una efficace recitazione da parte di Neeson, aiutato da intensi primi piani e una regia bella dinamica che conosce le esigenze degli spettatori meno pazienti.
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Retribution si dipana con una certa prevedibilità in uno scenario europeo, ma la storia ha poco da raccontare, anche se questo non incide sulla qualità del girato e sulla vis drammatica di Liam Neeson.
Che siate o meno estimatori di Neeson, il suo carisma e la presenza scenica riescono a nobilitare qualsivoglia pellicola in cui l’attore fa capolino, e in questa l’attore diventa protagonista assoluto grazie alla storia che ci porta in macchina con Neeson per circa un’ora e venti minuti, tolti il veloce prologo e i titoli di coda. Un lasso di tempo che vola via grazie ad un discreto livello di tensione e ad una efficace recitazione da parte di Neeson, aiutato da intensi primi piani e una regia bella dinamica che conosce le esigenze degli spettatori meno pazienti.
Retribution si dipana così senza grossi intoppi fino al sin troppo prevedibile finale.
Un’opera che alterna momenti in cui il motore sembra andare fuorigiri ad altri decisamente sottotono. Col passare dei minuti il ritmo risulta macchinoso, con alcuni passaggi davvero estenuanti. Arrivano delle sequenze in cui Antal riesce a costruire un buon livello di suspense, ma la tensione accumulata viene sistematicamente sgonfiata da alcune scelte tecniche sicuramente discutibili.
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